La geografia della malinconia
Ho dentro infiniti mondi
e forse abitano tutti
la stessa malinconia.
Sono nuvole che sovrastano il mare,
pensieri che all'improvviso accendono un sorriso,
sogni che mi porto addosso per tutto il giorno,
come una luce che non sa arrendersi al tramonto.
Sono il cielo quando penso,
la musica quando ho bisogno di sentire,
le cose che tocco e che, invece di restare tra le dita,
mi attraversano.
Sono ciò che non vedo
ma che mi fa immaginare,
ciò che non so nominare
eppure riconosco
ogni volta che mi sfiora l'anima.
Perché forse non si esce mai davvero indenni
da certe nuvole,
da certi silenzi,
da quel mare profondo che abbiamo dentro
e che nessuna riva riesce a contenere.
Se fossi un cartografo
proverei a disegnare una mappa
di tutte le emozioni che mi attraversano:
segnerei con l'inchiostro le nostalgie,
con il blu i pensieri,
con il rosso le ferite,
con la luce quei sorrisi
nati proprio dove credevo ci fosse soltanto buio.
Traccerei sentieri invisibili,
isole di memoria,
continenti di desideri,
mari agitati e piccoli porti
dove, ogni tanto, riesco a tornare.
E forse, guardando quella mappa,
scoprirei che non mi sono mai perso davvero.
Forse stavo soltanto cercando
la geografia perfetta
di tutti i miei stati d'animo.
E in quella carta impossibile,
tra una nuvola e un'onda,
tra un ricordo e un sogno,
avrei finalmente trovato
il luogo in cui abito da sempre:
me stesso.
- ( Scrittori di razza) 🌍

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