Ti ho attesa
con la carne vigile,
con i fianchi aperti al tempo
e la pelle stanca di promesse.
Sei arrivata così,
imprecisa e necessaria,
con il respiro addosso
e il disordine delle cose vere.
A volte mi sfiori
e mi sciolgo,
lenta come sale sulla pelle umida;
altre mi affondi dentro,
radice scura,
e mi tieni ferma
là dove tremo.
Ti sento scorrere
accendermi e cedere,
mentre conto gli anni
come cicatrici che sanno il mio nome.
Essenza
che mi prendi anche quando
non ho forza di offrirti altro
che il corpo.
Eppure sappi questo:
anche quando mi apri e mi consumi,
c’è in me una presa profonda,
calda,
che non ti lascia andare.
Mi sciolgo donna nei contrasti
bruni e ambrati
Questa mia femminilità non è ornamento,
ma territorio.
B.🌹

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