Ci sono sere, ci sono albe, in cui non riesco a fare altro che alzare gli occhi al cielo.
Succede sempre, in ogni stagione, come se qualcosa lassù mi chiamasse per nome.
La luna compare lenta, le stelle si accendono una alla volta, il sole lascia dietro di sé nuvole morbide da contemplare in silenzio.
E io respiro piano.
Piano davvero.
Come se un solo movimento brusco potesse cancellare tutta quella bellezza.
Allora raccolgo ciò che posso:
i colori negli occhi,
le parole del vento nell’ascolto,
le carezze della notte tra i capelli.
In quei momenti l’anima perde peso.
Diventa elio.
Diventa una mongolfiera libera che sale senza paura di smarrirsi.
Eppure non fotografo mai il cielo.
Non per distrazione, ma per rispetto.
Ci sono nudità che non vogliono essere possedute.
Solo amate in silenzio.
Così entro nel suo pudore con delicatezza
e lo custodisco nel cuore.
B.🌹

RispondiEliminaLa poesia diventa una riflessione sul rapporto tra bellezza e possesso. Molti oggi, vorrebbero possedere la bellezza del cielo. Una moda non di moda per chi ha una sensibilità autentica.
Il cielo è una nudità, non vuole essere catturata, ma amata.
È un pensiero profondamente contemporaneo e insieme antico: la bellezza non si trattiene, si custodisce.
Il cielo diventa specchio dell’interiorità: ciò che è più vero non si mostra, si offre.
E chi guarda con rispetto diventa parte di quella verità.
Parola unica:
Custodia.
Perché tutta la poesia è un gesto di protezione: del cielo, dell’anima, della bellezza che non vuole essere violata ma accolta.
Mand Petra.
Con riconoscenza...sempre.🌹
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