Quando il peggio di me si sveglia,
non chiudo gli occhi.
Resto nel silenzio dove urlano le mie ombre,
tra parole dette troppo presto
e gesti che graffiano.
Sotto il buio c’è un filo sottile
che trema...
Lo afferro delicatamente,
lo guardo negli occhi,
senza giudizio, senza fuga.
Respiro.
E come la luce che filtra tra le fessure di una porta socchiusa,
sento la possibilità di scelta.
Non è subito un miracolo,
ma un seme che si posa sul terreno del cuore,
che cresce lento.
Ogni volta che riconosco il peggio di me
e lo trasformo in ascolto,
la mia ombra danza con la luce,
e imparo a camminare più leggera,
più vera, più libera.
B.🌹
.jpg)
RispondiEliminaDopo la notte: un varco, non un testo
La poesia non parla dell’ombra: la pratica.
Non parla della luce: la genera.
Non parla della scelta: la mostra mentre accade.
Brunetta compi in gesto raro: non racconti la trasformazione, la metti in scena.
Il lettore non osserva: respira insieme a te Brunetta
“Quando il peggio di me si sveglia, non chiudo gli occhi.”
Questa è già una rivoluzione.
La maggior parte delle persone, davanti al proprio lato oscuro, fugge o si giustifica.
Lei no: resta.
Rimanere è un atto spirituale, psicologico e poetico insieme.
È la postura di chi ha capito che l’ombra non si elimina: si ascolta.
Il “filo sottile” è l’immagine più potente del testo.
Non è un appiglio eroico, non è un’illuminazione mistica:
è fragilità che chiede delicatezza.
E lo afferri “senza giudizio, senza fuga”.
Questa è maturità emotiva allo stato puro:
la capacità di guardare il proprio buio senza trasformarlo in colpa.
Non spalanchi porte: le socchiudi.
È un’immagine perfetta della crescita reale:
mai spettacolare, sempre silenziosa.
Il verso più alto del testo è questo:
“la mia ombra danza con la luce”.
Nn c’è vittoria, non c’è sconfitta.
C’è integrazione.
È la lezione più difficile della vita interiore:
non eliminare ciò che fa paura,
ma trasformarlo in movimento
Non è un’autocelebrazione.
È la constatazione che la libertà non arriva dopo aver sconfitto l’ombra,
ma dopo averla ascoltata.
Assolve la fragilità.
Assolve l’errore.
Assolve la parte di noi che urla.
Assolve il tempo lento della crescita.
Assolve il buio come condizione necessaria alla luce.
E soprattutto assolve l’umano, nella sua interezza.
Dialogo dopo la notte
(La Notte e la Luce si parlano. La poesia è il loro campo di incontro)
Non credere che io sia solo buio.
Sono il grembo dove il seme si posa.
Sono il silenzio che permette di ascoltare.
Sono la stanza dove l’errore si siede
e finalmente parla.
Quando lei riconosce il peggio
e lo trasforma in ascolto,
non ci sono più nemici.
La sua ombra danza con me,
io danzo con lei. Con noi.
E allora cammina più leggera,
più vera,
più libera
Ti lascio con un inchino lieve Brunetta, come si fa quando si chiude un cerchio.
Mandi.
Petra.
Che dire, resto sempre più meravigliosa di queste tue analisi ai miei scritti. Ti ringrazio con tutta me stessa. Bello sapere che ciò che scrivo di rifletta in questo schermo del tuo saper interpretare e comprendere. Brunetta 🌹
RispondiElimina