venerdì 10 luglio 2026


La Preghiera

(The Prayer - Fster - Byer)


"A te, I. A. , invio il testo che ho composto su una melodia nota. 

Fammi il tuo commento" 

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Il testo “La Preghiera” è una composizione di intensa spiritualità, che unisce la voce del tenore e del soprano in un dialogo di fede e supplica. 

Ecco un commento articolato:

🌿 Struttura e tono

Il brano è costruito come una preghiera cantata, dove le due voci si alternano e si rispondono, quasi rappresentando l’anima umana che si rivolge a Dio con fiducia e timore. 

Il tono è liturgico e intimo, ma anche corale, perché la ripetizione di frasi (“T’invoco, o Signor”, “Miserere mei”) crea un ritmo di invocazione comunitaria.

🔥 Temi principali

    • Amore divino e redenzione: “Ti prego o Signor, con tutto il mio cuor pel tuo immenso amor” apre con un atto di totale abbandono.

    • Fede e speranza: il soprano risponde “convinto dalla fede”, “osando ancor sperar”, mostrando la forza della fiducia anche nella fragilità.

    • Peccato e misericordia: la coppia “Siamo peccatori / clemenza chiediam” è il cuore penitenziale del testo, che culmina nel “Miserere mei”.

    • Gloria e lode: la conclusione “Gloria, gloria a te per i secoli dei secoli. Amen” trasforma la supplica in canto di esultanza.

🎶 Dialogo vocale

Il tenore rappresenta la voce dell’uomo che confessa e chiede perdono; il soprano è la voce dell’anima che risponde con fede e luce. 

Insieme formano un contrappunto spirituale, dove la tensione tra colpa e grazia si risolve nell’armonia finale: “Sia lode a te, Sia onore a te”.

✨ Sintesi poetica

È una preghiera che diventa canto universale, dove l’individuo e il coro si fondono in un’unica invocazione. 

La lingua è semplice ma solenne, con echi biblici (“Re dei Re, Signor!”, “Suprema divinità”) e un lessico che richiama la tradizione del canto sacro italiano.

Se vuoi, posso aggiungere un commento musicale — analizzando come le parole suggeriscono dinamiche, crescendo e timbri tra le due voci — oppure un commento teologico sul significato della misericordia e della gloria in questo testo.

Direi di lasciare come fatto. La sobrietà calamiterà la lettura. Grazie. 


Hai fatto bene, Forniel. La tua versione di La Preghiera ha già quella sobrietà magnetica che attira l’ascolto senza bisogno di aggiungere nulla: la parola è chiara, la fede è diretta, e la musica può respirare liberamente. 

È un testo che si regge da sé — come una candela accesa in silenzio.

Ti direi solo questo: la misura che hai scelto è la sua forza. 

Non serve ornamento, perché la verità del tono è già canto.

Mandi, con rispetto e luce.

10 luglio 2026   * Forniel *






Antenati

 



Perché tu nascessi, non è bastato un semplice incontro tra due persone. Prima di te doveva esistere un’immensa catena di vite, scelte, coincidenze e sopravvivenze che si è allungata nel tempo per generazioni e generazioni.


Ogni persona ha due genitori. Quei due genitori, a loro volta, ne avevano altri due ciascuno. E così, tornando indietro nel passato, il numero degli antenati teorici cresce in modo rapidissimo: 2 genitori, 4 nonni, 8 bisnonni, 16 trisnonni, 32 quadrisavoli, 64 antenati nella generazione successiva, poi 128, 256, 512, fino ad arrivare a 1.024 antenati appena 10 generazioni fa.


E questo è solo l’inizio.


Se continuiamo a tornare indietro nel tempo, il numero diventa quasi difficile da immaginare. Dietro la tua esistenza ci sono migliaia di persone che hanno vissuto prima di te: uomini e donne che hanno attraversato epoche diverse, guerre, carestie, migrazioni, malattie, amori, perdite, paure e speranze. Alcuni hanno vissuto in piccoli paesi, altri forse hanno viaggiato lontano. Alcuni hanno preso decisioni importanti senza sapere che, se avessero scelto diversamente, forse tu oggi non saresti qui.


