giovedì 15 gennaio 2026

Ontologia delle cortigiane




Nei palazzi dove il potere imparò

che l’essere è un peso e l’apparire un’arte,

le cortigiane custodivano un sapere sottile:

non ciò che è vero governa,

ma ciò che viene detto senza resistenza.

Esse compresero prima dei filosofi

che il linguaggio precede i fatti,

che una frase ben disposta

può rendere superflua l’esperienza.

Non vendevano il corpo,

ma l’economia del senso:

alleggerire il mondo,

renderlo dicibile, dunque innocuo.

Oggi il loro nome è mutato,

non la funzione.

Abitano il discorso pubblico

come una grammatica implicita:

non affermano, modulano;

non mentono, sospendono.

La verità, per loro,

non è falsa:

è semplicemente inadatta,

troppo densa per circolare.

Così il potere persiste,

non per forza o decisione,

ma per narrazione continua,

per la cura paziente dell’ambiguità.

E le cortigiane, antiche e nuove,

restano le sue mediatrici:

non tra uomini e desideri,

ma tra il mondo e la sua dissolvenza verbale.

B.🌹


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