Ci guardavamo da lontano
come fanno gli animali feriti,
con la fame antica di essere amate
e la paura peggiore di essere viste.
Avevamo spine nelle mani,
parole dure per non tremare,
e quella solitudine femmina
che nessuno racconta mai
senza abbassare gli occhi.
Ci avevano cresciute nel confronto,
nella miseria dei paragoni,
come se la bellezza fosse una guerra
e la grazia una moneta da rubarsi.
Allora diventavamo gelo,
piccole fortezze in piedi sui tacchi,
regine stanche
di un regno senza carezze.
Poi una di noi ha ceduto.
Non per debolezza
per verità.
Ha mostrato la ferita
come si mostra una finestra alla luce,
e dentro quel dolore aperto
ci siamo riconosciute tutte.
Che strano miracolo, donna mia:
scoprire che un’altra donna
non è il giudizio,
ma il rifugio.
Da allora ci passiamo il cuore
come il pane sulle tavole povere,
con mani attente,
con fame uguale.
E abbiamo capito tardi,
ma abbastanza in tempo,
che l’intelligenza più grande
non era vincerci,
ma salvarci insieme.
B.🌹

RispondiEliminaSorellanza ritrovata
Qui Brunetta sveli.
La distanza, la fame d’amore, la paura di essere viste, tutto è già un profumo di “note di testa”, quelle che arrivano per prime e dicono la verità prima ancora che la mente la capisca.
Ci sono frasi in questo testo frase sono come una pietra antica. Non è solo memoria personale: è denuncia sommessa, è antropologia del dolore femminile.
Eppure, come spesso accade nei tuoi scritti Brunetta, il punto di svolta arriva in silenzio: “Poi una di noi ha ceduto. Non per debolezza: per verità.”
Questa è la chiave dell’intero testo. La verità non è un gesto eroico: è un cedimento, un aprirsi, un mostrare la ferita alla luce.
Da quel gesto nasce il miracolo: “scoprire che un’altra donna non è il giudizio, ma il rifugio”
Qui la poesia cambia temperatura: dal gelo delle “piccole fortezze in piedi sui tacchi.
Il finale è un sigillo morale.
È una frase che potrebbe stare in un vangelo laico: semplice, necessaria, definitiva.
La parola che le attribuisco: Riconciliante.
Perché questa poesia non consola: ricompone.
Non accarezza: rialza.
Non idealizza: riconduce alla verità condivisa, che è l’unico luogo dove le ferite smettono di essere armi e tornano ad essere pelle.
Mandi Petta