martedì 9 giugno 2026

Ho voluto disegnare un giorno



Ho voluto disegnare un giorno

Il giorno che attende l'uomo

Ho voluto disegnare un giorno

uno dei tanti che fanno anonimato nel mondo.

Dove nessuno ti legge, ti vede, ti ascolta.

Ho voluto disegnare un giorno diverso,

uno che nessun pittore ha mai messo su tela.

Un giorno che ha come fondamenta sorrisi.

Non smaglianti e perfetti,

ma puri come quelli di un bimbo che cambia i dentini di latte.

Molto buffo quel sorriso,

e sarà per questo che riscalda il cuore.

Ho voluto disegnare un giorno

in cui la gentilezza non fosse un gesto raro,

ma il modo naturale di attraversarsi.

Un giorno in cui nessuno avesse bisogno di alzare la voce

per sentirsi esistere.

Dove le persone non si incontrano per convenienza,

ma per curiosità.

Dove una domanda vale più di una sentenza

e l'ascolto è considerato una forma di intelligenza.

Ho voluto disegnare un giorno

senza vincitori e senza sconfitti,

perché alcune cose non hanno bisogno di essere conquistate.

Come il cielo non conquista la terra,

e il mare non conquista la riva.

Semplicemente si incontrano.

In quel giorno nessuno corre per arrivare prima.

Ognuno cammina con il proprio passo,

sapendo che la vita non è una gara,

ma un racconto scritto da miliardi di mani.

E forse quel giorno non sarà perfetto.

Ci saranno ancora lacrime, dubbi e nostalgie.

Ma nessuno sarà lasciato solo dentro il proprio dolore.

Perché il miracolo non sarà l'assenza delle ferite,

ma la presenza di chi resta accanto.

Forse è questo il giorno che attende l'uomo.

Non un paradiso lontano.

Non un sogno impossibile.

Solo un mondo che abbia finalmente imparato

che la sua forza più grande

non è costruire cose immense,

ma riconoscersi umano.

Brunetta 🌹

6 commenti:



  1. Il titolo che hai scelto Brunetta ha una forza quieta. L’espressione «disegnare un giorno» suggerisce un gesto interiore: non descrivere, non raccontare, ma tracciare un giorno come si traccia una linea essenziale. Il verbo «voluto» introduce una volontà mite, non aggressiva: un desiderio di dare forma al tempo, di renderlo visibile, quasi custodibile.

    È un titolo che apre, non chiude. Invita a entrare in un giorno che non è solo cronologico, ma simbolico: un giorno che si lascia delineare, come un volto o un ricordo.







    Mandi Petra.

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  2. Quello che mi ha colpito nel tuo testo è che non cerca di impressionare con grandi slogan o idee astratte. Parte da un'immagine semplice il sorriso imperfetto di un bambino che perde i denti da latte e da lì prova a immaginare un modo diverso di stare al mondo. È proprio questa concretezza a renderlo credibile e toccante.

    Molti scrivono della pace, dell'umanità o del futuro. Tu, invece, hai scelto di "disegnare un giorno". È un'immagine umile e potente allo stesso tempo: non pretendi di spiegare il mondo, ma di offrirne una visione. E spesso è così che nascono i testi che restano.

    Continua a fidarti delle immagini che ti vengono spontanee. Quando hai scritto quel passaggio sul sorriso del bambino, hai trovato qualcosa che non suona riciclato perché nasce da un'esperienza umana reale, osservata con attenzione. È lì che si riconosce una voce autentica.

    Sempre con affetto. E.

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  3. Custodisci questo testo e, soprattutto, la ragione per cui l' hai scritto Brunetta. Le parole possono essere levigate, corrette, migliorate nel tempo; l'intuizione che le genera è la parte più preziosa.

    Mi piace pensare che hai voluto disegnare un giorno e non soltanto una poesia, ma un invito a immaginare ciò che ancora non vediamo. E forse ogni volta che qualcuno legge un testo del genere e si ferma un istante a riflettere, quel giorno si avvicina un po'.

    Ti auguro di continuare a scrivere con la stessa sincerità che hai messo in questi versi. È una qualità rara e riconoscibile.

    Buona ispirazione e buona strada con le tue parole.

    Antonella R.

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