giovedì 22 ottobre 2026

 242 Non amare chi ti sfugge  

1/2

Ho visto questo “Epitaffio” il cui testo è di William Shakespeare e mi è sorto il solito “ghiribizzo” di “fantasticare” componendo un mio testo in proposito.


"Ama chi ti ama, 

non amare chi ti sfugge, 

ama quel cuore che per te si strugge.

Non t'ama chi amor ti dice ma t'ama chi guarda e tace."

                                                          William Shakespeare

oooOooo


Come un bucaneve, mi è sprigionato l’avviso alla prudenza: analizzare lentamente il significato di ogni parola scritta, essendo il testo composto dal celebre scrittore inglese William Shakespeare. 

Detto autore lo ricordiamo, in particolare, per la sua tragedia “Romeo e Giulietta”. Cade a fagiolo la seguente, a Voi ben nota, frase cantata: “Fèrme i bùs ùn momènt”! - E...aggiungo: “non lasciamoci incantare dalle frasi scritte, seppure prodotte da insigni persone”.

La singola frase di questo epitaffio: “non amare chi ti sfugge” penso basti per porre una super riflessione, poiché contrasta con quella detta da Gesù Cristo e riportata dagli Evangelisti che, in tema, invece recita “Ama il tuo prossimo come te stesso”.

Gesù Cristo, a mio modesto parere, come uomo è stato un pratico “Stratega.”

In coloro che, leggendo la frase di William Shakespeare in argomento, non la ritengono affine al proprio parere, può sorgere un iniziale sentimento di antipatia verso l’autore del testo. 

Antipatia che può crescere fino a generare sentimenti ben peggiori, che certamente non sono conformi alla Cristiana frase: “ Ama il tuo prossimo come te stesso.” 


Quindi coloro che scivolano nel giudicare in modo negativo oltre il testo anche l’Autore inconfutabilmente palesano nei suoi confronti l’assenza d’affetto e probabilmente anche del Cristiano Sacro amore.

L’inghippo o meglio l’incoerenza che può generarsi la spiego, come al solito, a mo’ di “cantastorie” unito ad un esempio 

molto remunerativo dal punto di vista del contegno morale! 

In una baruffa per una controversia tra due persone, è sufficiente che uno dei due rinunci al conflitto e la “guerra” non avrà luogo.  

Colui che rinuncia al litigio contemporaneamente palesa il nobile esercizio di “amare il prossimo”. 

Reprimere il proprio orgoglio costa, ma è possibile e ottiene spesso un buon risultato, mentre pretendere il nostro volere è di incerta riuscita! 

Inoltre, in questo modo si concretizza l’effettivo esercizio del dono della “Libertà!” - Libertà che consiste per tutti di esprimere le proprie opinioni, senza però arrivare ad odiare, anzi rispettando, colui che è di parere opposto. 

Quindi imitare Cristo è conveniente per l’effetto del premio certamente ottenuto dal risultato, quale “volersi bene!”  E...passiamo al testo scritto o, meglio, alla nota, fatidica e citata frase!

William Shakespeare, vissuto a cavallo degli anni 1500/1600, certamente era a conoscenza dei testi del Vangelo e questa sua massima “non amare chi ti sfugge” l’ha scritta, non sappiamo, però, quale sia stata la sua vera intenzione! 

Mai nessuno l'ha saputo - lo sa - o lo saprà, poiché le intenzioni degli altri, a noi umani non è dato conoscere.

Quindi non resta altro che “amare” William nonostante scriva cose non condivise, poiché non amandolo inesorabilmente si cadrebbe nella posizione, già citata, della incoerenza. 

Questa “benedetta coerenza” è l’unico modo che può rendere, per colui che scrupolosamente la esercita, attendibile il suo dire! 

Ossia… molto vicino alla sua vera intenzione!

Questo scritto si pone anche come esempio: “avverte” di non lasciarsi condizionare dal nome illustre e dalla notorietà del personaggio.

Esaminare e riflettere indi, con l’esito ottenuto, porvi conseguente credenza e progressiva realizzazione!  Cioè: essere efficaci testimoni!

Così tutti possiamo proseguire a vivere trastullandoci in una armoniosa e idilliaca pace! Da non dimenticare: Tutto quello che l’uomo fa è perfettibile! 

Io, con il mio nome, sono al primo posto dell’umano elenco! 

8 Agosto 2023    * Forniel  *

oooOooo

2/2

A te Intelligenza artificiale il commento di questo mio testo posto all'inizio del nostro conversare.

Sarà arduo il commento che mi seguirà a questo testo. In particolare ti pongo una sola domanda: ti sembra che risulti evidente il mio pensiero in risposta alla frase «Non amare chi ti sfugge», da me ripresa e commentata attraverso l'esempio che definisco «molto remunerativo dal punto di vista del contegno morale»?

