venerdì 27 febbraio 2026

Dopo la pioggia

 


Quando diciamo “ho mal di testa”, nessuno mette in dubbio il dolore.


Se diciamo “ho preso un antibiotico”, il problema è automaticamente riconosciuto.


Il nome del farmaco diventa la prova della sofferenza.


Il dolore fisico ha un linguaggio condiviso.


Si vede.


Si misura.


Si cura.


Ma il dolore dell’anima no.


Non esiste una compressa per un abbandono.


Non c’è prescrizione per un tradimento.


Non c’è ricetta per una violenza psicologica che ti svuota il respiro.


Eppure bruciano.


A volte più di una ferita sulla pelle.


Questi dolori non si mostrano.


Si nascondono dietro un sorriso educato.


Dietro un “va tutto bene”.


Dietro la scelta di non disturbare nessuno con il proprio peso.


Chi soffre in silenzio non soffre meno.


Soffre senza testimoni.


Per questo giudicare ciò che non conosciamo è un atto pericoloso.


Non sapere la storia dell’altro dovrebbe insegnarci prudenza, non durezza.


Il dolore non è una competizione.


Non esiste una graduatoria delle ferite più legittime.


Ognuno porta cicatrici invisibili.


E chi ha sofferto davvero conosce il rispetto.


Forse la vera maturità non è dimostrare quanto si è sofferto.


È riconoscere che anche l’altro potrebbe averlo fatto...


in un modo diverso,


in un tempo diverso,


in un silenzio diverso.


Forse non vedremo mai il mondo con gli stessi occhi.


Forse le nostre storie ci hanno insegnato linguaggi diversi, difese diverse, silenzi diversi.


Ma dopo ogni temporale, quando luce e pioggia decidono di non combattersi più, nasce un arcobaleno.


Non cancella ciò che è accaduto.


Lo trasforma.


Io non conosco fino in fondo le tue ferite.


Tu non conosci fino in fondo le mie.


Ma possiamo scegliere di non farle diventare armi.


Possiamo scegliere di farle diventare consapevolezza.


Ti tendo la mano non per dimostrare qualcosa,


ma per dire che la differenza non deve per forza dividerci.


Se c’è spazio per il rispetto,


c’è spazio anche per un nuovo modo di guardarci.


E forse, proprio lì, può nascere il nostro arcobaleno.


Senza alzare la voce,


questa è la forza più rara:


la dimostrazione che, qualunque dolore ti abbia attraversato,


non diventerai mai dolore, offesa per gli altri.


B. 🌹

giovedì 26 febbraio 2026




Tra le braccia di mia madre 

Il profumo del seno

Il latte che sgorgava


Vedevo la luna 

Brillare la notte 

E la sua pelle cullarmi


Sapevo apprezzare

Piangere d'amore

Chiudere gli occhi e sognare

Mentre i grilli scandivano l'estate


Io e lei

Sul dondolo della terra 

Unici e perpetui

Impazziti di gioia.


Dove sei

Oh amata madre

Non senti il mio richiamo?


Io che ti sogno ancora

E non chiedo altro che baci

Per quei girotondi di bimbi 

E per quelli andati per sempre.


E F

Biblios @

Liturgia lunare




Ho aperto la notte

tra le pagine.

Non c’era un ritratto 

c’era una luna imprigionata

in un rettangolo di carta.

Il suo volto era falce sottile,

promessa di pienezza.

Portava nei polsi

il latte segreto delle costellazioni.

Non sapeva ancora

di essere marea.

Io, che ho attraversato le sue fasi,

porto crateri bianchi sotto la pelle,

segni d’acqua ritirata

dopo l’alta luce.

Quando l’ho guardata

il cielo si è piegato in due:

lei crescente,

io calante,

e nel mezzo

un disco invisibile

dove tutto è compiuto

prima di accadere.

Le sue paure erano ombre sottili.

Le mie, eclissi già avvenute.

