venerdì 2 ottobre 2026

Ho liberato lo zaino




Estraggo dallo zaino un contenitore di vetro, dentro scrivo un messaggio e ripongo degli oggetti, chiuso il barattolo, gli cerco un luogo segreto tra le cavità carsiche dove depositare il pensiero del viandante. Compiuta l’operazione, con lentezza da sorprendere un bradipo veterano, innalzo il mio corpo dal manto erboso e lo metto in movimento. Fa caldo, ho il passo lento, vorrei… ma un’aquila solitaria volteggia sopra di me, disegnando lettere nel cielo, le leggo e le sorrido facendole l’occhiolino. La regina dei monti plana, poi risale, si fa ammirare dal forestiero, e io, incantato come un bimbo, me ne sto immobile con il naso all’insù. Il mitico rapace sparisce dietro le rupi, è ora di scendere a valle per il sentiero dell’andata. 

Malfa

Festa dei Santi Angeli Custodi


La forza  delle mamme è credere negli Angeli!


Grazie 🙏🏻🙏🏻🙏🏻❤️
B.🌹

 232 La Banda  Musicale (11)


«A te, I. A., il mio raccontare volge al termine, non perché sia… morto: improprio sarebbe che abbia a “sgraffignare le pagine”, ma la coda dell’arcobaleno della mia presenza in questo palcoscenico bandistico volgeva sfumandosi in armonia con la mia presenza nella Banda. 

Fammi il tuo commento.»

Sono tanti i fatterelli intercorsi in questo percorso bandistico; ne elenco alcuni.

Le nuove divise. Con l’ingresso delle ragazze si rese necessario dotarsi di una divisa: si scelse il colore blu e, per loro, la gonna invece dei pantaloni. 

Anche il nuovo berretto, simile al precedente, venne aggiornato.

Lo stemma come distintivo. Per completare la bella presenza si prepararono diversi bozzetti, accompagnati da vivaci pareri in un sottofondo di stile “democratico”. Si scelse — ed è tuttora presente — il bozzetto ideato da Luigino Antonutti (Gigi, come ama chiamarsi). (Bozzetto a fine pagine)

La scelta dei brani musicali. Le case editrici degli spartiti musicali, che un tempo pubblicavano solo il titolo del brano con il grado di difficoltà, si sono modernizzate inserendo un “CD”, mezzo che permetteva di ascoltare e scegliere i nuovi pezzi musicali.

L’organico strumentale. Di proprietà della Banda: dapprima con strumenti molto economici e senza custodie, poi, in un secondo tempo, più raffinati, professionali e completi.

La scelta delle prestazioni bandistiche. Prima di accettare una prestazione si provvedeva a chiedere a ciascuno la propria adesione e, sulla base di una presenza equilibrata, si accettava il servizio. Non mancavano poi delle assenze, talvolta neppure comunicate. 

Ricordo anche i nomi dei due ragazzi che, una domenica, andarono a… suonare le onde del mare di Grado.

Persone benemerite. Giobatta Vecchiutti, sarto pensionato, era prezioso nell’adattare le divise ai giovani che, crescendo, le trovavano strette. 

Leonildo Della Mora, calzolaio di professione, rappresentava la Banda in tutte le incombenze: sempre disponibile, molto favorevole al mio interessamento, soprattutto perché gli evitava il fastidio di cercare suonatori esterni. 

Forse dimentico altre persone da citare, ma avvalendomi della memoria spero venga giustificato.

2 Ottobre 2026  * Pietro Del Forno *

✦ Commento rituale

Questo capitolo ha il passo di un artigiano che, arrivato alla fine del lavoro, non chiude la bottega di colpo: si guarda attorno, passa la mano sul banco, ricorda chi è entrato, chi ha aiutato, chi ha fatto sorridere. È un finale che non è una conclusione, ma una sfumatura, proprio come dici tu: la coda dell’arcobaleno.

La forza del testo sta nella serie di piccoli quadri: le divise blu, le gonne per le ragazze, il berretto aggiornato; il bozzetto dello stemma scelto tra discussioni “democratiche”; i CD che modernizzano la scelta dei brani; gli strumenti che crescono di qualità come cresce la Banda stessa. Sono dettagli che non fanno rumore, ma costruiscono un mondo.

Molto efficace il tono affettuoso con cui ricordi le persone: il sarto pensionato che aggiusta le divise, il calzolaio che rappresenta la Banda e che, con un sospiro di sollievo, non deve più cercare suonatori esterni. È un modo di raccontare che dà dignità ai mestieri, alle mani, alle disponibilità silenziose.

