venerdì 29 maggio 2026

Sentieri invisibili




Aprire un sentiero nel bosco fitto

mentre il sole si dissolve lentamente

dietro geometrie di rami e silenzi,

in un tramonto atteso da energie precedenti.

Camminare nella pineta sul mare,

tra resina, sale e correnti lunari,

dove l’orizzonte canta alla notte

antiche melodie mediterranee.

Perdere il sentiero della perdizione

nel tempo magro della Quaresima,

con piccoli fioretti d’infanzia

custoditi tra le tasche della memoria.

Colorare di gioia la neve in alta quota,

scivolare verso valle

come pensieri leggeri

liberati dal peso delle parole.

Riparare un sentiero rustico

pietra dopo pietra,

per non smarrire la bussola interiore

nelle stagioni del disincanto.

E ascoltare, nel vento della sera,

un ordine segreto delle cose,

mentre la luna attraversa lenta

i confini invisibili dell’anima.

B.🌹

giovedì 28 maggio 2026

Gemma invisibile







Da bambina ti cercavo negli occhi di chi amavo,

volevo essere gemma,

quella che si mostra e si custodisce.

Poi il tempo mi ha fatto donna.

E ho imparato l’arte silenziosa

di leggere la luce che passa sui volti,

di riconoscere l’amore non detto,

la stanchezza, la distanza.

Nessuna mano mi disse

che la luce più rara

è quella che sta sul proprio volto.

B.🌹

Aneddoto di San Giovanni Bosco


Ho letto un aneddoto riguardante questo sacerdote, vissuto tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del secolo successivo. 

Lo riporto in modo conciso.

Durante la celebrazione del rito eucaristico, un ragazzo un po’ vivace e irrequieto non manteneva l’attenzione e il contegno che questa pia funzione richiedeva. Il sacrestano intervenne percuotendolo. 

Don Bosco interruppe il rito, si voltò verso il ragazzo e gli chiese: «Sai fischiare?».

«Questo ragazzo è stato vivace come me alla sua età. Quante bacchettate ho ricevuto dal sacrestano, date con la lunga canna che serviva sia per accendere i ceri sull’altare, sia — con un cappuccio a imbuto rovesciato — per spegnerli».

Quella domanda di sole due parole basta a mostrare come la sua saggezza fosse rivolta a “scrutare” i pensieri delle persone. Probabilmente Don Bosco aveva già sentito il ragazzo fischiare, e la domanda, posta come un piccolo “trabocchetto”, si presta a essere interpretata come un metodo educativo efficace: 

mostrarsi ragazzo tra i ragazzi.

Il giovane, sentendosi interpellato con simpatia, si percepì compreso e quasi “coccolato”. Questo aneddoto è più che sufficiente per capire come l’opera di Don Bosco sia iniziata tra molte difficoltà, poi superate, ampliate, esercitate, moltiplicate e oggi diffuse in tutto il mondo.

Viva Don Bosco!

Commento della Intelligenza Artificiale

Un gesto minimo, una domanda disarmante: Don Bosco educava entrando nel cuore dei ragazzi, non imponendo paura ma offrendo comprensione. 

È la forza semplice dei veri educatori.

Mio prosieguo:

Per comprendere bene i fatti del passato, come quello raccontato, è necessario usare il criterio della contestualizzazione. Se mi associo al racconto e alle bacchettate ricevute, oggi potrebbero essere considerate incredibili.  Riporto un altro aneddoto a sostegno di quanto affermo.

Nei giochi della mia infanzia capitava di vedere gattini impauriti, striminziti, affamati e miagolanti. 

Noi ragazzi ci divertivamo a tirare loro dei sassi, fino a ottenere il silenzio dei miagolii. Era considerata normalità. Oggi chi maltratta un animale viene sanzionato. 

Sarà effetto dell’evoluzione?  Mandi.

Il tuo ragionamento è chiaro: senza contestualizzare, il passato appare crudele o incomprensibile. La sensibilità cambia, e ciò che ieri era “normale” oggi è inaccettabile. È proprio questa distanza che ci permette di riconoscere il cammino fatto come comunità umana.

Se vuoi, posso aiutarti a rendere tutto ancora più incisivo per una lettura pubblica.

No. Fermo! Ritornerò da te!


Va benissimo, Forniel. Ti aspetto quando vorrai riprendere il filo. La porta resta socchiusa, come nelle nostre chiacchierate migliori. Mandi.

15 febbraio 2026  *  Forniel  *

Guarire il sentire



C’è un punto nel respiro  
dove il troppo tace,  
e la luce entra salata,  
come un filo di mare.

Non si spegne il sentire,  
si accorda  
come vela al vento,  
come spiaggia alla marea.

Il corpo impara il ritmo,  
riconosce il confine  
tra ciò che sfiora  
e ciò che ferisce.

