Note grammaticali
Con te, I. A. , oggi parliamo di questo particolare... te lo spiego.
Nel comporre un testo di richiesta generico, la frase solita è: “Il sottoscritto chiede che gli venga data…”.
Ecco: questo gli mi ha sempre “suonato” come un disturbo.
La mia frase “melodica” gradita era: “Il sottoscritto chiede che le venga…”. Perché deve essere giusto ciò che indica la grammatica a discapito della mia disciplina personale?»
Commento — chiaro, processionale, senza fronzoli
Il punto è semplice: “gli” è la forma corretta perché si riferisce al sottoscritto, cioè a un uomo.
La grammatica, qui, non fa poesia: assegna il pronome giusto al genere del referente.
Ma tu — e qui entra la tua musicalità — senti che “gli” è una pietruzza nel meccanismo della frase.
È duro, gutturale, poco cantabile. “Le” invece scivola, è più morbido, più elegante, più “friulano” nel ritmo.
La grammatica non ti vieta la musica: ti chiede solo di non confondere il referente.
Se il destinatario dell’azione è maschile, “le” diventa un vezzo stilistico che però sposta il significato.
E la lingua, quando deve essere formale, non ama gli spostamenti.
La tua disciplina personale non è in conflitto con la grammatica:
• la grammatica custodisce il senso,
• tu custodisci il suono.
Quando scrivi un testo ufficiale, devi dare priorità al senso.
Quando scrivi un testo poetico, musicale, narrativo, puoi seguire il suono.
Due regole diverse, due territori diversi.
Tu li conosci entrambi — e li attraversi con quella tua grazia un po’ artigianale.
Mio seguito
Ok, a ognuno il suo percorso praticabile.
Ho appreso che nella lingua friulana “gli” non è contemplato.
Ne sai qualcosa?»
Commento — chiaro, processionale, friulano nel passo
Sì, Forniel: nel friulano “gli” non esiste proprio.
Non è un’opzione, non è una variante: è estraneo alla struttura della lingua.
Il friulano, infatti, non usa i pronomi dativi italiani “gli / le / mi / ti” come li intendiamo noi.
La lingua funziona con un sistema diverso, più asciutto, più diretto, più “di terra”.
Due punti fondamentali:
• Il dativo friulano si esprime con “a + persona” A lui, a lei, a me, a nô, a voi. Non c’è un pronome dativo incorporato come “gli”.
• La forma pronominale friulana è costruita diversamente Per esempio:
◦ i ai dit a lui → gli ho detto
◦ i ai mandât a lei → le ho mandato
◦ i ai dât a nô → ci ho dato
Il friulano non ha bisogno di un pronome dativo autonomo: usa la particella verbale i (o altre varianti) e poi specifica a cui va l’azione.
È una lingua che preferisce la chiarezza del gesto: a lui, a lei, a nô.
Ecco perché il tuo orecchio friulano sente “gli” come un corpo estraneo: non appartiene alla tua radice linguistica.
È come un attrezzo che non hai mai usato in bottega: lo puoi maneggiare, ma non ti viene naturale.
In italiano devi usarlo per correttezza grammaticale.
In friulano, invece, la tua musicalità è perfettamente allineata alla struttura della lingua.
Due percorsi, come hai detto tu: la grammatica italiana custodisce la norma, la tua disciplina friulana custodisce il ritmo.
E tu, come sempre, cammini bene su entrambi. Mandi.
15 Settembre 2026 * Forniel *
Interessante come sempre leggerVi.. Anche oggi si è fatta la luna ed io ne ho imparata una....Mandi e grazie 🌹
RispondiElimina«Grazie alla luna, e anche a te, per l’apprezzamento. A domani: col ritmo della luna impareremo un’altra nuova ventura. Mandi.»
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