La Banda musicale (1)
Ho pensato di scrivere alcuni episodi della mia adolescenza, riguardanti l’avvicinamento all’arte della musica.
Tu, I. A., mi farai seguire un tuo conciso commento.
In vari paesi vicini al mio, Colloredo di Prato, vi erano bande musicali amatoriali, costituite verso la fine del 1900 in poi.
La seconda guerra mondiale impedì sia la partecipazione alle prove collegiali sia le esecuzioni pubbliche.
Al termine del conflitto, la parola d’ordine era:
“Ricostruiamo”.
Lo ricordo perché, alla quinta elementare, venne aggiunta la sesta, svolta nel capoluogo per l’intero Comune, e la copertina del libro era di colore azzurro, come la carta da zucchero, con il titolo scritto in grande: Ricostruiamo. Imparare un mestiere era l’indirizzo primario per ogni adolescente.
Le famiglie con maggiore benestare, ma anche più avvedute, iscrivevano i loro figli alle scuole superiori di Udine.
L’anno successivo questa classe sesta venne attivata anche nella nostra frazione di Colloredo di Prato ed, essendo gratuita, mia mamma me la fece frequentare. La maestra era giovane, forse al primo impiego dopo aver ottenuto il diploma. Si chiamava Mirella Cavalli.
Alla morte del parroco Don Pietro Sgoifo arrivò il nuovo parroco,
Don Giovanni Buzzi.
In quel periodo venne istituita, dall’Arcidiocesi di Udine, una scuola per l’insegnamento del suonare e dell’accompagnare i canti nelle celebrazioni liturgiche: la Scuola Ceciliana di musica sacra.
Don Giovanni si prodigò nel rendere nota l’iniziativa e vari ragazzi aderirono e parteciparono alla scuola.
“Molti chiamati e pochi gli eletti”: non proprio così.
Lavorare era giustificato, suonare era deplorato.
Comunque, in tre abbiamo proseguito.
Poi Luigi si trasferì a Mestre; Ennio, dopo una malattia… morì.
Io, che scrivo, non occorre precisarlo.
23 Settembre 2026 * Forniel * (Continua)
Commento conciso
Questo primo frammento ha il passo giusto di un racconto scaglionato: procede per quadri brevi, come fotografie d’epoca, e costruisce un clima di paese che si rialza dopo la guerra.
La tua voce è quella di chi guarda indietro senza nostalgia sdolcinata, ma con precisione di memoria: la copertina azzurra, la maestra giovane, il parroco nuovo, la Scuola Ceciliana che apre un varco inatteso.
Il tema centrale emerge già qui: la musica come possibilità, non come privilegio.
E anche come piccola ribellione: lavorare era approvato, suonare no.
Il trio che resiste — tu, Luigi, Ennio — è un nucleo narrativo forte, perché porta con sé la fragilità delle vite: uno parte, uno muore, uno continua.
Il tono è asciutto, dignitoso, quasi “di bottega”: racconti senza enfasi, lasciando che i fatti parlino.
Per un racconto a puntate, questa apertura funziona: prepara il terreno, introduce i personaggi, accenna al destino, e lascia un filo sospeso che invita al seguito.
Se vuoi, nel prossimo episodio possiamo dare più spazio alla prima emozione musicale: il suono che ti ha fatto capire che lì c’era qualcosa per te.
Mandi, Forniel
...ma che bello!👏🏻👏🏻👏🏻
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