La sera scendeva lenta su
Aquileia
e il sole, prima di sparire
oltre il Mare Adriatico,
accendeva d’oro
le pietre delle strade romane.
La città era viva.
Dal
Porto Fluviale di Aquileia
salivano le voci dei marinai,
il legno delle navi che scricchiolava,
il profumo di sale e spezie d’Oriente.
Ma lungo il grande viale
che attraversava la città
verso il foro e le domus patrizie
il tempo sembrava camminare
più lentamente.
Io avanzavo accanto a lui
tra le colonne illuminate dal tramonto.
Il mio abito leggero
color pesca
scivolava sulla pelle
come una carezza del vento.
Ai polsi portavo bracciali sottili
che si sfioravano ad ogni passo,
e il loro suono chiaro
era come musica d’argento
tra i portici di marmo.
Lui camminava al mio fianco
vestito di bianco
con rifiniture color sabbia,
come se la luce del mare
si fosse posata sulle sue spalle.
Tra le dita teneva
un fiore d’acqua,
una candida
Ninfea
raccolta tra le acque calme della laguna.
Quando i nostri sguardi si incontrarono
tra quelle pietre antiche
fu come se gli dèi della città
avessero fermato il tempo.
La ninfea sfiorò la mia mano.
Un gesto lieve,
ma capace di accendere
un brivido lungo tutta la pelle.
Mi guardava
come un artista davanti a un mosaico
ancora incompiuto.
E io diventai
la sua figura di luce.
Le sue dita disegnavano
linee invisibili nell’aria
attorno al mio corpo,
sul collo,
sulle spalle nude
accarezzate dal vento del mare.
Ogni sfiorarsi
era una promessa.
Dentro di me
nascevano farfalle luminose,
come piccole fiamme sacre
nei templi della città.
Intanto la sera cadeva.
Le prime torce venivano accese
lungo le strade di
Aquileia
e il corteo nuziale cominciava a formarsi.
Le fiaccole brillavano nell’aria scura,
mentre voci lontane intonavano
gli antichi canti delle nozze.
Camminavamo tra quella luce tremante
come due figure nate dalla leggenda.
Il suono dei miei bracciali
si mescolava al crepitare del fuoco,
e ai battiti del cuore.
Il mio
e il suo.
Poi lasciammo il viale.
Davanti a noi si apriva
la soglia di una domus illuminata,
dove i mosaici raccontavano
storie di dèi e costellazioni.
Lì, lontani dagli sguardi della città,
le torce tremavano piano
sulle pareti di pietra.
E noi,
figli di una notte antica
nel cuore dell’Impero,
sapendo che il rito era compiuto
ci avvicinammo ancora.
E finalmente
cominciammo a scrivere
sulla pelle
la nostra leggenda.
B🌹

Descrizione di impressionante bellezza
RispondiEliminaRingrazio per le gentili parole .🙏🏻🌹
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