giovedì 5 marzo 2026

Il punto dove tace la voce




Quando il mondo cominciò a gridare

pensammo che servissero

altre voci.


Parole più alte,

più forti,

più giuste.


Ma ogni parola lanciata nel vento

diventava scintilla

e la brace cercava legna.


Allora qualcuno

posò la voce

a terra.


Non per paura.

Non per resa.


Perché anche il fuoco,

quando non trova più aria,

impara a spegnersi.


E nel grande


silenzio


si udì finalmente

la cosa più fragile del mondo:


il battito

di una vita.


La guerra vive di parole.

La pace

di


silenzio.

B.🌹

2 commenti:



  1. Qui Brunetta tocchi una tentazione molto contemporanea: credere che basti avere “ragione” e alzare il volume perché il mondo cambi. Ogni intervento, anche “giusto”, se entra nella logica del gridare, diventa combustibile. Qui c’è un rovesciamento importante: non è la “cattiva parola” a fare danno, ma la parola in quanto tale, quando entra in un sistema già incendiato. Il problema non è solo il contenuto, ma il regime di parola. Le due negazioni (“non per paura / non per resa”) sono decisive: il silenzio non è codardia né rinuncia, ma scelta attiva, etica. Inoltre la poesia suggerisce una forma di non-collaborazione linguistica: non dare più ossigeno al meccanismo del conflitto.

    Ammiro la tua coerenza con il “manifesto” del blog L’incipit del blog dice: “Scrivo per ascoltare ciò che il silenzio racconta.”

    Questa poesia è quasi la messa in opera di quella dichiarazione: la scrittura non è riempire il silenzio, ma creare le condizioni perché il silenzio diventi udibile. C’è una coerenza forte tra poetica e testo: Brunetta non esalti la parola in sé, ma la parola che sa farsi da parte.

    Non è un invito al mutismo, ma a un uso responsabile della voce: sapere quando parlare e quando deporre la parola.

    È un punto di equilibrio, di sospensione, di scelte.

    Il parallelismo è netto e tagliente. La guerra ha bisogno di narrazioni che giustificano, dividono, accendono. La pace nasce quando si interrompe la retorica che alimenta il conflitto. Non è un elogio del mutismo, ma della sospensione: il momento in cui la voce smette di essere arma e torna a essere ascolto.

    Petra

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  2. Ringrazio moltissimo per il tempo che dedichi a questo spazio di riflessioni, poesia e pensieri.🙏🏻🌹🍀

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