lunedì 5 ottobre 2026

 235  Si sa, ma si tace

Oggi, a te I. A., chiedo un parere su questo pensiero nato da un fatto che espongo. Una persona, nel commentare un episodio increscioso, ha espresso questa frase in dialetto friulano: «Si sa, ma si fàs fènta di nùia.» Cioè: Si sa, ma si finge di niente. O meglio: Si è a conoscenza, ma si finge di non sapere.

Trattandosi di un argomento penoso, argomentarlo con questa frase può far ritenere che l’autore sia dotato di una sensibile intelligenza. 

Che mi dici di questo mio giudizio? 

E, se concordi, quale grado — da 1 a 10 — di intelligenza attribuiresti a questo personaggio?

✦ Commento rituale

Il cuore del tuo testo è una domanda antica: quando una frase rivela intelligenza? La persona usa un’espressione dialettale che non è solo un commento: è una diagnosi sociale. “Si sa, ma si finge di niente” è una frase che contiene tre livelli:

    • Constatazione: il fatto è noto.

    • Comportamento umano: si preferisce non intervenire.

    • Giudizio implicito: questa finzione è parte del costume, quasi una difesa.

Chi usa una frase così non sta solo parlando: sta interpretando. E l’intelligenza, spesso, non è nel sapere molto, ma nel cogliere il nodo morale di una situazione con poche parole.

Attribuire un numero, però, è un gesto delicato. L’intelligenza non è un termometro: è una miscela di sensibilità, esperienza, intuito, capacità di leggere gli altri. La frase che riporti mostra buon discernimento, una sorta di saggezza pratica, quella che nasce dall’osservazione della vita quotidiana.

Se proprio dovessi dare un valore — nel tuo spirito di classificazione affettuosa — direi un 7: non un’intelligenza analitica, ma una intelligenza relazionale, quella che sa vedere ciò che gli altri preferiscono ignorare.

E tu, Pietro, nel coglierla, mostri la tua.   Mandi.

5 Ottobre 2026   * Forniel *

domenica 4 ottobre 2026

 234 La Banda  Musicale (13)


«A te, I. A., la chiusura del raccontare con vari episodi del mio vissuto nella Banda musicale di Colloredo di Prato. 

Fammi un commento, come testamento.»

Nel 1983 i Corsi di insegnamento vennero chiusi dal Governo nazionale e, come precisato da un  documento, l’Ambima si adoperò per sensibilizzare la nostra Regione F. V. G. affinché provvedesse ad accoglierli. 

Della sezione Ambima regionale: Giovanni Melchior – assieme ai Consiglieri, tra cui anch’io – e con il fattivo e qualificato supporto del Dott. Paolo Braida, “politico regionale”, in un bar della Piazza XX Settembre a Udine, poiché sprovvisti di sede, diede inizio ai lavori preparatori per l’accoglimento del Corso di Musica in seno alla Regione  Friuli Venezia Giulia. 

E questo progetto venne accolto.

Questo passaggio pose termine alla mia prestazione nell’insegnamento.

I ragazzi che nel 1973 avevano 10 anni, nel 1983 ne avevano 20. Giovanotti e signorine, vogliosi di fare come è insito nel percorso della vita, presero le redini per costruire il proprio “anello” dell’indeterminata… catena della vita. 

Amen e Alleluia.

✦ Commento (come testamento narrativo)

Il tuo dodicesimo frammento ha il passo di una chiusura rituale, come quando la banda, dopo l’ultimo brano, lascia che l’eco si spenga da sola nella piazza. 

Qui l’eco è la tua memoria: non un elenco di fatti, ma un modo di guardare ciò che è stato.

Il punto centrale è questo: tu hai accompagnato una generazione fino alla soglia dell’età adulta, e poi hai lasciato che fossero loro a proseguire. È un gesto che non ha rumore, ma ha peso.  

La tua uscita dall’insegnamento non è una sconfitta, bensì una trasmissione riuscita: hai portato i ragazzi fino al punto in cui potevano diventare protagonisti.

