lunedì 20 aprile 2026

Bolle




In amore ci vuole tatto

Soprattutto 

Se non ci si tocca.


Velia Balducci  

Fuoco e Aria

 



Il flauto piange

perché ricorda la canna.

Ricorda il posto

da cui è stato tagliato.

Quel pianto è musica.

Quel pianto è quello

per cui la gente

compra il biglietto per sentire.


Anche tu 

sei stata tagliata da qualcosa.

Da qualcuno.

Da un posto.

Da una versione di te stessa

che non esiste più

e che ami ancora

con una fedeltà che fa male

e che è la cosa più bella

che possiedi.


Quel taglio è dove entra l'aria.

Quel taglio è dove nasce il suono.

Quel taglio è dove bruci.


Bruci perché sei stata

abbastanza vicina alla fonte

da portarne il calore dentro.

Bruci perché appartieni

ancora a quello

da cui sei stata separata.


Il flauto lo sa.

Il flauto piange 

e fa ballare gli altri.

Anche questo è amore.

Anche questo è abbastanza.


#andreacacciavillani

domenica 19 aprile 2026

Tra due respiri

 



Ho voglia di giocare

in questa città che respira verde,

dove i monti fanno da guardiani

e il cielo sembra più vicino.

Ho voglia di giocare

tra strade che sanno di vento,

con gli alberi che sussurrano piano

e invitano a non avere fretta.

Qui il tempo si allarga,

si siede accanto a me

su una panchina di luce

tra foglie e pensieri leggeri.

E poi il mare

così vicino da sentirne il richiamo,

una linea azzurra che ride

appena chiudo gli occhi.

Gioco tra due respiri:

la montagna che mi tiene

e l’orizzonte che mi chiama.

Ho voglia di giocare, sì,

come se ogni passo fosse scoperta,

come se la gioia abitasse già

in ogni angolo distratto.

E allora cammino senza peso,

con il cuore aperto come strada d’estate,

e raccolgo attimi semplici

come conchiglie invisibili.

Perché in questa città gentile

anche la felicità

impara a restare.

B.🌹

sabato 18 aprile 2026

Al tempo dei normanni

 



Alla base del castello normanno

dove le pietre antiche respirano storie

e il vento scivola lento tra l’erba alta,

camminavo tra il prato selvaggio

e la vegetazione che cresce libera,

come il desiderio quando non ha catene.

Fu allora che lo vidi.

Stava lì, immobile e vivo,

con una rosa tra le dita

come se l’avesse colta per me

molto prima che arrivassi.

I suoi occhi mi cercavano

con la pazienza di chi sa attendere,

e quando incontrarono i miei

il tempo fece un passo indietro.

Non servivano parole.

Lui mi guardò

come un pittore guarda la sua tela

prima del primo colore.

E poi mi dipinse.

Con sfumature di luce sulla pelle,

con il calore lento delle sue mani

che sembravano conoscere già

ogni curva del mio respiro.

Sotto quel cielo antico

diventai il suo quadro più vivo.

Le sue dita sfioravano l’aria intorno a me

come ali leggere,

e il mio corpo imparò a tremare

come un campo di fiori

quando il vento lo attraversa.

Mi fece volare

tra le sue farfalle.

Non quelle dei prati,

ma quelle segrete

che nascono nella mente 

quando due anime si avvicinano troppo

per restare innocenti.

Il castello ci osservava in silenzio,

testimone di un fuoco antico.

E noi,

come leggende dimenticate nei secoli,

ci trovammo lì

a scriverci sulla pelle

una storia nuova.

B.🌹

venerdì 17 aprile 2026

Plenilunio



I profumi cercano un nome

tra le nostre labbra

quando la notte ci veste.

Eccoci nel sogno,

in una stanza da letto che respira piano,

rifugio che ci riconosce senza parlare,

le pareti si avvicinano quando taci

e si fanno più morbide se hai paura,

le lenzuola rispondono ai nostri movimenti

come pelle dimenticata del mondo,

dove i nostri doppi si ascoltano,

mentre i nostri nomi

si abbracciano al silenzio.

B.🌹



Opposto lato ( Estratto da raccolta di "Sorgente")



C’è stato un tempo in cui ogni complimento mi sembrava una domanda travestita.

E io, invece di accoglierlo, cercavo la sua smentita.

Poi la maestra mi disse che la bellezza non è una superficie senza incrinature,

ma una forma che si lascia riconoscere anche nell’ombra.

Allora non lo compresi.

Adesso sì.

Oggi tutto sembra senza peso: volti senza origine, pelle senza memoria, sguardi che non trattengono nulla.

Bellezze leggere, come se non avessero mai attraversato nulla.

E mi domando cosa resta quando lo sguardo si allontana.

È come osservare l’acqua.

C’è il fiume, che riempie lo spazio e chiede di essere visto.

C’è il ruscello, che conosce le pietre una ad una e continua anche quando nessuno lo nomina.

E poi c’è il tempo, che passa e non lascia appartenenza, solo variazioni.

Forse anche gli sguardi sono così:

non ci definiscono, ci attraversano.

Io non voglio diventare ciò che si guarda una sola volta.

Voglio diventare ciò che non smette di scorrere.

Perché ciò che è vero non ha bisogno di essere trattenuto.

Gli basta continuare.

B.🌹

Tocchi angelici



Lascia che l'anima rimanga fiera e composta 

di fronte ad un milione di universi.