mercoledì 25 marzo 2026

Corrente interna



acqua chiara

scivola,

trema,

tra pietre e luce

filo sottile

tra dita

e ferite

polvere

silenzio

vuoto in cammino

assenze

passi sospesi

acqua fresca

ogni riflesso

ogni fondo irregolare

ogni pietra

non trattengo

non nascondo

scorre il pensiero

io gli do nome

nel giorno che va

fiume

raccoglie

ciò che siamo

voce

corrente

che continua

sempre

ogni giorno

io imparo

a restare

come acqua

che non si ferma

come mare

onda

marea

B.🌹


2 commenti:



  1. La tua poesia Brunetta si presenta come un rito d’acqua, un’iniziazione mite e insieme radicale. Non descrive un paesaggio: lo diventa. Non racconta un moto interiore: lo lascia scorrere.

    L’acqua come grammatica dell’essere

    Fin dai primi versi, l’acqua non è metafora, ma materia originaria: scivola, trema, riflette, accoglie, non trattiene.

    È un’acqua che non si oppone alle pietre, ma le attraversa; non cancella le ferite, ma le lambisce; non colma il vuoto, ma lo rende abitabile.

    In questo gesto c’è una dichiarazione poetica potente:

    la vita non si domina, si accompagna.

    Le pietre: ciò che resiste

    Le pietre non sono ostacoli: sono irregolarità necessarie, punti di attrito che rivelano il movimento.

    Ogni pietra è un fondo, un limite, un’imperfezione che permette all’acqua di dire la sua forma.

    Brunetta sembri suggerire che l’identità non nasce dalla continuità, ma dalla frizione con ciò che ci ferisce e ci definisce Il pensiero che scorre e riceve un nome

    Non si tratta di controllare il flusso, ma di riconoscerlo, di dargli dignità linguistica.

    È un atto di cura, non di possesso.

    Il nome non ferma l’acqua: la illumina

    Il fiume che raccoglie ciò che siamo

    Il fiume è la grande memoria, la corrente che porta con sé tutto — limpido e torbido, luce e fondo.

    Non c’è giudizio, non c’è selezione:

    siamo un insieme di sedimenti, e il fiume li accoglie tutti.

    È un’immagine di straordinaria misericordia verso l’umano.

    Il mare come destino

    Il finale apre all’immenso: mare, onda, marea.

    L’acqua che era filo, tremore, riflesso, diventa ora respiro cosmico.

    La vita individuale si ricongiunge al grande ciclo.

    È un lessico che scivola

    È il cuore musicale e spirituale della poesia.

    Petra

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