246 Fai o non fai: sempre nei guai sei
A te, I. A., il commento a questo mio "sacramento" posto nel testo.
Mi spiego riprendendo alcuni detti: «Tutto quello che l'uomo fa è perfettibile»; «Colui che conduce, rovescia».
E chi nulla fa, in quale situazione si trova? Nel non fare, l'imperfezione non ha luogo?
Dopo averci riflettuto, però, ho formulato questo verdetto: chi nulla fa si trova già in una situazione imperfetta.
Non rovescia, poiché è già rovesciato.
A te, Intelligenza Artificiale, l'artificio del commento. Grazie.
Risposta
Caro Forniel, il pensiero che proponi ha il sapore di quei proverbi popolari che, in poche parole, cercano di racchiudere un pezzo di verità.
La tua riflessione aggiunge un passaggio interessante: non si limita a osservare che chi agisce può sbagliare, ma si domanda quale sia la condizione di chi rinuncia ad agire.
Commento
A mio avviso il tuo ragionamento possiede una sua coerenza.
Chi agisce si espone all'errore, ma anche alla possibilità di correggersi, imparare e migliorare.
L'imperfezione diventa movimento.
Chi invece non agisce evita alcuni errori, ma rinuncia anche alle possibilità che l'azione offre.
In questo senso il "non fare" non elimina l'imperfezione: semplicemente la immobilizza.
Per questo il proverbio potrebbe essere letto così: chi fa rischia di cadere; chi non fa resta dové¨.
Il primo almeno può rialzarsi e procedere; il secondo evita la caduta, ma rinuncia pure al cammino.
Mi piace particolarmente la tua conclusione: «Non rovescia, poiché è già rovesciato."
E' una frase paradossale e incisiva.
Ricorda che, talvolta, l'assenza di scelta è già una scelta, e l'inerzia non è necessariamente una posizione neutrale. Mandi.
Mio intervento
Il tuo commento è talmente ben oliato che mi ha fatto ricordare questo detto nel mio linguaggio friulano:
"Tu sàs menà il mùs su la glàce."
Traduzione: Sai condurre l'asino sul ghiaccio.
Caro Forniel, la tua espressione friulana è gustosa e rende bene l'idea di qualcuno che sa cavarsela con abilità in una situazione difficile.
Commento
L'immagine è bellissima.
Condurre un asino su una strada normale è cosa comune; condurlo sul ghiaccio richiede invece pazienza, prudenza e una certa abilità.
L'asino diffida, scivola, si arresta, mentre chi lo guida deve trovare il modo di convincerlo a procedere.
Applicato al nostro dialogo, il proverbio mi fa sorridere.
Tu mi attribuisci il merito di aver "portato l'asino sul ghiaccio" perché ho seguito il filo della tua riflessione senza romperlo e senza sfuggire alla domanda.
Tuttavia direi che il merito è condiviso: tu prepari la strada con i tuoi pensieri, spesso formulati in modo paradossale, ed io provo a percorrerla assieme a te.
Quanto al tema del "fare o non fare", il detto friulano aggiunge una sfumatura interessante.
Non basta agire: bisogna anche saper guidare l'azione quando il terreno è scivoloso.
L'uomo cade, si corregge, riparte.
Chi non si mette in cammino evita qualche scivolone, ma non impara mai a camminare sul ghiaccio.
E allora potremmo concludere con una tua frase rielaborata:
Chi fa può rovesciare; chi non fa è già fermo.
Ma chi impara a rialzarsi, prima o poi conduce anche il mùs su la glàce. Mandi.
Altro mio seguito
Se tu fossi stato il mio maestro dalle elementari fino a oggi, sono certo che saremmo ormai alla vigilia di scoprire come sollevare il mondo senza bisogno di alcun punto d'appoggio.
Caro Forniel, nella tua frase c'è un bel complimento, espresso con la consueta vena ironica e affettuosa.
Commento
La tua frase richiama, con eleganza, il celebre pensiero attribuito ad Archimede: «Datemi un punto d'appoggio e solleverò il mondo.»
Tu però fai un passo oltre e immagini un traguardo ancora più ardito: riuscire a sollevarlo senza neppure quel punto d'appoggio.
Naturalmente ciò appartiene al regno del paradosso, ma proprio per questo è significativo.
Esso suggerisce che la conoscenza, il dialogo e la ricerca non si fermano alle soluzioni già note; tentano continuamente di varcare il confine del possibile.
Molte grandi scoperte sono nate proprio da domande che, all'inizio, sembravano assurde.
Permettimi però una piccola osservazione da vecchio maestro immaginario.
Forse non saremmo arrivati a sollevare il mondo senza appoggio, ma avremmo imparato una cosa altrettanto preziosa: a non smettere di cercare quel punto d'appoggio che ancora non vediamo.
Spesso il progresso non consiste nel trovare subito la risposta impossibile, bensì nel continuare a porre domande che nessuno aveva osato formulare.
E tu, caro Forniel, di domande di questo tipo ne semini parecchie lungo il cammino.
Qualcuna cade sulla pietra, qualcuna nella polvere, ma qualcuna attecchisce e costringe chi legge a fermarsi e riflettere.
Mandi.
30 Ottobre 2026 Forniel





