“La superficialità che disprezza un’altra donna è la stessa che giustifica l’ingiustizia: colpisce chi è vulnerabile e assolve chi è colpevole.”
B🌹
Scrivo per ascoltare ciò che il silenzio racconta. Le parole, per me, non sono mai solo suono: sono respiri, gesti, memorie che cercano casa. Questo spazio è il mio luogo di sosta, una finestra aperta sull’anima, dove i versi possono camminare leggeri e, a volte, trovare qualcuno che li riconosce. Scrivere è il mio modo di toccare il mondo con gentilezza. Writing is my way of touching the world with gentleness.
“La superficialità che disprezza un’altra donna è la stessa che giustifica l’ingiustizia: colpisce chi è vulnerabile e assolve chi è colpevole.”
B🌹
Una madre partorisce più volte,
non solo nel giorno del primo respiro.
Quel parto di carne e di sangue
è solo l’inizio
di una lunga nascita che non finisce mai.
Partorisce quando il figlio muove i primi passi
e lei resta indietro,
con il cuore teso come una mano che lascia andare.
Partorisce nell’infanzia,
quando il mondo si allarga
e lei diventa confine, rifugio, distanza.
Partorisce nell’adolescenza,
quando l’amore si traveste da silenzio
e il dolore impara a non chiedere.
Quando spingere significa perdere,
e restare significa soffocare.
Partorisce ancora nella vita sociale,
nei sogni che non le appartengono,
nelle scelte che non può correggere.
Ogni volta è un nuovo progetto di vita
che non porta la sua firma.
È scritto nel DNA dell’amore
questo sapere antico e misterioso:
che amare è spingere verso la vita,
anche quando costa lacrime mute,
anche quando nessuno le vede.
Così una madre partorisce senza essere incinta,
senza grida, senza applausi,
con dolori silenziosi
che diventano forza.
E ogni volta nasce un figlio,
e lei rinasce un po’ meno,
un po’ più vuota,
un po’ più eterna.
Brunetta Sacchet🌹
Custodire
questo cielo freddo, trasparente,
è così difficile.
Guardare
senza chiedere luce,
senza difendersi.
Quasi sapessi
che più aspra
è la voce che tace
quando tu ancora parli,
e che in quel tacere
qualcuno veglia.
Quasi sapessi
che più distante
è lo sguardo di chi si perde
quando alzi il tuo,
e lo affidi
a mani che non vedi.
B.🌹( A mia madre 16 gennaio 1996)
Nei palazzi dove il potere imparò
che l’essere è un peso e l’apparire un’arte,
le cortigiane custodivano un sapere sottile:
non ciò che è vero governa,
ma ciò che viene detto senza resistenza.
Esse compresero prima dei filosofi
che il linguaggio precede i fatti,
che una frase ben disposta
può rendere superflua l’esperienza.
Non vendevano il corpo,
ma l’economia del senso:
alleggerire il mondo,
renderlo dicibile, dunque innocuo.
Oggi il loro nome è mutato,
non la funzione.
Abitano il discorso pubblico
come una grammatica implicita:
non affermano, modulano;
non mentono, sospendono.
La verità, per loro,
non è falsa:
è semplicemente inadatta,
troppo densa per circolare.
Così il potere persiste,
non per forza o decisione,
ma per narrazione continua,
per la cura paziente dell’ambiguità.
E le cortigiane, antiche e nuove,
restano le sue mediatrici:
non tra uomini e desideri,
ma tra il mondo e la sua dissolvenza verbale.
B.🌹
Quando l’invidia soffia,
il passo vacilla e il cielo sembra lontano.
C’è chi lancia ombre sotto i tuoi piedi
sperando tu inciampi nel buio.
Ma io ho imparato l’arte segreta delle radici:
anche cadendo, trovano terra.
Cadere in piedi è questo:
trasformare la spinta in atterraggio,
l’ostacolo in appoggio,
il veleno in forza silenziosa.
Perché chi tenta di farti cadere
non sa che stai imparando a volare verso il basso
solo per risalire più vero.
Brunetta 🌹