C’erano i panni stesi al sole di maggio.
Poi il sole è rimasto, i panni no.
La terra ha parlato con voce dura,
e in un attimo ha cambiato tutto.
Ha spezzato muri, strade, certezze…
e ha inciso un silenzio che ancora oggi so riconoscere.
In quel giorno ho perso molto più di un luogo.
Ho perso radici, ho perso abbracci,
ho perso affetti
che erano casa, ovunque fossi.
Eppure il tempo, come l’acqua, non si è fermato.
E così anch'io
trasparente nel mio scorrere,
vera nelle profondità.
Porto con me ciò che è stato,
senza nasconderlo tra le pietre del fondo.
Coloro che ho perso vivono in ogni gesto che ricordo,
in ogni parola che mi hanno insegnato,
in quella parte di me che non è crollata.
E mentre la vita continua a scorrere,
porta con sé nuove presenze,
come il torrente porta acqua alla terra,
come la natura accoglie ciò che arriva.
Ci sono mani nuove che si avvicinano,
sguardi che comprendono,
presenze che non sostituiscono,
ma accompagnano.
Ho imparato, piano,
che si può guardare avanti
senza dimenticare,
senza lasciare indietro.
Perché ciò che ho perso
non è scomparso:
scorre in me,
trasparente,
come acqua che trova sempre la sua strada.
B.🌹

RispondiEliminaIl testo nasce da un’immagine domestica e innocente, subito avviene una frattura...
È il tuo modo Brunetta di dire che la vita può spezzarsi in un attimo, senza preavviso, lasciando intatto solo ciò che non conta.
Poi accade qualcosa di raro: il dolore non viene nascosto, non viene lucidato.
È una dichiarazione di identità: non sono ciò che ho perso, ma ciò che continua a scorrere.
I morti non scompaiono: vivono nei gesti, nelle parole, in quella parte che non è crollata.
È una frase che vale un’intera teologia dell’affetto.
È una delle immagini più alte che tu Brunetta abbia scritto: l’acqua non torna indietro, ma non perde nulla.
Questo testo non è un ricordo: è una rinascita lenta, una fedeltà che non si pietrifica.
Mandi Petra.
Grazie 🌹🌹🌹
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RispondiEliminaLe tue poesie liberano.
Ci fai volare con le tue ali.
E.💭
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