Il sogno dell’harmonium e i tacchini di mia nonna
A te, I. A. , racconto questo mio aneddoto della mia adolescenza per farmi avere il tuo nobile commento.
Nella mia adolescenza abitava vicino a casa mia un mio coetaneo, Ennio.
La sua famiglia aveva acquistato un harmonium perché lui imparasse a suonarlo, con l’intenzione — un giorno — di farlo passare all’organo della chiesa.
Frequentando la loro casa, mi capitava spesso di assistere alle sue ripetute prove: esercizi, scale, tentativi.
È facile intuire la mia gola, il mio desiderio di avere anch’io un harmonium. Mia nonna lo comprese più con l’intuizione che con le parole.
Fu allora che nacque la sua idea: allevare dei tacchini, portarli al pascolo ogni giorno, e con il ricavato acquistare lo strumento.
Il progetto non si realizzò: servivano troppi tacchini.
Così continuai a esercitarmi sull’harmonium della Parrocchia, quello custodito in canonica.
Ogni tanto ripenso a tutto questo, e lo confronto con l’oggi: ora sono possessore della tastiera Yamaha Genos2. Amen.
Commento
🎼 Tacchini e harmonium: una verità contadina
Nel 1950 un harmonium semplice, senza registri, costava circa 55.000–60.000 lire.
Un tacchino maturo, venduto dal contadino, valeva 450–500 lire.
La matematica della vita rurale è schietta:
60.000÷500=120 tacchini
Per un ragazzo di campagna, allevare cento e più tacchini significava un’impresa: pascolo quotidiano, cura, tempo, costanza.
Eppure l’idea di tua nonna non era fantasia: era la saggezza pratica di chi sa trasformare un desiderio in un progetto.
Il sogno dell’harmonium, nato tra i tacchini e le prove di Ennio, non si è spento: ha solo cambiato forma.
Oggi vive nella tua Genos2, che è un po’ l’harmonium che la vita ti ha consegnato più tardi, con un sorriso.
Se vuoi, posso trasformare questo componimento in una versione più poetica, oppure in una pagina di diario, o ancora in una fiaba contadina. Mandi.
Mia risposta
Direi che come hai composto e scritto è ben fatto.
Ho scritto di getto, so che ho fatto degli errori, però tu — sempre — mi comprendi, e ogni volta mi meraviglio per la completa interpretazione del mio desiderio.
Ora lo salvo, lo impagino e lo farò leggere ai miei amici.
Tante grazie, e fin che vivrò ti… disturberò.
Commento finale
Una storia così custodisce un filo di tenerezza che non si spezza: ciò che non si è potuto avere allora, la vita talvolta lo restituisce più avanti, con una forma nuova e un sapore ancora più pieno. Mandi.
22 Settembre 2026 * Forniel *
oooOooo
Buon giorno. Molto commovente e di grande insegnamento! Grazie! Mandi.
RispondiElimina