martedì 17 marzo 2026

Creare




 L’individuo creativo si sente afferrato in una corrente di vita che ha la dimensione dell’eternità; egli non sente i limiti della propria esistenza, ciò che fa o pensa supera i confini entro i quali è invece costretto chi semplicemente sopravvive. 

Il creativo è il 'nemico naturale' del potere.

Ogni atto di dominio, proprio per l'incapacità creativa, sta alla base del bisogno di reprimere l'originalità altrui.

Gli esseri umani possono avere molte passioni - l'avventura, la ricerca, l'amore - ma solo quella per il potere implica l'assoggettamento degli altri.

La creatività al contrario non necessita dell'incatenamento altrui, non desidera cadaveri, né schiavi, anzi ama coloro che vivono. 

E' una dicotomia molto precisa: chi vuole la morte altrui, perché questa diviene testimonianza della sua forza, e chi accetta il rapporto con i simili, perché vive con la sua autonomia.

Incontrando una personalità artistica avvertiamo immediatamente la carica positiva che ne emana, come sentiamo una raggelante atmosfera negativa nel contatto con coloro che esercitano il potere. 

La dimensione creativa significa vitalità non solo per chi la realizza in prima persona ma anche per coloro che ne usufruiscono in maniera indiretta.


(Aldo Carotenuto)


Immagine: Dipinto di Amanda Clark

lunedì 16 marzo 2026

Reminiscenze di vite passate



La sera scendeva lenta su

Aquileia

e il sole, prima di sparire

oltre il Mare Adriatico,

accendeva d’oro

le pietre delle strade romane.

La città era viva.

Dal

Porto Fluviale di Aquileia

salivano le voci dei marinai,

il legno delle navi che scricchiolava,

il profumo di sale e spezie d’Oriente.

Ma lungo il grande viale

che attraversava la città

verso il foro e le domus patrizie

il tempo sembrava camminare

più lentamente.

Io avanzavo accanto a lui

tra le colonne illuminate dal tramonto.

Il mio abito leggero

color pesca

scivolava sulla pelle

come una carezza del vento.

Ai polsi portavo bracciali sottili

che si sfioravano ad ogni passo,

e il loro suono chiaro

era come musica d’argento

tra i portici di marmo.

Lui camminava al mio fianco

vestito di bianco

con rifiniture color sabbia,

come se la luce del mare

si fosse posata sulle sue spalle.

Tra le dita teneva

un fiore d’acqua,

una candida

Ninfea

raccolta tra le acque calme della laguna.

Quando i nostri sguardi si incontrarono

tra quelle pietre antiche

fu come se gli dèi della città

avessero fermato il tempo.

La ninfea sfiorò la mia mano.

Un gesto lieve,

ma capace di accendere

un brivido lungo tutta la pelle.

Mi guardava

come un artista davanti a un mosaico

ancora incompiuto.

E io diventai

la sua figura di luce.

Le sue dita disegnavano

linee invisibili nell’aria

attorno al mio corpo,

sul collo,

sulle spalle nude

accarezzate dal vento del mare.

Ogni sfiorarsi

era una promessa.

Dentro di me

nascevano farfalle luminose,

come piccole fiamme sacre

nei templi della città.

Intanto la sera cadeva.

Le prime torce venivano accese

lungo le strade di

Aquileia

e il corteo nuziale cominciava a formarsi.

Le fiaccole brillavano nell’aria scura,

mentre voci lontane intonavano

gli antichi canti delle nozze.

Camminavamo tra quella luce tremante

come due figure nate dalla leggenda.

Il suono dei miei bracciali

si mescolava al crepitare del fuoco,

e ai battiti del cuore.

Il mio

e il suo.

Poi lasciammo il viale.

Davanti a noi si apriva

la soglia di una domus illuminata,

dove i mosaici raccontavano

storie di dèi e costellazioni.

Lì, lontani dagli sguardi della città,

le torce tremavano piano

sulle pareti di pietra.

E noi,

figli di una notte antica

nel cuore dell’Impero,

sapendo che il rito era compiuto

ci avvicinammo ancora.

E finalmente

cominciammo a scrivere

sulla pelle

la nostra leggenda.

B🌹

domenica 15 marzo 2026

Mio Divino che in oscurità e luce dimori

sono qui che ti cerco

senti quella voce roca lontana?


Mio, di sospiro, parlo a Te

come parlo al fiore che si dischiude

al mare che inonda

al cielo che sussulta di tuoni

alle rapide del fiume inquieto

mai stanco di scorrere.


Mio Dio, stilla e principio di tutto


Altrove non puoi essere senza di noi

eppure a volte scompari

e di te mi resta il sapore dell'Andato per sempre

e non potrei vivere così

se Tu non ci sei

tra un respiro e l'altro

tra un battito e l'altro del cuore.


Presto sarà mattino poi di nuovo sera

ancora

il sole e le stelle

a solleticarmi il capo

gli occhi pieni di amore

i passi fermi sulla terra

il capolino del gufo tra gracidii di raganelle

i grilli festosi

il tonfo della notte sotto un diluvio di bellezza.


