giovedì 5 maggio 2016

Quarantesimo anniversario del terremoto in Friuli.

Quel giovedì sera del 6 maggio 1976,  non l'ho dimenticato!!!
Ero una giovane e spensierata adolescente di quattordici anni, di ogni istante, ricordo come fosse "ora".  
Sembra strano eppure è così!
La primavera ci offrì il tepore di una piacevole giornata: insolitamente calda per il mio bel paesino di montagna.
Quasi una beffa ora che ci penso, una giornata allegra e profumata di vita, che da li a poco si trasformò in tragedia e distruzione.
Mi trovavo in casa con la mia famiglia, da poco la cena era terminata.
Tutto ebbe inizio con una lieve vibrazione delle finestre. Guardai fuori pensando ci fosse qualcuno che bussava, ma passarono solo pochi secondi ed il tintinnio si fece più rapido, deciso, unito ad un gracido rumore. Seguirono dei progressivi sussulti ed oscillazioni del pavimento, tutto tremava con vigore accompagnato da un forte boato, come fosse l'eco d'un mostro sotterraneo!
 Ma, cos'era? 
Le grida si perdevano tra le onde sismiche: "il terremoto"
Ancora oggi, ora, non so spiegare la complicità che si creò tra noi. La mia famiglia ed io attendevamo l'arrivo della seconda scossa : più forte, più distruttiva. Quella appena stata, nel pensiero preavvisava l'arrivo delle nuove. (La nostra cara nonna paterna Regina, con noi visse per molto tempo e spesso ci ricordava che la nostra piccola località di Resiutta si trova in una zona sismica. Ci raccomandava di metterci in salvo fin dall'avvertimento delle prime lievi scosse, perchè le successive avrebbero causato gravi danni e pericolo alle persone).
Eravamo spaventati, smarriti, il tempo di guardarci negli occhi, prenderci per mano e scappare verso l'uscio, per fuggire dalla casa. 
Ma così non fu!
Con voce forte “l'orco” urlava!
La terra continuava a tremare e noi rimanemmo bloccati sotto il  portone e come per paradosso, restammo immobili. Il papà ci stringeva nel suo grande protettivo abbraccio. Il frastuono del terremoto si mescolava con i tonfi delle case che crollavano. Le voci di sbigottimento delle persone si perdevano tra quei rumori catastrofici.
Aprii paurosa gli occhi, non so se per curiosità o per accertarmi che tutto fosse finito. So, solo che non avevo mai assistito a nulla di simile: tutto era grigio per la polvere dei calcinacci. Odore di fumo, l'aria nebbiosa e con il buio della sera, senza l'illuminazione elettrica, si vedeva con difficoltà: pareva che il cielo fosse scomparso! 
Pensai: "Ora muoio"!
 Indi mi rivolsi a Gesù, Giuseppe e Maria e affidai l'Anima mia e quella dei miei cari.
Interminabili quei minuti!
Poi, finalmente la terra si quietò e noi riprendemmo con consapevolezza a sperare. Sia pur con quell'aria pesante, di odori strani, di muri vecchi e di soffitte abbandonate. Respiravamo aliti di vite passate, noi e loro: generazioni che si intrecciavano tra scenari spettrali.
La paura ci faceva tremare le gambe, mentre l'istinto ci spingeva a muoverci a lasciare la nostra casa, ma per andare dove? Le case tutt'intorno erano crollate, tutto era intasato dalle macerie e detriti.
Una voce gridò di passare lungo la strada che conduce alla piazza. Noi andammo in quella direzione e vedemmo la nostra vicina di casa, la Signora Anna Faleschini. L'anziana Signora non riusciva a muoversi dallo spavento. Ancora una volta senza dirci niente, come se tutto fosse scontato e  ogni azione fosse stata programmata, mia sorella ed io la prendemmo sotto braccio e la portammo assieme a noi, seguendo il papà che con il resto della famiglia ci faceva strada.
Arrivammo finalmente in Tombiele, dopo essere passati dalla piazza tra  macerie e mille pericoli, perfino dei camini sospesi in aria tra i fili della luce, cornicioni che cadevano dai muri sgretolati, lamiere in bilico da schivare, ferri appuntiti che sporgevano dalle macerie. Non so proprio come fu possibile arrivare senza farci male a Tombiele: zona in aperta campagna di orti e prati. La mia famiglia e tutti i miei compaesani eravamo miracolosamente salvi, ed eravamo lì, tutti assieme! La terra però continuava a tremare e la paura aumentava perchè non si sapeva bene cosa fare. Ricordo di essermi seduta esausta sul prato; vidi le stelle che già tante volte  avevo guardato ,quella sera però le vidi particolarmente grandi e vicine, ed io mi sentii più piccola che mai. In quel momento, riconoscente e grata mi affidai al loro stupendo scintillio con tutta l'emozione e con la consapevolezza della mia fragilità!
Non ci si rende conto in quei terribili momenti di quanto sia estesa l'intensità distruttiva del sisma, si spera e ci si illude come fanciulli di essere in pochi ad essere coinvolti  in una tragica esperienza per un evento simile.
Dopo poche ore, arrivarono dalla caserma di Chiusaforte i militari portandoci delle coperte per ripararci dall'umidità della notte. Con  quel gesto l'anima trovò un pò di conforto e la paura  un pò, si, diminuì!
Con l'arrivo dell'esercito, giunsero anche le prime notizie riguardanti la situazione: noi eravamo tra i paesi "fortunati". Purtroppo ci dissero che Gemona, Osoppo, Venzone e Maiano erano i paesi più colpiti. I dettagli delle notizie erano drammatiche e sconvolgenti, un colpo al cuore...Il mio pensiero volò alla cara nonna Anna, la madre di mia mamma, la quale da un giorno era ricoverata per un malessere all'ospedale di Gemona. L'impellente nostra premura era avere sue notizie: era salva? Come stava? Ci volle molto tempo, due settimane prima di avere sue precise notizie e non furono belle! ( Non la rividi  mai più ...)
L'alba che seguì la notte del terremoto del 6 maggio del 1976, la si attese con ansia per avere con la luce del giorno la reale visione e consapevolezza del tragico evento.
La luce, clemente alle sue leggi, venne!
Con grande tristezza vedemmo il volto sofferente della nostra Resiutta! 
Sì, ci sentimmo veramente fortunati ad essere salvi!
          Brunetta Sacchet 

