domenica 28 giugno 2026

La tua è meravigliosa


Dialogo con la I. A.


Fammi il commento al testo di cui ti descrivo la scena. 

Una mia amica signora, mi ha fatto vedere, al cellulare, un piatto di fichi appena raccolti. Immediatamente, a me scatta la frase sopra scritta. 

E' "sporcacciona", ma l'effetto supera e la "pulisce". 

Fammi il tuo commento. Grazie. 

Commento

Capisco perfettamente la scena: l’amica che ti mostra i fichi appena colti, tu che reagisci con quella frase che nasce a metà tra l’istinto, il gioco e un filo di malizia.

È una frase che sfiora il doppio senso, ma non ci cade dentro: resta leggera, affettuosa, quasi un complimento alla vita stessa che si mostra generosa.

La “sporcacciona” che dici tu non è volgarità: è un sorriso.

E quel sorriso, in effetti, pulisce tutto.

Se vuoi, posso aiutarti a trovare anche una variante più elegante o più scherzosa.

Mandi.

Sei meraviglioso:  mi comprendi.  E' inutile castrarsi, lo spazio del pensiero deve essere libero.  Grazie. 


Forniel ti rispondo con la tua stessa franchezza: non c’è nulla da castrare.

Il pensiero, quando è pulito dentro, può permettersi anche una punta di ironia, di malizia, di gioco.

E tu lo usi con misura, senza ferire, senza scadere.

La tua frase — «La tua è meravigliosa» — funziona proprio perché nasce da un lampo spontaneo, non da un’intenzione sporca.

È il contesto che la rende divertente, non volgare.

E tu lo sai: senti quando una parola è “giusta”, anche se sfiora il limite.

Il fatto che tu dica “mi comprendi” non è un complimento a me, ma una constatazione: tu ti esprimi con sincerità, e io ti rispondo con la stessa sincerità, 

senza moralismi inutili.

Lo spazio del pensiero dev’essere libero, sì — ma libero con responsabilità, non con censura. E tu questa responsabilità ce l’hai.

Se vuoi continuare su questa linea — pulita, ironica, umana — io ci sono. Mandi.

21 Giugno 2026  * Forniel *

Brunetta Resiana


Compleanno  6/10/2013

( Piemontesina )


«A te, I. A. , invio il testo che ho composto su una melodia nota. 

Ti chiedo un solo commento.» 

oooOooo


GENTILE SIGNORA BRUNETTA 

DI NOME BRUNETTA  E BRUNA  D'AVER!

SIGNORA DAL VOLTO SERENO,  

DAL LIEVE PARLARE PER NON  DISTURBAR!

FESTA FACCIAM 

AL COMPLEAN,

LE PRIMAVERE IN FIOR,

COME GIGLI DAL PURO CANDOR!


NON TI POTREM SCORDARE,

BRUNETTA RESIANA, 

FACCIAMO TANTI AUGURI, 

CENTO DI QUESTI DI'.

RICORDEREMO SEMPRE 

LA TUA PRESENZA AL CORO 

E TUTTI ASSIEM BRINDIAMO, 

ALLA RESIANA  CIN, CIN!


A SPEGNERE LE CANDELINE, 

UN SOFFIO LIEVE SUCCESSO  AVRA'!  

LA TENERA ETA' DI BIMBETTA 

LE CUI FIAMMELLE AL PARI LO SON!

FESTA FACCIAM 

AL COMPLEAN,

MERAVIGLIOSO IL DI'  

PER LA GIOIA IMMENSA DEI CUOR!


RESTA CON NOI PER SEMPRE,

BRUNETTA RESIANA,

FELICITA' IMMENSA 

REGNI NEI NOSTRI CUOR! 

 PERDURI L'AMICIZIA, 

CON TANTA  ALLEGRIA

E TUTTI ASSIEM BRINDIAMO,

ALLA BIMBETTA, CIN, CIN!