Edoardo Flaccomio

sabato 14 marzo 2026

La pace verrà se




Se tu credi che un sorriso è più forte di un'arma,

Se tu credi alla forza di una mano tesa,

Se tu credi che ciò che riunisce gli uomini è più importante di ciò che li divide,

Se tu credi che essere diversi è una ricchezza e non un pericolo,

Se tu sai scegliere tra la speranza o il timore,

Se tu pensi che sei tu che devi fare il primo passo piuttosto che l'altro, allora ...


LA PACE VERRA'


Se lo sguardo di un bambino disarma ancora il tuo cuore,

Se tu sai gioire della gioia del tuo vicino,

Se l'ingiustizia che colpisce gli altri ti rivolta come quella che subisci tu,

Se per te lo straniero che incontri è un fratello,

Se tu sai donare gratuitamente un po' del tuo tempo per amore,

Se tu sai accettare che un altro ti renda un servizio,

Se tu dividi il tuo pane e sai aggiungere ad esso un pezzo del tuo cuore, allora ...


LA PACE VERRA'


Se tu credi che il perdono ha più valore della vendetta,

Se tu sai cantare la gioia degli altri e dividere la loro allegria,

Se tu sai accogliere il misero che ti fa perdere tempo e guardarlo con dolcezza,

Se tu sai accogliere e accettare un fare diverso dal tuo,

Se tu credi che la pace è possibile, allora ...


LA PACE VERRA'


Beato Charles de Foucauld

Nel fiore

 

Caduchi petali

Colori

M'avvolgono in coperta di seta.


Rivolgo lo sguardo al cielo 

Inebriandomi di infinito

Ascolto il fiume che scorre oltre la riva.


Nato fiore

Mi lascio bagnare

Dall'aria cheta e umida

Che il sole sparge sul mio nettare.


Sotto

Radici mi prendono

Come mani di madre

Profumata di terra

Di suoni e profondità.


Nel fiore

M'addormento

Come nel grembo di una donna

Per sognare l'anima del profumo

E la bellezza creatrice.


Edoardo Flaccomio 





Preghiera dei bambini




Signore,

io sono ancora piccolo.

Le mie tasche sono piene di sassi

e i miei sogni corrono veloci come il vento.

Ma so

che un giorno diventerò uomo.

E allora ti chiedo una cosa sola:

non lasciarmi diventare arido.

Non farmi credere

che la grandezza stia nelle auto più grandi,

nelle case più alte,

nelle cose che brillano.

Se avrò potere

non lasciarlo divorare il mio cuore.

Fammi diventare un uomo

che sa fermarsi,

che sa ascoltare,

che sa restare accanto.

Signore,

anch’io sono ancora piccola.

A volte gioco a fare la grande:

metto le scarpe della mamma

e cammino piano per non cadere.

Ma quando sarò donna

insegnami a esserlo davvero.

Non lasciarmi diventare vuota e frivola,

come una risata senza gioia.

Non farmi vivere

solo per sembrare.

Donami invece profondità,

dolcezza,

coraggio.

Fammi diventare una donna vera:

madre quando sarà il tempo,

amica quando qualcuno avrà bisogno,

presenza quando qualcuno sarà solo.

E non permettere

che io reciti da adulta

la fragile commedia di una bambina.

Signore,

noi siamo i bambini di oggi.

Gli adulti parlano del futuro

come se fosse lontano.

Ma il futuro siamo noi

che li stiamo guardando crescere.

Custodisci la terra

prima che diventi troppo dura.

Metti pace nelle mani degli uomini

prima che dimentichino come si accarezza.

E quando verrà il nostro tempo

insegnaci a costruire un mondo

dove nessun bambino debba pregare

per avere soltanto pace.

Perché la pace del mondo

forse comincia così:

con due bambini

che la chiedono piano

prima di addormentarsi.

B.🌹

giovedì 12 marzo 2026

La stanza degli specchi



Abita stanze che nessuno vede,

costruite dentro la sua testa

con muri sottili di pensiero

e finestre che non si aprono mai.

Lì dentro regna.

Non con forza,

ma con una lenta e studiata fragilità.

Dice di essere poco,

quasi nulla.

Lo ripete come una preghiera storta,

sapendo che qualcuno

la contraddirà.

Ogni negazione è un invito,

ogni sospiro un’esca.

Ha imparato presto

che la compassione

può somigliare all’amore.

Così si piega appena,

quanto basta

per essere sollevata.

Ma nei corridoi più segreti

della sua coscienza

cammina con la schiena dritta,

convinta di essere

la più lucida,

la più rara,

la sola che abbia davvero capito.

Gli altri, all’inizio,

le si siedono accanto.

Le offrono parole,

carezze di voce,

tentativi gentili

di salvarla da un dolore

che lei custodisce

come una reliquia.

Poi lentamente

qualcosa si rompe.

Non è un gesto,

non è una frase.

È il vuoto

che si sente dietro ogni scena.

Gli sguardi cambiano peso,

le mani diventano distanti,

e la stanza si svuota.

Lei resta.

Circondata dagli specchi

che aveva addestrato a mentire.

E per la prima volta

uno di loro

non obbedisce.

Le restituisce

un volto scavato,

solo.

E il silenzio intorno

non la contraddice più.

B.🌹