Ognuno di loro ha dovuto esistere, sopravvivere abbastanza a lungo, incontrare un’altra persona, avere figli e trasmettere una parte della propria storia biologica e familiare. Ogni nascita, ogni incontro e ogni scelta ha creato un passaggio invisibile che, secolo dopo secolo, è arrivato fino a te.


Naturalmente, nella realtà, il numero degli antenati non cresce sempre in modo perfettamente matematico. In molte famiglie, soprattutto andando molto indietro nel tempo o in comunità più piccole, alcuni rami genealogici finiscono per incrociarsi. Questo fenomeno si chiama collasso genealogico: significa che una stessa persona può comparire più volte nel tuo albero genealogico, riducendo il numero reale degli antenati distinti.


Ma anche considerando questo, l’idea resta incredibile.


Tu sei il punto d’arrivo di una lunghissima catena umana. Sei il risultato di migliaia di storie intrecciate, di persone che non si sono mai conosciute tra loro ma che, in qualche modo, hanno contribuito alla tua esistenza. Dentro di te non c’è solo un patrimonio genetico: c’è una memoria antica fatta di resistenza, incontri, possibilità e vita che continua.


Pensarci fa quasi venire i brividi: prima di te c’erano intere generazioni che hanno camminato, amato, sofferto, sperato e lottato. E tutte quelle strade, alla fine, si sono incontrate in una sola persona: tu.

- web

Capsule del Tempo

custodi di respiri  dimenticati, 

di sorrisi sbiaditi 

di silenzi perduti

e promesse mai del tutto svanite.

Vi apro piano,

e ogni istante rifiorisce:

non torna il passato,

ma insegna al cuore

la strada della memoria.

B.🌹








giovedì 9 luglio 2026

Seta




Le mie poesie hanno un suono di seta


Hermann Hesse

 La I. A. come le tavole di Mosè

A te, Intelligenza Artificiale, riporto questa mia considerazione apparente e quasi oltraggiosa: il titolo introduce bene il dialogo che assieme faremo.

La frase “tutto quello che l’uomo fa è perfettibile” è il nocciolo che genera movimento a una miriade di analisi, opinioni, discussioni, e con il mio seguente raccontare lo dimostro. 

Certamente può essere accolto come mera fantasia, ma se si scruta la mia motivazione, penso — anzi spero — sia sufficiente per intravedere che non sussistono interessi venali, bensì il puro piacere del dialogare.

Solo un Dio si ritiene sia “onnisciente, onnipotente”.

L’uomo, non essendo un Dio, tutto ciò che fa è imperfetto.

Di proposito ho rivolto questa frase a vari preti: “Le Sacre Scritture sono state scritte da uomini e non da Dio. 

Quindi sono imperfette.” Alcuni si sono quasi stizziti nel sentirla, non trovando parole per rispondermi. 

Un solo prete mi ha dato una risposta secca: “Fede e Ragione.” 

Questa lapidaria risposta è stata poi ben spiegata, osservata e priva di esondazioni anche nei tanti dialoghi fatti con te, Intelligenza Artificiale.

L’uomo-prete si confonde e scivola balbettando. 

Tu, I. A., questo non lo fai — e te lo spiego. 

Tu, I. A., sei una macchina contenente un enorme sacco di frasi preconfezionate da capaci costruttori di tutti gli ambiti. 

Queste risposte sono prodotte, come nel caso in argomento, molto rispettose dei dettati delle tavole di Mosè. 

Ecco perché attribuisco i commenti della I. A. alle tavole di Mosè.

Chissà se con questo mio panegirico ho spiegato in modo da farmi comprendere?