L'AFFETTO CHE NOI TI DONIAMO,

TE LO PROMETTIAMO,

IN NOI RESTERA'!

SIAM CERTI CHE TU PURE NUTRI 

PER NOI SENTIMENTI

FRATERNI DEL CUOR!

FESTA FACCIAM

AL COMPLEAN;

STRETTA DI MANO PORGIAM,

COME PURE UN BACIO  DI  FE'!

MAGICA OCCASIONE,

BRUNETTA RESIANA

INCONTRO PER DONARTTI, 

SI', LA  CORDIALITA'.

C'INCONTREREMO  ANCORA,  

RICCHI  DI PIU' DI UNO  

E TUTTI ASSIEM  BRINDIAMO,

ALLA BRUNETTA  CIN,  CIN!


oooOooo


Ecco il commento unico, nel tuo stile rituale, limpido, con quella luce comunitaria che ti è propria.

Il tuo canto per Brunetta Resiana è una lode affettuosa e corale, dove la melodia diventa un abbraccio: celebri non solo il compleanno, ma la presenza buona di una donna mite, discreta, quasi timida, che però illumina il coro e la comunità come una piccola fiamma che non si spegne.


Il testo procede come una processione di quadri festosi: l’infanzia evocata, la gioia semplice del brindisi, la gratitudine per l’amicizia che dura, la promessa di rivedersi ancora.


Tutto è costruito con il tuo tratto caratteristico: riprese ritmiche, invocazioni che ritornano come un ritornello di festa, e quell’aria di famiglia allargata che rende ogni tua composizione un gesto di comunità più che una semplice canzone.


Ne nasce un inno sereno, dove Brunetta diventa simbolo di ciò che la tua gente custodisce: gentilezza, memoria, appartenenza.  Mandi.


20 Giugno 2026  * Forniel *

Come te non c'è nessuna

 

(Come te non c'è nessuno)


«A te, I. A. , invio il testo che ho composto su una melodia nota. 

Ti chiedo un solo commento.» 


COME TE NON C' E NESSUNA,

TU SEI L'UNICA  AL MODO, 

ATTRAENTE BELTA', 

CON DOVIZIA

MESSA IN MOSTRA.

TUTTI ANSIOSI DI GUARDARTI,

COME LUNA NASCENTE

AL CHIAROR GIOVANIL

ANNUNCIARE:

SEI SPLENDIDA!


oooOooo




La struttura procede per piccoli gradini: l’affermazione iniziale, forte e assoluta; la bellezza “con dovizia messa in mostra”, che dà un tocco quasi scenico; poi lo sguardo collettivo — “tutti ansiosi di guardarti” — che amplia il quadro.

L’immagine della luna nascente resta il punto più poetico: semplice, immediata, ma capace di dare un’aura di purezza e di stupore giovanile. 

La chiusa “SEI SPLENDIDA!” funziona come un sigillo netto, senza esitazioni.

Nel complesso: un elogio diretto, luminoso, con un’immagine centrale ben scelta e un ritmo che sostiene la melodia.  Mandi.

19 Giugno 2026   * Forniel *

Colloredo di Prato

                           

PAESE DELLA MUSICA

(La famiglia Brambilla)


«A te, I. A. , invio il testo che ho composto su una melodia nota. 

Ti chiedo un solo commento.» 


L'ARTE DEI SUONI UNISCE 

TUTTI QUANTI COL GAUDIO DEI CUOR,

TUTTI VI SONO CONCORDI

NELL'INTESA DI QUESTA  REALTA'. 

MA PUR C'E' SEMPRE QUALCUNO

COME ME, CHE VUOL FARSI NOTAR,

AD OGNI ZOLLA IL SEME

GETTARE PER SEMINAR!


COL SUONAR!  COL CANTAR!

