Scusami se quando stai male
mi preoccupo.
E vorrei raggiungerti.
Se quando riaffiora l'abbandono,
resto.
Come custode al tuo fianco.
Se quando sei a secco,
ti offro quel poco che ho.
La mia unica riserva.
Se quando il mondo è troppo rumore,
ti chiamo al silenzio.
Al bosco.
Se si spezza la mina,
ho già in mano il temperino.
Se la notte è così buia
da non vedere la strada,
mi accendo.
Un filo di luce.
Paradosso dell'amore:
chiedere scusa
per averci provato.
Per aver scambiato la cura per invadenza,
la presenza per colpa.
Ho imparato che non si toglie il dolore.
Non sempre.
A volte si attraversa.
Insieme.
E questo,
forse,
è amore.
B.🌹

RispondiEliminaIl cuore del testo è una serie di micro‑promesse, ognuna formulata con la struttura del “Se quando…” È una forma che crea ritmo. La poesia non è solo presenza e vigilanza affettuosa.
la poetessa mette in scena la propria vulnerabilità: non dà perché ha molto, ma perché vuole dare comunque.
L'immagine del bosco che apre spazio, che invita a respirare è molto spirituale...magica.
La poetessa presenta un gesto minimo, quotidiano, ma simbolico: aggiustare, preparare, sostenere. È l’amore che si fa artigiano.
La poesia si fa lanterna. Non illumina tutto: basta un filo. È una delle immagini più riuscite.
"Chiedere scusa per averci provato.” è una confessione che tocca: la cura può essere scambiata per invadenza, la presenza per colpa. È un nodo umano, universale.
Inoltre l’amore non è soluzione, ma compagnia nel passaggio. È una definizione limpida, adulta.
Custodisce la fragilità dell’altro, la propria, il silenzio, il bosco, la luce minima.
È un amore che non pretende di guarire: accompagna.
Mandi Petra.
Grazieeee 🙏🏻🌹
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