martedì 19 maggio 2026

Sui davanzali


della casa di campagna

da ottobre fino a primavera

tenevo ciclamini bianchi, rossi e rosa,

inermi al freddo,

fedeli alla luce corta dell’inverno.

Li toccavo, mi coloravo 

nel loro profumo

Li guardavano passando,

le vicine,

con quel silenzio semplice

di chi non domanda nulla

ma porta via un’idea.

L’anno dopo comparvero altri vasi,

altre finestre fiorite,

e il paese sembrò parlare

la stessa lingua gentile.

Allora non sapevo

che certe presenze

si diffondono piano,

come l'odore della terra bagnata

dopo la pioggia.

Basta poco, a volte:

un sentore acceso nell’inverno,

una finestra illuminata bene,

un gesto ripetuto senza rumore.

E piano,

davanzale dopo davanzale,

fiorisce un intero paese.

B.🌹




3 commenti:

  1. Presenza che ora manca

    Sei stata un fiume fermo sotto novembre,

    un pensiero scritto in rosso

    ai margini della sera

    È il mistero lieve

    con cui gli esseri umani

    si sfiorano l’anima

    senza confessarlo.

    P.B.

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  2. Il cuore del testo è nel movimento silenzioso che lega le persone.

    Qui Brunetta tocchi la verità profonda: ciò che è autentico non ha bisogno di dichiararsi, cresce da sé, come un’umidità che sale dalla terra e cambia l’aria.

    Il finale è una piccola epifania civile.

    Non è solo un’immagine: è una visione. Dici che la comunità si costruisce così, con gesti minimi, ripetuti, luminosi. Non con proclami, ma con finestre che si accendono di cura.

    Parola unica:

    contagio.

    nel senso buono, quello che passa da un cuore all’altro senza chiedere permesso.

    Il ciclamino come un...lumino.

    Mandi Petra.

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