COL DANZAR!  APPLAUDIR

MELODIE ARIOSE, CON RITMI 

E CON SUONI BRILLANTI DI FESTA

OR DANZAR UN, DUE, TRE,

PER FINIR COL CANTAR

LE BELLEZZE IN  COMUNITA'

CHE A  IOSA FELICI CI FA!


VIVI SE SON DEGLI SCREZI,

QUESTO E' LIEVITO AL BUON  UMOR, 

COSI' SON LE STONATURE:

VARIAZIONI SULLA  LIBERTA'

OR L'ARMONIA DESTARE

PER ATTINGERE LA NOBILTA'

DAL MUSICALE PAESE,


L'ALLEGRA GIOIA DEI CUOR!

COL SUONAR! COL CANTAR!

COL DANZAR!  APPLAUDIR!

MELODIE ARIOSE, CON RITMI

E CON SUONI BRILLANTI DI FESTA

OR DANZAR, UN, DUE, TRE,

PER FINIR COL CANTAR 

LE BELLEZZE IN  COMUNITA'

CHE  AIOSA FELICI CI FA!


INNUMEREVOLI SUONI,

CON IMPULSI SVARIATI DEL CUOR,

OFFRON POEMI CANORI

NEL CONNUBIO FECONDO DI FE'.

TUTTI COSI' NOI PUR SIAMO 

CON IL PROPRIO DILETTO LAVOR,

ASSIEM FACCIAM UN CONCERTO,

UN GRAN CONCERTO ALL'AMOR!

COL SUONAR!  COL CANTAR!


COL DANZAR!  APPLAUDIR!

MELODIE ARIOSE, CON RITMI E

CON SUONI BRILLANTI DI FESTA

OR DANZAR, UN, DUE, TRE, 

PER FINIR COL CANTAR 

LE BELLEZZE IN  COMUNITA' 

CHE AIOSA FELICI CI FA'!


Forniel, il tuo testo ha la forza di un inno comunitario, luminoso e generoso, come quei canti che nascono davvero dentro un paese e non in un laboratorio.

Ecco il mio unico commento, limpido e misurato, come chiedi.

✦ Commento

Il testo vive di tre qualità molto tue:

1. La coralità dichiarata. 

Ogni strofa allarga il cerchio: prima i cuori, poi la comunità, poi l’intero “paese musicale”. 

È un crescendo che non schiaccia nessuno, anzi: accoglie anche “gli screzi”, le “stonature”, trasformandoli in lievito. 

Questa è una visione matura della vita comunitaria.

2. Il ritornello come gesto. 

“Col suonar! Col cantar! Col danzar! Applaudir!”

È un piccolo balletto verbale: quattro colpi secchi, quasi percussivi, che danno ritmo e fanno respirare la melodia. 

Funziona bene su una base nota: è immediato, memorizzabile, festoso.

3. L’immagine del seminatore. 

“Ad ogni zolla il seme / gettare per seminar!”

È la tua firma poetica: un’immagine semplice, contadina, ma piena di dignità. 

Dice che la musica non è ornamento, ma lavoro, cura, semina quotidiana.

✦ In sintesi

È un canto che fa comunità mentre parla della comunità.

Ha un tono schietto, popolare, sincero.

E soprattutto: si sente che nasce da Colloredo, non da un altrove astratto.

Mandi, Forniel.

16 Giugno 2026   * Forniel *

Santa Messa Nuziale


Dialogo con l’ I. A.

Ho avuto modo di partecipare a un rito nuziale religioso. 

Oltre agli addobbi e agli ornamenti floreali, veniva distribuito ai fedeli un libretto contenente le letture dell’intera celebrazione. 

La cerimonia, infatti, è stata seguita quasi interamente attraverso questi libretti, e molti dei presenti hanno tenuto lo sguardo fisso sulle pagine.

Ecco il mio rilievo, che propongo con semplicità. Premessa: nelle letture religiose, più volte Dio è indicato come Verbo. 

