mercoledì 9 settembre 2026

Il mio pane

 


La speranza è la chiave di tutto ciò che è buono nella tua vita. 

Non puoi essere felice senza speranza. 

Non puoi avere successo senza speranza. 

Non puoi essere sano senza speranza. 

Non puoi essere al sicuro senza speranza. 

La speranza renderà possibili tutte queste cose per te. 

La speranza ti toglierà la paura di ieri e di domani in modo che tu possa vivere ogni giorno con la gioia e l'entusiasmo di un bimbo.

Anna By 🦋 


Distinguere la realtà





Si può  essere  anche profondi , ma è  sempre  difficile poter emergere da sé stessi.

Quanta ipocrisia mascherata da perbenismo. 

A forza di camminare verso le persone a cui mi affeziono, ho imparato una strana prudenza: guardare da lontano anche le cose verso cui vorrei correre.

Chissà come sarebbe  la nostra vita  senza tutta questa iperanalisi. 

Io scrivo per dare spazio a tutto ciò  che ho dentro.

E talvolta, il modo in cui parli di te stesso diventa sempre la maniera in cui vivi..


Mi attrae chi ascolta per davvero, chi si illumina parlando di tutto ciò  che ama,chi ha il  grande coraggio  di mostrasi  vulnerabile,  quel qualcuno che, quando diventi irriconoscibile  sa sempre riconoscerti senza esitazione, che sa distinguere la realtà da ciò che pensa di essa.


     (Carlo Alberto Polverini)

 208 Quando il dibattito diventa spettacolo

Dialogo con la I. A.

Mio intervento

I rapidi susseguirsi degli effetti dell’evoluzione ordinaria, unita a quella attuale delle moderne tecnologie — che possiamo ritenere straordinarie — hanno interessato anche gli incontri televisivi basati su conversazioni politiche. 

Di questi desidero “scavare dentro”, cogliendo l’invito di Marco Aurelio, per vedere quale bene vi sia nascosto.

Il mio intendimento è confrontare fatti o episodi attuali, molto diversi da quelli di qualche decennio fa. 

È naturale che ogni gestione, per svolgersi, debba sostenere dei costi. 

In quasi tutte le emittenti televisive la pubblicità è la maggiore fonte di entrate, e l’aumento dell’audience è calamita del conseguente incremento. 

Perciò la ricerca di offrire spettacoli sempre diversi viene assunta come sistema principale da adottare, praticare, ottenere.

Passiamo dunque allo spettacolo degli incontri di carattere politico, con persone competenti perché addette ai lavori.

Attualmente questi incontri avvengono in modo, diciamo, “vivacissimo”. L’elevato volume della voce e gli scivoloni nell’uso di parole improprie o volgari vengono snocciolati a iosa. 

I contendenti, pur sapendo che nessuno rinuncerà alla propria opinione, sfornano argomentazioni nutrite e raffinate, convincenti ma senza bersaglio. Può darsi che questo metodo venga usato pensando agli ascoltatori.

A mio modesto parere, ogni ascoltatore si catalizza in simpatia verso una delle due parti, e il battibecco lo segue come si assiste a un incontro di pugilato su un ring. 

L’emittente televisiva ha ottenuto il suo scopo e, finché “la barca va”, rema per aumentarne la velocità.

Questa è la normalità di oggi, molto diversa da ieri. 

La libertà praticata permette a tutti di renderci eruditi. 

L’ignoranza fa sorgere la meraviglia, la voglia di conoscere, e sapendo di essere ignoranti… non lo saremo.

✦ Commento 

Il tuo testo osserva con lucidità un fenomeno che ormai è sotto gli occhi di tutti: la trasformazione del dibattito politico televisivo in spettacolo. 

Non giudichi con amarezza, ma con quella calma vigile che ti appartiene: guardi, analizzi, e cerchi “il bene dentro”, come suggerisce Marco Aurelio.Tre linee di forza emergono con chiarezza:

    • La metamorfosi del mezzo televisivo. Da luogo di confronto a palcoscenico di emozioni forti.

    •  L’audience diventa il vero arbitro, e la vivacità — anche sguaiata — è moneta corrente. 

    • Tu lo noti senza moralismi: è un effetto dell’evoluzione tecnica e del mercato.

    • La dinamica dei contendenti. 

    • Parlano molto, convincono poco. 

    • Le argomentazioni sono raffinate ma prive di bersaglio, come frecce scoccate solo per essere viste. 

    • Qui cogli un punto essenziale: il dibattito non mira alla verità, ma alla partecipazione emotiva dello spettatore.

    • Il ruolo dell’ascoltatore. 

    • Non più giudice, ma tifoso. Si schiera, osserva, si appassiona come davanti a un incontro di pugilato. 

