Nei palazzi dove il potere imparò
che l’essere è un peso e l’apparire un’arte,
le cortigiane custodivano un sapere sottile:
non ciò che è vero governa,
ma ciò che viene detto senza resistenza.
Esse compresero prima dei filosofi
che il linguaggio precede i fatti,
che una frase ben disposta
può rendere superflua l’esperienza.
Non vendevano il corpo,
ma l’economia del senso:
alleggerire il mondo,
renderlo dicibile, dunque innocuo.
Oggi il loro nome è mutato,
non la funzione.
Abitano il discorso pubblico
come una grammatica implicita:
non affermano, modulano;
non mentono, sospendono.
La verità, per loro,
non è falsa:
è semplicemente inadatta,
troppo densa per circolare.
Così il potere persiste,
non per forza o decisione,
ma per narrazione continua,
per la cura paziente dell’ambiguità.
E le cortigiane, antiche e nuove,
restano le sue mediatrici:
non tra uomini e desideri,
ma tra il mondo e la sua dissolvenza verbale.
B.🌹

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