In amore ci vuole tatto
Soprattutto
Se non ci si tocca.
Velia Balducci
Scrivo per ascoltare ciò che il silenzio racconta. Le parole, per me, non sono mai solo suono: sono respiri, gesti, memorie che cercano casa. Questo spazio è il mio luogo di sosta, una finestra aperta sull’anima, dove i versi possono camminare leggeri e, a volte, trovare qualcuno che li riconosce. Scrivere è il mio modo di toccare il mondo con gentilezza. Writing is my way of touching the world with gentleness.
Il flauto piange
perché ricorda la canna.
Ricorda il posto
da cui è stato tagliato.
Quel pianto è musica.
Quel pianto è quello
per cui la gente
compra il biglietto per sentire.
Anche tu
sei stata tagliata da qualcosa.
Da qualcuno.
Da un posto.
Da una versione di te stessa
che non esiste più
e che ami ancora
con una fedeltà che fa male
e che è la cosa più bella
che possiedi.
Quel taglio è dove entra l'aria.
Quel taglio è dove nasce il suono.
Quel taglio è dove bruci.
Bruci perché sei stata
abbastanza vicina alla fonte
da portarne il calore dentro.
Bruci perché appartieni
ancora a quello
da cui sei stata separata.
Il flauto lo sa.
Il flauto piange
e fa ballare gli altri.
Anche questo è amore.
Anche questo è abbastanza.
#andreacacciavillani
Ho voglia di giocare
in questa città che respira verde,
dove i monti fanno da guardiani
e il cielo sembra più vicino.
Ho voglia di giocare
tra strade che sanno di vento,
con gli alberi che sussurrano piano
e invitano a non avere fretta.
Qui il tempo si allarga,
si siede accanto a me
su una panchina di luce
tra foglie e pensieri leggeri.
E poi il mare
così vicino da sentirne il richiamo,
una linea azzurra che ride
appena chiudo gli occhi.
Gioco tra due respiri:
la montagna che mi tiene
e l’orizzonte che mi chiama.
Ho voglia di giocare, sì,
come se ogni passo fosse scoperta,
come se la gioia abitasse già
in ogni angolo distratto.
E allora cammino senza peso,
con il cuore aperto come strada d’estate,
e raccolgo attimi semplici
come conchiglie invisibili.
Perché in questa città gentile
anche la felicità
impara a restare.
B.🌹
Alla base del castello normanno
dove le pietre antiche respirano storie
e il vento scivola lento tra l’erba alta,
camminavo tra il prato selvaggio
e la vegetazione che cresce libera,
come il desiderio quando non ha catene.
Fu allora che lo vidi.
Stava lì, immobile e vivo,
con una rosa tra le dita
come se l’avesse colta per me
molto prima che arrivassi.
I suoi occhi mi cercavano
con la pazienza di chi sa attendere,
e quando incontrarono i miei
il tempo fece un passo indietro.
Non servivano parole.
Lui mi guardò
come un pittore guarda la sua tela
prima del primo colore.
E poi mi dipinse.
Con sfumature di luce sulla pelle,
con il calore lento delle sue mani
che sembravano conoscere già
ogni curva del mio respiro.
Sotto quel cielo antico
diventai il suo quadro più vivo.
Le sue dita sfioravano l’aria intorno a me
come ali leggere,
e il mio corpo imparò a tremare
come un campo di fiori
quando il vento lo attraversa.
Mi fece volare
tra le sue farfalle.
Non quelle dei prati,
ma quelle segrete
che nascono nella mente
quando due anime si avvicinano troppo
per restare innocenti.
Il castello ci osservava in silenzio,
testimone di un fuoco antico.
E noi,
come leggende dimenticate nei secoli,
ci trovammo lì
a scriverci sulla pelle
una storia nuova.
B.🌹
I profumi cercano un nome
tra le nostre labbra
quando la notte ci veste.
Eccoci nel sogno,
in una stanza da letto che respira piano,
rifugio che ci riconosce senza parlare,
le pareti si avvicinano quando taci
e si fanno più morbide se hai paura,
le lenzuola rispondono ai nostri movimenti
come pelle dimenticata del mondo,
dove i nostri doppi si ascoltano,
mentre i nostri nomi
si abbracciano al silenzio.
B.🌹
C’è stato un tempo in cui ogni complimento mi sembrava una domanda travestita.
E io, invece di accoglierlo, cercavo la sua smentita.
Poi la maestra mi disse che la bellezza non è una superficie senza incrinature,
ma una forma che si lascia riconoscere anche nell’ombra.
Allora non lo compresi.
Adesso sì.
Oggi tutto sembra senza peso: volti senza origine, pelle senza memoria, sguardi che non trattengono nulla.
Bellezze leggere, come se non avessero mai attraversato nulla.
E mi domando cosa resta quando lo sguardo si allontana.
È come osservare l’acqua.
C’è il fiume, che riempie lo spazio e chiede di essere visto.
C’è il ruscello, che conosce le pietre una ad una e continua anche quando nessuno lo nomina.
E poi c’è il tempo, che passa e non lascia appartenenza, solo variazioni.
Forse anche gli sguardi sono così:
non ci definiscono, ci attraversano.
Io non voglio diventare ciò che si guarda una sola volta.
Voglio diventare ciò che non smette di scorrere.
Perché ciò che è vero non ha bisogno di essere trattenuto.
Gli basta continuare.
B.🌹