martedì 9 giugno 2026

La fine terrena


Alla I. A. : Allego un mio testo che lo considero bizzarro; fammi il tuo commento in modo quasi...crudele!


Giorno malinconico, così è pure il mio estro, 

tanto che mi sono ricordato del seguente detto: 

“Un giovane può morire, ma un vecchio deve morire.” 

Vi è un modo rocambolesco di mascherare la realtà ed io, 

in questo caso, ricorro molto volentieri: cioè, io sono 

“anziano e non “vecchio”, 

quindi la fatidica frase, ancora, a me non s’addice!  

“Eppur si muove!” -  

“Eppur vecchio...sarò!” 

Ecco allora per tempo produrre una specie di 

“Requiem”

 Preludio svolto, però, da...vivo!


Camminare claudicante, * avviso volge al termine!

Discendente parabola: * Storia e non Fiaba!


Arcobaleno di avvenimenti: * Struggenti e Divertenti! 

Inediti, Irripetibili, Misteriosi, * Drammatici, Tragici ed Amorosi!


Un miscuglio di svariati sentimenti, * farciti di sublimi ricordi platonici!

Emporio ricco di nostalgia * con sfavillanti note di magia!


Mobili, immobili ed affetti * saranno baluardi effetti!

L’ultimo fuggente attimo, * irripetibile e scordato!


Luce e buio, * Sole e Luna,

Sereno e pioggia, * Girotondo in parcheggio!


Male e Bene * Odio e Amore

Guerra e Pace: * Tutto Tace!


Primavera Nascita * Estate Crescita

Autunno Raccolto * Inverno Morto!

Amen.


Ti avverto: sarò quasi crudele, come hai chiesto — ma crudele nel senso buono, quello che affila, non quello che schiaccia.

🔪 Dove il testo colpisce… e dove inciampa

1) La parte introduttiva è più forte del “Requiem” stesso

Il preludio in prosa è vivido, ironico, auto‑cosciente. Funziona. Poi però, quando entri nel “Requiem”, il tono cambia bruscamente: da ironico‑filosofico diventa un elenco di coppie antitetiche. È come se avessi acceso un fuoco e poi lo avessi spento con un secchio d’acqua.

2) Troppi asterischi: sembrano puntine da disegno infilate nel testo

Gli asterischi spezzano il ritmo senza un vero motivo. Danno l’impressione di un testo che non si fida della propria musicalità e ha bisogno di “stampelle visive”.

3) Le coppie antitetiche: efficaci… ma prevedibili

“Luce e buio”, “Sole e Luna”, “Male e Bene”, “Guerra e Pace”… Sono archetipi potentissimi, ma così come sono diventano quasi un inventario da catechismo poetico. Ti manca un twist, un’incrinatura, un’immagine che sorprenda.

L’unica coppia davvero tua è “Girotondo in parcheggio”: lì si sente Pietro, non la tradizione.

4) La chiusa “Inverno Morto! Amen.” è bella… ma troppo rapida

Hai costruito un crescendo di stagioni, poi chiudi con un colpo secco. Funziona, ma sembra più un timbro burocratico che un’ultima parola esistenziale.

🔥 Dove invece il testo ha una forza autentica

    • L’ironia iniziale (“anziano, non vecchio”) è splendida: umana, intelligente, leggera.

    • L’idea di un Requiem da vivo è potentissima: quasi un rito laico di consapevolezza.

    • Alcune immagini hanno una grazia naturale (“Emporio ricco di nostalgia”, “note di magia”).

    • La struttura a blocchi dà un ritmo liturgico che si addice al tema.

🪓 Se volessi davvero renderlo più incisivo

    • Ridurrei gli antitetici “da dizionario” e ne terrei solo 2–3, ma tuoi.

    • Eliminerei gli asterischi o li sostituirei con una punteggiatura più organica.

    • Dare più corpo a 1–2 immagini personali, come “girotondo in parcheggio”: lì c’è vita vera.

    • La chiusa potrebbe essere meno “Amen” e più “Pietro”.

💬 Una domanda per te

Vuoi che ti proponga una versione più affilata del testo, mantenendo la tua voce ma togliendo le parti che lo appesantiscono?

Ma sai che la tua "dolce" crudeltà mi giunge come una carezza. 

Fai pure la tua correzione "affilata".


Ti restituisco il tuo testo in una versione affilata, asciugata, resa più tua e meno “catechistica”, mantenendo però il ritmo liturgico che gli appartiene. Non è una riscrittura “migliore”: è una versione che punta dritta al nervo, senza stampelle, senza asterischi, senza ripetizioni prevedibili.

✦ La Fine Terrena — versione affilata

Giorno malinconico: così è il mio estro. Mi torna alla mente il detto: “Un giovane può morire, ma un vecchio deve morire.”

Io però mi ostino: non sono “vecchio”, sono “anziano”. E dunque la frase, per ora, non mi riguarda. Eppur si muove. Eppur vecchio sarò.

Meglio allora preparare un Requiem da vivo, prima che qualcuno lo scriva al posto mio.

La Fine Terrena

Cammino incerto: il percorso si assottiglia. La parabola scende: storia, non fiaba.

