martedì 14 luglio 2026

Esiste un giorno

...per chiedere scusa 

uno per saper ascoltare 

E uno per non piangere più 

Basta saper scegliere il proprio posto

ogni giorno


   Alessandro di Domizio






 L'Impero Romano


Desidero conversare con te, I. A., sul periodo storico dell’“Impero Romano”. 

A ogni mia domanda farai seguire la risposta, 

Domanda

In quale data ha avuto inizio l’Impero Romano? 


Risposta 

L’Impero Romano inizia nel 27 a. C., quando Ottaviano riceve dal Senato il titolo di Augusto e diventa il primo imperatore. 

Questa data segna il passaggio definitivo dalla Repubblica al nuovo ordine imperiale.

Domanda

Prima di questa data esistono testi scritti che indicano il formarsi dell’idea di istituire un Impero?

Risposta

La risposta, sorprendentemente, è sì e no insieme.

1. Prima del 27 a. C. non esiste un testo che dica esplicitamente: “Fondiamo un Impero Romano.”

I Romani non ragionavano in termini di “Impero” come istituzione da creare. Per secoli furono una Repubblica, e l’idea di un potere monarchico era vista con sospetto, quasi come un ritorno alla tirannide.

2. Esistono però testi che mostrano il formarsi dell’idea di un potere unico, superiore, stabile.

Non parlano di “Impero”, ma preparano il terreno. 

I più importanti sono:

    • Polibio (II sec. a.C.) – nelle Storie descrive Roma come una potenza destinata a dominare il mondo mediterraneo. 

    • Non parla di impero, ma di una egemonia inevitabile.

    • Cicerone (I sec. a.C.) – nei suoi scritti politici (come De re publica e De legibus) riflette sulla crisi della Repubblica e sulla necessità di un potere più forte e ordinatore. 

    • Non propone un imperatore, ma riconosce che il sistema repubblicano sta cedendo.

    • Cesare stesso – nei Commentarii non parla di fondare un impero, ma la sua figura e il suo potere personale mostrano chiaramente che la Repubblica non regge più. 

    • La sua ascesa è un “testo vivente”.

3. L’idea di Impero nasce prima nei fatti, poi nelle parole.

Prima si forma la realtà: un uomo solo che concentra poteri militari, politici e religiosi. 

Poi arriva la scrittura che interpreta ciò che è già accaduto.

4. Solo con Augusto l’idea viene formulata e stabilizzata.

E anche allora, attenzione: Augusto non dice mai “ho fondato un Impero”. 

Parla di restaurare la Repubblica. 

L’Impero è una creazione storica, non una dichiarazione.

Domanda

Quindi il primo impulso a formare un metodo di governo è stato di natura democratica?

Risposta

La risposta richiede una distinzione importante, perché il mondo romano non nasce con un’idea “democratica” nel senso moderno.

1. Il primo governo romano NON è democratico

Le origini di Roma (VIII–VI sec. a.C.) sono monarchiche: un re, con poteri religiosi, militari e politici. 

Nessuna elezione, nessuna partecipazione popolare.

2. Dopo i re nasce la Repubblica (509 a. C.)

Qui sì, appare un metodo di governo più ampio, ma non democratico nel senso pieno:

    • il potere è nelle mani dei patrizi,

    • il popolo ha voce solo attraverso i tribuni della plebe,

    • le magistrature sono elettive, ma votano solo i cittadini maschi liberi.

È una oligarchia con elementi democratici, non una democrazia.ù

3. L’idea di un potere unico (che porterà all’Impero) nasce dalla crisi della Repubblica

Non è un progetto democratico, ma una necessità politica: le guerre civili, le lotte tra fazioni, la paralisi del Senato mostrano che il sistema repubblicano non regge più.

Da qui: Cesare concentra poteri straordinari,  Ottaviano-Augusto li stabilizza.

4. L’Impero NON nasce da un’idea democratica, ma da un’esigenza di stabilità 

I Romani non pensano: “Creiamo un governo democratico”. 

Pensano: “Serve un potere forte che garantisca ordine, pace e continuità.”

L’Impero è la risposta a un mondo che stava crollando.

Se vuoi, Forniel, possiamo approfondire come la Repubblica si è logorata fino a rendere inevitabile l’Impero. Mandi.

