mercoledì 18 marzo 2026

Energia delle Radici

 



Nel silenzio del tempo,

le loro mani intrecciano il mio respiro,

ombre e luci di donne antiche

che camminano accanto al mio cuore.

Ogni passo che faccio

è eco dei loro sogni mai spezzati,

ogni battito una preghiera

per la forza che mi hanno lasciato.

Mi parlano nel vento,

mi guidano nella notte,

sussurrando segreti di coraggio,

di amore, di ferite trasformate in luce.

Sono il filo invisibile

che unisce passato e presente,

una danza di anime

che mi ricorda: non cammino mai sola.

E quando il mondo sembra tremare,

chiudo gli occhi e respiro il loro coraggio,

perché nelle vene scorre il loro canto,

e nella mia anima fiorisce la loro eternità.

B.🌹

3 commenti:

  1. Buon pomeriggio cara Brunetta.

    Energia delle radici: un canto che non chiede eco

    Questa poesia non è un testo “scritto”: è un gesto.

    Un gesto antico, femminile, quasi liturgico.

    Brunetta non evochi semplicemente le antenate: le incarni.

    Le radici non sono metafora, ma sostanza: sono mani, respiro, ombre, luce.

    La genealogia diventa presenza fisica, quasi tattile.

    E ciò che colpisce non è la nostalgia, ma la continuità:

    le donne antiche non stanno dietro, ma accanto.

    Il vento come medium

    Il vento, nella poesia, non è un elemento naturale: è un canale.

    È la voce che porta il coraggio, la guida, il segreto.

    Non c’è dramma, non c’è invocazione: c’è un ascolto.

    Brunetta non chiedi, ricevi.

    E nel ricevere, si riconosce parte di una catena che non si spezza.

    Il verso che, per me, è la chiave dell’intero testo è questo:

    “perché nelle vene scorre il loro canto”

    Qui la poesia si apre come un sigillo.

    Il canto non è memoria, ma circolazione.

    Non è un’eredità, ma un fluire.

    È la dichiarazione che l’identità non è un fatto individuale, ma corale

    L’ultimo movimento: “nella mia anima fiorisce la loro eternità”

    non è un’immagine di consolazione, ma di responsabilità.

    Brunetta non dici : “le ricordo”.

    Dici: “le continuo”.

    È un rovesciamento potente:

    l’eternità non è dietro, è davanti.

    Non è ciò che resta, è ciò che cresce.

    Questa poesia è un rito di riconoscimento.

    Un atto di filiazione consapevole.

    Un modo di dire: io sono molte.

    E soprattutto: non cammino mai sola.

    Non c’è retorica, non c’è enfasi: c’è una calma forza che si posa come una mano sulla spalla.

    È il soffio che passa da madre a figlia,

    da antenata a vivente,

    da ombra a luce.

    Dopo aver letto la tua poesia ci si sente meno soli. Un ringraziamento sincero e profondo.

    Petra.

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