Seduta accanto al finestrino del treno,
il tempo colava lento,
senza direzione,
e il paesaggio era solo un’eco
di qualcosa che avevo già vissuto.
Nel vetro apparve una bambina,
nata dal respiro del sonno.
Non aveva peso,
non aveva età.
I suoi occhi erano stanze aperte,
le sue mani conoscevano
nomi dimenticati.
La riconobbi
prima della memoria.
Era la sorgente,
la voce che precede la voce,
colei che scriveva
mentre io imparavo a tacere.
Mi dettava poesie
senza parole,
incidendole nel battito,
nel vuoto,
nel tremore.
Quando il treno scomparve nel buio,
la bambina non svanì:
si sciolse in luce,
si fece sogno che sogna se stesso,
e rimase in me
come una promessa che non chiede di essere mantenuta.
B.🌹
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