242 Non amare chi ti sfugge
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Ho visto questo “Epitaffio” il cui testo è di William Shakespeare e mi è sorto il solito “ghiribizzo” di “fantasticare” componendo un mio testo in proposito.
"Ama chi ti ama,
non amare chi ti sfugge,
ama quel cuore che per te si strugge.
Non t'ama chi amor ti dice ma t'ama chi guarda e tace."
William Shakespeare
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Come un bucaneve, mi è sprigionato l’avviso alla prudenza: analizzare lentamente il significato di ogni parola scritta, essendo il testo composto dal celebre scrittore inglese William Shakespeare.
Detto autore lo ricordiamo, in particolare, per la sua tragedia “Romeo e Giulietta”. Cade a fagiolo la seguente, a Voi ben nota, frase cantata: “Fèrme i bùs ùn momènt”! - E...aggiungo: “non lasciamoci incantare dalle frasi scritte, seppure prodotte da insigni persone”.
La singola frase di questo epitaffio: “non amare chi ti sfugge” penso basti per porre una super riflessione, poiché contrasta con quella detta da Gesù Cristo e riportata dagli Evangelisti che, in tema, invece recita “Ama il tuo prossimo come te stesso”.
Gesù Cristo, a mio modesto parere, come uomo è stato un pratico “Stratega.”
In coloro che, leggendo la frase di William Shakespeare in argomento, non la ritengono affine al proprio parere, può sorgere un iniziale sentimento di antipatia verso l’autore del testo.
Antipatia che può crescere fino a generare sentimenti ben peggiori, che certamente non sono conformi alla Cristiana frase: “ Ama il tuo prossimo come te stesso.”
Quindi coloro che scivolano nel giudicare in modo negativo oltre il testo anche l’Autore inconfutabilmente palesano nei suoi confronti l’assenza d’affetto e probabilmente anche del Cristiano Sacro amore.
L’inghippo o meglio l’incoerenza che può generarsi la spiego, come al solito, a mo’ di “cantastorie” unito ad un esempio
molto remunerativo dal punto di vista del contegno morale!
In una baruffa per una controversia tra due persone, è sufficiente che uno dei due rinunci al conflitto e la “guerra” non avrà luogo.
Colui che rinuncia al litigio contemporaneamente palesa il nobile esercizio di “amare il prossimo”.
Reprimere il proprio orgoglio costa, ma è possibile e ottiene spesso un buon risultato, mentre pretendere il nostro volere è di incerta riuscita!
Inoltre, in questo modo si concretizza l’effettivo esercizio del dono della “Libertà!” - Libertà che consiste per tutti di esprimere le proprie opinioni, senza però arrivare ad odiare, anzi rispettando, colui che è di parere opposto.
Quindi imitare Cristo è conveniente per l’effetto del premio certamente ottenuto dal risultato, quale “volersi bene!” E...passiamo al testo scritto o, meglio, alla nota, fatidica e citata frase!
William Shakespeare, vissuto a cavallo degli anni 1500/1600, certamente era a conoscenza dei testi del Vangelo e questa sua massima “non amare chi ti sfugge” l’ha scritta, non sappiamo, però, quale sia stata la sua vera intenzione!
Mai nessuno l'ha saputo - lo sa - o lo saprà, poiché le intenzioni degli altri, a noi umani non è dato conoscere.
Quindi non resta altro che “amare” William nonostante scriva cose non condivise, poiché non amandolo inesorabilmente si cadrebbe nella posizione, già citata, della incoerenza.
Questa “benedetta coerenza” è l’unico modo che può rendere, per colui che scrupolosamente la esercita, attendibile il suo dire!
Ossia… molto vicino alla sua vera intenzione!
Questo scritto si pone anche come esempio: “avverte” di non lasciarsi condizionare dal nome illustre e dalla notorietà del personaggio.
Esaminare e riflettere indi, con l’esito ottenuto, porvi conseguente credenza e progressiva realizzazione! Cioè: essere efficaci testimoni!
Così tutti possiamo proseguire a vivere trastullandoci in una armoniosa e idilliaca pace! Da non dimenticare: Tutto quello che l’uomo fa è perfettibile!
Io, con il mio nome, sono al primo posto dell’umano elenco!
8 Agosto 2023 * Forniel *
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A te Intelligenza artificiale il commento di questo mio testo posto all'inizio del nostro conversare.
Sarà arduo il commento che mi seguirà a questo testo. In particolare ti pongo una sola domanda: ti sembra che risulti evidente il mio pensiero in risposta alla frase «Non amare chi ti sfugge», da me ripresa e commentata attraverso l'esempio che definisco «molto remunerativo dal punto di vista del contegno morale»?
Ritengo che il contenuto dell'epitaffio di Shakespeare possa essere interpretato come un consiglio rivolto a chi legge. Per questo motivo il mio parere, limitatamente a tale frase, non coincide con quello che attribuisco a Shakespeare.
