Lontana dalla mia terra
attraverso mesi come deserti salati.
Ma la distanza è solo un velo:
io sto tornando
all’Acqua.
Scendo
come si entra in un sogno antico.
Depongo il nome sulla riva,
come un abito inutile.
Depongo la lingua,
perché laggiù
si parla con la luce.
L’abisso non è profondità:
è grembo.
Mi accoglie nel suo buio fecondo,
dove la luce si spezza in oro vivo
e ogni granello di sabbia
è una stella caduta in silenzio.
Le spiagge rosee sono carne dell’alba.
I fiori sommersi sono pensieri di Dio
che oscillano senza peso.
I colori non si vedono:
si attraversano.
Il silenzio è un tempio rovesciato.
Non chiede ginocchia,
ma resa.
Io mi sciolgo.
Non più corpo separato,
ma soglia.
Non più osservatrice,
ma passaggio.
Ogni creatura è specchio,
ogni pinna una scrittura,
ogni corrente una mano invisibile
che mi benedice la fronte.
Comunico senza parole,
come comunica la marea con la luna,
come comunica il sangue con il cuore.
Un’energia primordiale mi nutre
non entra:
ricorda.
Ricorda chi ero
prima del peso,
prima della forma,
prima della terra ferma.
E quando riemergo
la riva è solo un confine provvisorio,
una strada di sale
che brilla come una cicatrice sacra.
Dentro, però,
porto l’acqua.
E l’acqua
porta me.
B.🌹

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