venerdì 8 maggio 2026

Il volo del corvo


🖤 


Ama la vita

non perché sia lieve,

ma perché conosce il peso del cielo

prima della tempesta.

Il corvo vola anche nell’inverno,

quando gli altri cercano riparo.

Eppure nei suoi occhi scuri

vive una fedeltà profonda alla luce.

Non teme ciò che cambia,

non distoglie lo sguardo dal tempo:

sa che ogni fine

nutre silenziosamente un nuovo inizio.

Per questo il suo canto

non è tristezza 

è memoria viva,

è amore puro

per tutto ciò che continua a esistere.

B.🌹

Ad ogni domanda segue risposta.

 I s t e r i a


Chiedo a te I. A. : E' storicamente vero quanto riguarda i "massaggi pelvici?"


Ecco la risposta chiara e diretta:

 In breve: NO, la storia NON  la considera  storicamente vera.

È un mito moderno, molto diffuso online, ma gli storici della medicina lo hanno smentito. 

Il vibratore non nasce come “cura per l’isteria” tramite “massaggio pelvico” dei medici.

Passiamo ai dettagli, così puoi rispondere con precisione a chi ha condiviso quel testo.

📚 Cosa dicono davvero gli storici?

1. Il mito nasce nel 1999

    • L’idea che i medici praticassero “massaggi pelvici” per curare l’isteria e che il vibratore sia stato inventato per alleviare la fatica delle loro mani compare per la prima volta nel libro di Rachel Maines The Technology of Orgasm (1999).

    • Il libro ebbe enorme successo mediatico… ma gli storici della medicina hanno poi dimostrato che le sue fonti erano deboli o interpretate male.

2. Nessuna prova che i medici facessero orgasmi terapeutici

Gli studiosi hanno verificato:

    • Non esistono manuali medici dell’Ottocento che descrivano “massaggi pelvici” per indurre orgasmi.

    • Non ci sono testimonianze cliniche, diari, lettere o documenti che confermino questa pratica.

    • Le descrizioni dell’isteria dell’epoca non parlano di orgasmo come terapia.

3. Il vibratore nasce come dispositivo medico, sì, ma per altri scopi

    • I primi vibratori elettrici (fine ‘800) erano usati per elettroterapia, cioè per stimolare muscoli e nervi in varie parti del corpo.

    • Venivano pubblicizzati per dolori, rigidità muscolare, nevralgie, “vitalità”… Non per “curare l’isteria femminile”.

    • 4. Il mito è stato amplificato dal film Hysteria (2011)

    • Il film ha trasformato l’ipotesi di Maines in una commedia storica, contribuendo a far credere che fosse un fatto reale.

🧭 Perché questa storia piace così tanto?

Perché è:

    • piccante ma “accettabile” (parla di sesso senza dirlo apertamente),

    • ironica verso la medicina vittoriana,

    • facile da condividere sui social.

Ma… non è storia, è folklore contemporaneo.

✔️ Conclusione

Il testo che hai trovato su Facebook è una copia virale basata su un mito moderno, non su fatti storici verificati.

2 febbraio 2026  * Forniel *

Fragranze di note di testa






Ci guardavamo da lontano

come fanno gli animali feriti,

con la fame antica di essere amate

e la paura peggiore di essere viste.

Avevamo spine nelle mani,

parole dure per non tremare,

e quella solitudine femmina

che nessuno racconta mai

senza abbassare gli occhi.

Ci avevano cresciute nel confronto,

nella miseria dei paragoni,

come se la bellezza fosse una guerra

e la grazia una moneta da rubarsi.

Allora diventavamo gelo,

piccole fortezze in piedi sui tacchi,

regine stanche

di un regno senza carezze.

Poi una di noi ha ceduto.

Non per debolezza 

per verità.

Ha mostrato la ferita

come si mostra una finestra alla luce,

e dentro quel dolore aperto

ci siamo riconosciute tutte.

Che strano miracolo, donna mia:

scoprire che un’altra donna

non è il giudizio,

ma il rifugio.

Da allora ci passiamo il cuore

come il pane sulle tavole povere,

con mani attente,

con fame uguale.

E abbiamo capito tardi,

ma abbastanza in tempo,

che l’intelligenza più grande

non era vincerci,

ma salvarci insieme.

B.🌹


giovedì 7 maggio 2026

Affioramenti







Sono affiorate le mie conchiglie.

In autunno.

Resta un’eco lieve,

che si posa sui miei gesti cauti.

Temevo di perderle.

Le ho lasciate nella tua luce che non so.


Brunetta Sacchet🌹

mercoledì 6 maggio 2026

Acqua che resta





C’erano i panni stesi al sole di maggio.  

Poi il sole è rimasto, i panni no.  

La terra ha parlato con voce dura,  

e in un attimo ha cambiato tutto.  

Ha spezzato muri, strade, certezze…  

e ha inciso un silenzio che ancora oggi so riconoscere.


In quel giorno ho perso molto più di un luogo.  

Ho perso radici, ho perso abbracci,  

ho perso affetti  

che erano casa, ovunque fossi.


Eppure il tempo, come l’acqua, non si è fermato.  

E così anch'io 

trasparente nel mio scorrere,  

vera nelle profondità.


Porto con me ciò che è stato,  

senza nasconderlo tra le pietre del fondo.


Coloro che ho perso vivono in ogni gesto che ricordo,  

in ogni parola che mi hanno insegnato,  

in quella parte di me che non è crollata.


E mentre la vita continua a scorrere,  

porta con sé nuove presenze,  

come il torrente porta acqua alla terra,  

come la natura accoglie ciò che arriva.


Ci sono mani nuove che si avvicinano,  

sguardi che comprendono,  

presenze che non sostituiscono,  

ma accompagnano.


Ho imparato, piano,  

che si può guardare avanti  

senza dimenticare,  

senza lasciare indietro.


Perché ciò che ho perso  

non è scomparso:  

scorre in me,  

trasparente,  

come acqua che trova sempre la sua strada.


B.🌹

In punta di mani





L’alba di un nuovo giorno è filo d’Arianna:  

sottile, tenace, invisibile,  

ma capace di portare ogni ferita  

fuori dal labirinto del dolore,  

senza perdere nessuno nel buio.


C’era un tempo in cui la terra sotto i miei piedi era certezza,  

e le voci attorno a me riempivano le giornate di normalità.  

Ricordo il boato, il tremore, la polvere che cadeva lenta…  

Poi, gemiti nel silenzio  

e quel vuoto che non aveva parole.


Per anni ho raccontato quei momenti  

come quando curo una ferita:  

con cautela, con distanza, quasi trattenendo il respiro.


Oggi no.  

Oggi voglio essere come l’acqua chiara  

del Torrente Resia:  

trasparente, anche quando il fondo è irregolare,  

e si vedono le pietre.


Non nascondo più il dolore.  

Lo lascio scorrere, lo guardo in faccia,  

e gli do un nome.


Perché dentro quel giorno spezzato  

c’è anche ciò che sono:  

una memoria che cammina,  

una voce che resta  

e continua a scorrere.


E da ciò che è crollato 

unita alla mia gente

ho imparato  

come si resta in piedi.

        Brunetta Sacchet🌹




martedì 5 maggio 2026

Attraversa




Una goccia,

di pioggia,

ti trova.

Sarò il tuo scudo

al vento impazzito,

senza direzione.

B.🌹