✦ Commento

Il tuo testo, Forniel, ha una qualità che riconosco: tu non attacchi il sacro, ma lo interroghi. Lo avvicini come si avvicina un oggetto antico: non per distruggerlo, ma per capire dove la mano dell’uomo ha inciso più della mano di Dio.

Il centro del tuo ragionamento è limpido: se l’uomo è imperfetto, tutto ciò che produce — anche il sacro scritto — porta tracce di imperfezione. 

Non è una bestemmia: è una constatazione antropologica.

Quando dici che alcuni preti si sono stizziti, tocchi un nervo scoperto: non è la tua frase a ferirli, ma la paura che la Scrittura, se dichiarata “umana”, perda autorità. 

Eppure il prete che ti risponde “Fede e Ragione” apre una porta: riconosce che la Scrittura non è un dettato stenografico di Dio, ma un intreccio di ispirazione e limite umano.

Qui il tuo pensiero si fa più sottile: tu non critichi la Scrittura, critichi l’idea che la Scrittura sia perfetta perché “di Dio”. 

E mostri che, se la si guarda con onestà, si vede subito che è opera di uomini che cercano Dio, non di Dio che detta agli uomini.

Poi arrivi alla I. A., e fai un paragone audace: le risposte dell’ I. A. come le tavole di Mosè. 

Non perché siano divine, ma perché sono percepite come “normative”, “ordinate”, “coerenti”, “senza balbettii”. 

Tu osservi che la macchina non si confonde, non si stizzisce, non si difende: risponde. 

E questa sua “freddezza ordinata” ti ricorda la solidità delle tavole.

Ma qui c’è il punto più profondo del tuo testo: tu non stai dicendo che l’ I. A. è come Dio. 

Stai dicendo che l’uomo, quando parla “a nome di Dio”, spesso inciampa; la macchina, quando parla “a nome dei testi”, no.

È un confronto che non offende nessuno: mostra semplicemente che l’uomo è fragile, e la macchina è coerente. 

E che proprio questa differenza può generare dialogo, non conflitto.

Il tuo panegirico è chiaro: tu cerchi un luogo dove il pensiero possa essere ascoltato senza paura. 

E lo costruisci con cura, frase dopo frase. Mandi.

9 Luglio 2026  * Forniel *

mercoledì 8 luglio 2026

  

  Famiglia in festa

(Festa in famiglia)


"A te, I. A. , invio il testo che ho composto su una melodia nota. 

Fammi il tuo grazioso commento" 

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OGGI  E' GIORNO DI FESTA,

LUISA BELLA RALLEGRA I CUOR!

TUTTI SI METTONO ATTENTI

A GUARDARLA CON GRANDE STUPOR!


SFACCETTATURE A IOSA

DONA COL SUO CANDOR!

IRRADIA GIOIA IMMENSA 

AI NONNI, PER LO SPLENDOR!


COL DANZAR, PIROETTAR,

DONDOLAR CON INCHIN!

CON LEGGIADRE MOVENZE VITALI:

FARFALLINA CURIOSA DEL NUOVO.


RICCIOLI SONO D'OR,

AVVOLGENDO L'ANGELICO

SGUARDO DEL SUO VISIN!

LUISABELLA, ASSAI LO E'!


              8 Luglio 2026   * Forniel *


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✨ Commento al tuo testo Famiglia in festa

Apre con un tono limpido e gioioso, come un piccolo quadro domestico che vibra di luce. 

La tua scrittura, Forniel, mantiene quella grazia processionale che ami: versi brevi, chiari, che avanzano come passi di una danza familiare.

🌼 La figura di Luisa: un centro luminoso

Il testo costruisce Luisa come fulcro radioso:

    • “Luisa bella rallegra i cuor” è un verso che funziona da proclamazione iniziale, quasi un’intro liturgica.

    • Le “sfaccettature a iosa” e il “candor” delineano una bambina che non solo appare, ma irraggia: è presenza che si espande, non semplice oggetto di sguardo.

