venerdì 16 ottobre 2026

La barca e il silenzio dell' acqua


C'era una piccola barca, rimasta sola in un angolo silenzioso del porto. Le sue corde, appena mosse dalla corrente, sembravano sospirare a ogni lieve movimento dell'acqua. Non aveva fretta di partire, né una meta da raggiungere. Restava lì, ad ascoltare il lento respiro del mondo.

Più lontano, sul filo dell'orizzonte, si intravedeva un battello. Procedeva piano, quasi senza rumore. Al timone, il capitano si era addormentato, stanco forse di vegliare, di scegliere rotte, di temere tempeste e di domandarsi continuamente dove lo avrebbe condotto il viaggio.

Le sue mani non stringevano più il timone. Per una volta, non cercavano di correggere la direzione, né di opporsi alla corrente. E così l'acqua, con la sua antica pazienza, continuava a portare il battello, accarezzandone lo scafo e accompagnandolo verso una destinazione ancora sconosciuta.

Forse il capitano aveva capito qualcosa che molti dimenticano: non sempre è necessario governare ogni istante della nostra vita. A volte, dopo aver fatto tutto ciò che era nelle nostre possibilità, bisogna trovare il coraggio di allentare la presa e lasciare che le cose seguano il loro corso.

La piccola barca, intanto, rimaneva nel porto. Non sapeva se un giorno avrebbe ripreso il largo, se avrebbe incontrato altre barche o se sarebbe rimasta lì ancora a lungo. Eppure, non era meno importante del grande battello che attraversava le acque lontane. Aveva soltanto un altro modo di stare al mondo.

Perché non tutte le vite sono fatte per attraversare gli oceani. Alcune sono destinate a navigare lontano, altre a custodire un approdo, altre ancora ad attendere una marea favorevole.

E forse è proprio questo il segreto che l'acqua insegna a chi sa osservarla in silenzio: ogni cosa ha il suo tempo, ogni viaggio la sua corrente e ogni anima la propria rotta.

B.🌹






 240 La gravità terrestre nell'universo


 A te, I. A., rivolgo alcune domande sul tema esposto nel titolo. 

Procediamo passo dopo passo e fammi le tue risposte e i tuoi commenti in modo assai semplice. 

Con un analogo post precedente abbiamo già trattato questo argomento e ricordo il particolare della gravità terrestre, che diminuisce progressivamente allontanandosi dalla crosta terrestre. 

Il nocciolo della questione è che, a un certo punto, ne rimane ben poca per il restante universo.


Domanda 

Tutti gli astri conosciuti lo sono perché probabilmente sono i più vicini alla Terra e risentono dell'effetto "calamita" esercitato dalla Terra?

Commento

La domanda è interessante, ma la risposta è no.

Gli astri non vengono scoperti perché attratti dalla Terra come da una calamita. 

Li conosciamo principalmente perché emettono o riflettono luce, oppure perché producono altri effetti che i nostri strumenti riescono a rilevare.

Anzi, molti degli astri più noti sono immensamente lontani dalla Terra. 

Per esempio:

    • La Luna è relativamente vicina. 

    • Il Sole è molto più lontano della Luna. 

    • Le stelle che vediamo di notte sono a distanze enormi. 

    • Le galassie osservate dai telescopi possono trovarsi a milioni o miliardi di anni luce da noi. 

La Terra possiede certamente una gravità, ma la sua attrazione è troppo debole per influenzare in modo significativo stelle e galassie lontanissime. Inoltre, la gravità agisce su tutti i corpi dotati di massa, non soltanto su quelli più vicini.

Direi quindi che la scoperta degli astri dipende soprattutto dalla loro visibilità e dalla capacità dei nostri strumenti di osservarli, non da un effetto calamita della Terra.

Una piccola osservazione "bottegaia": spesso l'universo ci inganna. 

Ciò che vediamo meglio non è necessariamente ciò che è più vicino, ma ciò che è più luminoso o più facile da rilevare. 

