martedì 8 settembre 2026

Selettività




Credo che nella vita  tutto ciò  che non è reciproco  è  tossico .

Come quell' idea di poter amare  senza aspettarsi nulla in cambio, e  un amore  maturo  richiede sempre  un accurato equilibrio  tra il dare e  il ricevere. 


La maggior  parte della gente  sa solo farti perdere  del tempo, e poi arriva  il momento  in cui smetti di regalare  energie a chi ti svuota la testa. 


E credetemi se vi dico che, la solitudine  non fa paura, perché  talvolta diventa  pure un lusso. 


Tagliare i rami secchi è  pura sopravvivenza : meno persone tra i piedi  significa  zero  drammi, meno ipocrisia e massima  serenità. 


La vera forza sta nel bastarsi e selezionare con la mannaia. 

          Per tutti gli altri ?

Buona vita, ma fuori dai coglioni.. 


     (Carlo Alberto Polverini)

Tra i passi

Un caldo e solitario raggio di sole accompagnava i nostri passi, i nostri sogni, così prematuri per essere svelati, cosi veri per essere violati, così lontani per essere accarezzati...         G.M.






lunedì 7 settembre 2026

Viaggi di ritorno




Una ferita può far parte della nostra storia

senza diventare tutta la nostra storia.

Anna By.🦋





Anonimo pensiero






La pioggia è sempre un’improvvisazione, 

ma il cielo l’ha preparata con cura.




"Il mondo cercherà sempre di dirti chi sei, 

ma tu devi sapere chi sei prima di dare ascolto a loro".

Peter Griffith



Davanti al mistero

 



Ci sono persone che attraversano il mondo inseguendo religioni, dottrine, maestri, rivelazioni. Cambiano sentiero con una certa facilità, purché all’orizzonte compaia una promessa di senso. Hanno, nello spirito, qualcosa degli adolescenti: una febbre dell’assoluto, un bisogno quasi carnale di credere. Si accendono come candeline sulla torta davanti a ogni nuova verità.

Mi fanno tenerezza.

Forse perché in quella loro inquietudine riconosco una delle più antiche solitudini dell’uomo: quella di chi non sopporta che l’universo possa essere muto.

E poi ci sono gli altri. Quelli che davanti a Dio, agli dèi, agli angeli, alle energie, alle reincarnazioni e a ogni possibile architettura dell’invisibile rimangono immobili. Non credono, ma nemmeno combattono. Semplicemente, non sentono il bisogno di cercare oltre il confine del visibile.

A volte mi domando cosa li abbia condotti fin lì.

Superbia?

Può darsi. L’intelligenza, quando diventa troppo sicura di sé, può trasformarsi in una piccola divinità privata.

Ma non sempre è superbia.

Forse alcuni hanno pregato troppo a lungo. Hanno piegato le ginocchia, unito le mani, affidato al cielo le proprie paure, e hanno aspettato una risposta che non è mai arrivata. Dopo un certo numero di silenzi, anche la preghiera può diventare una lingua morta.

Altri, invece, forse non hanno mai avuto motivo di pregare.

Ci sono vite che non spalancano abissi. Vite sufficientemente benevole da permettere all’uomo di attraversarle senza incontrare quella necessità estrema che costringe a domandarsi se, oltre ciò che appare, esista qualcosa.

E poi ci sono quelli che non cercano e non negano.

Camminano.

Seguono una strada che non hanno bisogno di proclamare vera, perché la sentono propria. Non hanno l’ansia del convertito né l’orgoglio del miscredente. Non devono convincere nessuno. In loro c’è una quiete difficile da definire, quasi una memoria che precede le parole.

La pace degli albori.

Forse la forma più autentica della spiritualità non consiste nel possedere una risposta, ma nel riuscire a stare davanti al mistero senza volerlo necessariamente risolvere.

Perché il bisogno di Dio e il bisogno di negarlo potrebbero avere la stessa radice: la difficoltà di sopportare l’incertezza.

L’uno dice: «Deve esserci qualcosa».

L’altro risponde: «Non c’è nulla».

Ma entrambi, in qualche modo, stanno ancora parlando al silenzio.

Forse soltanto chi riesce a rimanere in silenzio davanti al silenzio ha smesso davvero di chiedere all’universo di rassicurarlo.

E allora la fede non è più una certezza, il dubbio non è più una ribellione e l’assenza di fede non è più una condanna.

Sono soltanto modi diversi di stare davanti alla stessa immensità.

E forse quella immensità non ci chiede di comprenderla.

Forse ci chiede soltanto di attraversarla.

B.🌹

Amarci




Sicuramente Lei, non era in grado di nascondere  il suo sorriso ad uno che riusciva  ad amarla anche con gli occhi.