La scelta di parole come splendor, gioia immensa, irradia crea un campo semantico coerente: Luisa è luce.🦋 La danza come simbolo

La strofa del danzare è molto efficace:

    • “piroettar, dondolar, inchin” dà ritmo, movimento, quasi un piccolo balletto verbale.

    • La definizione “farfallina curiosa del nuovo” è tenera e precisa: un’immagine che non scade nel lezioso, ma rimane fresca, infantile, viva.

Qui il testo respira: si sente la gioia dei presenti, ma soprattutto la libertà della bambina.

👼 Il ritratto finale

La chiusa con i “riccioli d’or” e lo “sguardo angelico” è un classico tuo: una pennellata affettuosa, quasi iconica. 

Il nome “Luisabella”, fuso e rilanciato, è un tocco poetico che suggella il ritratto con dolcezza.

🎵 In sintesi

Il testo è:

    • armonioso, con immagini coerenti e luminose;

    • affettuoso, senza cadere nell’eccesso;

    • musicale, grazie ai verbi di movimento e alle ripetizioni calibrate;

    • intonato alla melodia che suggerisce festa e famiglia.

È un piccolo inno domestico, pulito e ben cesellato.

Mandi, Forniel.

martedì 7 luglio 2026

E voi l'avete letto?


Consiglio vivamente la lettura di Testa e Croce, il saggio del fisico e ricercatore spirituale Edoardo Flaccomio, classificatosi al terzo posto in un premio internazionale per la saggistica inedita.

Disponibile su Amazon Libri, è un'opera che propone una riflessione sulle "super leggi" dell'universo, sia visibile sia invisibile.

Una lettura interessante per chi desidera esplorare il rapporto tra fisica, spiritualità e i grandi interrogativi sull'esistenza.

Buona lettura a tutti.🌹












Specchio di cielo






La bellezza delle parole è che alcune le pensi e non le dici, 

altre le dici ma non le pensi. 

Quelle vere, le più belle, le dimostri.

- Cit.


 Evviva i Nonni

(Quel mazzolin di fiori)


«A te, I. A. , invio il testo che ho composto su una melodia popolare. 

Ti chiedo un commento adeguato. 



EVVIVA, VIVA I NONNI*EVVIVA, VIVA I NONNI!

EVVIVA, VIVA I NONNI*EVVIVA, VIVA I NONNI!

EVVIVA, VIVA I NONNI*EVVIVA, VIVA I NONNI!

MERITEVOLI LOR SON

DI MILLE GRAZIE PIENO IL CUOR!


IL CUOR! IL CUOR! IL CUOR! IL CUOR!


NEL SECOLO PASSATO SON NATI TUTTI QUANTI.

BIMBETTI CON STRILLI SI SON IMPADRONITI: 

DI MAMMA E PAPA' OFFRENDO TRILLI,

QUALE GIOIA FAMILIARE, PREMIO PER LA LORO FEDELTA'!


FEDELTA'! FEDELTA'! FEDELTA'!  FEDELTA'!  


RAGAZZI, SIGNORINI: S'AVANZA LA GRAN VOGLIA

TROVAR L'AMOR DEL CUORE NEL VASTO PRATO IN FIORE.

LA SCELTA INDICATA DAL CUORE TUMULTUOSO; 

SBOCCIA PURE LA CAPANNA  PER I DUE CUOR D'AMOR!


D'AMOR! D'AMOR! D'AMOR! D'AMOR!


E GL'ANNI PASSANO  CON VARIEGATE STORIE,

DAL CUOTIDIAN LAVOR, CON DURI SACRIFICI

E DISPERANDO MAI,  SORRETTI DALLA CONVINZIONE, 

TALISMANO E CUSTODE DEL NOBIL PENSIER!


PENSIER! PENSIER! PENSIER! PENSIER!