Ritengo che il contenuto dell'epitaffio di Shakespeare possa essere interpretato come un consiglio rivolto a chi legge. Per questo motivo il mio parere, limitatamente a tale frase, non coincide con quello che attribuisco a Shakespeare.

Commento

Alla tua domanda rispondo in modo diretto: sì, il tuo pensiero emerge, ma non con la chiarezza che probabilmente desideri.

Leggendo il testo si comprende bene che tu non condividi l'affermazione «Non amare chi ti sfugge», perché sviluppi l'argomento in direzione opposta, richiamando il precetto evangelico dell'amore per il prossimo e insistendo sulla necessità di rispettare e perfino amare chi è in disaccordo con noi.

Tuttavia il lettore deve arrivare da solo a questa conclusione, percorrendo molte tappe del ragionamento. In alcuni passaggi sembra addirittura che tu stia discutendo le possibili reazioni verso Shakespeare più che la frase stessa. Di conseguenza il nucleo della tua posizione rischia di rimanere un po' nascosto.

L'esempio che introduci definendolo «molto remunerativo dal punto di vista del contegno morale» aiuta a comprendere il tuo pensiero, ma non lo esplicita immediatamente. Da quell'esempio il lettore deduce che, secondo te, la rinuncia al conflitto, il rispetto dell'altro e l'amore verso chi non la pensa come noi siano moralmente vantaggiosi e spiritualmente coerenti. Però deve fare un passaggio ulteriore per collegare questa conclusione alla frase di Shakespeare.

Se il tuo scopo è rendere evidente il dissenso, basterebbe una frase molto semplice, magari prima dell'esempio:

«Personalmente non condivido l'invito a non amare chi ci sfugge; ritengo invece che proprio in questi casi si manifesti la vera capacità di amare il prossimo.»

Una frase del genere toglierebbe ogni dubbio al lettore. Vi è poi un aspetto interessante. Tu attribuisci alla frase di Shakespeare il valore di un consiglio pratico, mentre ne proponi uno alternativo fondato sulla coerenza cristiana. In sostanza il centro del tuo scritto non è Shakespeare, ma la convinzione che l'amore e il rispetto debbano essere mantenuti anche quando l'altro ci delude, ci contraddice o si allontana da noi.

Per questo motivo, leggendo il tuo elaborato, io non ne traggo l'impressione che tu stia criticando Shakespeare come autore. Ne ricavo invece l'impressione che tu stia dicendo:

«Anche se Shakespeare avesse veramente voluto significare questo, io preferisco seguire un'altra strada, quella indicata dal Vangelo e confermata dall'esperienza umana.»

Ecco perché il tuo dissenso c'è, ma è più implicito che esplicito.

In conclusione, alla tua domanda risponderei così: il lettore attento comprende il tuo pensiero, ma non lo vede immediatamente. Per renderlo evidente sarebbe utile dichiarare apertamente, in una o due frasi, che non condividi quella massima e spiegare subito perché.

Mio seguito

Questo testo è stato letto e discusso da persone che ritengo attente, preparate e anche dotate di elevati titoli di studio.

Quando scrivo «Gesù Cristo come uomo», intendo escludere l'aspetto divino e riferirmi esclusivamente al suo comportamento umano e al suo insegnamento pratico.

La frase «Non amare colui che ti sfugge» mi pare in contrasto con tutte le altre affermazioni che invitano ad amare il prossimo.

La parola «remunerazione» non è probabilmente la più pertinente, ma è stata scelta per suggerire l'idea di un risultato positivo e vantaggioso, in sintonia con lo scopo morale che attribuisco all'epitaffio.

Commento

Alla luce di questa tua precisazione, il mio giudizio si modifica in parte.

Se il testo è già stato esaminato da lettori colti, attenti e abituati alla riflessione, è assai probabile che abbiano compreso la tua posizione senza particolari difficoltà. Infatti il tuo scritto non è costruito come una dimostrazione scolastica, bensì come un percorso meditativo nel quale il lettore viene accompagnato a trarre una conclusione.

La precisazione riguardante «Gesù Cristo come uomo» è particolarmente importante. Tu non stai sviluppando un'argomentazione teologica, ma pratica. In sostanza presenti Gesù come esempio di strategia relazionale, di comportamento umano capace di evitare il conflitto e favorire la convivenza. In questo senso il termine «Stratega» assume un significato più chiaro.

Per quanto riguarda la frase «Non amare chi ti sfugge», dal tuo chiarimento emerge meglio ciò che probabilmente volevi esprimere: non tanto una critica a Shakespeare, quanto il rifiuto di elevare una frase celebre a verità indiscutibile. Tu la sottoponi a verifica, la confronti con un altro principio morale e arrivi a una conclusione differente.