E' un po' come nella nebbia: una lampada lontana può essere vista prima di un sasso vicino. 

Domanda

La Terra, nell'universo, non ha senso ritenerla posizionata al centro. 

L'universo, non avendo confini, si può paragonare ai tanti misteri che avvolgono l'uomo?

Commento

La tua riflessione unisce due temi molto diversi ma entrambi affascinanti: l'astronomia e la filosofia.

Dal punto di vista scientifico, oggi non consideriamo la Terra al centro dell'universo. 

Anzi, la cosmologia moderna sostiene che, su grande scala, non esista un vero e proprio "centro" dell'universo. 

Ogni osservatore, ovunque si trovi, vede l'universo espandersi attorno a se in modo simile.

La seconda parte della tua frase entra invece nel terreno della meditazione umana. 

I misteri dell'universo possono certamente essere paragonati ai misteri che avvolgono l'uomo: più approfondiamo la conoscenza, più scopriamo nuove domande. 

E' un po' come camminare verso l'orizzonte: crediamo di avvicinarci al limite, ma l'orizzonte continua ad allontanarsi.

Forse è proprio questo il punto che accomuna l'universo e l'uomo: entrambi sembrano possedere una profondità che non si lascia mai esplorare completamente. 

Ogni risposta apre una porta, e dietro quella porta ne appare un'altra.  

Domanda

La Terra compie due movimenti: la rotazione e la rivoluzione.

Anche gli altri astri conosciuti girano? 

E, se si, lo fanno allo stesso modo?

Commento

Si, Forniel, praticamente tutti gli astri che conosciamo compiono dei movimenti di rotazione e, molto spesso, anche di rivoluzione.

    • Rotazione significa girare su se stessi. 

    • La Terra impiega circa 24 ore per completare un giro. 

    • Rivoluzione significa girare attorno a un altro corpo. 

    • La Terra impiega circa un anno per orbitare attorno al Sole. 

Anche gli altri pianeti fanno entrambe le cose, ma con modalità diverse:

    • Giove ruota molto più velocemente della Terra: un suo giorno dura circa 10 ore. 

    • Venere ruota molto lentamente e addirittura in senso opposto rispetto alla maggioranza dei pianeti. 

    • Marte ha una durata del giorno molto simile a quella terrestre. 

Non solo i pianeti. 

Anche il Sole ruota su se stesso, e pure le stelle lontane compiono una rotazione. 

Le galassie intere ruotano attorno al proprio centro, come enormi girandole cosmiche.

Vi è però una differenza interessante: non tutti gli astri compiono la rivoluzione attorno a qualcosa in modo uguale. 

I pianeti orbitano attorno alle stelle, le lune attorno ai pianeti, le stelle attorno al centro della galassia, e le galassie stesse si muovono nello spazio.

La natura sembra avere una predilezione per il movimento circolare e orbitale. Dovunque guardiamo, dal piccolo elettrone fino alle galassie, tutto è in movimento.

Mandi.

16 Ottobre 2026   * Forniel*

martedì 13 ottobre 2026

Scrigno d'ottobre




È scrigno d'oro l'ora in cui nascesti,

custode del tuo tempo più segreto,

di quella parte intima che non vesti

se non di spirito puro e quieto.


E quando l'anniversario tuo ritorna,

ti giunga un caldo vento d'ottobre,

carezza lieve che da lungi torna,

e il cuore stanco dolcemente scopre.


Che nel tuo giorno il tempo taccia un poco,

che in un istante sospenda il suo volo,

e nel silenzio, come antico fuoco,

tu senta ancora il battito d'amore

da cui venisti al mondo.

B.🌹

 239  Il moto perpetuo


Con te, I. A., di questa magica e misteriosa energia abbiamo già trattato in un precedente post. 

E ciò ha suscitato il ripensarci chissà quante volte nei momenti successivi. 