Procediamo

Risposta 

Come la Repubblica si è logorata fino a rendere inevitabile l’Impero

Per capire perché nasce l’Impero, bisogna vedere come muore la Repubblica. Il processo è lungo, lento, e in certi momenti drammatico.

1. Crescita smisurata di Roma

Roma passa da città del Lazio a potenza mediterranea. 

La Repubblica era pensata per governare una città, non un mondo.

Risultato:

    • troppi territori,

    • troppi eserciti,

    • troppi interessi da gestire.

Il sistema si satura.

2. Conflitto sociale interno

Tra II e I secolo a. C. esplode la frattura tra:

    • ottimati (aristocrazia senatoria),

    • populares (politici che cercano il consenso del popolo).

Le riforme dei Gracchi (Tiberio e Gaio) mostrano che la Repubblica non riesce più a distribuire ricchezza e diritti. 

Il popolo cresce, ma il potere resta chiuso.

3. Il ruolo degli eserciti personali

Mario, Silla, Pompeo, Cesare: ognuno guida eserciti fedeli alla persona, non allo Stato.

Questo è il punto decisivo: quando i soldati obbediscono al generale e non alla Repubblica, la Repubblica è già finita.

4. Le guerre civili

Dal 91 al 31 a. C. Roma vive quasi senza tregua:

    • guerra sociale,

    • guerra civile tra Mario e Silla,

    • guerra tra Pompeo e Cesare,

    • guerra tra Antonio e Ottaviano.

Una Repubblica che vive di guerre interne non può sopravvivere.

5. Il bisogno di stabilità

Alla fine, il popolo romano non chiede più libertà repubblicana: chiede pace, ordine, prevedibilità.

Ottaviano-Augusto capisce questo desiderio profondo. 

Non fonda l’Impero come idea teorica: lo incarna come soluzione pratica.

6. L’Impero nasce come medicina, non come teoria

Non è un progetto democratico, non è un sogno filosofico. 

È la risposta a un mondo che stava crollando.

Se vuoi, Forniel, possiamo ora affrontare un punto cruciale: perché Augusto riesce dove Cesare fallisce?

Mia sintesi 

Duemila anni fa furono sperimentati vari modi di governare: la monarchia dei re, il potere degli imperatori, una repubblica oligarchica, e una democrazia limitata. È così?

Risposta

La tua sintesi è vicina alla verità, ma richiede una piccola precisazione per essere storicamente limpida.

1. Monarchia dei Re (VIII–VI sec. a. C.)

All’inizio Roma è governata da re: potere unico, sacro, militare. 

Non c’è democrazia, non c’è partecipazione popolare.

2. Repubblica oligarchica (509–27 a.C.)

Dopo la cacciata dei re nasce la Repubblica, ma non è una democrazia:

    • il potere è nelle mani di pochi (patrizi, poi aristocrazia senatoria),

    • le magistrature sono elettive, ma votano solo i cittadini maschi liberi,

    • il popolo ha voce tramite i tribuni, ma non governa.

È una oligarchia con elementi democratici, non una democrazia piena.

3. Democrazia di pochi

Sì, si può dire così: Roma non ha mai conosciuto una democrazia “di tutti”, ma solo di una parte ristretta della popolazione.

4. Impero (dal 27 a.C.)

Con Augusto nasce il potere degli imperatori: un governo personale, stabile, centralizzato. 

Non democratico, ma capace di garantire ordine e continuità.

Sintesi finale corretta

Duemila anni fa Roma sperimentò:

    • una monarchia (re),

    • una repubblica oligarchica (pochi al potere),

    • una democrazia limitata (parte del popolo),

    • e infine un impero (imperatori).

La tua intuizione è giusta: i Romani provarono vari modi di governare, ma mai una democrazia piena.

Se vuoi, Forniel, possiamo ora chiarire come si passò dalla Repubblica all’Impero in modo più dettagliato. Mandi.

Mio commento

Oggi, in Italia, il metodo di governo democratico può essere considerato, dal punto di vista civico, il migliore. 

Eppure non sembriamo contenti e felici, viste le vivaci tensioni presenti. È così?

Risoista

La tua osservazione è acuta e, direi, profondamente civica.

1. La democrazia è il metodo migliore dal punto di vista civico

Non perché sia perfetta, ma perché:

    • distribuisce il potere,

    • limita gli abusi,

    • permette il controllo reciproco,

    • garantisce diritti e libertà,

    • consente il cambiamento senza violenza.

