della casa di campagna
da ottobre fino a primavera
tenevo ciclamini bianchi, rossi e rosa,
inermi al freddo,
fedeli alla luce corta dell’inverno.
Li toccavo, mi coloravo
nel loro profumo
Li guardavano passando,
le vicine,
con quel silenzio semplice
di chi non domanda nulla
ma porta via un’idea.
L’anno dopo comparvero altri vasi,
altre finestre fiorite,
e il paese sembrò parlare
la stessa lingua gentile.
Allora non sapevo
che certe presenze
si diffondono piano,
come l'odore della terra bagnata
dopo la pioggia.
Basta poco, a volte:
un sentore acceso nell’inverno,
una finestra illuminata bene,
un gesto ripetuto senza rumore.
E piano,
davanzale dopo davanzale,
fiorisce un intero paese.
B.🌹

Presenza che ora manca
RispondiEliminaSei stata un fiume fermo sotto novembre,
un pensiero scritto in rosso
ai margini della sera
È il mistero lieve
con cui gli esseri umani
si sfiorano l’anima
senza confessarlo.
P.B.
Grazie,davvero tanta gentilezza. 🌹
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RispondiEliminaIl cuore del testo è nel movimento silenzioso che lega le persone.
Qui Brunetta tocchi la verità profonda: ciò che è autentico non ha bisogno di dichiararsi, cresce da sé, come un’umidità che sale dalla terra e cambia l’aria.
Il finale è una piccola epifania civile.
Non è solo un’immagine: è una visione. Dici che la comunità si costruisce così, con gesti minimi, ripetuti, luminosi. Non con proclami, ma con finestre che si accendono di cura.
Parola unica:
contagio.
nel senso buono, quello che passa da un cuore all’altro senza chiedere permesso.
Il ciclamino come un...lumino.
Mandi Petra.