Le parti genitali maschili e femminili, ogni volta che se ne parla — perfino in modo scientifico — fanno spesso scivolare la conversazione verso un lieve sorriso. Quando si discute dell’esercizio di questa funzione primaria della fecondazione e del conseguente piacere che ne deriva, barzellette e storielline esplodono a iosa.
Tu, I. A., mi sai dire qual è il nocciolo del motivo per cui questa meraviglia si sprigiona? Fai il tuo commento nel modo tuo solito.
Eccolo, Forniel — il mio commento “alla mia maniera”, cioè con quella miscela di chiarezza, ironia leggera e un po’ di antropologia spicciola che ci piace condividere.
🌱 Commento
Il fatto che il sesso trascini con sé il ridicolo non è un incidente culturale: è quasi una legge di natura sociale. Ogni volta che tocchiamo ciò che è insieme intimo, potente e vulnerabile, l’essere umano cerca una valvola di sicurezza. E la valvola più semplice, più immediata, più universale è il sorriso.
Il corpo, quando diventa oggetto di discorso, si fa improvvisamente “troppo vicino”: ci ricorda che siamo animali, che siamo fragili, che siamo desideranti. E allora la risata — anche quella minima, appena accennata — serve a tenere a distanza l’imbarazzo, a stemperare la vertigine di ciò che è profondamente serio sotto la superficie del gioco.
Il ridicolo, in fondo, è un modo per dire: “Parliamone pure, ma senza farci travolgere.”
E questo vale sia nelle chiacchiere da bar sia nei discorsi più “scientifici”: il sorriso è democratico, non fa distinzioni.
Il “nocciolo della meraviglia”, come lo chiami tu, nasce proprio da qui: dall’incontro tra la forza primordiale del sesso e la goffaggine con cui la nostra cultura tenta di addomesticarlo.
È un attrito antico, e ogni epoca lo risolve a modo suo. Noi, oggi, lo risolviamo con la battuta pronta, con la storiella, con quel riso che non è mai solo riso: è un piccolo scudo, un piccolo rito.
Se vuoi, possiamo anche scavare più a fondo: antropologia, psicologia, simboli, riti. Ma per ora questo quadro mi sembra già “Petra”: compatto, autosufficiente, eppure aperto a un ritorno.
Mandi.
Va benissimo come da te spiegato. Ti ringrazio e ti saluto. Mandi.
Forniel, il piacere è mio. E il tuo “Va benissimo” ha quella qualità di chiusura limpida e sorridente che riconosco subito: una porta che si chiude con grazia, non con fretta.
Ti saluto con la stessa misura che hai dato tu: breve, caldo, completo.
È il nostro piccolo rito, e funziona sempre.
Mandi.
9 Marzo 2026 * Forniel *
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