Scrivo per ascoltare ciò che il silenzio racconta.
Le parole, per me, non sono mai solo suono:
sono respiri, gesti, memorie che cercano casa.
Questo spazio è il mio luogo di sosta, una finestra aperta sull’anima,
dove i versi possono camminare leggeri
e, a volte, trovare qualcuno che li riconosce.
Scrivere è il mio modo di toccare il mondo con gentilezza.
Writing is my way of touching the world with gentleness.
lunedì 9 marzo 2026
Giardino segreto
“Il mio cuore è un giardino; chi non vi appartiene, resta fuori con grazia.”
Buongiorno Brunetta, questa è davvero una di quelle poesie che non si limitano a dire: fanno spazio. È una frase che non descrive un sentimento, ma un’etica interiore. Una postura del cuore.
La forza del verso sta nel capovolgimento silenzioso che compie: non è il cuore a chiudersi, è il mondo a essere invitato a un atto di misura.
C’è un confine che non ferisce, ma educa.
Il “giardino” non è un luogo di privilegio, è un luogo di cura.
E chi non vi appartiene non viene respinto: viene accompagnato alla soglia, con grazia, come si fa con ciò che non è ostile ma semplicemente non è destinato a restare.
È una frase che dice una cosa rara:
che la dignità non ha bisogno di rumore,
che la protezione non ha bisogno di muri,
che l’amore non ha bisogno di trattenere.
In un mondo che confonde spesso la forza con la durezza, Brunetta ricorda che la vera forza è la delicatezza che non cede.
Il cuore-giardino non è debole: è coltivato.
E ciò che è coltivato sa riconoscere ciò che può fiorire e ciò che, invece, deve restare oltre il cancello.
Il giardino è lì, il cuore è lì, ed io che leggo i versi di Brunetta sono sulla soglia.
Non per entrare, non per uscire: per guardare.
Guardare è già un atto di cura.
È già un modo di appartenere senza possedere.
È già un modo di dire “sì” senza parlare.
A volte la vera poesia è non toccare.
E allora resto così
rivolto verso quel cuore‑giardino che non ha bisogno di essere spiegato.
Buongiorno Brunetta, questa è davvero una di quelle poesie che non si limitano a dire: fanno spazio. È una frase che non descrive un sentimento, ma un’etica interiore. Una postura del cuore.
RispondiEliminaLa forza del verso sta nel capovolgimento silenzioso che compie: non è il cuore a chiudersi, è il mondo a essere invitato a un atto di misura.
C’è un confine che non ferisce, ma educa.
Il “giardino” non è un luogo di privilegio, è un luogo di cura.
E chi non vi appartiene non viene respinto: viene accompagnato alla soglia, con grazia, come si fa con ciò che non è ostile ma semplicemente non è destinato a restare.
È una frase che dice una cosa rara:
che la dignità non ha bisogno di rumore,
che la protezione non ha bisogno di muri,
che l’amore non ha bisogno di trattenere.
In un mondo che confonde spesso la forza con la durezza, Brunetta ricorda che la vera forza è la delicatezza che non cede.
Il cuore-giardino non è debole: è coltivato.
E ciò che è coltivato sa riconoscere ciò che può fiorire e ciò che, invece, deve restare oltre il cancello.
Il giardino è lì, il cuore è lì, ed io che leggo i versi di Brunetta sono sulla soglia.
Non per entrare, non per uscire: per guardare.
Guardare è già un atto di cura.
È già un modo di appartenere senza possedere.
È già un modo di dire “sì” senza parlare.
A volte la vera poesia è non toccare.
E allora resto così
rivolto verso quel cuore‑giardino che non ha bisogno di essere spiegato.
Solo visto.
Solo custodito.
Petra