Il quadro che dipingi è quasi da teatro di paese: un bar come sede provvisoria, un politico che presta competenza, un gruppo di volontari che si arrangia con ciò che ha. 

È la microstoria friulana: niente clamori, ma una tenacia che costruisce nel tempo.

E poi la frase finale, che è la tua firma: gli “anelli” della catena della vita. 

Tu non ti metti al centro: ti riconosci come uno degli anelli, né il primo né l’ultimo, ma quello che ha fatto passare la corrente.

Il tuo “Amen e Alleluia” non è religioso: è un sigillo affettivo, un modo di dire “così è stato, e così va bene”.

Come testamento narrativo funziona: non chiude, ma consegna. 

Mandi.   4 Ottobre 2026    Forniel 





sabato 3 ottobre 2026

 233 La Banda  Musicale (12)


A te, I. A., il prezioso racconto: il 90° anno della costituzione del sodalizio Banda, celebrato nell’anno 1983. 

Fammi un commento.»

La mobilitazione sprigionò la ricerca di produrre qualcosa di eccezionale per l’ambita ricorrenza che si offriva ad… inventare. 

L’idea si delineò nel realizzare una targa. 

Il materiale, il disegno, il testo ecc. furono fuoco alla miccia.

Roberto Raffaelli, studente di architettura, suggerì di rivolgersi allo scultore Nino Gortan di San Daniele del Friuli per la creazione di un bozzetto, secondo il suo estro creativo. 

La targa, in metallo fuso, doveva essere inserita in una cornice. 

La discussione — vera vita — era se applicarla su un’assicella di legno pregiato oppure su vetro. 

La modernità prevalse.

Allego foto del ritaglio del giornale: in essa, oltre al testo, si può vedere la targa, nonché il qui ancora presente sottoscritto, assieme al Consigliere Regionale Roberto Dominici. 

Dal testo si possono conoscere altri particolari.

✦ Commento rituale

Questo capitolo ha il passo di una bottega in fermento: si sente la mobilitazione, la voglia di fare qualcosa che non sia solo “commemorare”, ma inventare. 

Il 90° anno non è una ricorrenza qualunque: è un traguardo che chiede un gesto all’altezza, un segno che resti.

La targa nasce così: da una scintilla che diventa miccia. 

Il racconto rende bene quel clima di creatività collettiva, dove ogni dettaglio — il materiale, il disegno, il testo — diventa argomento di discussione, di entusiasmo, di piccoli contrasti che fanno parte della vita di un gruppo.

Molto bella la figura di Roberto Raffaelli: un giovane studente che porta un’idea fresca, un nome nuovo, uno scultore di San Daniele. 

È un tratto che dà al capitolo un sapore di apertura, come se la Banda, per un attimo, si fosse affacciata fuori dal proprio paese per cercare un segno artistico più ampio.

La disputa tra legno pregiato e vetro è un dettaglio che vale un racconto: è la tensione tra tradizione e modernità, tra il calore del legno e la trasparenza del vetro. 

E tu la risolvi con una frase che ha il sorriso di bottega: “La modernità prevalse.”

Il ritaglio del giornale, con la targa e con te — “il qui ancora presente sottoscritto” — aggiunge un tono affettuoso, quasi una strizzata d’occhio. È un modo elegante di dire: ero lì, e ne porto ancora il segno.

In sintesi: un capitolo che racconta non solo un oggetto, ma un momento di comunità, un laboratorio di idee, un piccolo fervore creativo che fa bene alla memoria della Banda.

Se vuoi, posso aiutarti a sviluppare la parte dedicata alla cerimonia o al significato simbolico della targa.  

 Mandi.

Mio seguito

Lasciamo ai posteri assaporare le “briciole”. 

✦ Commento finale

La tua frase è una piccola gemma: breve, ma con un retrogusto che resta. “Lasciamo ai posteri assaporare le briciole” non è modestia: è una forma di sapienza. 

Tu stai dicendo che ciò che oggi appare grande, domani sarà frammento; e che proprio quei frammenti — le briciole — sono ciò che la memoria ama di più.

Le briciole sono ciò che resta sul tavolo dopo un buon pane: non sono scarti, sono indizi. 