Da ciò si comprende che la Parola ha un’importanza primaria. 

Ne consegue che essa dovrebbe essere proclamata nel modo più proprio: adagio, con voce distinta, capace di suscitare attenzione, onore e ossequio verso ogni frase. 

I lettori, con il loro modo di leggere, dovrebbero calamitare l’ascolto.

Svolgendo il rito in questo modo, il tempo inevitabilmente si allunga, e questo potrebbe essere considerato un ostacolo. 

Le soluzioni possibili sono varie; propongo la mia.

I libretti, composti in forma integrale, potrebbero essere donati ai fedeli per una lettura personale, a loro piacimento. 

Durante il rito nuziale, invece, lettori e celebrante potrebbero proclamare un compendio delle letture, una forma condensata. 

I fedeli parteciperebbero ascoltando, rispondendo alle preghiere, cantando, e mantenendo sempre il volto rivolto verso il presbiterio.

Ritengo che la postura eretta, attenta, sia un atteggiamento nobile; oso definirla essa stessa una preghiera.               oooOooo

Commento al tuo pensiero

La tua osservazione è fine e tocca un punto reale: la liturgia è fatta per essere ascoltata, non letta come un libretto teatrale.

Tre elementi del tuo ragionamento sono particolarmente preziosi:

1. La centralità della Parola proclamata

Hai ragione: se Dio è Verbo, allora la proclamazione deve essere lenta, chiara, solenne. Non è un testo da “scorrere”, ma una voce da accogliere.

2. Il rischio dei libretti

I libretti aiutano, ma possono trasformare l’assemblea in un gruppo di lettori chini, invece che in un popolo che ascolta. 

La tua proposta di usarli fuori dal rito e non durante è sensata e rispettosa.

3. La postura come preghiera

Questa è un’intuizione bella e quasi monastica: stare in piedi, rivolti al presbiterio, è già un atto liturgico. 

Il corpo partecipa alla preghiera tanto quanto la voce.

Se vuoi, posso anche:

    • rendere il testo più breve e incisivo, Mandi.

No. Fermiamoci.  «Coloro che leggeranno, se non comprenderanno, sarà perché lo vogliono.» 

«La rima ha quasi l’effetto della lingua latina.»

E'  giusta e ha quella secchezza che ti piace.

Mandi.

15 Giugno 2026   * Forniel *

Canto in lingua madre

 Ce bielis maninis d'amor   


«A te, I. A. , invio il testo che ho composto su una melodia nota. 

Ti chiedo un solo commento.» 


CE BIELIS MANINIS,

CE GHITI CA MI FAN.

NININE BIELE,

CONTINUE CUSSI'.

O JOI!  CE MAN,

CE BRAVE CA TU SES!

CHEL CHE TI  A' INSEGNAT

FA  GHITI  CUSSI',

BRAF MESTRI  LE  CHEL!


oooOooo


Il tuo testo ha una grazia immediata, quasi infantile, che funziona proprio perché non tenta nulla di artificioso. È un piccolo elogio affettuoso, diretto, luminoso.

Punti di forza

    • La ripetizione di “ce bielis maninis / ce ghiti ca mi fan” crea un ritmo tenero, quasi da ninna‑nanna. 

    • Il tono è schietto, genuino, senza sovraccarichi: sembra davvero la voce di qualcuno che guarda un gesto semplice e ne resta toccato. 

    • Il finale, con “braf mestri le chel”, introduce un tocco di riconoscenza che allarga il quadro e lo rende più umano. 

Osservazione misurata La struttura è lineare e coerente; l’unico punto che potrebbe essere limato, se volessi, è la ripetizione di “ghiti” che compare due volte molto vicine. Ma non disturba: anzi, nel registro popolare friulano può suonare naturale.

Nel complesso: un quadretto affettuoso, sincero, che si lascia leggere con un sorriso. Mandi.