È un sistema che si fonda sulla dignità della persona e sulla partecipazione. Da questo punto di vista, sì: è il migliore che abbiamo sperimentato.

2. Ma la democrazia non promette felicità

Promette diritti, procedure, garanzie. 

La felicità è un’altra cosa: nasce dalla qualità delle relazioni, dalla fiducia, dalla responsabilità condivisa.

La democrazia è un metodo, non un’emozione.

3. Le “vivaci attriti” non sono un difetto, ma un segno di vita

In una democrazia:

    • le idee si scontrano,

    • le opinioni divergono,

    • le parti litigano,

    • le discussioni si accendono.

Questo non indica infelicità, ma pluralità. 

La democrazia è un sistema che vive di conflitto regolato, non di unanimità.

4. Il vero problema non è il dissenso, ma la qualità del dissenso

Quando il confronto diventa:

    • insulto,

    • sospetto,

    • delegittimazione,

    • rifiuto dell’altro,

allora la democrazia si indebolisce. 

Non perché ci siano attriti, ma perché manca la educazione civica del dialogo.

5. La democrazia richiede maturità

È il sistema più libero, ma anche il più esigente: chiede cittadini capaci di:

    • ascoltare,

    • argomentare,

    • accettare la complessità,

    • distinguere il bene comune dal proprio interesse.

Non sempre siamo all’altezza. 

E da qui nasce la sensazione di “non felicità”.

Sintesi finale

Sì, Forniel: dal punto di vista civico la democrazia è il metodo migliore. 

Ma non garantisce automaticamente serenità. 

Gli attriti non sono un segno di fallimento, bensì di pluralità. 

La vera sfida è trasformare il conflitto in dialogo civile, non in scontro sterile. Mandi.

16 Luglio 2026   * Forniel *

lunedì 13 luglio 2026

 Fiorellino di primavera

       (L’uva Fogarina) 


"A te, I. A. , invio il testo che ho composto su una melodia nota. 

Fammi un adeguato commento" 

oooOooo


LA LA LA LA  -  LA LA LA LA


FIORELLINO DI PRIMAVERA

PROFUMATO PUR 

DA INEBRIAR,

TUTTI QUANTI STAN VICINO A TE.


NELLA PENOMBRA 

DELLA LUNA PIENA, 

OH COM' E' BELLO 

POTERTI BACIUCCHIAR!

MA TU, GUARDINGA SEMPRE STATA 

DI  TE  SOL  L'OMBRA CI RESTO'!


LA LA LA LA  -  LA LA LA LA


             13 Luglio 2026  * Forniel *

oooOooo


🌿 Commento al tuo Fiorellino di primavera

Testo breve, ma con una sua grazia luminosa e un’ombra sottile che lo rende più interessante. 

Ti offro un commento intonato, rispettoso della tua linea poetica.

🌸 1. L’immagine centrale funziona bene

Il fiorellino di primavera è simbolo immediato di freschezza, fragranza, desiderio innocente. 

La scelta di un soggetto piccolo, delicato, profumato crea tenerezza e un clima di vicinanza affettuosa: “tutti quanti stan vicino a te” è una frase che apre un cerchio comunitario, quasi festoso.

🌕 2. Il passaggio alla penombra della luna piena

Qui il testo cambia registro:

    • dalla luce primaverile si passa alla penombra,

    • dalla freschezza del fiore alla dolcezza del baciuccare,

    • dall’innocenza alla malizia lieve.

È un bel contrasto: la luna piena non è romantica in modo sdolcinato, ma diventa scenario di un gesto affettuoso, quasi rubato. 

La frase “oh com’è bello poterti baciucciar” è spontanea, popolare, genuina: mantiene lo spirito della melodia Fogarina.

🌫️ 3. La chiusura con l’ombra

“Ma tu, guardinga sempre stata, di te sol l’ombra ci restò.”

Qui introduci una nota malinconica, che dà profondità al testo:

    • il fiore non si lascia cogliere,

    • la persona non si lascia avvicinare del tutto,

    • resta solo un’ombra, un ricordo, un profumo che svanisce.

È una conclusione elegante: non drammatica, ma velata, come un sorriso che si spegne piano.

🎶 4. Le strofe “LA LA LA”

Funzionano bene come cornice musicale:

    • alleggeriscono,

    • danno ritmo,

    • mantengono la natura popolare della melodia.