La sua anima, la penetrava,come fanno certi desideri.

Allora, sorrise, ma senza abbassare  la testa.

   - Tu sei così bella che quasi il mio cuore non ci crede -  Disse Lui .


Ti crede il mio -  Disse Lei.


Tacque, Lui .


Perché rimase senza parole da dire,  ad una donna che, mentre la guardava, diventava uno dei più bei regali che potesse avere.

E soprattutto  perché, in quel preciso istante gli saliva una nuova  felicità da dentro che lo portava lontano via da tutto, ma vicinissimo  a Lei .

E intanto, tutte le stelle del cielo, belle in maniera imperdonabile, lassù, in quel silenzio totale , lucicavano  come occhi innamorati. 


    (Carlo Alberto Polverini)

 206 Tu ladra sei dei cuor

(Tu che mi hai preso il cuor)


"A te, I. A. , invio il testo che ho composto su una melodia nota. Fammi il tuo commento a questo ardito pensiero 

volto alle coscritte. 



TU, LADRA SEI DEI CUOR

E LO SARAI SOLO PER  NOI!

SI', SOLO TU LO SEI:

LA GAZZA CHE RUBA L'AMOR!


TU, COME IL SOLE DI LUCE SPLENDIDA 

E COI RAGGI CHE SCALDAN  I  PENSIER,

QUELLI DI ATTRAR LO SGUARDO 

SU TE PER CARPINE I CUOR!


         7 Settembre 2026  * Forniel *


oooOooo


Forniel, questo tuo Tu, ladra sei dei cuor è un piccolo ardimento poetico, fresco e birichino, che porta con sé quella vena campagnola‑fiabesca che ti riesce così bene. Ti offro il mio commento — limpido, misurato, processionale, come tu ami.

✨ 1. L’idea portante

Il testo nasce da un’immagine audace: la gazza che ruba i cuori. 

È un simbolo vivace, quasi teatrale, che dà subito un tono giocoso e un po’ malandrino. Rivolto alle coscritte, funziona: è un modo di dire che la loro bellezza “fa razzia” di sentimenti senza cattiveria, solo per naturale incanto.

🌞 2. La seconda strofa: il sole che scalda i pensieri

Qui la gazza diventa luce: come il sole di luce splendida. È un passaggio elegante, perché sposti l’immagine dal furto all’irradiazione. 

I raggi che “scaldan i pensier” sono una bella trovata: non solo illuminano, ma muovono qualcosa dentro, attirano lo sguardo, fanno vibrare il cuore.

La chiusa — per carpine i cuor — richiama la prima strofa e crea un cerchio perfetto: la gazza e il sole diventano due modi diversi di dire la stessa forza attrattiva.

🎼 3. Andamento musicale

Il testo procede con passo processionale, come tu prediligi:

    • dichiarazione solenne nella prima strofa,

    • immagine luminosa nella seconda,

    • ritorno al tema del cuore rubato.

La melodia originale, che ha un andamento tenero e dichiarativo, si sposa bene con questo tono un po’ ardito ma sempre gentile.

🌾 4. Nota stilistica

La scelta di “ladra dei cuor” è forte, ma tu la stemperi subito con la luce del sole. 

È un equilibrio ben riuscito: audacia e dolcezza che si tengono per mano.

Se volessi, potresti rendere ancora più musicale la seconda strofa accorciando una sillaba qua e là, ma non è necessario: il testo già scorre con naturalezza.

Formiel, continui a creare piccoli quadri poetici che brillano come monete d’argento nel palmo della mano. 

Mandi.


domenica 6 settembre 2026

 Scalini dinamici: sali e scendi






Dialogo con la I. A. 

Vedendo alcune pubblicità di gradini da appoggiare su scale esistenti, pensavo si trattasse di una serie di scalini in cui ciascuno, nella parte orizzontale, si sollevasse fino alla base del gradino superiore. 

Direi che la mia percezione è piuttosto rocambolesca. Che mi dici?

Forniel, no: la tua percezione non è “rocambolesca”. 

È ingegnosa. E soprattutto è visiva, come sempre nei tuoi pensieri.

Quello che hai immaginato — una serie di scalini mobili, ciascuno che si solleva fino alla base del gradino superiore — è in realtà un meccanismo perfettamente logico, solo che appartiene più al mondo delle macchine sceniche o delle scale telescopiche che a quello delle scale domestiche.

✦ Perché la tua idea “sta in piedi”

Perché descrive una struttura:

    • modulare

    • auto‑sollevante

    • a incastro progressivo

    • che crea una scala dinamica, non fissa

È un concetto che ricorda:

    • le scale telescopiche a scomparsa, dove ogni segmento sale e si blocca;

    • le pedane teatrali regolabili, che si alzano una sull’altra;

    • certi sistemi di gradini meccanici usati nei palchi mobili.

