Ad Aramis
Ti scrivo da un tempo
che non sa più impugnare la spada,
ma riconosce ancora
la grazia di chi combatte con l’anima.
Aramis,
amico mio dalle mani gentili,
amante del sogno mai confessato,
eri preghiera sulle labbra
e peccato negli occhi.
Con te parlavo piano,
come si fa nelle chiese
e nei letti condivisi di nascosto.
Mi insegnavi che la fede
può tremare
senza rompersi.
Ridevi con Athos e Porthos,
giuravi con d’Artagnan,
ma a me lasciavi
il silenzio dopo il sorriso,
quel luogo fragile
dove si resta in due.
Sei stato verità vestita da uomo,
promessa che va mantenuta
perché troppo vera.
Io ti ho amato così:
senza chiederti di scegliere
tra Dio e il mio nome.
E se oggi ti chiamo mito
è solo perché il mondo
non sa più riconoscere
chi sa amare
con misura
e ardore insieme.
E se io ti ho sentito, Aramis,
è perché tu,
mi hai lasciata entrare
sussurrando il mio nome.
B.🌹





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