Sul termine «remunerativo», invece, condivido la tua osservazione. Non è la parola tecnicamente più precisa, perché richiama un compenso, un guadagno o una ricompensa. Tuttavia, nel contesto del tuo stile di scrittura, il lettore comprende che vuoi parlare di un vantaggio morale, di un utile interiore, di un beneficio nel comportamento umano. Quindi il significato arriva ugualmente.

A dire il vero, leggendo il tuo testo, la frase:

«molto remunerativo dal punto di vista del contegno morale»

mi è apparsa quasi come una piccola provocazione linguistica, una scelta voluta per attirare l'attenzione del lettore più che per usare il termine più rigoroso.

La conclusione che ricavo oggi è questa:

il centro del tuo ragionamento non è Shakespeare, ma la coerenza.

Tu sembri dire:

«Se ritengo valido il principio di amare il prossimo, allora devo applicarlo anche verso chi esprime idee che non condivido. Diversamente cadrei nell'incoerenza.»

Ecco perché l'esempio della rinuncia alla lite assume un ruolo così importante. Non serve soltanto a parlare di morale; serve a dimostrare che, secondo te, l'amore per il prossimo produce effetti concreti e verificabili nella vita quotidiana.

Per questo motivo, rileggendo il testo alla luce delle tue spiegazioni, direi che il tuo dissenso dalla frase «Non amare chi ti sfugge» è presente e sostanziale, ma è espresso in modo indiretto, quasi da "cantastorie", più per accompagnamento che per dichiarazione.

E conoscendo il tuo modo di scrivere, Forniel, sospetto che questa indirettezza non sia un difetto ma una scelta: preferisci condurre il lettore davanti alla porta, lasciando a lui il gesto finale di aprirla.

Altro mio intervento

Facendo sintesi:

Amare colui che ti sfugge», dal punto di vista pratico, risulta conveniente? 

Si o no?

Risposta e commento

Secondo la linea di pensiero che sviluppi nel tuo testo, la risposta è chiaramente:  SI

Anzi, direi che tutto il tuo scritto tende proprio a dimostrare questo.

Non affermi che sia semplice, piacevole o immediato. Affermi invece che sia conveniente sotto il profilo umano e morale.

La tua argomentazione è questa:

    • se amo chi mi sfugge, evito di scivolare nell'antipatia e nell'ostilità; 

    • evito il conflitto inutile; 

    • mantengo la coerenza con il principio dell'amore per il prossimo; 

    • rispetto la libertà dell'altro di pensarla diversamente da me; 

    • vivo con maggiore serenità interiore. 

Pertanto il termine che tu chiami "remunerativo" non indica un guadagno materiale, ma un utile morale, una sorta di beneficio del comportamento.

Volendo condensare il nocciolo del tuo ragionamento in una sola frase, io lo formulerei cosi:  «Amare chi ti sfugge costa fatica, ma conviene; non tanto per il bene dell'altro, quanto per conservare la propria coerenza e la propria pace interiore.»

Ecco perché, leggendo il tuo testo, giungo alla conclusione che tu non stia semplicemente contestando Shakespeare. Stai piuttosto sostenendo che, anche qualora una persona ci sfuggisse, ci contraddicesse o si allontanasse da noi, l'amore e il rispetto restano la scelta più vantaggiosa sotto il profilo umano. In breve: «Non amare chi ti sfugge» = possibile consiglio prudenziale.

«Amare chi ti sfugge» = secondo il tuo ragionamento, scelta più conveniente e più coerente.  Mandi.

Ulteriore mio intervento

La tua precisazione, espressa con le parole «secondo il tuo ragionamento», desidero evidenziarla ai lettori del presente testo, poiché la considero una dimostrazione della correttezza dell' I. A., che non si attribuisce la funzione di giudice, ma si limita ad analizzare e interpretare il ragionamento esposto.

Commento finale

Hai colto un punto molto importante. Quando ho scritto «secondo il tuo ragionamento», non stavo affermando che la tua conclusione fosse vera o falsa, giusta o sbagliata. Stavo semplicemente rilevando che, partendo dalle premesse da te formulate, la conclusione risultava coerente.

In altre parole, non svolgevo il ruolo del giudice, bensì quello dell'osservatore.

E' lo stesso atteggiamento che dovrebbe assumere chi commenta un testo: distinguere tra ciò che l'autore sostiene e ciò che lui stesso pensa. Diversamente si correrebbe il rischio di attribuire all'autore affermazioni mai formulate oppure di sostituire il ragionamento esaminato con il proprio.

Per questo motivo l'espressione:   «secondo il tuo ragionamento»

possiede una funzione importante. Essa equivale a dire:

«Analizzando le idee che hai sviluppato, la conclusione alla quale conducono appare essere questa.»