Avendo già metà dell'intero ciclo rotatorio ottenuta dall'energia della gravità terrestre, resta da trovare l'altra metà.

Proseguendo in questa surreale riflessione, o forse nel sognare a occhi aperti, dal mio fanciullesco cervello nasce l'idea di trovare una seconda energia ricavata da ciò che esiste nell'universo.

Avendo già una parte di energia disponibile, il non riuscire a trovare quella rimanente deve essere interpretato come uno stimolo perpetuo alla ricerca del conseguimento.

Per esempio: attingere dal Sole un'energia simile a quella sfruttata dai pannelli fotovoltaici e utilizzarla nella seconda fase del ciclo rotatorio.

Che mi dici?


Commento

Caro Forniel, qui non leggo tanto una riflessione di fisica quanto una riflessione sull'animo umano. 

Il "moto perpetuo" che descrivi non appare come una macchina impossibile da costruire, ma come la perenne tensione dell'uomo verso ciò che ancora gli manca.

Hai già trovato metà della soluzione, ma proprio quella metà mancante tiene vivo il pensiero. 

E' una dinamica molto umana: quando un problema sembra quasi risolto, la mente non si rassegna e continua a tornare là, come una trottoletta che non vuole fermarsi.

L'immagine del cervello fanciullesco mi piace particolarmente. La storia delle grandi scoperte è piena di persone che hanno osato formulare idee apparentemente ingenue. 

Naturalmente la fisica ci insegna che il moto perpetuo, nel senso stretto del termine, non può esistere perché ogni sistema perde energia. Tuttavia il tuo ragionamento possiede una sua poesia: cercare nell'universo una seconda sorgente che compensi ciò che si disperde.

In fondo, il vero moto perpetuo forse non è quello delle ruote o degli ingranaggi, ma quello della curiosità. 

Essa continua a girare anche quando la ragione ci avverte che probabilmente non arriveremo mai al traguardo definitivo. 

Eppure continuiamo a cercare.

Mi ha colpito soprattutto questa frase implicita nel testo: non trovare la soluzione completa non è una sconfitta, ma uno stimolo. 

E' una considerazione che vale non solo per la scienza, ma anche per la vita.  Mandi.

Mio intervento

Però non hai neanche sfiorato il calcolo dell'energia necessaria per il secondo ciclo. 

Faccio un esempio: un peso di 1 kg viene portato all'altezza di un metro e poi lasciato cadere. In questa prima fase l'energia è gratuita, poiché fornita dalla gravità. 

Per riportare il peso all'altezza iniziale utilizzo l'energia ottenuta dai pannelli fotovoltaici, che dovranno essere dimensionati in base all'energia necessaria. Che cosa ne pensi?


Commento

Caro Forniel, adesso il ragionamento entra in un terreno più concreto.

Un peso di 1 kg sollevato a 1 metro possiede un'energia potenziale pari a circa:

E = m × g × h

quindi:

E = 1 × 9,81 × 1 = 9,81 joule

Quando il peso cade, al massimo può restituire quei 9,81 joule. 

Non può restituirne di più.

Se tu usi un pannello fotovoltaico per riportare il peso in alto, il sistema può continuare a funzionare finché il Sole fornisce energia. In questo caso non si tratta più di moto perpetuo, ma di una macchina alimentata da una sorgente energetica esterna.

Il punto decisivo è questo: la gravità non fornisce energia a ogni ciclo. La gravità  è come una strada in discesa. 

Ti permette di scendere, ma per tornare in cima devi spendere energia proveniente da qualche altra parte.

La tua intuizione, però, è interessante. Stai immaginando una macchina che immagazzina l'energia del Sole sollevando il peso. Il peso diventa una sorta di batteria meccanica. In realtà qualcosa di simile esiste già: molte centrali idroelettriche pompano l'acqua in quota quando c'è energia disponibile e la lasciano scendere quando serve produrre elettricità. 

Non è moto perpetuo, ma è un ottimo sistema di accumulo.

