Estraggo dallo zaino un contenitore di vetro, dentro scrivo un messaggio e ripongo degli oggetti, chiuso il barattolo, gli cerco un luogo segreto tra le cavità carsiche dove depositare il pensiero del viandante. Compiuta l’operazione, con lentezza da sorprendere un bradipo veterano, innalzo il mio corpo dal manto erboso e lo metto in movimento. Fa caldo, ho il passo lento, vorrei… ma un’aquila solitaria volteggia sopra di me, disegnando lettere nel cielo, le leggo e le sorrido facendole l’occhiolino. La regina dei monti plana, poi risale, si fa ammirare dal forestiero, e io, incantato come un bimbo, me ne sto immobile con il naso all’insù. Il mitico rapace sparisce dietro le rupi, è ora di scendere a valle per il sentiero dell’andata.
Malfa

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