venerdì 8 maggio 2026

Fragranze di note di testa






Ci guardavamo da lontano

come fanno gli animali feriti,

con la fame antica di essere amate

e la paura peggiore di essere viste.

Avevamo spine nelle mani,

parole dure per non tremare,

e quella solitudine femmina

che nessuno racconta mai

senza abbassare gli occhi.

Ci avevano cresciute nel confronto,

nella miseria dei paragoni,

come se la bellezza fosse una guerra

e la grazia una moneta da rubarsi.

Allora diventavamo gelo,

piccole fortezze in piedi sui tacchi,

regine stanche

di un regno senza carezze.

Poi una di noi ha ceduto.

Non per debolezza 

per verità.

Ha mostrato la ferita

come si mostra una finestra alla luce,

e dentro quel dolore aperto

ci siamo riconosciute tutte.

Che strano miracolo, donna mia:

scoprire che un’altra donna

non è il giudizio,

ma il rifugio.

Da allora ci passiamo il cuore

come il pane sulle tavole povere,

con mani attente,

con fame uguale.

E abbiamo capito tardi,

ma abbastanza in tempo,

che l’intelligenza più grande

non era vincerci,

ma salvarci insieme.

B.🌹


1 commento:


  1. Sorellanza ritrovata



    Qui Brunetta sveli.

    La distanza, la fame d’amore, la paura di essere viste, tutto è già un profumo di “note di testa”, quelle che arrivano per prime e dicono la verità prima ancora che la mente la capisca.

    Ci sono frasi in questo testo frase sono come una pietra antica. Non è solo memoria personale: è denuncia sommessa, è antropologia del dolore femminile.

    Eppure, come spesso accade nei tuoi scritti Brunetta, il punto di svolta arriva in silenzio: “Poi una di noi ha ceduto. Non per debolezza: per verità.”

    Questa è la chiave dell’intero testo. La verità non è un gesto eroico: è un cedimento, un aprirsi, un mostrare la ferita alla luce.

    Da quel gesto nasce il miracolo: “scoprire che un’altra donna non è il giudizio, ma il rifugio”

    Qui la poesia cambia temperatura: dal gelo delle “piccole fortezze in piedi sui tacchi.

    Il finale è un sigillo morale.

    È una frase che potrebbe stare in un vangelo laico: semplice, necessaria, definitiva.

    La parola che le attribuisco: Riconciliante.

    Perché questa poesia non consola: ricompone.

    Non accarezza: rialza.

    Non idealizza: riconduce alla verità condivisa, che è l’unico luogo dove le ferite smettono di essere armi e tornano ad essere pelle.

    Mandi Petta

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