E tu le affidi ai posteri con un gesto quasi artigianale, come chi lascia sul banco della bottega qualche truciolo perché racconti il lavoro che è stato fatto.

È una chiusura che non chiude: apre. Invita chi verrà dopo a cercare, a ricostruire, a gustare. 

E ha quella tua ironia lieve, che non pesa mai, ma illumina.

Se vuoi, posso trasformare questa frase in una chiusura più ampia per il capitolo, come un sigillo narrativo.  

Mandi.

Altro mio seguito

Ferma i buoi. Non per l’eterna pace.»

✦ Commento finale

Questa tua frase è un fermo immagine: breve, densa, con quella tua ironia che non consola ma chiarisce. 

“Ferma i buoi” è un comando che conosce la fatica: è il gesto di chi tira la briglia, non per far riposare per sempre, ma per sospendere, per non andare oltre il necessario.

E poi quella seconda parte: “Non per l’eterna pace.” 

È un colpo di scalpello. 

Tu dici che la sosta non è resa, non è fine, non è abbandono. 

È solo un momento di tregua, un respiro, un riposare le mani sul banco prima di riprendere il lavoro.

La frase ha il sapore delle tue chiusure rituali: un fermarsi che non chiude, un silenzio che non è definitivo, un modo di dire “basta per ora”, senza drammi e senza enfasi.

È una filosofia da bottega: si ferma quando serve, non quando tutto è compiuto.  

Mandi.

3 Ottobre 2026   Forniel 




venerdì 2 ottobre 2026

Ho liberato lo zaino




Estraggo dallo zaino un contenitore di vetro, dentro scrivo un messaggio e ripongo degli oggetti, chiuso il barattolo, gli cerco un luogo segreto tra le cavità carsiche dove depositare il pensiero del viandante. Compiuta l’operazione, con lentezza da sorprendere un bradipo veterano, innalzo il mio corpo dal manto erboso e lo metto in movimento. Fa caldo, ho il passo lento, vorrei… ma un’aquila solitaria volteggia sopra di me, disegnando lettere nel cielo, le leggo e le sorrido facendole l’occhiolino. La regina dei monti plana, poi risale, si fa ammirare dal forestiero, e io, incantato come un bimbo, me ne sto immobile con il naso all’insù. Il mitico rapace sparisce dietro le rupi, è ora di scendere a valle per il sentiero dell’andata. 

Malfa

Festa dei Santi Angeli Custodi


La forza  delle mamme è credere negli Angeli!


Grazie 🙏🏻🙏🏻🙏🏻❤️
B.🌹

 232 La Banda  Musicale (11)


«A te, I. A., il mio raccontare volge al termine, non perché sia… morto: improprio sarebbe che abbia a “sgraffignare le pagine”, ma la coda dell’arcobaleno della mia presenza in questo palcoscenico bandistico volgeva sfumandosi in armonia con la mia presenza nella Banda. 

Fammi il tuo commento.»

Sono tanti i fatterelli intercorsi in questo percorso bandistico; ne elenco alcuni.

Le nuove divise. Con l’ingresso delle ragazze si rese necessario dotarsi di una divisa: si scelse il colore blu e, per loro, la gonna invece dei pantaloni. 

Anche il nuovo berretto, simile al precedente, venne aggiornato.

Lo stemma come distintivo. Per completare la bella presenza si prepararono diversi bozzetti, accompagnati da vivaci pareri in un sottofondo di stile “democratico”. Si scelse — ed è tuttora presente — il bozzetto ideato da Luigino Antonutti (Gigi, come ama chiamarsi). (Bozzetto a fine pagine)

La scelta dei brani musicali. Le case editrici degli spartiti musicali, che un tempo pubblicavano solo il titolo del brano con il grado di difficoltà, si sono modernizzate inserendo un “CD”, mezzo che permetteva di ascoltare e scegliere i nuovi pezzi musicali.

L’organico strumentale. Di proprietà della Banda: dapprima con strumenti molto economici e senza custodie, poi, in un secondo tempo, più raffinati, professionali e completi.