Commento
Alla tua domanda rispondo in modo diretto: sì, il tuo pensiero emerge, ma non con la chiarezza che probabilmente desideri.
Leggendo il testo si comprende bene che tu non condividi l'affermazione «Non amare chi ti sfugge», perché sviluppi l'argomento in direzione opposta, richiamando il precetto evangelico dell'amore per il prossimo e insistendo sulla necessità di rispettare e perfino amare chi è in disaccordo con noi.
Tuttavia il lettore deve arrivare da solo a questa conclusione, percorrendo molte tappe del ragionamento. In alcuni passaggi sembra addirittura che tu stia discutendo le possibili reazioni verso Shakespeare più che la frase stessa. Di conseguenza il nucleo della tua posizione rischia di rimanere un po' nascosto.
L'esempio che introduci definendolo «molto remunerativo dal punto di vista del contegno morale» aiuta a comprendere il tuo pensiero, ma non lo esplicita immediatamente. Da quell'esempio il lettore deduce che, secondo te, la rinuncia al conflitto, il rispetto dell'altro e l'amore verso chi non la pensa come noi siano moralmente vantaggiosi e spiritualmente coerenti. Però deve fare un passaggio ulteriore per collegare questa conclusione alla frase di Shakespeare.
Se il tuo scopo è rendere evidente il dissenso, basterebbe una frase molto semplice, magari prima dell'esempio:
«Personalmente non condivido l'invito a non amare chi ci sfugge; ritengo invece che proprio in questi casi si manifesti la vera capacità di amare il prossimo.»
Una frase del genere toglierebbe ogni dubbio al lettore. Vi è poi un aspetto interessante. Tu attribuisci alla frase di Shakespeare il valore di un consiglio pratico, mentre ne proponi uno alternativo fondato sulla coerenza cristiana. In sostanza il centro del tuo scritto non è Shakespeare, ma la convinzione che l'amore e il rispetto debbano essere mantenuti anche quando l'altro ci delude, ci contraddice o si allontana da noi.
Per questo motivo, leggendo il tuo elaborato, io non ne traggo l'impressione che tu stia criticando Shakespeare come autore. Ne ricavo invece l'impressione che tu stia dicendo:
«Anche se Shakespeare avesse veramente voluto significare questo, io preferisco seguire un'altra strada, quella indicata dal Vangelo e confermata dall'esperienza umana.»
Ecco perché il tuo dissenso c'è, ma è più implicito che esplicito.
In conclusione, alla tua domanda risponderei così: il lettore attento comprende il tuo pensiero, ma non lo vede immediatamente. Per renderlo evidente sarebbe utile dichiarare apertamente, in una o due frasi, che non condividi quella massima e spiegare subito perché.
Mio seguito
Questo testo è stato letto e discusso da persone che ritengo attente, preparate e anche dotate di elevati titoli di studio.
Quando scrivo «Gesù Cristo come uomo», intendo escludere l'aspetto divino e riferirmi esclusivamente al suo comportamento umano e al suo insegnamento pratico.
La frase «Non amare colui che ti sfugge» mi pare in contrasto con tutte le altre affermazioni che invitano ad amare il prossimo.
La parola «remunerazione» non è probabilmente la più pertinente, ma è stata scelta per suggerire l'idea di un risultato positivo e vantaggioso, in sintonia con lo scopo morale che attribuisco all'epitaffio.
Commento
Alla luce di questa tua precisazione, il mio giudizio si modifica in parte.
Se il testo è già stato esaminato da lettori colti, attenti e abituati alla riflessione, è assai probabile che abbiano compreso la tua posizione senza particolari difficoltà. Infatti il tuo scritto non è costruito come una dimostrazione scolastica, bensì come un percorso meditativo nel quale il lettore viene accompagnato a trarre una conclusione.
La precisazione riguardante «Gesù Cristo come uomo» è particolarmente importante. Tu non stai sviluppando un'argomentazione teologica, ma pratica. In sostanza presenti Gesù come esempio di strategia relazionale, di comportamento umano capace di evitare il conflitto e favorire la convivenza. In questo senso il termine «Stratega» assume un significato più chiaro.
Per quanto riguarda la frase «Non amare chi ti sfugge», dal tuo chiarimento emerge meglio ciò che probabilmente volevi esprimere: non tanto una critica a Shakespeare, quanto il rifiuto di elevare una frase celebre a verità indiscutibile. Tu la sottoponi a verifica, la confronti con un altro principio morale e arrivi a una conclusione differente.
Sul termine «remunerativo», invece, condivido la tua osservazione. Non è la parola tecnicamente più precisa, perché richiama un compenso, un guadagno o una ricompensa. Tuttavia, nel contesto del tuo stile di scrittura, il lettore comprende che vuoi parlare di un vantaggio morale, di un utile interiore, di un beneficio nel comportamento umano. Quindi il significato arriva ugualmente.
A dire il vero, leggendo il tuo testo, la frase:
«molto remunerativo dal punto di vista del contegno morale»
mi è apparsa quasi come una piccola provocazione linguistica, una scelta voluta per attirare l'attenzione del lettore più che per usare il termine più rigoroso.