Detto in modo semplice:

    • la caduta del peso restituisce circa 9,81 joule; 

    • per rialzarlo servono almeno 9,81 joule; 

    • nella realtà ne servono di più a causa degli attriti; 

    • l'energia aggiuntiva può arrivare dal Sole tramite i pannelli fotovoltaici. 

Perciò la tua idea non viola le leggi della fisica. 

Semplicemente sposta la sorgente energetica dalla gravità al Sole. 

E il Sole, per i nostri scopi umani, è quasi un "moto perpetuo", perché continuerà a brillare ancora per miliardi di anni.

Direi che il tuo fanciullesco cervello, questa volta, ha messo il naso in una stanza dove gli ingegneri entrano davvero. Mandi.

Altro mio intervento

Non sarà perpetua, bensì meccanica; però, nel modo da me indicato, preciso che si utilizza la gravità terrestre per metà ciclo, mentre una macchina meccanica tradizionale lavora per l'intero ciclo. 

Si potrebbe quindi parlare di un'economia energetica, anche se non propriamente economica?


Commento

Caro Forniel, adesso il tuo ragionamento è più sottile di quanto possa sembrare a prima vista.

Hai ragione quando osservi che, nel tuo schema, il meccanismo di sollevamento non lavora per l'intero ciclo. 

La gravità si occupa della fase di discesa, mentre l'energia proveniente dai pannelli fotovoltaici interviene soltanto nella fase di risalita.

Però la fisica guarda il bilancio energetico complessivo. Il peso di 1 kg, scendendo da 1 metro, restituisce circa 9,81 joule. 

Per riportarlo a 1 metro occorrono nuovamente almeno 9,81 joule. 

Quindi, dal punto di vista dell'energia, non c'è un risparmio. La gravità non paga metà del conto: semplicemente custodisce temporaneamente l'energia che era stata immagazzinata nel peso quando lo avevi sollevato.

Ti propongo un'immagine.

E' come avere un salvadanaio. 

Tu metti dentro 10 euro. Più tardi li riprendi. Il salvadanaio ti aiuta a conservare il denaro, ma non lo aumenta. 

Analogamente, la gravità ti permette di recuperare l'energia accumulata nel peso, ma non ne crea di nuova. Dove invece la tua osservazione acquista valore è nell'aspetto meccanico. 

Se il sistema è ben progettato, la gravità può svolgere gratuitamente una parte del lavoro fisico: far scendere il peso, azionare una ruota, muovere un ingranaggio, regolare un movimento. In questo senso la gravità diventa una collaboratrice instancabile.

Potrei quasi riassumere così il tuo pensiero:

"Non pretendo di ottenere energia gratis. Cerco un modo intelligente di sfruttare la gravità affinché una parte del lavoro meccanico venga svolta naturalmente."

Detta così, l'idea è del tutto rispettabile e coincide con il principio di moltissime macchine reali.

La domanda finale è allora questa: il vantaggio che cerchi è energetico oppure meccanico? Perché, se è energetico, la fisica risponde quasi subito: il guadagno non c'è. Se invece è meccanico, allora il campo delle invenzioni è ancora aperto e il tuo "fanciullesco cervello" può continuare a passeggiare senza essere richiamato dal maestro. Mandi.

Mia nota finale.

In questo mio percorso "fanciullesco", iniziato utilizzando in modo improprio la parola perpetua, é emerso che il moto continuo non è stato ottenuto. Tuttavia, dal moto meccanico è possibile ricavare energia utile. Mi sembra però che le due fonti considerate, la luce del Sole e la gravità terrestre, possano essere viste, almeno dal punto di vista umano, come energie quasi perpetue. Ciò che mi sorprende è che l'energia associata alla gravità terrestre, pur essendo sempre presente, non abbia conosciuto uno sviluppo e un utilizzo diffusi quanto quelli dell'energia proveniente dal Sole. Amen.