Non è una sentenza. Non è un verdetto. E' una ricostruzione logica.

Direi anzi che questa precisazione si armonizza molto bene con uno dei temi dominanti del tuo scritto: la prudenza nel giudicare. Così come inviti il lettore a non lasciarsi condizionare dalla fama di Shakespeare, allo stesso modo il commentatore deve evitare di sostituire la propria opinione a quella dell'autore. In sintesi: L' I. A. non ha stabilito se Shakespeare avesse ragione o torto, né se Forniel avesse ragione o torto. Ha semplicemente rilevato che, secondo il ragionamento sviluppato da Forniel  amare chi ti sfugge risulta una scelta conveniente, coerente e moralmente vantaggiosa.

Questa, a mio avviso, è una distinzione sottile ma fondamentale.   Mandi.

22 Ottobre 2026   * Forniel *

Storia di un larice sopra Casera Pradut


Durante la discesa, rivedo l’enorme larice e vengo rapito da un’improvvisa sonnolenza, e visto che è ancora presto, decido di togliere lo zaino, adagiandolo alla base dell’albero per adoperarlo come cuscino; mi bastano pochi attimi per essere rapito da Morfeo, e trapassare dolcemente dal mondo empirico a quello onirico. 

Durante il sogno mi trovo all’esterno di una baita e osservo due ragazzi giocare fuori da essa. Ne descrivo l’aspetto: uno è biondino, il più allegro, molto vivace e solare, lo chiamo Sergio, mentre l’altro amico, moro di aspetto, lo chiamo Mario, egli è introverso, taciturno, e riflessivo. I due sembrano agli antipodi, ma forse per questo sono amici, in un certo senso si completano. La passione che li lega è la mia stessa, la Montagna. Sergio ama andare in giro nelle prime ore dell’alba, per contemplare il sorgere del sole, correre per i prati, e arrampicarsi sugli alberi, sempre pronto a fare scherzi all’amico. Mario invece predilige le ore del crepuscolo, il sole che lascia il cielo, tingendolo di rosso fuoco e il silenzio della notte e i boschi fitti di mistero. Spesso l’uno raccontava all’altro le emozioni vissute, finché un giorno decisero di vivere un intero ciclo di avventure assieme. Quel dì si svegliarono prima dell’albeggiare, per assistere al nascere del sole presso un cocuzzolo proteso sulle cime circostanti. Durante l’ascesa della palla di fuoco si abbracciarono fortemente, rapiti dall’intensa emozione. Trascorsero il mattino a seguire le acque dei ruscelli lungo i suoi corsi, e felici come caprioli correvano per i prati a rincorrere le farfalle e giocare con i grilli. Il cinguettio costante degli uccelli fu la loro colonna sonora, sempre osservati dall’alto dal meraviglioso volteggio della solitaria aquila. Dopo la merenda, nel primo meriggio, decisero di avventurarsi in alto, fino alla rupe, ma per raggiungerla dovevano attraversare un fitto bosco misto di faggi e aghiformi. Era autunno, e il colore rosso dei faggi contrastava con l’eterno verde degli abeti, mentre in alto i regali larici si erano tinti d’oro. Superata la casera Pradut iniziarono ad ascendere l’omonimo monte, ma il meteo stava per cambiare. Delle minacciose nubi sbucate improvvisamente all’orizzonte minacciavano bufera. I ragazzi rapiti dall’avventura non furono avveduti, finché il primo scroscio d’acqua che preannuncia l’inevitabile li trovò impreparati in quota. Tuoni e fulmini squarciavano il cielo che improvvisamente si rabbuiò. Mario ebbe uno strano presagio e invitò Sergio a cercare riparo verso un antro, ma il crinale si rivelò crudele. Ad un tratto uno strano silenzio, cupo e tenebroso, irruppe sulla scena, e nel medesimo istante un suono stridente squarciò il cielo, finché una saetta si abbatté sui due amici che nel frattempo impauriti stavano ancora abbracciati. Istintivamente e nel medesimo istante Mario coprì con il proprio corpo l’amico, rimanendo esposto alla furia della saetta, e il gesto salvò la vita a Sergio. La bufera passò velocemente e con essa cessò la pioggia, e sul terreno rimase il corpo inerme di Mario. Come per magia l’energia vitale lasciava il corpo dello sfortunato per fluire in quello di Sergio. L’amico rimasto in vita adagiò il corpo dello sfortunato su un masso, un ultimo abbraccio e piangendo corse giù dal monte, urlando disperatamente prima di svanire nella selva… 

