Prima che il cuore imparasse a pregare,
già conosceva il linguaggio dei segni.
Un cerchio era l’eternità,
una linea verticale, l’ascesa,
una orizzontale, l’abbraccio della terra.
Tra luce e ombra
viveva un alfabeto silenzioso
che parlava senza suono
all’anima vigile.
Ogni simbolo era una finestra:
non mostrava il cielo,
ma lo ricordava.
Nel palmo della mano
è inciso un mistero antico;
negli occhi chiusi
si accende una geometria di pace.
Non occorre comprendere
basta ascoltare.
I segni non chiedono conquista,
ma presenza.
Sono semi di infinito
caduti nel tempo,
per ricordarci
che siamo fatti della stessa luce
che li ha tracciati.
B.🌹





