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martedì 10 febbraio 2026

Sulle basse frequenze



C’è una frequenza bassa

che non nasce dal silenzio,

ma dal rumore scelto.

Dal dolore usato a intermittenza,

a seconda di cosa rende visibili.

Si piange una guerra e se ne ignora un’altra,

si cita la storia quando è lontana

e non chiede responsabilità.

Si condividono immagini come amuleti,

senza restare abbastanza a lungo

da sentire davvero.

La sensibilità non è una moda,

né un filtro da applicare al mondo.

È uno sguardo che non esclude,

anche quando sa di non poter abbracciare tutto.

C’è guerra nei campi dimenticati,

nei corpi stanchi dei lavoratori,

nelle vene dei giovani che si spengono,

nelle case dove l’amore diventa paura.

Ignorarle perché non fanno tendenza

è una forma sottile di violenza.

Possiamo fare poco, è vero.

Ma il poco fatto con verità

ha una frequenza più alta

di mille gesti vuoti.

Il bene non ha bisogno di esibizione.

Ha bisogno di presenza.

Ciò che nasce dall’anima

non chiede consenso,

si riconosce in silenzio

e vibra oltre lo sguardo.

B.🌹



sabato 7 febbraio 2026

La principessa Blu





A Marco Polo,

viaggiatore dei due mondi

Ho imparato presto che non tutte le lettere sono fatte per arrivare. Alcune esistono solo per essere scritte, come certi addii che non si pronunciano ad alta voce.

Sono giunta nella terra che mi era destinata. Le montagne qui non conoscono il mare, e questo mi sembra ancora strano. Mi chiamano con un altro nome ora, e indosso colori che non sono il blu. Ma nessun nome cancella ciò che si è stati in viaggio.

Ti ho osservato senza farmi notare, come si osserva qualcosa che si sa già perduto. Tu appartenevi al ritorno, io alla partenza. Eppure, su quella nave, eravamo uguali: sospesi.

Ricordi le notti? Quando il mare taceva e il cielo sembrava così vicino da poterlo toccare. Tu parlavi di Venezia come di una donna d’acqua e pietra. Io ascoltavo, e in silenzio le davo un volto, perché se l’amavi doveva essere reale.

Sapevo che saresti tornato a casa. Era scritto nei tuoi passi, nel modo in cui guardavi l’orizzonte. Io, invece, ho imparato a restare. Non è una sconfitta, Marco. È solo un’altra forma di viaggio.

Se oggi racconti il mondo, sappi che in ogni tua parola io sono presente. Non come rimpianto, ma come direzione. Il blu non è un colore: è ciò che resta quando si è attraversato qualcosa di immenso e non si è affondati.

Non guardasti indietro, ed è stato giusto così.

Io ti ho guardato andare via.

Qualcuno doveva farlo.

Che il vento ti sia lieve, ovunque tu racconti.

La Principessa Blu💙 Kököchin.

B.🌹