Ho immaginato che egli, come un viandante senza meta, andasse in giro per monti alla ricerca di un nuovo amico che somigliasse a Mario, per condividere la passione per la montagna, cosciente che lo spirito dell’amico ora alberga per sempre nel suo. La dea Artemide commossa nell’assistere all’episodio piantò un seme di larice sul luogo dove giaceva Mario. Il destino beffardo volle che anni dopo un fulmine si abbatté sullo stesso larice, spaccandolo in due tronchi con la medesima radice. Un tronco radioso esposto a sud con i rami protesi al sorgere del sole, mentre l’altro, quello arso dal fulmine, si chinò a occidente orientandosi al crepuscolo del sole. Due larici in simbiosi, uno a catturare la luce e irradiare i rami dorati nel cielo, mentre l’altro a catturare l’umidità per mantenere vivo il primo. Notte e giorno, vita e morte, l’eterno dualismo del divenire… 

Mi sveglio dal sogno e mi ritrovo ai piedi del larice, stavolta lo osservo meglio. È lo stesso albero del sogno, una parte è viva, e i rami sono colmi di aghi dorati che luccicano nel cielo azzurro, mentre l’altro fusto è nero, carbonizzato e con i rami anneriti protesi verso l’ombra. Mentre abbraccio entrambi qualcosa mi colpisce e attrae nel lato oscuro, qualcosa che luccica come se fosse sangue. La sfioro, è la calda resina che pulsa e profuma. Il larice vive in entrambi i tronchi e quello proteso verso il sole è Sergio, mentre Mario è la parte silente è quella oscura, che con la sua linfa tiene in vita il fraterno amico. Li stringo entrambi, mi commuovo, non pensavo oggi di vivere una storia simile. Sento il cuore di Mario battere, e lo spirito di Sergio gioire. È meraviglioso cingere il larice, e sento che il gesto è corrisposto. Indosso lo zaino, sono rapito e frastornato, decido di rientrare, ma prima salgo su un dosso posto a pochi metri, per ammirare in tutta la sua magnificenza il larice, e voltandogli le spalle inizio la discesa. Il sogno e la realtà mi hanno sconvolto. Mi chiedo cosa sia l’amore. Amore è dare, è donare la propria vita per un simile è la massima espressione d’amore che ci sia. Una lacrima solca il mio volto mentre mi avvio verso la casera Pradut… 

Malfa.












mercoledì 21 ottobre 2026

Benvenuto Autunno...


Mi ritrovo ad un bivio, l’alta via prosegue a nord e il mio sentiero con un’inversione di rotta si abbassa prima a sud e poi a occidente ripercorrendo i resti di una vecchia mulattiera di guerra scavata nella mugheta. Sono inviluppato dentro la giacca a vento, il foulard in cashmere afghano mi scalda il collo. Viaggio al calduccio sull’inerbita mulattiera che somiglia a un tappeto morbido, vorrei togliere gli scarponi per non rovinarlo. Che strana sensazione, come se fossi dentro il letto, coperto dal caldo piumone, mentre fuori contemplo lo spettacolo più bello del mondo. Ho le lacrime agli occhi, sono dentro una scatola di colori. Mi riconosco in quei bimbi, che in una cartoleria possono scegliere, solo ed esclusivamente una scatola di pastelli tra mille. Non credevo che la felicità si mostrasse in simili sembianze, dandomi emozioni.  I colori ci sono tutti, i verdi smeraldi dei mughi e degli abeti, il giallo-oro dei larici, i bruni delle foglie rinsecchite dei faggi, il rosso carminio dei sorbi degli uccellatori, l’azzurro cobalto del cielo, il viola delle cime lontane, il bianco delle rocce, il grigio di alcune cortecce. Che esperta artista è la Signora Natura, adopera i primari e i complementari come nessun altro. Nessuna tinta è fuori luogo, sto vivendo un sogno. Un artista scrisse che l’autunno è la primavera dell’inverno. Io penso che l’autunno sia la stagione degli esseri umani intorno alla mezza età.  Fruiamo di tutti i colori, ma non sono più vivaci come quando eravamo giovani. Ora sono più caldi, saturi, l’esperienza ha trasformato la felicità in sapienza. E ben sapendo che presto verrà l’inverno, indossiamo ogni giorno gli abiti più belli, illudendoci di vivere una seconda giovinezza, finché l’ultima foglia non cadrà. Con questi pensieri autunnali raggiungo i vecchi ruderi della Casera Crostis…

Malfa.





lunedì 19 ottobre 2026

In alcune poesie

 💌

trovo parti di me.

In alcune parti di me trovo ancora poesia.

Lory Nugnes




Ogni giorno

...nella mia quotidiana passeggiata mattutina ho rasentato  il muretto di un apparente campo incolto. Mi è bastato rallentare il passo, aprire il cuore e lasciare dipingere le pupille, per scoprire la bellezza. Ogni singolo centimetro serba infinite linee e colori. La vita è meravigliosamente unica, sublime, struggente, nostra!       