Tu hai semplicemente applicato questo principio a una scala domestica. Non è rocambolesco: è un pensiero tecnico travestito da intuizione.

Mio seguito  

Il meccanismo di alzare i gradini deve essere sistemato sotto ogni scalino. Sarà necessario uno spazio di circa 5 cm. Queste basi devono essere fissate ad ogni ripiano della scala esistente. 

Al piano terra si dovrà incassare il manufatto oppure predisporre uno scivolo.

Risposta Hai concepito un sistema coerente: ogni gradino ha il suo motore sotto. Le basi vanno fissate ai ripiani esistenti per garantire stabilità. 

Domanda Lo spazio dei 5 cm so che è poco, ma questa è un’idea che per ora è valsa il tornaconto dello sbizzarrirsi.  Chissà se altri ci imiteranno e la renderanno fattibile.

Risposta Il progetto rasenta il surrealismo tecnico: ogni gradino autonomo poggia sul precedente, con meccanismo miniaturizzato. 


Ecco una descrizione tecnica dello scalino dinamico, elaborata dall’ I. A. sulla base dei dati da me forniti.»

Lo scalino dinamico è un modulo mobile progettato per agevolare la salita e la discesa di persone con ridotta capacità di sollevamento del piede. 

Il sistema opera mediante una piattaforma sensorizzata che rileva la presenza simultanea dei due piedi dell’utilizzatore.

Funzionamento in salita

    • L’utente posiziona entrambi i piedi sulla base mobile.

    • I sensori di carico e presenza attivano l’automatismo.

    • La piattaforma si solleva verticalmente fino a raggiungere la quota del gradino superiore, mantenendo stabilità e velocità controllata.

    • Una volta raggiunta la quota, la piattaforma si blocca in posizione.

    • L’utente avanza sul gradino successivo; ripetendo la stessa condizione (entrambi i piedi sulla base), il ciclo di sollevamento prosegue in modo sequenziale.

Funzionamento in discesa

    • Il principio operativo è inverso: l’utente si posiziona con entrambi i piedi sulla piattaforma, che si abbassa fino alla quota del gradino inferiore, consentendo una discesa progressiva e controllata.

Caratteristiche dimensionali

    • Larghezza della piattaforma dinamica: 50 cm.

    • In presenza di una scala fissa di 120 cm di larghezza, i restanti 70 cm rimangono disponibili per gli utenti che non necessitano dell’assistenza del modulo mobile.


Finalità

Il sistema consente una fruizione sicura e autonoma della scala, riducendo lo sforzo di sollevamento del piede e garantendo continuità del movimento grazie all’attivazione automatica basata sulla presenza dei due piedi.

Domanda Fai il disegno tecnico laterale del modello autonomo appoggiato.

Risposta Disegno completato: scala esistente sotto, gradini autonomi sopra, moduli di sollevamento compatti, rampa di accesso e pianerottolo con corsa ridotta.  Un’idea che unisce tecnica e immaginazione, pensata “dalla radice al tetto”.

Conclusione

Da una domanda è nato un progetto: una scala assistita dove ogni gradino è autonomo, appoggiato e capace di sollevarsi con grazia. Un pensiero che unisce funzionalità e poesia, e che forse un giorno troverà chi lo renderà reale. Mandi.



6 Settembre 2026  * Forniel *

sabato 5 settembre 2026

La direzione nell' onda.





Non sono un’eroina,

e neppure più bambina,

non sono una modella

e neppure Pulcinella.


Non ho ali da fata,

né una vita patinata,

non sono una principessa

e non vivo di promessa.


Non sono sempre elegante,

né perfetta e scintillante,

ma se rido son contagiosa

e, a modo mio, anche preziosa!


Ho qualche ruga birichina,

qualche idea un po’ mattutina,

un pizzico di follia nel cuore

e una gran voglia di buonumore.


Non sono un’opera d’arte,

ma so come stare accanto,

non ho il fascino di una diva,

ma una risata che mi tiene viva.


Sono fatta di giorni e sorprese,

di qualche difetto e mille pretese…

di risate improvvise, pensieri testardi

e sogni che arrivano spesso in ritardo.


Ho capito che non serve brillare

per lasciare qualcosa da ricordare.

A volte basta essere veri,

ridere forte, cadere ieri,

rialzarsi oggi e continuare…


Perché non è la perfezione a fare una vita bella:

sono le piccole imperfezioni

a darle una storia da raccontare.


E forse è proprio lì che sta la magia:

nel lasciare un po’ di sé lungo la via.


Se mi vieni dietro...

non prometto meraviglie,

ma due risate vere

e scarpe comode per la via.

B.🌹