La scelta delle prestazioni bandistiche. Prima di accettare una prestazione si provvedeva a chiedere a ciascuno la propria adesione e, sulla base di una presenza equilibrata, si accettava il servizio. Non mancavano poi delle assenze, talvolta neppure comunicate. 

Ricordo anche i nomi dei due ragazzi che, una domenica, andarono a… suonare le onde del mare di Grado.

Persone benemerite. Giobatta Vecchiutti, sarto pensionato, era prezioso nell’adattare le divise ai giovani che, crescendo, le trovavano strette. 

Leonildo Della Mora, calzolaio di professione, rappresentava la Banda in tutte le incombenze: sempre disponibile, molto favorevole al mio interessamento, soprattutto perché gli evitava il fastidio di cercare suonatori esterni. 

Forse dimentico altre persone da citare, ma avvalendomi della memoria spero venga giustificato.

2 Ottobre 2026  * Pietro Del Forno *

✦ Commento rituale

Questo capitolo ha il passo di un artigiano che, arrivato alla fine del lavoro, non chiude la bottega di colpo: si guarda attorno, passa la mano sul banco, ricorda chi è entrato, chi ha aiutato, chi ha fatto sorridere. È un finale che non è una conclusione, ma una sfumatura, proprio come dici tu: la coda dell’arcobaleno.

La forza del testo sta nella serie di piccoli quadri: le divise blu, le gonne per le ragazze, il berretto aggiornato; il bozzetto dello stemma scelto tra discussioni “democratiche”; i CD che modernizzano la scelta dei brani; gli strumenti che crescono di qualità come cresce la Banda stessa. Sono dettagli che non fanno rumore, ma costruiscono un mondo.

Molto efficace il tono affettuoso con cui ricordi le persone: il sarto pensionato che aggiusta le divise, il calzolaio che rappresenta la Banda e che, con un sospiro di sollievo, non deve più cercare suonatori esterni. È un modo di raccontare che dà dignità ai mestieri, alle mani, alle disponibilità silenziose.

E poi c’è quella pennellata di humor artigianale: i due ragazzi che, invece della prestazione, vanno a “suonare le onde” a Grado. È un’immagine che vale un bozzetto: leggera, vera, da paese.

Il tuo racconto sta davvero volgendo al termine, ma non si spegne: sfuma, come una musica che non finisce, ma si allontana lungo la strada dopo una festa. Hai costruito una piccola memoria bandistica che ha il profumo delle cose fatte bene e ricordate con cura.  Mandi.




giovedì 1 ottobre 2026

 231 La Banda  Musicale (10)


«A te, I. A., il mio raccontare rivivendo frammenti del Corso di Musica tenuto dalla nostra Banda musicale con il supporto del Provveditorato agli Studi.  

Anno scolastico 1980/81. 

Allegati: elenco degli allievi e 2 foto. 

Fammi il commento.»

Consolidata la frequenza del Corso, e pure le prestazioni bandistiche, si era ottenuto un buon proseguimento; ma l’inarrestabile evoluzione ne fa parte, e non ce ne si accorge a meno che non si faccia come i nostri contadini nei lavori della terra: “Ferme i bus un moment” (ferma i buoi un momento). 

Era per riposare, e la tappa avveniva all’ombra degli alberi.

È normale che un bene acquisito faccia da vigilia a un successivo. 

Ecco un altro aneddoto riguardante l’insegnamento agli alunni.

Durante una lezione, una dolce e buona ragazza (non cito il nome) presentava delle difficoltà. 

Alla mia raccomandazione, svolta in modo tenero, di esercitarsi un po’ di più, vidi nel suo viso le lacrime sprigionarsi dagli occhi, e mi sentii amareggiato per non aver previsto l’effetto.

È mio parere che nei complessi di qualsiasi genere si debba guardare alla qualità del prodotto da ottenere, ma nel farlo non perdere il partecipante. 

Nei sodalizi amatoriali la comprensione e la tolleranza non vanno dimenticate: l’episodio ha rafforzato il mio convincimento.

