Ho aperto la notte
tra le pagine.
Non c’era un ritratto
c’era una luna imprigionata
in un rettangolo di carta.
Il suo volto era falce sottile,
promessa di pienezza.
Portava nei polsi
il latte segreto delle costellazioni.
Non sapeva ancora
di essere marea.
Io, che ho attraversato le sue fasi,
porto crateri bianchi sotto la pelle,
segni d’acqua ritirata
dopo l’alta luce.
Quando l’ho guardata
il cielo si è piegato in due:
lei crescente,
io calante,
e nel mezzo
un disco invisibile
dove tutto è compiuto
prima di accadere.
Le sue paure erano ombre sottili.
Le mie, eclissi già avvenute.
Eppure
la stessa luce ci abita
non nasce, non muore,
si trasforma nelle ore dei giorni
La luna è rimasta.
Ora so:
non ero io a ricordare lei.
Era la sua notte
che ricordava me.
B.🌹

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