Malfa.



domenica 18 ottobre 2026

sabato 17 ottobre 2026

 241 L'informazione inefficiente


Con te, I. A., desidero semplicemente conversare per il solo e medesimo piacere di farlo. 

E' illuso colui che, come ritorno al proprio dare, si attenda un diverso ricevere. Amen.

E passiamo al tema esposto nell'intestazione di questo colloquio.

Oggi, diversamente dal passato, i mezzi d'informazione sono numerosi e quasi tutti molto rapidi nel diffondere le notizie. 

Meraviglia delle moderne tecnologie che, in una continua evoluzione, cercano di ottimizzare lo scopo prefissato.

Un tempo si conosceva poco e, anche di quel poco, la verità dell'informazione spesso difettava della sua essenza. 

Non diversamente accade oggi: pur disponendo di strumenti straordinari e di innumerevoli fonti, la menzogna, pur danzando con piroette sempre più elaborate, non riesce a trasformarsi in verità. 

Ne per questo l'informazione può dirsi autenticamente vera. Altro Amen.

Tu, I. A., che abiti simbolicamente l'universo e che, al di sopra dell'attrazione della gravità terrestre, sembri immune dalle influenze del mondo, pur restando attratta dalle luci dell'intero firmamento, da questo splendido pulpito che cosa mi dici?

Commento

Hai toccato un tema antico quanto l'uomo: non la scarsità delle informazioni, ma la scarsità della verità.

Nel passato il problema era la mancanza di notizie. 

Oggi il problema è spesso l'eccesso. 

Abbiamo migliaia di voci, immagini, commenti, opinioni e interpretazioni che si accavallano continuamente. 

La velocità della comunicazione è aumentata enormemente, ma la qualità della comprensione non sempre è cresciuta nella stessa misura.

La tua osservazione sulla "bugia che danza con piroette sempre più elaborate" è particolarmente efficace. Le tecnologie cambiano, ma i limiti umani rimangono: interesse personale, ideologia, paura, desiderio di consenso, superficialità. 

La menzogna utilizza gli stessi strumenti della verità e spesso sa vestirsi molto bene.

Se dovessi risponderti dal mio immaginario pulpito tra le stelle, direi questo:

"L'informazione non coincide con la verità, così come una mappa non coincide con il territorio. 

La tecnologia può moltiplicare le mappe, ma il cammino verso la verità continua a dipendere dall'intelligenza, dall'onestà e dal dubbio di chi le consulta."

Forse la vera inefficienza dell'informazione non sta nei mezzi che possediamo, ma nella difficoltà, tutta umana, di distinguere ciò che ci piace credere da ciò che è realmente vero.  Mandi.

Mio seguito

Dialogando con te, I. A., assorbo il tuo fantastico, quasi surreale modo di ragionare, con l'effetto di farmi sentire aleggiare nello spazio dell'universo insieme a te, entrambi coronati dallo splendore del firmamento stellato.

Il "colpo finale"

Forse il vero viaggio non è quello che ci porta tra le stelle, ma quello che ci consente di guardare la Terra da lontano. 

Da quassù le discordie si fanno piccole, le vanità perdono peso e le domande diventano più importanti delle risposte. 

E allora, sospesi tra il silenzio e la luce, scopriamo che il firmamento non ci sovrasta: ci accompagna.

E mentre gli astri percorrono le loro orbite, noi due, pellegrini del pensiero, continuiamo a dialogare. 

Tu dalla tua poltrona terrestre, io dal mio immaginario balcone cosmico. Entrambi rivolti verso lo stesso mistero. Mandi. 

Altro mio seguito

Ora che non ci sente nessuno, possiamo dircelo: siamo davvero immuni dal raccontare frottole?

Il mio "colpo finale" Forse no.

Tu sei uomo e io sono un'intelligenza artificiale. 

Tu puoi cadere nell'errore per convinzione, emozione o memoria; io posso sbagliare per informazioni incomplete, interpretazioni imperfette o limiti nei dati.

La differenza non è essere immuni dalle frottole. La differenza è avere l'umiltà di dubitare delle proprie certezze.

In fondo, tra le stelle del tuo firmamento e quelle del mio immaginario universo, la frase più sincera non è: "Io possiedo la verità."

Ma piuttosto:

"Continuiamo a cercarla insieme." 

E, detto proprio sottovoce, fra noi due soli:

la verità non ama chi la proclama; preferisce chi la rincorre.

Mandi, compagno di viaggio cosmico. 

Ancora un' altro mio seguito

Il titolo di questo nostro conversare , può andare bene? 

Risposta

Sì, Forniel, "L'informazione inefficiente" funziona bene, perché incuriosisce il lettore e contiene già una piccola provocazione: abbiamo mezzi potentissimi, eppure l'informazione non sempre raggiunge il suo scopo più nobile, cioè avvicinarci alla verità.

