Il nostro territorio
è terra di girasoli,
luce che si ostina
a cercare il cielo.
Ogni mattino
la rugiada si posa sulle cose come una promessa
che nessuno ha ancora pronunciato.
Eppure, nelle vene della terra,
scricchiolano deserti lontani,
memorie arse dal sole,
sete che attraversa i corpi
e non trova confini.
La felicità, intanto,
dorme sogni leggeri
tra le zolle,
nelle pieghe del vento,
nel respiro lento dei campi.
Poi arriva la notte.
E la notte si prende cura
di ciò che il giorno non sa vedere:
dei voli improvvisi,
delle ombre,
delle danze senza nome
che si accendono tra le fiamme.
Così la terra resiste.
Brucia, tace, germoglia.
E ogni girasole
che torna a voltarsi verso la luce
ci ricorda
che anche dalle vene arse
può nascere ancora
un domani.
B.🌹

L’immagine dei girasoli che cercano il cielo è una dichiarazione di fiducia, una verticalità luminosa che apre il componimento.
RispondiEliminaSubito dopo, però, la poetessa introduce una crepa: nelle vene della terra scricchiolano deserti lontani.
È un verso potente: la terra non è solo madre, è anche corpo che soffre, che conserva memorie arse, sete antiche.
La felicità che “dorme sogni leggeri tra le zolle” è una delle immagini più riuscite: la gioia non è un grido, è un respiro lento, quasi un animale che riposa nel grembo dei campi.
Poi arriva la notte, e la notte diventa custode:
si prende cura di ciò che il giorno non vede, delle ombre, dei voli improvvisi, delle danze senza nome.
È un rovesciamento: la notte non è minaccia, è chiarificazione.
La chiusa è un sigillo di speranza:
qui la poesia trova la sua verità: la terra brucia, tace, germoglia. Non si arrende.
La poetessa intreccia:
La dolcezza del paesaggio
La memoria delle sue ferite
La fiducia ostinata nel domani.
Mandi Petra.