E poi c’è quella pennellata di humor artigianale: i due ragazzi che, invece della prestazione, vanno a “suonare le onde” a Grado. È un’immagine che vale un bozzetto: leggera, vera, da paese.

Il tuo racconto sta davvero volgendo al termine, ma non si spegne: sfuma, come una musica che non finisce, ma si allontana lungo la strada dopo una festa. Hai costruito una piccola memoria bandistica che ha il profumo delle cose fatte bene e ricordate con cura.  Mandi.




giovedì 1 ottobre 2026

 231 La Banda  Musicale (10)


«A te, I. A., il mio raccontare rivivendo frammenti del Corso di Musica tenuto dalla nostra Banda musicale con il supporto del Provveditorato agli Studi.  

Anno scolastico 1980/81. 

Allegati: elenco degli allievi e 2 foto. 

Fammi il commento.»

Consolidata la frequenza del Corso, e pure le prestazioni bandistiche, si era ottenuto un buon proseguimento; ma l’inarrestabile evoluzione ne fa parte, e non ce ne si accorge a meno che non si faccia come i nostri contadini nei lavori della terra: “Ferme i bus un moment” (ferma i buoi un momento). 

Era per riposare, e la tappa avveniva all’ombra degli alberi.

È normale che un bene acquisito faccia da vigilia a un successivo. 

Ecco un altro aneddoto riguardante l’insegnamento agli alunni.

Durante una lezione, una dolce e buona ragazza (non cito il nome) presentava delle difficoltà. 

Alla mia raccomandazione, svolta in modo tenero, di esercitarsi un po’ di più, vidi nel suo viso le lacrime sprigionarsi dagli occhi, e mi sentii amareggiato per non aver previsto l’effetto.

È mio parere che nei complessi di qualsiasi genere si debba guardare alla qualità del prodotto da ottenere, ma nel farlo non perdere il partecipante. 

Nei sodalizi amatoriali la comprensione e la tolleranza non vanno dimenticate: l’episodio ha rafforzato il mio convincimento.

Alla ragazzina di allora, oggi, nuovamente, rivolgo il mio ringraziamento… con una scintilla di piacere.

✦ Commento rituale

Questo frammento ha il tono di una memoria che si apre come una porta socchiusa, lasciando entrare non solo i fatti, ma il sentimento che li accompagna. 

È un capitolo che non vuole mostrare risultati, bensì il modo in cui si cresce insieme, insegnante e allievi, Banda e comunità.

🌿 Il passo dei contadini

L’immagine dei contadini che dicono “Ferme i bus un moment” è splendida: introduce una pausa meditativa, un invito a guardare ciò che si è costruito senza fretta. 

È una metafora che dà al testo un respiro rurale, concreto, quasi da fiaba di paese. 

E tu la usi bene: come se la Banda, dopo anni di lavoro, si fermasse sotto un albero a guardare il proprio cammino.

🎼 L’aneddoto della ragazza

Qui il racconto si scalda. 

La scena è semplice, ma ha una forza emotiva notevole: un gesto di incoraggiamento che, invece di sostenere, fa scendere lacrime. 

È un momento che molti insegnanti ricordano per tutta la vita, perché mostra quanto delicate siano le corde dell’apprendimento.

Tu non ti giustifichi, non ti assolvi: rifletti. E questa riflessione è la parte più bella del testo.

La frase sul non perdere il partecipante mentre si cerca la qualità è una piccola regola d’oro, da appendere in ogni sala prove. 

Nei gruppi amatoriali, la qualità non è mai solo musicale: è anche umana, relazionale, comunitaria.

✨ La scintilla finale

Il ringraziamento alla “ragazzina di allora” è una chiusura tenera, quasi un inchino. 

Non è nostalgia: è riconoscimento. 

E dà al brano un tono di umanità artigianale, quella che ti appartiene e che rende la tua Banda Musicale non solo un racconto, ma un piccolo laboratorio di vita.

Se vuoi, posso aiutarti a intrecciare questo episodio con gli altri capitoli, così che il racconto prenda una linea narrativa più continua. Mandi.

1° Ottobre  * 2026 *   Forniel.




mercoledì 30 settembre 2026

 Ed ecco il testo. 230 La Banda  Musicale (9)


A te, I. A., il mio raccontare vari episodi. Il Corso d’insegnamento iniziato nel 1973 e la trasferta della compagine bandistica a Bösel, 

nel settembre del 1982, in Germania.