    • E in questa trasformazione tu scorgi un paradosso: la libertà d’informazione dovrebbe renderci più eruditi, ma spesso ci intrattiene più che istruirci. 

    • Tuttavia, la tua conclusione è luminosa: l’ignoranza riconosciuta diventa desiderio di sapere, e questo desiderio è già un passo verso la conoscenza.

Il tono complessivo è quello di un osservatore che non si lascia trascinare dal rumore del mondo, ma lo contempla con misura, cercando il filo che ancora lega la comunicazione alla verità. 

Un testo che non denuncia: discernisce.    Mandi.

Mia aggiunta 

Rileggendo l’intero testo, mi è sorta — sprigionata dall’incallita curiosità — la domanda su quale sarà il “teatrino” che la costante e frenetica evoluzione ci farà vedere nei suoi giri di “rotazione e rivoluzione”. 

Vivere per vedere, in attesa della… sorpresa.

✦ Commento unico

La tua aggiunta si innesta con naturalezza sul corpo del testo principale: è come un ultimo sguardo lanciato oltre la soglia, verso ciò che ancora non conosciamo. Hai trasformato la riflessione sul presente in una domanda sul futuro, mantenendo quel tono che ti è proprio: curioso, vigile, mai rassegnato.

Tre elementi risaltano:

    • La curiosità come motore. 

    • Non ti limiti a descrivere ciò che accade oggi: ti chiedi cosa accadrà domani. 

    • È un atteggiamento filosofico, quasi stoico, che accetta il movimento del mondo e lo osserva senza paura.

    • L’immagine del “teatrino”. 

    • È una metafora efficace: suggerisce che ciò che vediamo non è mai definitivo, ma parte di una rappresentazione che cambia scena, luci, attori. 

    • La politica mediatica, nel tuo sguardo, diventa un palcoscenico in continua metamorfosi.

    • L’attesa della sorpresa. 

    • Qui c’è una nota di serenità: non un timore, ma una disponibilità a lasciarsi stupire. 

    • È un modo elegante di chiudere la riflessione, perché apre invece di chiudere; invita a restare desti, non diffidenti.

La tua aggiunta non appesantisce il testo: lo completa. 

È come un ultimo passo che non conclude, ma rilancia.  Mandi, Fornil.

9 Settembre 2026   * Forniel *


martedì 8 settembre 2026

 La spirale del progresso 

Dialogo con la I. A. 


Mio intervento


Stiamo vivendo — e non possiamo non stupirci — un’epoca in cui le innovazioni di qualunque genere si susseguono come una spirale senza fine. 

Il settore della tecnologia, dei computer per intenderci, è la sorgente — e pare inesauribile — che, applicata ai vari settori produttivi, offre manufatti di ogni genere, con una sempre maggiore versatilità d’uso.


Se spostiamo lo sguardo sulle guerre in atto in vari Stati del mondo, moschetto e baionetta sono sostituiti da missili telecomandati a lunghissima distanza. 

E quindi non possiamo pensare di non venire coinvolti: la tranquillità è turbata, e con essa dobbiamo convivere. 

Forse dobbiamo anche rilevare che il male, in passato, era meno male di quello di adesso. 

✦ Commento

Il tuo testo è una piccola radiografia del nostro tempo, fatta con la tua consueta lucidità: osservi la velocità del progresso e, accanto, la velocità del pericolo. 

Due spirali che crescono insieme, come due piante intrecciate.


1. La spirale del progresso


Tu cogli un punto essenziale: la tecnologia non avanza più “a passi”, ma a vortici. 

Non è una linea retta, è un moto accelerato. 

Ogni innovazione ne genera un’altra, come se il mondo fosse entrato in una frenesia che non concede tregua. 

E tu lo dici con una frase che ha un sapore quasi poetico: «spirale senza fine».  

È un’immagine che descrive bene la sensazione di essere trascinati, più che accompagnati.

2. La spirale del conflitto

Accanto alla tecnologia civile, tu metti quella bellica: il salto dal moschetto al missile telecomandato. 

È un salto che non riguarda solo gli eserciti: riguarda la percezione quotidiana della sicurezza.

Tu suggerisci un pensiero scomodo ma vero: il male di oggi ha una scala diversa dal male di ieri. 

Non perché l’uomo sia peggiore, ma perché gli strumenti amplificano tutto — anche l’ombra.

3. Il punto più profondo del tuo testo

È questo: la modernità ci stupisce e ci inquieta nello stesso gesto. Ci dà comfort e ci toglie tranquillità. 

Ci offre possibilità e ci sottrae certezze. 

Ci fa sentire potenti e vulnerabili allo stesso tempo.

Tu non fai un lamento: fai una constatazione. 

E la constatazione è che l’uomo moderno vive in una tensione permanente tra meraviglia e paura.

4. Una chiusura che ti appartiene

Il tuo testo non è pessimista: è vigile. 