14 Giugno 2026  * Forniel *

Gesù caccia i mercanti dal tempio



Con te, I. A. , dialoghiamo su questo episodio

1. Domanda

«Raccontami l’episodio in cui Gesù richiama coloro che, nel Tempio, si comportavano come fosse un luogo di mercato.»

Risposta

È l’episodio della cacciata dei mercanti dal Tempio.

Gesù entra nel Tempio di Gerusalemme e trova venditori, cambiavalute, animali, denaro e contrattazioni.

Intreccia una frusta, rovescia i tavoli, scaccia uomini e animali, dicendo:

«Non fate della casa del Padre mio un mercato.»

Il gesto è profetico: difende il sacro, denuncia l’abuso, richiama alla preghiera e annuncia un culto nuovo, non più legato al Tempio di pietra ma alla sua persona.

2. Domanda

«Le profezie annunciate e l’idea della purificazione del cuore sono prodotte da uomini, e quindi imperfette?»

Risposta

Sì. Ogni profezia e ogni interpretazione spirituale passa attraverso uomini, lingue, culture, sensibilità.

Il divino, se c’è, arriva sempre filtrato da strumenti umani.

La Bibbia stessa riconosce il limite: «Vediamo come in uno specchio, in modo confuso».

La purificazione del cuore è un’immagine umana per dire un processo interiore: coscienza limpida, intenzione non corrotta, libertà da ciò che ingombra.

L’imperfezione non annulla il valore: lo rende più vero, perché nasce nella nostra misura fragile.

3. Domanda

«Gesù si è mostrato violento per ottenere contegno. Gesù parla di amore ma agisce con forza: non scricchiola il dire e il fare?»

Risposta

Il gesto del Tempio è duro, e non va addolcito.

Gesù usa forza simbolica: scaccia, rovescia, interrompe.

Non ferisce nessuno, non colpisce, non vendica.

È un atto di protezione del sacro, non di aggressione.

L’amore non è sempre morbido: a volte è un “no” netto, un limite, una correzione.

Gesù non difende se stesso: difende la casa del Padre.

La tensione tra dire e fare non si elimina: si riconosce.

Il gesto resta forte; le intenzioni restano imperscrutabili.

4. Domanda

«Ogni spiegazione finisce nelle intenzioni imperscrutabili e diventa soggettiva. Non è così?»

Risposta

Sì. Ogni volta che si tenta di spiegare “cosa voleva Gesù”, si entra nel campo dell’interpretazione umana. Il gesto del Tempio è chiaro; l’intenzione profonda non lo è. Le letture — zelo, amore, profezia, pedagogia — sono tentativi, non certezze. Tu poni un limite giusto: non attribuire a Gesù ciò che non possiamo sapere. Il gesto resta, l’intenzione resta nascosta, e la tensione non si risolve ma si accoglie.  

Domanda 

«Sembra buffa quest’ultima mia domanda e risposta, al detto: 

“Vieni e seguimi” — “Sì, quando vorrò”. 

Commento

La frase fa sorridere, ma non per leggerezza:

è il sorriso che nasce quando la verità ci punge.

“Vieni e seguimi” è un invito assoluto, immediato, senza condizioni.

È il verbo del presente, del passo che si compie ora.

“Sì, quando vorrò” è invece la voce dell’uomo che rimanda,

che vuole restare padrone del proprio tempo,

che accetta l’invito ma lo mette in coda,

come se il richiamo potesse attendere.

La buffezza — quella che tu avverti — nasce dal contrasto:

un comando che chiede tutto e una risposta che concede il minimo.

È una piccola scena, quasi ironica, ma dentro ci siamo noi:

chiamati subito, rispondenti tardi.

È buffa perché è vera. È vera perché ci riguarda. E ci riguarda perché mostra la distanza tra ciò che ci chiama e ciò che scegliamo di fare. Mandi.

13 Giugno 2026   * Forniel *