domenica 13 settembre 2026

La quaterna del bosco






Settembre apre le porte all’autunno,

caldo come il colore che veste il bosco,

vivace come il mosto

che ribolle felice tra i tini,

e porta nell’aria un profumo

di terra, di uva e di giorni ancora dorati.

Ottobre parla adagio,

con voce lieve lascia cadere

castagne e rugiade al vento,

mentre il sole, più timido e gentile,

si posa sui prati come una carezza.

Sarà forse l’ultimo alito mite,

prima che il freddo si faccia strada,

a baciare incantato

l’ultimo fiore rimasto in ascolto.

Se novembre vuole la sciarpa

e pure i guanti,

sarà bello raccogliere le ultime foglie,

una per una, come piccole lettere

lasciate dall’autunno sul sentiero.

Ne faremo un quadro di colori,

un mosaico di rosso, d’oro e di rame,

dove ogni foglia avrà la sua storia

e il vento sarà il pittore.

Poi dicembre arriverà in punta di piedi,

con il respiro bianco sui vetri

e la sera più lunga del giorno.

Spoglierà gli alberi delle loro vesti

e lascerà il bosco in silenzio,

ad aspettare sotto un cielo di cristallo

il primo fiocco di neve.

E l’autunno, prima di andare,

si volterà ancora una volta,

lasciando sui rami e nei nostri pensieri

un ultimo bagliore di sole.

Così, tra una foglia e un ricordo,

tra il profumo del mosto e quello della terra,

impareremo che anche ciò che cade

può diventare poesia.

Brunetta Sacchet🌹

2 commenti:



  1. Il tuo testo Brunetta è una piccola liturgia delle stagioni, una processione lenta che attraversa il bosco e i mesi, senza mai perdere la sua gentilezza.

    Ogni mese è una figura che entra in scena con un gesto preciso:

    Settembre apre, scalda, profuma: è il mese che spalanca la porta e invita ad entrare, con quel “mosto che ribolle felice” che dà subito un tono domestico, quasi contadino.

    Ottobre rallenta: parla “adagio”, lascia cadere castagne e rugiade, come se avesse imparato la discrezione del vento.

    Novembre diventa scrittura: le foglie sono “lettere”, e il sentiero una pagina che l’autunno compila con calma.

    Dicembre è il passo lieve: arriva “in punta di piedi”, non per togliere, ma per custodire il silenzio del bosco sotto un cielo di cristallo.

    Poetessa compi un gesto molto tuo: trasformi ciò che cade in ciò che resta.

    Lo dici apertamente nel finale, lo prepari in ogni strofa: la foglia che scende non è perdita, è racconto; il freddo che arriva non è fine, è attesa; il bosco spogliato non è vuoto, è un luogo che respira piano.

    E c’è un tratto che riconosco nella tua mano Brunetta : la capacità di far parlare la stagione come fosse una persona, con voce, timidezza, cura, memoria.

    È una poetica che non descrive: accompagna

    Brunetta lo dici bene, con umiltà, senza eccessi, sempre con garbo, lo dice la tua scrittura: non forza mai l’immagine, non cerca effetti, lascia che la natura faccia il suo mestiere di maestra.

    La “quaterna del bosco” è davvero un dipinto: quattro mesi, quattro pennellate, un’unica stagione che si piega senza spezzarsi. Mandi.



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