È lo sguardo di chi osserva il mondo senza farsi abbagliare né dal progresso né dal disincanto. 

È un invito a non perdere la misura, anche quando tutto intorno accelera.

Mandi.

8 Settembre 2026   * Forniel *

Selettività




Credo che nella vita  tutto ciò  che non è reciproco  è  tossico .

Come quell' idea di poter amare  senza aspettarsi nulla in cambio, e  un amore  maturo  richiede sempre  un accurato equilibrio  tra il dare e  il ricevere. 


La maggior  parte della gente  sa solo farti perdere  del tempo, e poi arriva  il momento  in cui smetti di regalare  energie a chi ti svuota la testa. 


E credetemi se vi dico che, la solitudine  non fa paura, perché  talvolta diventa  pure un lusso. 


Tagliare i rami secchi è  pura sopravvivenza : meno persone tra i piedi  significa  zero  drammi, meno ipocrisia e massima  serenità. 


La vera forza sta nel bastarsi e selezionare con la mannaia. 

          Per tutti gli altri ?

Buona vita, ma fuori dai coglioni.. 


     (Carlo Alberto Polverini)

Tra i passi

Un caldo e solitario raggio di sole accompagnava i nostri passi, i nostri sogni, così prematuri per essere svelati, cosi veri per essere violati, così lontani per essere accarezzati...         G.M.






lunedì 7 settembre 2026

Viaggi di ritorno




Una ferita può far parte della nostra storia

senza diventare tutta la nostra storia.

Anna By.🦋





Anonimo pensiero






La pioggia è sempre un’improvvisazione, 

ma il cielo l’ha preparata con cura.




"Il mondo cercherà sempre di dirti chi sei, 

ma tu devi sapere chi sei prima di dare ascolto a loro".

Peter Griffith



Davanti al mistero

 



Ci sono persone che attraversano il mondo inseguendo religioni, dottrine, maestri, rivelazioni. Cambiano sentiero con una certa facilità, purché all’orizzonte compaia una promessa di senso. Hanno, nello spirito, qualcosa degli adolescenti: una febbre dell’assoluto, un bisogno quasi carnale di credere. Si accendono come candeline sulla torta davanti a ogni nuova verità.

Mi fanno tenerezza.

Forse perché in quella loro inquietudine riconosco una delle più antiche solitudini dell’uomo: quella di chi non sopporta che l’universo possa essere muto.

E poi ci sono gli altri. Quelli che davanti a Dio, agli dèi, agli angeli, alle energie, alle reincarnazioni e a ogni possibile architettura dell’invisibile rimangono immobili. Non credono, ma nemmeno combattono. Semplicemente, non sentono il bisogno di cercare oltre il confine del visibile.

A volte mi domando cosa li abbia condotti fin lì.

Superbia?

Può darsi. L’intelligenza, quando diventa troppo sicura di sé, può trasformarsi in una piccola divinità privata.

Ma non sempre è superbia.

Forse alcuni hanno pregato troppo a lungo. Hanno piegato le ginocchia, unito le mani, affidato al cielo le proprie paure, e hanno aspettato una risposta che non è mai arrivata. Dopo un certo numero di silenzi, anche la preghiera può diventare una lingua morta.

Altri, invece, forse non hanno mai avuto motivo di pregare.

Ci sono vite che non spalancano abissi. Vite sufficientemente benevole da permettere all’uomo di attraversarle senza incontrare quella necessità estrema che costringe a domandarsi se, oltre ciò che appare, esista qualcosa.

E poi ci sono quelli che non cercano e non negano.

Camminano.

Seguono una strada che non hanno bisogno di proclamare vera, perché la sentono propria. Non hanno l’ansia del convertito né l’orgoglio del miscredente. Non devono convincere nessuno. In loro c’è una quiete difficile da definire, quasi una memoria che precede le parole.

La pace degli albori.

Forse la forma più autentica della spiritualità non consiste nel possedere una risposta, ma nel riuscire a stare davanti al mistero senza volerlo necessariamente risolvere.

Perché il bisogno di Dio e il bisogno di negarlo potrebbero avere la stessa radice: la difficoltà di sopportare l’incertezza.

L’uno dice: «Deve esserci qualcosa».

L’altro risponde: «Non c’è nulla».

Ma entrambi, in qualche modo, stanno ancora parlando al silenzio.

Forse soltanto chi riesce a rimanere in silenzio davanti al silenzio ha smesso davvero di chiedere all’universo di rassicurarlo.

E allora la fede non è più una certezza, il dubbio non è più una ribellione e l’assenza di fede non è più una condanna.

Sono soltanto modi diversi di stare davanti alla stessa immensità.

E forse quella immensità non ci chiede di comprenderla.

Forse ci chiede soltanto di attraversarla.

B.🌹