venerdì 9 ottobre 2026

Amen

 







Canto del perdono

Ascolta, Signore, la storia dei tuoi figli:
dove nacque la gelosia,
la terra si coprì di lacrime,
e il fratello fu consegnato ai fratelli.

Giuseppe discese nella notte,
ma la tua mano non lo abbandonò.
Tu eri con lui nella fossa,
Tu eri con lui nella prigionia,
Tu eri con lui nel tempo dell'attesa.

Ciò che gli uomini avevano spezzato,
Tu lo hai ricomposto.
Ciò che l'odio aveva disperso,
Tu lo hai raccolto nella tua misericordia.

Hai mutato il pianto in pane,
la prova in sapienza,
l'umiliazione in benedizione,
e hai preparato salvezza
per coloro che non vedevano più speranza.

Quando i fratelli tornarono con il cuore tremante,
non trovarono vendetta,
ma un abbraccio.
Non trovarono condanna,
ma perdono.

Grande è la tua sapienza, Signore:
Tu fai germogliare il bene
anche nella terra ferita,
e dalle pietre dell'inimicizia
innalzi la dimora della pace.

Così le tribù d'Israele
ricordano le tue meraviglie.
Non è il peccato ad avere l'ultima parola,
ma la tua fedeltà;
non la notte,
ma l'aurora che Tu prepari.

Benedetto sei Tu, Signore,
che trasformi il cuore dell'uomo,
e rendi fratelli
coloro che il dolore aveva diviso.

B.🌹

1 commento:



  1. Il componimento si presenta come una vera e propria preghiera narrativa: non racconta semplicemente la vicenda di Giuseppe venduto dai fratelli, ma la trasforma in una meditazione sul perdono e sulla provvidenza divina.

    Non è una narrazione frettolosa: è un passo lento, solenne, che invita alla contemplazione.

    Molto efficace è anche il gioco dei contrasti.

    L'autrice insiste su una verità teologica e umana insieme: il male non viene negato, ma trasformato. Giuseppe conosce la fossa, la schiavitù e l'attesa; tuttavia la conclusione non è la rivincita bensì il perdono.

    Particolarmente bella trovo l'immagine:

    «Tu fai germogliare il bene anche nella terra ferita»

    perché riassume l'intero canto. La ferita resta visibile, ma non impedisce la nascita del bene. È una frase che potrebbe vivere da sola come sintesi dell'intera storia di Giuseppe e, in fondo, di molte vicende umane.

    Il titolo“Amen” non appare soltanto come la parola conclusiva di una preghiera. Qui assume il significato più profondo di accettazione fiduciosa: ciò che agli occhi degli uomini sembrava fallimento viene riconosciuto come parte di un disegno più grande. È un "così sia" pronunciato dopo aver attraversato il dolore.

    Non è il peccato ad avere l'ultima parola, ma il perdono che Dio sa far nascere anche dalle ferite più antiche.



    Mandi.

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