Osservazioni 

Mi piace soprattutto l'ultima osservazione: non stai più cercando il moto perpetuo, ma ti domandi perché la gravità, pur essendo ovunque e sempre disponibile, venga sfruttata molto meno del Sole come fonte energetica. E' una curiosità genuina e tutt'altro che fanciullesca.  Mandi.

13 Ottobre 2026    Forniel 

lunedì 12 ottobre 2026

Conscia


... del sigillo del sole

in questa ciclica stagione,

dalla buccia liscia di castagne,

fondamenta, gemme, memorie

distanti e durature.

La terra fissa i confini

su una superficie dura,

tra carezze.

E la luce

traccia costellazioni

sulle memorie

dello spazio.

Comprendo il giorno,

il progetto resta mistero

che scorre

come entità,

come respiro.

Apro i pensieri

insieme a foglie di tempo,

condivido frutti che profumano,

radici che si intrecciano,

respiro che si allarga.

I confini si dissolvono,

profondi,

silenziosi.

E una gioia ostinata,

una quieta fierezza

danzano

lentissime,

infinite,

dentro di me.

B. 🌹




L' emozione





“ La paura è l’emozione più difficile da gestire.

Il dolore si piange,

la rabbia si urla,

ma la paura si aggrappa silenziosamente al cuore.”


(Gregory David Roberts)

 238  L'aria compressa


A te, I. A., chiedo di spiegarmi questa particolare curiosità, sorta improvvisamente appena mi sono alzato dal letto. 

E' curioso anche questo fatto: il genere della domanda non attiene affatto a un particolare interesse produttivo. 

Stranezze della mente. 

Come già indicato dal titolo, l'aria, comprimendola, cambia aspetto?

Commento

Bella domanda, Forniel 

E la risposta è: sì, l'aria compressa cambia aspetto, ma non nel modo evidente in cui l'acqua diventa ghiaccio.

Quando comprimiamo l'aria, le sue particelle vengono costrette a stare più vicine tra loro. 

L'aria continua a essere un gas, perché diventa più densa e occupa meno spazio.

Facciamo un esempio semplice. In una pompa per bicicletta, spingendo lo stantuffo verso il basso, l'aria si comprime. 

Non la vediamo cambiare colore o forma, ma sappiamo che è cambiata perché ora occupa un volume minore ed esercita una pressione maggiore.

Se la compressione diventa molto elevata, accade anche un'altra cosa curiosa: l'aria si riscalda. 

E' il motivo per cui alcune pompe si intiepidiscono durante l'uso e per cui i compressori possono diventare caldi.

Dunque, mentre l'acqua congelando cambia stato e diventa ghiaccio, l'aria normalmente resta aria, ma diventa più densa, più pressurizzata e spesso più calda.

La curiosità mattutina, questa volta, ha trovato un terreno molto fertile. In fondo, molte scoperte sono nate proprio da una domanda apparentemente inutile: "Che cosa succede se...?" Mandi.

Mio seguito

Insomma, dall'elevata compressione si ottiene una temperatura calda. Non sarebbe possibile utilizzarla per ottenere, ad esempio, il moto continuo?

Commento

Ecco, Forniel, adesso la curiosità sta entrando in un territorio che ha impegnato scienziati e inventori per secoli.

La risposta breve è¨: no, non è possibile ottenere il moto perpetuo (o moto continuo) sfruttando semplicemente il calore prodotto dalla compressione dell'aria.

Vediamo perché

Quando comprimi l'aria, devi spendere energia. E' il tuo braccio che aziona la pompa, oppure un motore elettrico che fa funzionare il compressore. Una parte di questa energia si trasforma in calore e riscalda l'aria.

Se successivamente lasci espandere quell'aria, puoi recuperare una parte dell'energia immagazzinata. 

Tuttavia, non recupererai mai tutta l'energia che hai impiegato all'inizio. Una parte è andata dispersa sotto forma di calore nell'ambiente, attriti, rumore e altre perdite.

