giovedì 26 febbraio 2026

Liturgia lunare




Ho aperto la notte

tra le pagine.

Non c’era un ritratto 

c’era una luna imprigionata

in un rettangolo di carta.

Il suo volto era falce sottile,

promessa di pienezza.

Portava nei polsi

il latte segreto delle costellazioni.

Non sapeva ancora

di essere marea.

Io, che ho attraversato le sue fasi,

porto crateri bianchi sotto la pelle,

segni d’acqua ritirata

dopo l’alta luce.

Quando l’ho guardata

il cielo si è piegato in due:

lei crescente,

io calante,

e nel mezzo

un disco invisibile

dove tutto è compiuto

prima di accadere.

Le sue paure erano ombre sottili.

Le mie, eclissi già avvenute.

Eppure

la stessa luce ci abita 

non nasce, non muore,

si trasforma nelle ore dei giorni

La luna è rimasta.

Ora so:

non ero io a ricordare lei.

Era la sua notte

che ricordava me.

B.🌹

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