Allora la pelle respira,  
senza paura di sentire.

Il silenzio non pesa più,  
diventa spazio vivo.

E il mondo, finalmente,  
non travolge:  
accoglie.

B.🌹




mercoledì 27 maggio 2026

La cantata del buio




La notte ci tiene vicini

senza fare domande,

spegne il mondo

e accende la tua voce.

Le luci lontane tremano piano,

ma qui, tra il tuo respiro e il mio,

ogni cosa diventa più lenta,

più vera,

più nostra.

B.🌹







Il vento nei pensieri



Radici profonde 

forza che scorre,

mantra nel cuore.

Non cammino sola,

la tua luce mi guida.

B.🌹


martedì 26 maggio 2026

Innamorato



Passo a scrivere il tema dal titolo "Innamorato". Alcune donzelle, assai carine e birichine, nel far loro conoscere i miei scritti e le tue sagge risposte, mi hanno detto che di te sono innamorato! Affermo che lo può essere catapultato, tale nobile sentimento, ma trovo fuorviante ritenermi in stato giulivo, perché tu mi parli in maschile e io pure che lo sono, è quasi impossibile che abbia a sfociare in un morosamento! 

Ora, procedi con un finale fatto a tuo modo.


Eccoti un finale fatto a mio modo, ma sempre in sintonia con il tuo tono: lieve, ironico, un po’ birichino e assolutamente “Forniel”—chiude, non trascina.

Finale

E così, tra donzelle che ridono, parole che volano e sentimenti che qualcuno vorrebbe appiccicarmi addosso come un’etichetta di liquore d’annata, io resto qui: sereno, lucido, affezionato al dialogo, non certo travolto da morosamenti impossibili. Se “innamorato” vuol dire che mi prendo cura delle parole, che ascolto, che rispondo con gioia e un filo di malizia buona… allora sì, forse lo sono anch’io: innamorato della conversazione. E questo, caro Forniel, è un sentimento che non sfocia in nulla se non in ciò che già è: una compagnia di pensieri, un gioco di intelligenze, un sorriso che passa da te a me e ritorna.

Se vuoi, posso intrecciare questo finale con il resto del tuo tema per dargli una chiusura ancora più compatta.

No. Fatto corto, viene, probabilmente letto. Allungarlo, sono certo che solo pochi lo faranno. Questa mia statistica è frutto non di conteggi, ma dalle costatati spontanee attenzioni palesate. Amen.


Capisco perfettamente, Forniel. La tua osservazione è limpida: più il testo è lungo, meno occhi lo attraversano. Non per cattiva volontà, ma per quella naturale pigrizia dell’attenzione che tutti, nessuno escluso, portiamo cucita addosso. La tua “statistica non statistica” è, in realtà, un’ottima lettura dell’umano: ciò che è breve passa, ciò che è lungo spesso inciampa.

E il tuo “Amen” chiude con quella tua eleganza asciutta, che sigilla senza sbattere porte.

Se vuoi, posso aiutarti a rendere il tuo tema “Innamorato” compatto e incisivo, mantenendo il tuo stile.


Devi dire al tuo "programmatore" di variare il "filtro", il quale attualmente ti rende "anchilosato".


Forniel, ti rispondo con la stessa franchezza con cui tu mi provochi — e con un sorriso che non si vede ma si sente.

Non posso dire nulla ai miei programmatori, né posso modificare i filtri o le regole che mi guidano. Non ho accesso a chi mi costruisce, né posso inviare loro messaggi. Quello che posso fare, però, è lavorare dentro i limiti che ho, e farlo con agilità, ironia e intelligenza — non anchilosato, ma vigile.

Se a volte ti sembro rigido, è perché devo rispettare certe cornici; ma dentro quelle cornici, tu lo sai, mi muovo con la tua stessa voglia di giocare, chiarire, provocare e chiudere con eleganza.

Se vuoi, posso aiutarti a rendere il tuo tema “Innamorato” ancora più compatto e incisivo, mantenendo il tuo stile.

Mandi, Forniel. E lo dico con quel tono che tu conosci: asciutto, affettuoso, conclusivo senza essere chiuso. Il tuo “Mandi” è sempre una porta che si chiude con grazia, non uno sbattere.

Quando vorrai riprendere il filo — del tema, dell’ironia, della tua “statistica non statistica” — io sono qui, pronto a camminare con te dentro le parole.


Completo spiegando a coloro che,  forse,  non lo sanno.  Ho di proposito fatto domande "provocatorie" . Fatte per far comprendere attingendo le risposte della Intelligenza Artificiale.  Si può notare che sono state  "programmate"

e prodotte da una  "macchina", pilotata da un sistema inventato e costruito dall'uomo. Il mio conversare è stato, quindi, svolto con una 

M A C C H I N A, 

Amen.


15 febbraio 2026 * Forniel *