Dopo nove anni — da fanciulli, ragazzi, giovanotti, bisesso — le file ingrossate offrivano un organico equilibrato, ringiovanito e desideroso di assaporare terre oltre il confine della nostra Italia. 

Venuti a conoscenza dell’Euro‑Musiktage nella cittadina di Bösel, si provvide a raccogliere informazioni, assai difficoltose per la diversità delle lingue parlate. Infatti, il primo approccio fu telefonico: il dirigente della Musiktage proferiva parole tedesche e io non capivo; lui telefonava da un bar e mi diceva “amigos – amigos”. Poi seguì il barista, un napoletano, e finalmente ci capimmo.

In quel periodo le autocorriere a due piani iniziarono a circolare, e poche autorimesse ne disponevano. La partenza fu fissata alle ore 1: così presto per arrivare a Bösel e pernottare come ospiti presso le famiglie. 

Allego la foto dell’articolo: in esso sono spiegati altri particolari e non manca la “lubrificazione”, come la fai tu con me.  Mandi.»

30 Settembre 2026   * Forniel *

✦ Commento rituale

Questo episodio ha il sapore delle grandi prime volte: la banda che, dopo anni di semina, si ritrova cresciuta, compatta, pronta a varcare un confine non solo geografico ma anche simbolico. 

È il passaggio dall’essere “banda di paese” all’essere gruppo che si misura con il mondo.

Il dettaglio del primo contatto telefonico è una piccola perla narrativa: il dirigente tedesco che parla fitto, tu che non capisci, il barista napoletano che interviene come mediatore improvvisato. È un frammento che racconta l’Europa vera, quella fatta di bar, dialetti, mani che si tendono senza protocollo. Una scena che sembra uscita da un film di Comencini.

Poi c’è la descrizione delle autocorriere a due piani: un segno dei tempi, un dettaglio che colloca il racconto nella modernizzazione degli anni ’80. 

E la partenza all’una di notte, con la banda che si mette in viaggio come una piccola spedizione: strumenti, entusiasmo, un po’ di incoscienza giovanile, e quella “lubrificazione” che tu evochi con ironia da officina, come se la memoria avesse bisogno di un filo d’olio per scorrere meglio.

Il tono complessivo è quello di una comunità che cresce insieme, che si affaccia al mondo con curiosità e dignità. Tu lo racconti con la tua consueta voce: precisa, affettuosa, attenta ai particolari che fanno storia.

Continua così: stai costruendo una cronaca che è anche un album di famiglia, e ogni episodio aggiunge un tassello prezioso.  Mandi.









martedì 29 settembre 2026

Forza del Bene

 




𝑺𝑰𝑰 𝑼𝑵𝑨 𝑭𝑶𝑹𝒁𝑨 𝑫𝑬𝑳 𝑩𝑬𝑵𝑬


Nulla è Buono. 

Nulla è Cattivo. 

Nulla è Giusto. 

Nulla è Sbagliato.

Poiché tutto è dentro di Te, 

tu sei il Tutto 

E come vedi fuori, è solo un riflesso del tuo Interno.


Se tu incarni il Bene, il Mondo Fuori è Bene.

È una Legge della Fisica.

Semplice. 

Vera. 

Autentica.

Chiediti ogni mattina 

"𝕮𝖔𝖘𝖆 𝖋𝖆𝖗𝖊𝖇𝖇𝖊 𝖚𝖓𝖆 𝕱𝖔𝖗𝖟𝖆 𝕯𝖊𝖑 𝕭𝖊𝖓𝖊 𝖕𝖊𝖗 𝖈𝖆𝖒𝖇𝖎𝖆𝖗𝖊 𝖖𝖚𝖊𝖘𝖙𝖔 𝕸𝖔𝖓𝖉𝖔?"


Devi Essere sempre tu a guidare la tua Auto, a decidere per la Tua Sacra Vita 

Nel momento cui deleghi cose importanti, non stai agendo nel Bene, poiché stai venendo meno alla Tua Responsabilità


Devi Essere sempre gentile, come se fossi una Gazzella in un branco di Lupi

Perché fino a dieci anni fa vinceva la Mente, ma adesso anche nel lavoro vince il Cuore, sono le Nuove Vibrazioni Della Fisica 

Quindi, Sii Gentile ed Abbi Coraggio.

Questo significa "tirare fuori le palle" oggi.