        
  






                                                                                                          




Qui sono a Tombiele, sul prato che ci ospitò quella notte e nei giorni successivi










Mentre qui mi trovo all'ingresso del paese entrando da Chiusaforte.


5 commenti:

  1. P.S.
    Grazie alle tante, care e buone persone che ci aiutarono!!!
    Mandi!

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  2. SIGNORA Brunetta, questo suo scritto.mi ha molto colpito e non le nascondo di essermi molto emozionato,la sua descrizione mi ha catturato,ho partecipato alla paura della terra che trema, all'angoscia delle non notizie riguardanti la sua cara nonna e il dolore nell'apprendere la sua morte. La forza d'animo e l'onestà sono emersi dal popolo del Friuli, Grazie per questo racconto e sopratutto per questo blog, distinti saluti P.Mancuso.

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  3. Cara signora Brunetta io la mattina del giorno dopo presi la vespa e partii x resiutta dove lavoravo pensando fosse un giorno come altri..arrivando in paese vidi subito che c era stato qualcosa di devastante non solo le scosse ma le persone colpite nel loro interno.gente che piangeva e tutti impauriti.. quando entrai di quel che rimaneva del mio posto di lavoro rimasi spaventato .solo pia piano dopo molti anni la paura cessò ma dentro di me dopo 42 anni risentire una scossa, il cuore inizia a battere come impazzito.quei ricordi ci han lasciato il segno x sempre.

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  4. Gentilissimo Mario buongiorno, quante storie abbiamo tutti da raccontare, molto profonda e triste anche la tua esperienza, ti ringrazio per questa tua testimonianza.Grazie mandi!🌷

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