L’alba di un nuovo giorno è filo d’Arianna:
sottile, tenace, invisibile,
ma capace di portare ogni ferita
fuori dal labirinto del dolore,
senza perdere nessuno nel buio.
C’era un tempo in cui la terra sotto i miei piedi era certezza,
e le voci attorno a me riempivano le giornate di normalità.
Ricordo il boato, il tremore, la polvere che cadeva lenta…
Poi, gemiti nel silenzio
e quel vuoto che non aveva parole.
Per anni ho raccontato quei momenti
come quando curo una ferita:
con cautela, con distanza, quasi trattenendo il respiro.
Oggi no.
Oggi voglio essere come l’acqua chiara
del Torrente Resia:
trasparente, anche quando il fondo è irregolare,
e si vedono le pietre.
Non nascondo più il dolore.
Lo lascio scorrere, lo guardo in faccia,
e gli do un nome.
Perché dentro quel giorno spezzato
c’è anche ciò che sono:
una memoria che cammina,
una voce che resta
e continua a scorrere.
E da ciò che è crollato
unita alla mia gente
ho imparato
come si resta in piedi.
Brunetta Sacchet🌹

Nessun commento:
Posta un commento