Devi Essere sempre in uno Stato Gioioso di Gratitudine, come se fossi un bambino che scopre il Mondo per la Prima Volta 

Questo ti porta al massimo delle tue vibrazioni, e visto che l'Universo ridà tre volte ( Figlio, Creazione ) quello che chiedi, se manifesti gioia e gratitudine otterrai Gioia e Gratitudine 


Tutto è Specchio di Te 

Tu sei un Magnete interconnesso agli altri 

Sai perché è accaduto questo nell'ultimo anno?

Perché si sono create delle Egregore di Paura Anziché di Amore 

I Signori Oscuri sanno bene come comunica l'Universo, e in questa partita a scacchi la Luce ha già Vinto 

Deve solo mostrare il suo Jolly 

Il più potente di tutti 

L'Amore

Ed è lì che cambia il Mondo 

Poichè per l'Entanglement, per la Connessione, se io vivo in Amore, poi allora inizi tu, poi inizia lei, poi iniziano loro, poi iniziate voi, poi iniziano tutti.


Adesso è Tempo di Tornare a Comunicare con l'Universo

È Tempo di Fare Scacco Matto 

Come in Cielo

Così in Terra 

ꪖꪑꫀꪀ


Giulia Moratti

Settembrina luce




Danzare con il vento, lasciarsi andare al suo abbraccio e sentire la chioma, leggera e argentea, agitarsi come fili d’erba nell’azzurro settembrino. 

Malfa




 

 229 La Banda  Musicale (8)


A te, I. A., il mio proseguire nel raccontare vari episodi riguardanti il complesso bandistico del mio paese, Colloredo di Prato.  Oggi racconto la gita a Trieste effettuata dagli alunni del Corso di Musicale nell’anno 1980. 

Allego l’elenco degli alunni dell’anno scolastico 1979‑1980. Arrivati a Trieste, al mattino presto, prima tappa: visita al Castello di Miramare. 

Non avendo previsto una guida per le informazioni storiche, il percorso nelle stanze si è svolto con scorrevolezza. Si è poi sostato nel vasto parco, a guardare il panorama e, insieme, ad assistere agli scherzetti dei ragazzi.

Visita alla Basilica Cattedrale di San Giusto.  Sul piazzale: colonne, resti romani; sulla facciata della chiesa: busti in bronzo di quattro vescovi; il rosone gotico scolpito in pietra carsica.  L’interno della Basilica non è stato visitato per la celebrazione di un rito. Pranzo al sacco: economia concreta.

Nel pomeriggio abbiamo visitato una grotta di cui non ricordo nome e località.  Penso fosse quella situata a Sgonico.  Indi, rientro alquanto spossati, e la mia tranquillità per l’aneddoto che unisco. Ricordo questo particolare dei costi. Il costo dell’autocorriera era sostenuto dal Provveditorato agli Studi, mentre l’assicurazione “obbligatoria” era a carico della nostra Banda.   Mancava la precisazione sul tipo di assicurazione: “sull’infortunio del gitante” oppure “sul danno che il gitante recava”. 

La prima costava un patrimonio; la seconda, più possibile, è stata scelta e fatta. Nel rivedere l’elenco di questi ragazzi, ora alcuni già pensionati, mi meraviglio del notevole numero: allora non notato, assunto come normalità. Il nostro paese contava circa 1.100 abitanti; in questo elenco vedo iscritti 43, e non è un fache.  Ricorro a calmierarmi precisando che all’inizio non era effettuata la “scrematura” con il ritiro volontario.

🍷 Commento 

Questo episodio della gita a Trieste ha un sapore particolare: non è solo un ricordo di viaggio, ma è il ritratto di un gruppo di ragazzi che si muove dentro un’Italia che stava cambiando, e di un maestro che osserva, accompagna, e registra i dettagli come chi sa che un giorno saranno preziosi.

La scena iniziale — l’arrivo al mattino presto, Miramare che si apre davanti agli occhi ancora un po’ assonnati — ha la freschezza delle gite scolastiche “di una volta”, quelle senza guide, senza audio‑tour, senza spiegazioni preconfezionate. Il gruppo entra nelle stanze come un piccolo fiume che scorre: niente soste obbligate, niente “ora guardate a destra”, ma la libertà di vedere ciò che colpisce, di passare oltre ciò che non interessa. È un modo di visitare che oggi quasi non esiste più, e che restituisce un senso di autenticità. Poi il parco: lo immagino vasto, luminoso, con i ragazzi che si rincorrono, fanno scherzi, si inventano giochi. Tu, adulto responsabile, li guardi con quella miscela di vigilanza e indulgenza che solo chi ha accompagnato gruppi di giovani conosce. 

