Scrivo per ascoltare ciò che il silenzio racconta.
Le parole, per me, non sono mai solo suono:
sono respiri, gesti, memorie che cercano casa.
Questo spazio è il mio luogo di sosta, una finestra aperta sull’anima,
dove i versi possono camminare leggeri
e, a volte, trovare qualcuno che li riconosce.
Scrivere è il mio modo di toccare il mondo con gentilezza.
Writing is my way of touching the world with gentleness.
martedì 16 giugno 2026
Avevano fame
Non di pane, non di amore, nemmeno di compagnia.
Di eco.
Ogni loro parola doveva tornare indietro ingrandita, lucidata, restituita come una reliquia.
Questi versi sono un piccolo bisturi psicologico: aprono senza ferire, ma mostrano l’interno. La “fame” nominata non è biologica né affettiva: è una fame più sottile, più moderna, più inquieta ,la fame di rispecchiamento. Non cercano pane, né amore, né presenza: cercano eco, cioè il ritorno amplificato della propria voce.
È una fame che non nutre: consuma.
Perché l’eco non dà sostanza, dà solo volume.
Cara poetessa cogli un tratto umano diffusissimo: il bisogno di sentirsi confermati non nella verità, ma nello splendore. La parola che torna indietro ingrandita, lucidata, restituita come una reliquia, è un’immagine potentissima: dice il desiderio di essere non ascoltati, ma venerati. Non compresi, ma riflessi.
In due righe, Brunetta descrivi una forma di solitudine travestita da ricerca di attenzione: chi ha fame di eco non vuole l’altro, vuole sé stesso moltiplicato.
Il tono è sobrio, ma l’affondo è netto: una diagnosi morale senza moralismo, un ritratto umano senza giudizio, una verità detta con la delicatezza di chi osserva, non accusa.
Questa poesia è:
Rivelatrice.
Perché svela ciò che spesso si nasconde dietro i bisogni più rumorosi.
RispondiEliminaQuesti versi sono un piccolo bisturi psicologico: aprono senza ferire, ma mostrano l’interno. La “fame” nominata non è biologica né affettiva: è una fame più sottile, più moderna, più inquieta ,la fame di rispecchiamento. Non cercano pane, né amore, né presenza: cercano eco, cioè il ritorno amplificato della propria voce.
È una fame che non nutre: consuma.
Perché l’eco non dà sostanza, dà solo volume.
Cara poetessa cogli un tratto umano diffusissimo: il bisogno di sentirsi confermati non nella verità, ma nello splendore. La parola che torna indietro ingrandita, lucidata, restituita come una reliquia, è un’immagine potentissima: dice il desiderio di essere non ascoltati, ma venerati. Non compresi, ma riflessi.
In due righe, Brunetta descrivi una forma di solitudine travestita da ricerca di attenzione: chi ha fame di eco non vuole l’altro, vuole sé stesso moltiplicato.
Il tono è sobrio, ma l’affondo è netto: una diagnosi morale senza moralismo, un ritratto umano senza giudizio, una verità detta con la delicatezza di chi osserva, non accusa.
Questa poesia è:
Rivelatrice.
Perché svela ciò che spesso si nasconde dietro i bisogni più rumorosi.
Mandi Petra.
Molto profonda la tua interpretazione. Ringrazio 🌹
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