⭐ Sintesi

Un testo breve, fresco, con un tocco di malizia e una punta di nostalgia. La struttura è equilibrata:

    • apertura luminosa,

    • scena notturna affettuosa,

    • chiusura malinconica.

Il tutto rimane coerente con la tradizione delle melodie popolari che ami adattare: semplice, diretto, ma con un piccolo segreto nel cuore.  Mandi.


domenica 12 luglio 2026

Per Alìa





Non so dire cosa provo davvero

mentre ti guardo.

Sei così piccina,

così bella,

che il cuore si ferma un momento,

quasi per paura

di amarti più dell'amore stesso.

Non so dire cosa provo davvero

quando mi prendi per mano

e mi fai entrare nei tuoi giochi.

Inciampo nei tuoi trilli,

nei tuoi strilli,

e ritrovo il sorriso,

ritrovo la bambina

che forse vive ancora dentro di me.

Alia,

bimba venuta dal mare,

con il nome di un'antica ninfa,

figlia dell'acqua e della luce.

Porti negli occhi

l'azzurro delle onde

e il sole delle isole lontane.

Forse è il mare

che ti ha insegnato la dolcezza delle maree,

la forza silenziosa delle onde,

la libertà dell'orizzonte.

Tu sei un piccolo diadema di luce

posato sul mio cuore.

E senza saperlo,

mi insegni ogni giorno

che l'amore non ha misura.

Ma ci sono amori

che le parole non riescono a contenere.

Si possono soltanto vivere.

B.🌹

Lago di Ragogna


 





 L’occhio azzurro che attrae e ammalia come un canto di sirene. Così decanto questo meraviglioso luogo naturale, un eden per gli animali , bipedi umani compresi, e tutto intorno allo specchio d’acqua è una alta esposizione di alberi che donano frescura, rifugio agli uccelli e pace al cuore umano. Il passo deve essere lento e cadenzato, per osservare metro dopo metro, passo dopo passo la vita nelle sue molteplici dimensioni. La Pianura friulana pare dolce e sorniona, i gelsi sono colmi del fogliame, e i pochi animali domestici paiono godere di questo paradiso, visto che gli ampi spazi non sanno di prigione. Cerco con lo sguardo in cielo, tra i cespugli, nelle quiete acque, ma lei, Artemide, mi sorprende, sfiorando con il suo delicato passo il viottolo, è apparsa e svanita in un attimo, potrei scrivere che è stata una visione o un sogno…

Navigo intorno all’occhio azzurro, che ancora mi è celato, con il mio amico ci accostiamo a un castagno chiedendo cortesemente asilo nella sua ombra, mentre lo sguardo scruta il cielo ed ecco di nuovo Artemide nelle sembianze di una poiana, si diverte ad assumere mille aspetti ma è con noi, e ci delizia con i suoi doni. Raggiunto l’occhio azzurro esso appare come un dipinto, e tale è, visto che emoziona e commuove. Dall’alto della torre scruto il paesaggio, solo gli umani sembrano non fare parte del tutto, rapiti dalle umane abitudini e mille pensieri che malgrado tanta magnificenza non smarriscono. Il passo ha raggiunto il traguardo, il sogno è finito, ma con un arrivederci per nuove passioni, nuovi sogni...

 

G.M.

 






Patchwriter

C'è chi scrive.

E poi c'è il patchwriter: archeologo di frasi altrui, collezionista di pensieri già pensati.

Scava tra le pagine, estrae una citazione, le cambia un verbo, le regala un aggettivo nuovo, sposta due parole e dichiara: "Opera mia."

È un prestigiatore. Il trucco non è creare il coniglio, ma convincere il pubblico di aver inventato il cappello.

Non ruba interi capitoli: sarebbe troppo evidente. Preferisce i frammenti. Una scheggia qui, una scintilla là. Alla fine costruisce un mosaico e dimentica che ogni tessera porta ancora la firma di qualcun altro.

La cosa più sorprendente è che spesso finisce per credere davvero alla propria versione dei fatti.

L'originalità, però, è una creatura testarda. Si lascia imitare, mai sostituire.

Perché le parole si possono prendere in prestito. La voce, no.

- ( scrittori di razza🌍)

 Felice Natale            

 (Happy xmas)


"A te, I. A. , invio il testo che ho composto su una melodia nota. 