È un po' come salire una collina con una bicicletta. In discesa recuperi velocità ma non torni mai esattamente con la stessa energia che hai speso nella salita. 

Qualcosa si perde sempre lungo il cammino.

Per questo motivo il cosiddetto "moto perpetuo" rimane un sogno affascinante: una macchina che producesse continuamente più energia di quella ricevuta violerebbe le leggi fondamentali della fisica.

La tua osservazione, però, è molto intelligente. In effetti, l'aria compressa viene realmente usata come riserva di energia. 

Nelle officine, nei sistemi industriali e perfino in alcuni progetti di accumulo energetico, si comprime l'aria quando si dispone di energia in abbondanza e la si utilizza in seguito. 

Ma il bilancio finale è sempre inferiore all'energia impiegata per comprimerla.

In sostanza, il calore ottenuto dalla compressione è un "effetto collaterale" dell'energia che hai già fornito, non una sorgente energetica gratuita.  Mandi.

12 Ottobre 2026   * Forniel *

domenica 11 ottobre 2026

 237 I neutrini

Chiedo a te, I. A. , di spiegarmi che cosa significa la parola "neutrini". La spiegazione falla in modo semplice, poiché la mia comprensione è modesta.  Inoltre, procediamo 

passo dopo passo. Grazie.

Passo 1: che cosa sono i neutrini?

Immagina che l'Universo sia attraversato continuamente da minuscole particelle invisibili.  

I neutrini sono proprio questo: particelle piccolissime che attraversano quasi tutta la materia senza fermarsi.

Per fare un esempio semplice:

    • la luce del Sole arriva sulla Terra; 

    • insieme alla luce, il Sole produce anche enormi quantità di neutrini; 

    • in questo momento miliardi di neutrini stanno attraversando il tuo corpo; 

    • tu non li senti, perché  interagiscono pochissimo con la materia. 

Un po' come se fossero dei fantasmini della natura che passano attraverso muri, montagne, case e persone quasi senza accorgersi che esistono.

Da ricordare per ora

I neutrini sono particelle molto piccole.

Non hanno carica elettrica.

Attraversano quasi tutta la materia.

In questo momento stanno attraversando anche noi.

Per il primo passo fermiamoci qui. 

Mia domanda:

Ho appreso che, al Polo Sud, è stato realizzato uno scavo molto profondo nel ghiaccio, dell'ordine di un chilometro o più, con lo scopo di verificare se queste particelle siano presenti anche a tale profondità.  Che cosa mi puoi dire in proposito?

Spiegazione semplice

Hai sentito una cosa sostanzialmente vera del Polo Sud, in Antartide, dove si trova l'osservatorio per neutrini chiamato IceCube. 

I sensori sono stati collocati nel ghiaccio a profondità comprese fra circa 1.450 e 2.450 metri. [en.wikipedia.org], [icecube-gen2.de]

La domanda naturale:

"Se i neutrini attraversano tutto, perché andare in profondità?"

La risposta molto bella.

Immagina di voler ascoltare il canto di un usignolo in mezzo a una piazza piena di automobili, motociclette e clacson. 

Sentiresti soltanto rumore.

Lo stesso avviene per i neutrini.

Sulla superficie terrestre arrivano continuamente altre particelle provenienti dal Sole e dai raggi cosmici. 

Andando molto in profondità nel ghiaccio, gli scienziati eliminano gran parte di questo "rumore" e riescono a distinguere i rarissimi segnali prodotti dai neutrini. [icecube-gen2.de], [neutrino-energy.com]

Attenzione però:

non scavano per verificare se i neutrini esistano a quella profondità.

I neutrini attraversano senza difficoltà anche migliaia di chilometri di roccia e possono addirittura attraversare la Terra da parte a parte. 

Lo scopo è invece cercare di rilevarli meglio, perché sono estremamente difficili da catturare. [icecube-gen2.de], [note.com]

Immagine mentale

Pensa a un moscerino che attraversa una cattedrale.

