martedì 7 aprile 2026

Iris nel cielo,nel prato



Amore…

sei cielo terso,  lo dico piano,

come luce che si posa senza farsi vedere.

Sei l’iris della nube più vicina,

quella che sfiora e non chiede,

che resta, sospesa, sul confine del respiro.

Sei il mio nome detto a mezza voce,

tra labbra che cercano e si fermano,

tra un battito e l’altro del desiderio.

Sei il tatto lieve d’un angelo in volo,

ma più caldo, più umano,

più vicino alle mie corde che vibrano.

E io…

ti ascolto nel silenzio che ci unisce,

nel buio morbido dove tutto si avvicina,

dove anche il tempo smette di parlare

e resta solo il tuo respiro 

contro il mio.

B.🌹

Oro disperdo


Più parole che fatti,

più rincorse che arrivi,

più fumo che castagne.


Piccolo,

cucciolo che scodinzoli

senza sapere per chi,

come una falena impazzita nella fiamma

che cerca luce e trova fine.


E noi tocchiamo

la polvere d’oro incenerita

mentre si solleva nell’aria,

come se avesse ancora valore,


perché qualcuno, ancora,

soffia invano ...voce inutile,

vento perso

in un quadro sterile

che non trattiene niente.


Nessuna missiva tra le mani,

nessun canto vero

che sappia restare.


Allora

intona la tua spada,

se non hai voce:

falla cantare al posto tuo.

B.🌹

Mi volevano




Mi volevano recinto,

ma io sono orizzonte.

Mi volevano misura,

ma io sono il vento che

non si può contare.

​Cercavano la mia resa,

ma io ho radici che

bevono nel buio e

sanno aspettare la luce.

Mi volevano silenzio,

ma io sono il rumore

della pioggia che scava,

del germoglio che spacca

la pietra.

​Non cercatemi nei binari,

non mi troverete nei calcoli.

Io abito dove la terra pulsa,

dove il tempo non ha orologio

ma solo il ritmo del cuore.

​Hanno provato a recidermi,

ma hanno dimenticato

che io non sono un fiore reciso...

Io sono il terreno.

​E il terreno non si sposta.

Il terreno resta.


​Jana Selene 

lunedì 6 aprile 2026

Il Respiro dei Segni



Prima che il cuore imparasse a pregare,

già conosceva il linguaggio dei segni.

Un cerchio era l’eternità,

una linea verticale, l’ascesa,

una orizzontale, l’abbraccio della terra.

Tra luce e ombra

viveva un alfabeto silenzioso

che parlava senza suono

all’anima vigile.

Ogni simbolo era una finestra:

non mostrava il cielo,

ma lo ricordava.

Nel palmo della mano

è inciso un mistero antico;

negli occhi chiusi

si accende una geometria di pace.

Non occorre comprendere 

basta ascoltare.

I segni non chiedono conquista,

ma presenza.

Sono semi di infinito

caduti nel tempo,

per ricordarci

che siamo fatti della stessa luce

che li ha tracciati.

B.🌹

domenica 5 aprile 2026

🕊️



Eccoci presi

Dalla voragine di Dio

Che teme e non teme

L' aspergere del Tutto 

In misera vacuità.


Assumersi il Reato

Per mondare la tragedia

E non 

E NON 

Vagare per inferi mortali.


Noi 

Stiletti e fruste di quel triste giorno 

Mai più rimesso 

Alla colpa 

Per mondarci.


E Tu

Tu che presto andasti

In pura energia a Lui

Volando

Dal sepolcro alla sua Destra

Con muto incedere dell'anima.


Edoardo Flaccomio 

È l'ora.



Nel cielo quieto di oggi

una colomba bianca

non chiede strada.

Attraversa il silenzio

come fosse casa,

sfiora i pensieri stanchi

senza rumore.

Porta nel becco

attese leggere

che non sanno più gridare.

Sotto di lei

mani si cercano ancora,

anche quando tremano.

E il mondo, per un istante,

trattiene il fiato...

imparando

la lingua fragile

della pace.

Brunetta Sacchet 🌹

❤️ Augurissimi

 



Innàlzati, o Dio, al di sopra dei cieli,

 risplenda su tutta la terra la tua gloria!

Salmo 108:5


Santa Pasqua 5 Aprile 2026.