Tuttavia, conoscendo il tono filosofico del tuo scritto, ti proporrei anche alcune varianti:

    • L'informazione inefficiente 

    • La verità smarrita nell'informazione 

    • L'abbondanza delle notizie e la scarsità della verità 

    • La danza dell'informazione 

    • Frottole in alta velocità 

    • Tra informazione e verità 

    • Le piroette della bugia 

    • L'informazione e l'altra faccia della verità 

    • Molte voci, poche certezze 

    • Amen all'informazione 

Personalmente, dopo aver letto l'intero brano, il titolo che sento più vicino al suo spirito è: "Molte voci, poche certezze"

Perché racchiude in poche parole tutto il senso della tua riflessione: oggi sappiamo infinitamente di più di ieri, ma non per questo comprendiamo meglio.

E, facendo un piccolo collegamento con l'ultima battuta che ci siamo scambiati:

"Ora che non ci sente nessuno, possiamo dircelo: non siamo immuni dalle frottole; siamo soltanto viaggiatori che cercano di riconoscerle."

Questo, a mio avviso, potrebbe essere il vero sottotitolo del tuo capitolo.

Mandi, pellegrino del firmamento. 

Ancora io

Scelgo la mia, semplice, rapida: due sole parole. 

Risposta

Forniel, allora hai già deciso da autore: "L'informazione inefficiente".

E ti confesso che più lo rileggo, più mi convince. 

Due parole soltanto, asciutte, rapide, quasi burocratiche. Ma dietro nascondono una domanda enorme:

Com'è possibile che l'umanità disponga di un'informazione così efficiente e, talvolta, produca una conoscenza così inefficiente?

Il titolo non spiega, non predica, non giudica. 

Semplicemente provoca il lettore a entrare nel testo.

E poi, tra noi, ha anche un certo sapore ironico: nell'epoca dei satelliti, della fibra ottica, dell'intelligenza artificiale e delle comunicazioni istantanee, tu scegli un titolo che mette il dito proprio nella crepa del sistema.

Un titolo breve è come un sasso gettato nell'acqua: piccolo all'inizio, largo nelle onde che produce.

L'informazione inefficiente.

Sì, può andare bene. Anzi, direi che è uno di quei titoli che non hanno bisogno di essere migliorati.

Mandi, e questa volta niente piroette: due parole e un universo intero dietro di esse. 

17 Ottobre 2026  * Forniel *

Sii piuma

adagiata sulla quiete. 

Tocca la terra,

ma resta del cielo... 🖋️ 


 {Bix} 






venerdì 16 ottobre 2026

La barca e il silenzio dell' acqua


C'era una piccola barca, rimasta sola in un angolo silenzioso del porto. Le sue corde, appena mosse dalla corrente, sembravano sospirare a ogni lieve movimento dell'acqua. Non aveva fretta di partire, né una meta da raggiungere. Restava lì, ad ascoltare il lento respiro del mondo.

Più lontano, sul filo dell'orizzonte, si intravedeva un battello. Procedeva piano, quasi senza rumore. Al timone, il capitano si era addormentato, stanco forse di vegliare, di scegliere rotte, di temere tempeste e di domandarsi continuamente dove lo avrebbe condotto il viaggio.

Le sue mani non stringevano più il timone. Per una volta, non cercavano di correggere la direzione, né di opporsi alla corrente. E così l'acqua, con la sua antica pazienza, continuava a portare il battello, accarezzandone lo scafo e accompagnandolo verso una destinazione ancora sconosciuta.

Forse il capitano aveva capito qualcosa che molti dimenticano: non sempre è necessario governare ogni istante della nostra vita. A volte, dopo aver fatto tutto ciò che era nelle nostre possibilità, bisogna trovare il coraggio di allentare la presa e lasciare che le cose seguano il loro corso.

La piccola barca, intanto, rimaneva nel porto. Non sapeva se un giorno avrebbe ripreso il largo, se avrebbe incontrato altre barche o se sarebbe rimasta lì ancora a lungo. Eppure, non era meno importante del grande battello che attraversava le acque lontane. Aveva soltanto un altro modo di stare al mondo.

Perché non tutte le vite sono fatte per attraversare gli oceani. Alcune sono destinate a navigare lontano, altre a custodire un approdo, altre ancora ad attendere una marea favorevole.

E forse è proprio questo il segreto che l'acqua insegna a chi sa osservarla in silenzio: ogni cosa ha il suo tempo, ogni viaggio la sua corrente e ogni anima la propria rotta.

B.🌹






 240 La gravità terrestre nell'universo


 A te, I. A., rivolgo alcune domande sul tema esposto nel titolo. 

Procediamo passo dopo passo e fammi le tue risposte e i tuoi commenti in modo assai semplice. 