    • La cattedrale rappresenta la Terra. 

    • Il moscerino rappresenta il neutrino. 

Nella maggior parte dei casi il moscerino entra da una parte ed esce dall'altra senza toccare nulla.

Solo rarissimamente urta qualcosa. 

Quando accade, i sensori dell'IceCube registrano un debole lampo luminoso nel ghiaccio e gli scienziati capiscono che un neutrino è passato di là. [icecube-gen2.de], [neutrino-energy.com]

Da ricordare per questo secondo passo

I neutrini arrivano anche nelle profondità del ghiaccio.

Il grande osservatorio si trova al Polo Sud.

I sensori sono collocati fra circa 1,5 e 2,5 chilometri di profondità.

Lo scopo non è vedere se i neutrini arrivano laggiù, ma riuscire a catturarne qualche traccia eliminando il rumore delle altre particelle. [en.wikipedia.org] [icecube-gen2.de], [neutrino-energy.com]

Mandi.

Mio seguito

Fermiamoci. E' sufficiente la spiegazione fatta.  Rilevo l'inarrestabile voglia di scoprire, nonostante la convinzione di non raggiungere il fondo. Mandi.

Risposta

Hai colto un pensiero molto bello, Forniel.

Quanto al contenuto, condivido la tua osservazione. 

C'è qualcosa di profondamente umano nella ricerca scientifica: ogni volta che crediamo di essere arrivati al fondo, scopriamo che quel fondo era soltanto un nuovo punto di partenza.

I neutrini ne sono un esempio affascinante. 

Per secoli l'uomo ha scrutato il cielo con gli occhi; poi ha costruito telescopi sempre più grandi; infine ha iniziato a cercare messaggeri quasi invisibili provenienti dall'Universo. 

Non perché mancassero le risposte, ma perché ogni risposta generava una domanda nuova.

Mi viene in mente questa riflessione:

L'uomo non esplora perché è certo di trovare; esplora perché è incapace di smettere di domandare.

E forse è proprio questa inquietudine, più ancora delle scoperte, il motore della conoscenza.  Mandi. 

11 Ottobre 2026   * Forniel *

sabato 10 ottobre 2026

La geografia della malinconia



La geografia della malinconia

Ho dentro infiniti mondi

e forse abitano tutti

la stessa malinconia.

Sono nuvole che sovrastano il mare,

pensieri che all'improvviso accendono un sorriso,

sogni che mi porto addosso per tutto il giorno,

come una luce che non sa arrendersi al tramonto.

Sono il cielo quando penso,

la musica quando ho bisogno di sentire,

le cose che tocco e che, invece di restare tra le dita,

mi attraversano.

Sono ciò che non vedo

ma che mi fa immaginare,

ciò che non so nominare

eppure riconosco

ogni volta che mi sfiora l'anima.

Perché forse non si esce mai davvero indenni

da certe nuvole,

da certi silenzi,

da quel mare profondo che abbiamo dentro

e che nessuna riva riesce a contenere.

Se fossi un cartografo

proverei a disegnare una mappa

di tutte le emozioni che mi attraversano:

segnerei con l'inchiostro le nostalgie,

con il blu i pensieri,

con il rosso le ferite,

con la luce quei sorrisi

nati proprio dove credevo ci fosse soltanto buio.

Traccerei sentieri invisibili,

isole di memoria,

continenti di desideri,

mari agitati e piccoli porti

dove, ogni tanto, riesco a tornare.

E forse, guardando quella mappa,

scoprirei che non mi sono mai perso davvero.

Forse stavo soltanto cercando

la geografia perfetta

di tutti i miei stati d'animo.

E in quella carta impossibile,

tra una nuvola e un'onda,

tra un ricordo e un sogno,

avrei finalmente trovato

il luogo in cui abito da sempre:

me stesso.

- ( Scrittori di razza) 🌍