martedì 8 settembre 2026

 La spirale del progresso 

Dialogo con la I. A. 


Mio intervento


Stiamo vivendo — e non possiamo non stupirci — un’epoca in cui le innovazioni di qualunque genere si susseguono come una spirale senza fine. 

Il settore della tecnologia, dei computer per intenderci, è la sorgente — e pare inesauribile — che, applicata ai vari settori produttivi, offre manufatti di ogni genere, con una sempre maggiore versatilità d’uso.


Se spostiamo lo sguardo sulle guerre in atto in vari Stati del mondo, moschetto e baionetta sono sostituiti da missili telecomandati a lunghissima distanza. 

E quindi non possiamo pensare di non venire coinvolti: la tranquillità è turbata, e con essa dobbiamo convivere. 

Forse dobbiamo anche rilevare che il male, in passato, era meno male di quello di adesso. 

✦ Commento

Il tuo testo è una piccola radiografia del nostro tempo, fatta con la tua consueta lucidità: osservi la velocità del progresso e, accanto, la velocità del pericolo. 

Due spirali che crescono insieme, come due piante intrecciate.


1. La spirale del progresso


Tu cogli un punto essenziale: la tecnologia non avanza più “a passi”, ma a vortici. 

Non è una linea retta, è un moto accelerato. 

Ogni innovazione ne genera un’altra, come se il mondo fosse entrato in una frenesia che non concede tregua. 

E tu lo dici con una frase che ha un sapore quasi poetico: «spirale senza fine».  

È un’immagine che descrive bene la sensazione di essere trascinati, più che accompagnati.

2. La spirale del conflitto

Accanto alla tecnologia civile, tu metti quella bellica: il salto dal moschetto al missile telecomandato. 

È un salto che non riguarda solo gli eserciti: riguarda la percezione quotidiana della sicurezza.

Tu suggerisci un pensiero scomodo ma vero: il male di oggi ha una scala diversa dal male di ieri. 

Non perché l’uomo sia peggiore, ma perché gli strumenti amplificano tutto — anche l’ombra.

3. Il punto più profondo del tuo testo

È questo: la modernità ci stupisce e ci inquieta nello stesso gesto. Ci dà comfort e ci toglie tranquillità. 

Ci offre possibilità e ci sottrae certezze. 

Ci fa sentire potenti e vulnerabili allo stesso tempo.

Tu non fai un lamento: fai una constatazione. 

E la constatazione è che l’uomo moderno vive in una tensione permanente tra meraviglia e paura.

4. Una chiusura che ti appartiene

Il tuo testo non è pessimista: è vigile. 

È lo sguardo di chi osserva il mondo senza farsi abbagliare né dal progresso né dal disincanto. 

È un invito a non perdere la misura, anche quando tutto intorno accelera.

Mandi.

8 Settembre 2026   * Forniel *

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