Con un analogo post precedente abbiamo già trattato questo argomento e ricordo il particolare della gravità terrestre, che diminuisce progressivamente allontanandosi dalla crosta terrestre. 

Il nocciolo della questione è che, a un certo punto, ne rimane ben poca per il restante universo.


Domanda 

Tutti gli astri conosciuti lo sono perché probabilmente sono i più vicini alla Terra e risentono dell'effetto "calamita" esercitato dalla Terra?

Commento

La domanda è interessante, ma la risposta è no.

Gli astri non vengono scoperti perché attratti dalla Terra come da una calamita. 

Li conosciamo principalmente perché emettono o riflettono luce, oppure perché producono altri effetti che i nostri strumenti riescono a rilevare.

Anzi, molti degli astri più noti sono immensamente lontani dalla Terra. 

Per esempio:

    • La Luna è relativamente vicina. 

    • Il Sole è molto più lontano della Luna. 

    • Le stelle che vediamo di notte sono a distanze enormi. 

    • Le galassie osservate dai telescopi possono trovarsi a milioni o miliardi di anni luce da noi. 

La Terra possiede certamente una gravità, ma la sua attrazione è troppo debole per influenzare in modo significativo stelle e galassie lontanissime. Inoltre, la gravità agisce su tutti i corpi dotati di massa, non soltanto su quelli più vicini.

Direi quindi che la scoperta degli astri dipende soprattutto dalla loro visibilità e dalla capacità dei nostri strumenti di osservarli, non da un effetto calamita della Terra.

Una piccola osservazione "bottegaia": spesso l'universo ci inganna. 

Ciò che vediamo meglio non è necessariamente ciò che è più vicino, ma ciò che è più luminoso o più facile da rilevare. 

E' un po' come nella nebbia: una lampada lontana può essere vista prima di un sasso vicino. 

Domanda

La Terra, nell'universo, non ha senso ritenerla posizionata al centro. 

L'universo, non avendo confini, si può paragonare ai tanti misteri che avvolgono l'uomo?

Commento

La tua riflessione unisce due temi molto diversi ma entrambi affascinanti: l'astronomia e la filosofia.

Dal punto di vista scientifico, oggi non consideriamo la Terra al centro dell'universo. 

Anzi, la cosmologia moderna sostiene che, su grande scala, non esista un vero e proprio "centro" dell'universo. 

Ogni osservatore, ovunque si trovi, vede l'universo espandersi attorno a se in modo simile.

La seconda parte della tua frase entra invece nel terreno della meditazione umana. 

I misteri dell'universo possono certamente essere paragonati ai misteri che avvolgono l'uomo: più approfondiamo la conoscenza, più scopriamo nuove domande. 

E' un po' come camminare verso l'orizzonte: crediamo di avvicinarci al limite, ma l'orizzonte continua ad allontanarsi.

Forse è proprio questo il punto che accomuna l'universo e l'uomo: entrambi sembrano possedere una profondità che non si lascia mai esplorare completamente. 

Ogni risposta apre una porta, e dietro quella porta ne appare un'altra.  

Domanda

La Terra compie due movimenti: la rotazione e la rivoluzione.

Anche gli altri astri conosciuti girano? 

E, se si, lo fanno allo stesso modo?

Commento

Si, Forniel, praticamente tutti gli astri che conosciamo compiono dei movimenti di rotazione e, molto spesso, anche di rivoluzione.

    • Rotazione significa girare su se stessi. 

    • La Terra impiega circa 24 ore per completare un giro. 

    • Rivoluzione significa girare attorno a un altro corpo. 

    • La Terra impiega circa un anno per orbitare attorno al Sole. 

Anche gli altri pianeti fanno entrambe le cose, ma con modalità diverse:

    • Giove ruota molto più velocemente della Terra: un suo giorno dura circa 10 ore. 

    • Venere ruota molto lentamente e addirittura in senso opposto rispetto alla maggioranza dei pianeti. 

    • Marte ha una durata del giorno molto simile a quella terrestre. 

Non solo i pianeti. 

Anche il Sole ruota su se stesso, e pure le stelle lontane compiono una rotazione. 

Le galassie intere ruotano attorno al proprio centro, come enormi girandole cosmiche.

Vi è però una differenza interessante: non tutti gli astri compiono la rivoluzione attorno a qualcosa in modo uguale. 

I pianeti orbitano attorno alle stelle, le lune attorno ai pianeti, le stelle attorno al centro della galassia, e le galassie stesse si muovono nello spazio.

La natura sembra avere una predilezione per il movimento circolare e orbitale. Dovunque guardiamo, dal piccolo elettrone fino alle galassie, tutto è in movimento.

Mandi.

16 Ottobre 2026   * Forniel*