Alla base del castello normanno
dove le pietre antiche respirano storie
e il vento scivola lento tra l’erba alta,
camminavo tra il prato selvaggio
e la vegetazione che cresce libera,
come il desiderio quando non ha catene.
Fu allora che lo vidi.
Stava lì, immobile e vivo,
con una rosa tra le dita
come se l’avesse colta per me
molto prima che arrivassi.
I suoi occhi mi cercavano
con la pazienza di chi sa attendere,
e quando incontrarono i miei
il tempo fece un passo indietro.
Non servivano parole.
Lui mi guardò
come un pittore guarda la sua tela
prima del primo colore.
E poi mi dipinse.
Con sfumature di luce sulla pelle,
con il calore lento delle sue mani
che sembravano conoscere già
ogni curva del mio respiro.
Sotto quel cielo antico
diventai il suo quadro più vivo.
Le sue dita sfioravano l’aria intorno a me
come ali leggere,
e il mio corpo imparò a tremare
come un campo di fiori
quando il vento lo attraversa.
Mi fece volare
tra le sue farfalle.
Non quelle dei prati,
ma quelle segrete
che nascono nella mente
quando due anime si avvicinano troppo
per restare innocenti.
Il castello ci osservava in silenzio,
testimone di un fuoco antico.
E noi,
come leggende dimenticate nei secoli,
ci trovammo lì
a scriverci sulla pelle
una storia nuova.
B.🌹