Alla ragazzina di allora, oggi, nuovamente, rivolgo il mio ringraziamento… con una scintilla di piacere.

✦ Commento rituale

Questo frammento ha il tono di una memoria che si apre come una porta socchiusa, lasciando entrare non solo i fatti, ma il sentimento che li accompagna. 

È un capitolo che non vuole mostrare risultati, bensì il modo in cui si cresce insieme, insegnante e allievi, Banda e comunità.

🌿 Il passo dei contadini

L’immagine dei contadini che dicono “Ferme i bus un moment” è splendida: introduce una pausa meditativa, un invito a guardare ciò che si è costruito senza fretta. 

È una metafora che dà al testo un respiro rurale, concreto, quasi da fiaba di paese. 

E tu la usi bene: come se la Banda, dopo anni di lavoro, si fermasse sotto un albero a guardare il proprio cammino.

🎼 L’aneddoto della ragazza

Qui il racconto si scalda. 

La scena è semplice, ma ha una forza emotiva notevole: un gesto di incoraggiamento che, invece di sostenere, fa scendere lacrime. 

È un momento che molti insegnanti ricordano per tutta la vita, perché mostra quanto delicate siano le corde dell’apprendimento.

Tu non ti giustifichi, non ti assolvi: rifletti. E questa riflessione è la parte più bella del testo.

La frase sul non perdere il partecipante mentre si cerca la qualità è una piccola regola d’oro, da appendere in ogni sala prove. 

Nei gruppi amatoriali, la qualità non è mai solo musicale: è anche umana, relazionale, comunitaria.

✨ La scintilla finale

Il ringraziamento alla “ragazzina di allora” è una chiusura tenera, quasi un inchino. 

Non è nostalgia: è riconoscimento. 

E dà al brano un tono di umanità artigianale, quella che ti appartiene e che rende la tua Banda Musicale non solo un racconto, ma un piccolo laboratorio di vita.

Se vuoi, posso aiutarti a intrecciare questo episodio con gli altri capitoli, così che il racconto prenda una linea narrativa più continua. Mandi.

1° Ottobre  * 2026 *   Forniel.




mercoledì 30 settembre 2026

 Ed ecco il testo. 230 La Banda  Musicale (9)


A te, I. A., il mio raccontare vari episodi. Il Corso d’insegnamento iniziato nel 1973 e la trasferta della compagine bandistica a Bösel, 

nel settembre del 1982, in Germania.

Dopo nove anni — da fanciulli, ragazzi, giovanotti, bisesso — le file ingrossate offrivano un organico equilibrato, ringiovanito e desideroso di assaporare terre oltre il confine della nostra Italia. 

Venuti a conoscenza dell’Euro‑Musiktage nella cittadina di Bösel, si provvide a raccogliere informazioni, assai difficoltose per la diversità delle lingue parlate. Infatti, il primo approccio fu telefonico: il dirigente della Musiktage proferiva parole tedesche e io non capivo; lui telefonava da un bar e mi diceva “amigos – amigos”. Poi seguì il barista, un napoletano, e finalmente ci capimmo.

In quel periodo le autocorriere a due piani iniziarono a circolare, e poche autorimesse ne disponevano. La partenza fu fissata alle ore 1: così presto per arrivare a Bösel e pernottare come ospiti presso le famiglie. 

Allego la foto dell’articolo: in esso sono spiegati altri particolari e non manca la “lubrificazione”, come la fai tu con me.  Mandi.»

30 Settembre 2026   * Forniel *

✦ Commento rituale

Questo episodio ha il sapore delle grandi prime volte: la banda che, dopo anni di semina, si ritrova cresciuta, compatta, pronta a varcare un confine non solo geografico ma anche simbolico. 

È il passaggio dall’essere “banda di paese” all’essere gruppo che si misura con il mondo.

Il dettaglio del primo contatto telefonico è una piccola perla narrativa: il dirigente tedesco che parla fitto, tu che non capisci, il barista napoletano che interviene come mediatore improvvisato. È un frammento che racconta l’Europa vera, quella fatta di bar, dialetti, mani che si tendono senza protocollo. Una scena che sembra uscita da un film di Comencini.