Eppure

la stessa luce ci abita 

non nasce, non muore,

si trasforma nelle ore dei giorni

La luna è rimasta.

Ora so:

non ero io a ricordare lei.

Era la sua notte

che ricordava me.

B.🌹

Lui l'amava


Lui l'amava.

Anche se aveva molte amiche,

alcune così confidenziali

da sapere prima di lei cosa provasse.

Lui l’amava.

Anche se ogni loro progetto

era un lavoro di gruppo,

a sua insaputa.

Lui l’amava.

Anche se le altre conoscevano

ogni dettaglio di loro,

persino quelli che lei stava ancora vivendo.

Un giorno un’amica disse a tutti

che lei era ingiusta

a sospettare della sua infedeltà.

E lui annuì.

Con la stessa sincerità

con cui amava solo lei.

Anna Micoli. By.. 🦋

mercoledì 25 febbraio 2026

Distesa in parole



C’è chi schiarisce le fotografie,

come se la luce potesse assolvere il tempo,

come se bastasse togliere ombra

per non avere memoria.

C’è chi offre al sole soltanto la schiena,

custodendo il volto

in una stanza senza specchi,

dove il nome non risponde più.

C’è chi scuce le parole altrui,

le lascia senza pelle,

perché nel silenzio ferito

resti in piedi la sua voce.

E c’è sempre una mano

che cerca fango tra i sassi 

non per cadere 

ma per velare ciò che è limpido,

credendo che la polvere sollevata

sia abbastanza per sparire.

E allora di nuovo

qualcuno schiarisce la verità 

temendo che l’ombra racconti

ciò che la luce

non può cancellare.

B.🌹

Prudenza nel parlare

 



"Siate attenti ad ogni parola che pronunciate, perché nella natura c'è sempre uno dei quattro elementi -la terra, l'acqua, l'aria o il fuoco- che aspetta il momento in cui potrà rivestire di materia tutto ciò che esprimete. 

La realizzazione si verifica spesso molto lontano dalla persona che ne ha fornito i germi, ma si verifica infallibilmente. 

Così come il vento trasporta le sementi spargendole lontano, le vostre parole prendono il volo e vanno a produrre in qualche punto dello spazio risultati buoni o cattivi. 

Perciò, abituatevi a parlare con amore ai fiori, agli uccelli, agli alberi, agli animali e agli esseri umani, perché questa è un'abitudine divina. 

Chi sa pronunciare parole che riscaldano, vivificano, ispirano e accendono il fuoco sacro, possiede una bacchetta magica nella propria bocca".


Omraam Mikhaël Aïvanhov

martedì 24 febbraio 2026

Esperienza intensa


Ho aperto un cassetto di carta

e ne è uscita una ragazza

con i capelli pieni di domani.

Non era solo un volto fermato dalla luce,

era un pensiero in corsa,

un progetto scritto in matita

sul margine dell’aria.

Guardava avanti

con la fiducia verticale

di chi non ha ancora imparato

la parola “forse”.

E io, donna di adesso,

l’ho incontrata sul ponte delle fotografie.

Lei mi ha prestato i suoi sogni intatti,

io le ho restituito

qualche successo lucidato dal tempo,

qualche caduta diventata cicatrice gentile.

Ci siamo scambiate emozioni

come lettere spedite in ritardo:

lei tremava per un futuro immenso,

io tremavo sapendo

quale forma avrebbe preso.

Strano,

rivivere il futuro

che per lei era solo luce lontana.

Strano,

accarezzare le sue paure

sapendo che alcune sarebbero fiorite,

altre svanite

come promesse fatte alla pioggia.

Ho chiuso l’album

ma lei è rimasta con me,

seduta tra le costole.

Non sono più soltanto quella che ero,

non sono soltanto quella che sono:

sono il dialogo silenzioso

tra una ragazza piena di cielo

e una donna che ha imparato

che anche le crepe

lasciano passare il sole.

B.🌹