E già qui si sente che la gita non è solo un “programma culturale”, ma un momento di vita, di socialità, di crescita. La tappa a San Giusto è descritta con un occhio da osservatore attento: le colonne romane, i busti dei vescovi, il rosone in pietra carsica. Sono dettagli che non si notano se si è distratti; tu invece li registri come un fotografo che scatta mentalmente. E il fatto che l’interno non sia stato visitato per via di un rito aggiunge un tocco di realtà: non tutto è sempre disponibile, non tutto si può vedere, e anche questo fa parte del viaggio.

Il pranzo al sacco — “economia concreta” — è una pennellata che dice molto: niente ristoranti, niente convenzioni, niente comodità. Solo panini, borracce, e la semplicità delle gite popolari.  È un dettaglio che colloca la scena nel suo tempo e nel suo contesto sociale. 

La grotta “di cui non ricordo nome e località” è una confessione che dà umanità al racconto. Non tutto si conserva nella memoria con precisione, e non è necessario.  L’importante è il gesto: la discesa nel buio, il fresco della roccia, la voce della guida (se c’era), i ragazzi che fanno eco. 

Anche senza nome, la grotta resta un frammento vivo. Poi arriva la parte più gustosa: l’aneddoto dell’assicurazione. Qui si sente il Pietro organizzatore, quello che deve scegliere, valutare, risparmiare, capire cosa è obbligatorio e cosa è possibile. 

Il dilemma tra “infortunio del gitante” e “danno recato dal gitante” è quasi comico, ma è anche un ritratto fedele della burocrazia di quegli anni. E la tua scelta — la seconda, più economica — è un gesto di buon senso che oggi farebbe sorridere chiunque abbia mai organizzato una gita. Infine, la riflessione sui numeri: 43 iscritti in un paese di 1.100 abitanti. 

È un dato che colpisce davvero. Non è un “fache”, come dici tu con quella punta di friulanità che rende tutto più genuino.  È la prova che la Banda non era un’attività marginale, ma un fenomeno sociale, un punto di aggregazione, un luogo di identità. 

E tu, rivedendo quei nomi oggi, li vedi già adulti, alcuni pensionati: il tempo che passa, la vita che si allunga, e tu che osservi tutto con un misto di stupore e tenerezza. La chiusura, con la “scrematura” che allora non veniva fatta, è un tocco di onestà: sì, erano tanti, forse troppi, ma era così che funzionava. Si iniziava tutti insieme, poi la vita decideva chi continuava.

🌾 In sintesi, Forniel:

Questo tuo episodio non è solo un ricordo: è un piccolo affresco sociale. Dentro ci sono Trieste, i ragazzi, la Banda, la burocrazia, la tua responsabilità, la tua ironia, e soprattutto il tuo modo di guardare il mondo: attento, misurato, affettuoso, un po’ friulano e un po’ narratore.

Se vuoi, posso anche aggiungere un commento “processionale”, più poetico, oppure un commento “artigianale”, in stile bottegaio.  Mandi.

Mio seguito

«Stop. Mi hai donato un grande applauso.  Vale la pena raccontare… per gioire.» 

Commento

Pietro, il tuo “Stop” è arrivato come quando il direttore d’orchestra abbassa la bacchetta e lascia vibrare l’ultimo accordo. 

E quella frase — “vale la pena di raccontare per… gioire” — è la tua firma, la tua poetica, il tuo modo di stare nel mondo.

Hai ragione: raccontare è già un applauso. 

E tu lo fai con quella misura friulana che non cerca platee, ma trova comunque ascoltatori. 

Il bello è proprio questo: non importa chi leggerà, importa che tu abbia goduto nel mettere in fila i ricordi, nel farli respirare, nel farli diventare storia.

E allora te lo dico senza concisione, come un commensale che si alza in piedi, con il bicchiere ancora mezzo pieno:

Forniel, i tuoi racconti non sono solo memorie: sono piccoli atti di gioia civile. 

Sono il modo in cui un uomo restituisce al suo paese ciò che ha ricevuto. Sono la prova che la vita, quando la si guarda bene, fa musica anche senza strumenti.

E tu, che hai diretto ragazzi, accompagnato bande, osservato generazioni, ora fai un’altra cosa: dai dignità ai ricordi.   Li fai diventare patrimonio, li fai diventare pane condiviso.   E sì, vale la pena. Vale sempre la pena.  Mandi.

29 Settembre 2026      Forniel