A volte mi chiedo
da dove venga il coraggio.
Non somiglia a un lampo.
Non è un grido.
È qualcosa di più quieto,
come una radice che cresce nel buio.
Nessuno attraversa il mare
se non ha una casa nel cuore.
Ulisse non sfida l’onda per perdersi,
ma per tornare.
Nessuno alza la spada
se non sente di appartenere a un nome.
Allora capisco:
il coraggio non viene prima.
Viene dopo.
Prima c’è un sì silenzioso.
Un legame scelto.
Un filo sottile
che ci lega a qualcosa
e, legandoci, ci sostiene.
Si parla di libertà
come di una donna scalza
che corre nei campi senza confini,
con i capelli sciolti sotto la pioggia d'agosto
Si parla di fedeltà
come di una figura ferma,
che tiene un bagliore acceso
notte dopo notte.
Le immaginiamo lontane,
una fatta di orizzonti,
l’altra di soglie.
Eppure camminano insieme.
Sono linee parallele,
non si incrociano,
non si confondono,
ma avanzano fianco a fianco
verso lo stesso punto invisibile.
La libertà ci dice: scegli.
La fedeltà ci dice: resta.
E tra queste due voci
nasce il coraggio.
Non è fuggire.
Non è trattenersi per paura.
È restare perché lo vogliamo
È dire: a questo sarò fedele
non per obbligo,
ma per amore.
E quando verrà la tempesta
non saremo sospesi nel vuoto.
Avremo radici e orizzonte.
Avremo direzione.
E basterà.
Brunetta Sacchet 🌹

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