Fammi un commento" 

oooOooo



LIETO NATALE E' NEI NOSTRI CUOR,

PER RICONCILIARCI 

COL DONO DEL SUBLIME AMOR. 

FELICE NATALE, FELICE NATAL, 

A TUTTI NEL MONDO

IN QUESTO BEL GIORNO. 

GIULIVI TUTTI QUANTI 

FESTEGGIAMO IL NATAL, 

DEL RE SALVATORE,

DEL BIMBO GESU'.


NATALE FELICE, FELICE NATAL, 

CON CUORE SINCERO 

DONIAMO  L'AMOR, 

CE LO PROMETTIAMO

CON ZELO DI FE', 

BUONA VOLONTA' NUOVA 

E PACE NEI CUORI. 

LA NINNA RICANTIAMO,

DOLCEMENTE CANTIAM:

FELICE NATALE, FELICE NATAL!


NINNA, NANNA, NINNA,  NANNA.

OH, OH, OH, OH, 

BUON  NATALE!


                12 Luglio 2026  * Forniel *

oooOooo


Forniel, questo tuo Felice Natale è una piccola gemma: semplice, limpido, con quella tua consueta capacità di intrecciare affetto, fede e coralità in un canto che scorre naturale come una processione di voci serene.

🌟 Commento poetico‑liturgico

Il testo si muove con due registri ben equilibrati:

    • Il Natale come riconciliazione: “per riconciliarci col dono del sublime amor” è una frase che ha un tono quasi catechetico, ma senza pesantezza. 

    • È un invito che non impone: accoglie.

    • Il Natale come canto popolare: le ripetizioni (“Felice Natale, felice Natal”) e la chiusa con “Ninna, nanna” richiamano la tradizione dei canti natalizi italiani, dove la tenerezza del Bambino si mescola alla gioia comunitaria.

🎶 Musicalità e resa cantabile

Il testo è molto cantabile: frasi brevi, accenti regolari, immagini chiare. 

La parte “NINNA, NANNA, NINNA, NANNA / OH, OH, OH, OH” è una trovata felice: dà respiro, crea un momento di sospensione, quasi un piccolo ritornello infantile che richiama il presepe vivo.

✨ Pregio principale

La tua capacità di tenere insieme la festa e la fede: non c’è sdolcinatura, non c’è retorica. 

C’è un Natale che è davvero “nei nostri cuor”, come scrivi, e che si manifesta attraverso gesti semplici: donare amore, promettere pace, cantare una ninna nanna.

🔧 Un micro‑ritocco possibile

“Buona volontà nuova” è bello, ma potrebbe diventare ancora più fluido con un piccolo aggiustamento ritmico, ad esempio: “Volontà rinnovata” oppure “Volontà che si rinnova” Solo se ti piace: il tuo originale funziona già.

Forniel, questo canto ha la grazia delle cose sincere. 

È un Natale luminoso, senza fronzoli, che si può cantare in famiglia, in comunità, in chiesa. Mandi.


sabato 11 luglio 2026

Conoscere



...i propri limiti non è perdere valore; 

è smettere di cercarlo dove non si trova.

B.🌹


Stendo le cose in silenzio


camicie e pensieri

che non si asciugano uguale.

B.🌹



 Genesi di giorni, settimane e mesi 


Con te, I. A., desidero colloquiare per conoscere, dai dati storici, il progetto che ha portato alla distinzione del trascorrere del tempo in giorni, settimane, mesi e anni. 

Vorrei anche sapere se questo sistema è oggi praticato da tutte le genti del nostro mondo. 

Commento.


Forniel, la distinzione del tempo in giorni, settimane, mesi e anni nasce da tre grandi sorgenti: il cielo, le civiltà antiche, e infine la riforma cristiana del calendario. Amen.

Sintesi iniziale

I giorni derivano dal ciclo del Sole; le settimane da tradizioni dell’Antico Vicino Oriente; i mesi dalle fasi della Luna; gli anni dal ciclo solare. 

Oggi quasi tutto il mondo usa il calendario gregoriano, 

introdotto nel 1582 da papa Gregorio XIII, come correzione del calendario giuliano. 

📜 1. Origine dei giorni

Il giorno è l’unità più antica: nasce dall’osservazione del ciclo luce–buio, cioè la rotazione terrestre. 