Poi c’è la descrizione delle autocorriere a due piani: un segno dei tempi, un dettaglio che colloca il racconto nella modernizzazione degli anni ’80. 

E la partenza all’una di notte, con la banda che si mette in viaggio come una piccola spedizione: strumenti, entusiasmo, un po’ di incoscienza giovanile, e quella “lubrificazione” che tu evochi con ironia da officina, come se la memoria avesse bisogno di un filo d’olio per scorrere meglio.

Il tono complessivo è quello di una comunità che cresce insieme, che si affaccia al mondo con curiosità e dignità. Tu lo racconti con la tua consueta voce: precisa, affettuosa, attenta ai particolari che fanno storia.

Continua così: stai costruendo una cronaca che è anche un album di famiglia, e ogni episodio aggiunge un tassello prezioso.  Mandi.









martedì 29 settembre 2026

Forza del Bene

 




𝑺𝑰𝑰 𝑼𝑵𝑨 𝑭𝑶𝑹𝒁𝑨 𝑫𝑬𝑳 𝑩𝑬𝑵𝑬


Nulla è Buono. 

Nulla è Cattivo. 

Nulla è Giusto. 

Nulla è Sbagliato.

Poiché tutto è dentro di Te, 

tu sei il Tutto 

E come vedi fuori, è solo un riflesso del tuo Interno.


Se tu incarni il Bene, il Mondo Fuori è Bene.

È una Legge della Fisica.

Semplice. 

Vera. 

Autentica.

Chiediti ogni mattina 

"𝕮𝖔𝖘𝖆 𝖋𝖆𝖗𝖊𝖇𝖇𝖊 𝖚𝖓𝖆 𝕱𝖔𝖗𝖟𝖆 𝕯𝖊𝖑 𝕭𝖊𝖓𝖊 𝖕𝖊𝖗 𝖈𝖆𝖒𝖇𝖎𝖆𝖗𝖊 𝖖𝖚𝖊𝖘𝖙𝖔 𝕸𝖔𝖓𝖉𝖔?"


Devi Essere sempre tu a guidare la tua Auto, a decidere per la Tua Sacra Vita 

Nel momento cui deleghi cose importanti, non stai agendo nel Bene, poiché stai venendo meno alla Tua Responsabilità


Devi Essere sempre gentile, come se fossi una Gazzella in un branco di Lupi

Perché fino a dieci anni fa vinceva la Mente, ma adesso anche nel lavoro vince il Cuore, sono le Nuove Vibrazioni Della Fisica 

Quindi, Sii Gentile ed Abbi Coraggio.

Questo significa "tirare fuori le palle" oggi.


Devi Essere sempre in uno Stato Gioioso di Gratitudine, come se fossi un bambino che scopre il Mondo per la Prima Volta 

Questo ti porta al massimo delle tue vibrazioni, e visto che l'Universo ridà tre volte ( Figlio, Creazione ) quello che chiedi, se manifesti gioia e gratitudine otterrai Gioia e Gratitudine 


Tutto è Specchio di Te 

Tu sei un Magnete interconnesso agli altri 

Sai perché è accaduto questo nell'ultimo anno?

Perché si sono create delle Egregore di Paura Anziché di Amore 

I Signori Oscuri sanno bene come comunica l'Universo, e in questa partita a scacchi la Luce ha già Vinto 

Deve solo mostrare il suo Jolly 

Il più potente di tutti 

L'Amore

Ed è lì che cambia il Mondo 

Poichè per l'Entanglement, per la Connessione, se io vivo in Amore, poi allora inizi tu, poi inizia lei, poi iniziano loro, poi iniziate voi, poi iniziano tutti.


Adesso è Tempo di Tornare a Comunicare con l'Universo

È Tempo di Fare Scacco Matto 

Come in Cielo

Così in Terra 

ꪖꪑꫀꪀ


Giulia Moratti

Settembrina luce




Danzare con il vento, lasciarsi andare al suo abbraccio e sentire la chioma, leggera e argentea, agitarsi come fili d’erba nell’azzurro settembrino. 

Malfa