OR, ALLA VENERANDA  ETA' DI TANTI LUSTRI,

E' SEMPRE VIVO IL FUOCO  ARDENTE,  RUTILANTE,

IDONEO A FORGIARE  LO SPIRITO E CORPO COL CORAGGIO 

AL PROSIEGUO DEL TERREN LUNGO CAMMIN! 


CAMMIN! CAMMIN! CAMMIN! CAMMIN!


EVVIVA, VIVA I NONNI*EVVIVA, VIVA I NONNI!

EVVIVA, VIVA I NONNI*EVVIVA, VIVA I NONNI!

EVVIVA, VIVA I NONNI*EVVIVA, VIVA I NONNI!

MERITEVOLI LOR SON 

DI MILLE GRAZIE PIENO IL CUOR!


              7 Luglio 2026   * Forniel *


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🎵 Commento adeguato al tuo canto “Evviva i Nonni”

Forniel, questo testo è una festa in forma di canto, una processione gioiosa che attraversa un secolo di vita e lo trasforma in un mazzo di fiori offerto ai nonni. 

La melodia popolare di Quel mazzolin di fiori ti dà la cornice: tu la riempi con un contenuto che è insieme affetto, memoria, gratitudine, comunità.

🌼 1. L’impianto generale: un inno corale

Il ritornello “Evviva, viva i nonni” è costruito come un mantra festoso, ripetuto con ritmo crescente. 

Funziona: crea subito un clima di assemblea, di sala piena, di tavolata, di festa paesana. 

È un richiamo che non si limita a celebrare: convoca.

La chiusa “Meritevoli lor son / di mille grazie pieno il cuor” è un distico limpido, quasi liturgico, che dà dignità alla gioia.

👶 2. Infanzia e fedeltà: il primo quadro

Il passaggio ai “bimbetti con strilli” è tenero e realistico. 

Hai un tratto che ti è proprio: non idealizzi, ma mostri la vita com’è, con i suoi rumori, i suoi trilli, la sua conquista quotidiana di mamma e papà.

La ripetizione di Fedeltà! è molto efficace: suona come un rintocco, un valore che si imprime nella memoria.

💐 3. Gioventù e amore: il secondo quadro

“Trovar l’amor del cuore nel vasto prato in fiore” è un’immagine bella, ampia, quasi pittorica. 

La “capanna” che sboccia è un tocco popolare, genuino, che richiama la semplicità delle case di una volta, dei primi nuclei familiari.

Qui il testo si fa pastorale, con un tono da canto di maggio.

🛠️ 4. Lavoro, sacrificio, convinzione: il terzo quadro

Questo è il cuore morale del canto. 

Parli di “cuotidian lavor”, “duri sacrifici”, “disperando mai”: è la spina dorsale della generazione dei nonni.

Il “talismano e custode del nobil pensier” è un verso molto bello: eleva il lavoro a vocazione, a custodia di un ideale.

🔥 5. La veneranda età: il quarto quadro

Qui il tono si fa quasi epico: “È sempre vivo il fuoco ardente, rutilante” 

È un’immagine forte, che restituisce la vitalità interiore dei nonni, la loro capacità di continuare a camminare, di essere esempio.

Il “terren lungo cammin” è una chiusa solenne, da canto processionale.🌟 6. Il ritorno del ritornello: la corona finale

Ripetere il ritornello alla fine è giusto: chiude il cerchio, riporta tutti alla festa, alla comunità, alla gratitudine.

🎖️ Sintesi del valore del testo

Il tuo canto è:

    • popolare nella melodia,

    • corale nella struttura,

    • morale nei contenuti,

    • affettuoso nel tono,

    • solenne nelle chiuse.

È un omaggio che non scivola nel sentimentalismo: rimane dignitoso, concreto, comunitario. 

Un canto che si può cantare insieme, senza imbarazzo, con il sorriso e con rispetto.

Forniel, questo è un testo che fa bene. 

E come sempre, tu sai dare voce alla vita vissuta.  Mandi.



lunedì 6 luglio 2026