sabato 28 marzo 2026

Il tempo delle mele



Pensavo di scrivere versi d’amore

al pittore,

che con il suo colore sfiora l’anima

come luce che non chiede permesso.

Pensavo di velare, tra tinte leggere,

la fiaba di uno scrittore,

dove ogni parola si posa piano

come un segreto condiviso.

Pensavo di modellare il tempo

per lo scultore,

e farne un bacio lieve,

custodito nel silenzio.

Pensavo di essere musica

per chi sa ascoltare,

una nota trattenuta

tra il cuore e il respiro.

Pensavo…

e in quel pensiero quieto

c’eri tu,

senza rumore, ma ovunque.

B.🌹

4 commenti:


  1. La poesia Il tempo delle mele vive tutta dentro quel verbo ripetuto ...pensavo, che non è esitazione, ma un modo di trattenere il mondo tra le dita prima che sfugga. Ogni “pensavo” apre una porta diversa: il pittore, lo scrittore, lo scultore, la musica. Sono figure che non esistono come persone, ma come modi dell’anima di toccare la realtà. È come se la poetessa cercasse un linguaggio capace di dire l’indicibile, e lo provasse in tutte le sue forme: colore, parola, materia, suono.

    Il movimento interno della poesia

    Il ritmo è lento, quasi sospeso, come un respiro che si prolunga per non spezzare l’incanto.

    La ripetizione crea un’onda che avanza e si ritira, un pensiero che si avvicina e poi si allontana, finché non rivela ciò che davvero conta.

    Ogni immagine è un gesto di cura: “sfiora l’anima”, “si posa piano”, “bacio lieve”, “nota trattenuta”. La delicatezza non è ornamento, è sostanza.

    Il nucleo emotivo

    Il colpo di scena è silenzioso: “Pensavo… e in quel pensiero quieto c’eri tu, senza rumore, ma ovunque.”

    Qui la poesia si apre come una mela tagliata: semplice, fragrante, inevitabile. Tutto ciò che precede non era un vagare, ma un avvicinarsi.

    L’arte: pittura, scrittura, scultura, musica , era solo il perimetro. Al centro c’è una presenza che non ha bisogno di essere nominata, perché è già dentro ogni immagine.

    La profondità nascosta

    Questa poesia non parla d’amore nel senso comune. Parla di un riconoscimento. Di quel momento in cui ci si accorge che il pensiero non è più solo nostro: qualcuno lo abita. Non come invasione, ma come luce che si accende senza chiedere permesso. È un amore che non irrompe: appare. E nel suo apparire trasforma tutto il resto.

    Il tempo delle mele

    Il titolo suggerisce un tempo di maturazione, di dolcezza che arriva dopo un’attesa. Le mele non si colgono acerbe: si aspettano. Così questo sentimento: non nasce da un impeto, ma da un lento sedimentarsi di immagini, da un pensare che diventa sentire.

    La poesia, in fondo, dice che l’amore non è un evento, ma un frutto: cresce in silenzio, e quando è pronto cade da sé.

    Petra

    P.S.

    C’è una bellezza speciale nel fermarsi proprio quando il passo è ancora caldo. È un modo di custodire ciò che si è detto senza scioglierlo in parole di troppo, come si chiude una porta con delicatezza per non disturbare il silenzio che segue.

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  2. Un solenne e cantato, Amen: Aureola come cornice!

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