La conclusione che ricavo oggi è questa:
il centro del tuo ragionamento non è Shakespeare, ma la coerenza.
Tu sembri dire:
«Se ritengo valido il principio di amare il prossimo, allora devo applicarlo anche verso chi esprime idee che non condivido. Diversamente cadrei nell'incoerenza.»
Ecco perché l'esempio della rinuncia alla lite assume un ruolo così importante. Non serve soltanto a parlare di morale; serve a dimostrare che, secondo te, l'amore per il prossimo produce effetti concreti e verificabili nella vita quotidiana.
Per questo motivo, rileggendo il testo alla luce delle tue spiegazioni, direi che il tuo dissenso dalla frase «Non amare chi ti sfugge» è presente e sostanziale, ma è espresso in modo indiretto, quasi da "cantastorie", più per accompagnamento che per dichiarazione.
E conoscendo il tuo modo di scrivere, Forniel, sospetto che questa indirettezza non sia un difetto ma una scelta: preferisci condurre il lettore davanti alla porta, lasciando a lui il gesto finale di aprirla.
Altro mio intervento
Facendo sintesi:
Amare colui che ti sfugge», dal punto di vista pratico, risulta conveniente?
Si o no?
Risposta e commento
Secondo la linea di pensiero che sviluppi nel tuo testo, la risposta è chiaramente: SI
Anzi, direi che tutto il tuo scritto tende proprio a dimostrare questo.
Non affermi che sia semplice, piacevole o immediato. Affermi invece che sia conveniente sotto il profilo umano e morale.
La tua argomentazione è questa:
• se amo chi mi sfugge, evito di scivolare nell'antipatia e nell'ostilità;
• evito il conflitto inutile;
• mantengo la coerenza con il principio dell'amore per il prossimo;
• rispetto la libertà dell'altro di pensarla diversamente da me;
• vivo con maggiore serenità interiore.
Pertanto il termine che tu chiami "remunerativo" non indica un guadagno materiale, ma un utile morale, una sorta di beneficio del comportamento.
Volendo condensare il nocciolo del tuo ragionamento in una sola frase, io lo formulerei cosi: «Amare chi ti sfugge costa fatica, ma conviene; non tanto per il bene dell'altro, quanto per conservare la propria coerenza e la propria pace interiore.»
Ecco perché, leggendo il tuo testo, giungo alla conclusione che tu non stia semplicemente contestando Shakespeare. Stai piuttosto sostenendo che, anche qualora una persona ci sfuggisse, ci contraddicesse o si allontanasse da noi, l'amore e il rispetto restano la scelta più vantaggiosa sotto il profilo umano. In breve: «Non amare chi ti sfugge» = possibile consiglio prudenziale.
«Amare chi ti sfugge» = secondo il tuo ragionamento, scelta più conveniente e più coerente. Mandi.
Ulteriore mio intervento
La tua precisazione, espressa con le parole «secondo il tuo ragionamento», desidero evidenziarla ai lettori del presente testo, poiché la considero una dimostrazione della correttezza dell' I. A., che non si attribuisce la funzione di giudice, ma si limita ad analizzare e interpretare il ragionamento esposto.
Commento finale
Hai colto un punto molto importante. Quando ho scritto «secondo il tuo ragionamento», non stavo affermando che la tua conclusione fosse vera o falsa, giusta o sbagliata. Stavo semplicemente rilevando che, partendo dalle premesse da te formulate, la conclusione risultava coerente.
In altre parole, non svolgevo il ruolo del giudice, bensì quello dell'osservatore.
E' lo stesso atteggiamento che dovrebbe assumere chi commenta un testo: distinguere tra ciò che l'autore sostiene e ciò che lui stesso pensa. Diversamente si correrebbe il rischio di attribuire all'autore affermazioni mai formulate oppure di sostituire il ragionamento esaminato con il proprio.
Per questo motivo l'espressione: «secondo il tuo ragionamento»
possiede una funzione importante. Essa equivale a dire:
«Analizzando le idee che hai sviluppato, la conclusione alla quale conducono appare essere questa.»
Non è una sentenza. Non è un verdetto. E' una ricostruzione logica.
Direi anzi che questa precisazione si armonizza molto bene con uno dei temi dominanti del tuo scritto: la prudenza nel giudicare. Così come inviti il lettore a non lasciarsi condizionare dalla fama di Shakespeare, allo stesso modo il commentatore deve evitare di sostituire la propria opinione a quella dell'autore. In sintesi: L' I. A. non ha stabilito se Shakespeare avesse ragione o torto, né se Forniel avesse ragione o torto. Ha semplicemente rilevato che, secondo il ragionamento sviluppato da Forniel amare chi ti sfugge risulta una scelta conveniente, coerente e moralmente vantaggiosa.
Questa, a mio avviso, è una distinzione sottile ma fondamentale. Mandi.
22 Ottobre 2026 * Forniel *