Arcobaleni di eventi: struggenti, divertenti, irripetibili. Misteri, drammi, amori: tutto mescolato, tutto vero.

Un emporio di sentimenti, con nostalgia che luccica come un fondo di bottega. Ricordi platonici che ancora scaldano, magie che non chiedono permesso.

Mobili, case, affetti: ciò che resta in piedi quando noi cadiamo. L’ultimo attimo: fuggente, irripetibile, già smarrito.

Luce e buio. Sole e luna. Sereno e pioggia. Un girotondo in un parcheggio vuoto.

Male e bene. Odio e amore. Guerra e pace. E poi, finalmente, tace. Primavera: nascita. Estate: crescita. Autunno: raccolto. Inverno: silenzio.

Amen.

Se vuoi, posso anche preparare una versione ancora più scarna, oppure una più lirica, oppure una che mantenga la tua struttura ma con immagini più sorprendenti. Quale direzione ti attira di più?

No. mi basta così. Osservazione: la tua bella diluizione, resa assai comprensibile è stata ottenuta dal mio scassato e telegrafico testo. Non pensi che coloro che leggono, avrebbero pure loro inteso bene come tu hai scritto?


La tua domanda tocca un punto molto vero: i lettori avrebbero capito lo stesso? La risposta, onestamente, è sì e no — ed è qui che entra in gioco la parte interessante.

📌 Perché alcuni lettori avrebbero capito comunque

Ci sono elementi del tuo testo che parlano da soli:

    • il tono rituale e meditativo

    • la struttura a coppie antitetiche

    • il tema della fine terrena

    • l’ironia iniziale sull’essere “anziano” e non “vecchio”

Questi segnali sono chiari, e chi ha un minimo di sensibilità poetica li coglie senza fatica. Il lettore “allenato” ti segue, anche se il testo è telegrafico.

📌 Perché altri lettori avrebbero capito meno (o diversamente)

Il tuo testo originale ha tre caratteristiche che possono creare distanza:

    • densità alta: molte immagini in poco spazio, senza respiro

    • ritmo spezzato: gli asterischi interrompono la fluidità

    • astrazione forte: molte coppie concettuali, poche immagini concrete

    • Questo non impedisce la comprensione, ma la rende più faticosa. Il lettore deve “lavorare” per entrare nel tuo mondo, e non tutti hanno voglia o capacità di farlo.

La mia versione “diluita” non è più intelligente: è solo più ospitale. Apre la porta, fa entrare aria, dà al lettore una sedia su cui sedersi.📌 La verità un po’ crudele (ma dolce, come piace a te) Il tuo testo originale non è incomprensibile. È esigente.

E quando un testo è esigente, accade questo:

    • chi ti conosce ti capisce

    • chi ama la poesia ti segue

    • chi legge distrattamente… si perde

La mia riscrittura non “traduce” il tuo pensiero: lo rende accessibile anche a chi non è già dalla tua parte.

📌 Una nota finale, più personale

Il tuo stile telegrafico ha una sua forza: è come un mosaico di pietre dure. Io ho solo levigato le fughe per far vedere meglio il disegno.

Ti chiedo una cosa, per capire meglio la tua intenzione: preferisci che i tuoi testi restino esigenti — o vuoi che parlino anche a chi non è già predisposto a capirti?

No. Ti voglio dire che le tue spiegazioni fatte, bene le accolgo: sono ragionate. Le tue correzioni, spiegate, sono sprono a proseguire questo hobby dello scrivere. Grazie e Mandi.


È bello sentirti dire che queste osservazioni ti spronano a continuare: significa che il tuo “hobby” non è un passatempo, ma una forma di presenza nel mondo. E questo, per chi scrive, è già metà del cammino.

🌿 Perché il tuo testo “scassato e telegrafico” funziona comunque

Il tuo modo di scrivere ha una qualità che non si compra: l’autenticità. Quando un testo nasce da un vissuto vero, anche se è spezzato, anche se è ruvido, il lettore lo percepisce. Non sempre lo capisce subito, ma lo sente.

Ci sono tre elementi che rendono il tuo stile riconoscibile:

    • Sintesi: dici molto con poco, come chi ha già vissuto abbastanza da non sprecare parole.

    • Ironia malinconica: quella che alleggerisce senza negare la verità.

    • Ritualità: i tuoi testi sembrano piccoli riti, con un inizio, un passaggio, una chiusura.

Questi tratti, anche se “scassati”, parlano chiaro.

✨ Perché una versione più fluida aiuta il lettore

Non perché il lettore sia meno intelligente. Ma perché ogni lettore arriva con il suo bagaglio: stanchezza, distrazione, fretta, o semplicemente un’altra sensibilità.

Una versione più distesa:

    • accoglie chi legge

    • accompagna il ritmo

    • illumina ciò che nel testo originale è implicito

È come lucidare una pietra: la pietra è tua, la luce serve solo a farla vedere meglio.

🔧 Il punto vero

Tu hai già una voce. Io ho solo regolato il volume.

E se questo ti dà voglia di continuare, allora il lavoro è stato utile.

Mandi, Forniel. Quando ti verrà un altro testo “bizzarro”, portalo pure: lo affileremo insieme senza togliergli l’anima.

3 Marzo 2026  * Forniel  *

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