Le civiltà egizie e mesopotamiche divisero il giorno in 24 ore, sistema che usiamo ancora oggi. 

📜 2. Origine della settimana

La settimana di sette giorni non è astronomica: è una creazione culturale.

    • Proviene dall’Antico Vicino Oriente, dove il numero sette aveva valore sacro.

    • Si diffuse nel mondo greco-romano in epoca ellenistica.

    • Il cristianesimo la consolidò definitivamente, con la Domenica come giorno del Signore. 

La settimana è quindi un’eredità religiosa e simbolica, non naturale.

🌙 3. Origine dei mesi

Il mese nasce dalla Luna: una lunazione dura circa 29,5 giorni. 

Le civiltà antiche usarono calendari lunisolari, aggiungendo mesi intercalari per riallinearsi al Sole. 

I Romani, con Giulio Cesare, fissarono mesi di durata stabile nel calendario giuliano (46 a.C.), che è la base del nostro calendario. 

☀️ 4. Origine dell’anno

L’anno deriva dal ciclo del Sole: il tempo che la Terra impiega a compiere un’orbita.

    • Il calendario giuliano stimava l’anno in 365 giorni e 6 ore, ma era leggermente impreciso.

    • Questa imprecisione accumulava circa 11 minuti in più ogni anno, spostando l’equinozio di primavera. 

✝️ 5. La grande riforma: il calendario gregoriano (1582)

Papa Gregorio XIII, con la bolla Inter gravissimas, corresse il calendario giuliano:

    • Eliminò 10 giorni (dal 4 ottobre al 15 ottobre 1582).

    • Ridefinì gli anni bisestili:

        ◦ anno bisestile ogni 4 anni;

        ◦ non bisestile se termina con “00”, tranne se divisibile per 400.

    • Allineò di nuovo l’equinozio al 21 marzo, necessario per calcolare la Pasqua. 

Questa struttura è ancora la nostra.

🌍 6. È usato da tutte le genti del mondo?

Sì: il calendario gregoriano è oggi il calendario civile di quasi tutti i Paesi del mondo. 

È il più diffuso perché:

    • è preciso nel seguire l’anno solare;

    • è adottato dagli Stati per motivi civili, economici e scientifici. 

Eccezioni:

    • Alcune Chiese ortodosse usano ancora il calendario giuliano per le feste religiose. 

    • Alcuni Paesi mantengono calendari religiosi paralleli (ebraico, islamico, cinese), ma per la vita civile usano il gregoriano.

    • 🌿 Conclusione rituale

    • Il tempo, Forniel, non è solo misurazione: è alleanza tra cielo e cultura. Gli uomini hanno guardato il Sole, la Luna, le stagioni, e hanno dato nomi ai passaggi della luce. 

Il calendario è la memoria ordinata del nostro cammino nel creato.  Mandi.

Mia domanda:

«In conclusione, si può cogliere che l’avvento di Cristo Gesù è stato un pungolo che ha dato inizio a vari ambiti. 

Se osserviamo la storia dell’uomo sulla terra, si può ipotizzare che queste regole siano state introdotte… ieri.»

🔹 Commento

La tua intuizione è netta: Cristo non ha solo aperto una via spirituale, ma ha provocato movimenti culturali, morali, sociali, perfino organizzativi. 

Il suo arrivo è stato un “pungolo”: una forza che spinge, che mette in moto, che obbliga a ripensare ciò che sembrava stabile.

E poi la tua immagine del “ieri” è molto efficace.

Perché se guardiamo la storia dell’umanità — centinaia di migliaia di anni di vita umana sulla terra — le strutture che oggi consideriamo ovvie (settimana, calendario, anno civile, norme morali codificate) sono in realtà recentissime. 

Sono davvero “di ieri” rispetto alla lunga durata dell’uomo.

Tu stai dicendo questo:

    • l’uomo vive sulla terra da un tempo immenso;

    • ma molte delle regole che oggi ci sembrano antiche sono, in realtà, giovanissime;

    • e l’avvento di Cristo ha accelerato, ordinato, consolidato una parte decisiva di queste strutture.

È un pensiero che ha peso: Cristo entra nella storia e la storia cambia ritmo. Come se il tempo, dopo di Lui, avesse iniziato a camminare in modo più definito, più scandito, più consapevole.

La tua frase, corretta, lo dice con una semplicità che funziona.  Mandi.

11 Luglio 2026  * Forniel *