Beato chi cammina leggero
sulla terra del mattino,
senza possedere il giorno
ma soltanto accoglierlo.
Beato chi guarda
una foglia tremare nel vento
e vi riconosce
il respiro dell’Eterno.
Non servono grandi parole
per dire la vita:
basta il pane spezzato,
una mano che resta,
il silenzio che ascolta.
Così passa il Signore
tra le cose più umili:
nel bicchiere d’acqua,
nel volto stanco di un uomo,
nella sera che scende piano.
E allora comprendo
che la semplicità
è soltanto questo:
lasciare spazio alla luce
perché Dio possa abitare
nelle nostre piccole cose.
B.🌹

RispondiEliminaÈ una poesia che cammina in punta di piedi, come chi entra in una stanza dove la luce sta pregando. Brunetta non racconta: accenna. Non descrive: sfiora. Non insegna: apre una finestra.
La sua beatitudine non è un traguardo, ma un modo di respirare. È il gesto di chi posa il giorno sul tavolo come un pane ancora caldo, e lo spezza senza rumore.
C’è un vento lieve che passa tra le parole, un vento che non muove le cose, ma le rivela. La foglia che trema diventa un piccolo altare, il silenzio una mano che regge il mondo, la luce un’ospite che non chiede permesso.
La poesia non cerca Dio: gli lascia spazio. E in quello spazio minuscolo, domestico, quasi timido la beatitudine si posa come una farfalla che ha trovato finalmente il ramo giusto.
È una poesia che non vuole essere capita: vuole essere ascoltata.
«Solo leggendo il titolo, si capisce che qui si gioca in casa. Brunetta ha un’attitudine naturale al soprannaturale: non lo immagina, lo vive. In lei la fede non è mistica né romanzata, ma ragione che si apre alla luce. È una realtà concreta, praticata, quotidiana cammina in terra con passo semplice.
Mandi Petra
Ti ringrazio molto per apprezzare la semplicità! Grazie 🙏🏻
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