Anche l'ultima cicala tace.
Ora l'eco va cercando altri suoni,
mentre l'estate si scioglie
tra folate di malinconia.
Scivola nel miele il riflesso del sole,
i giorni portano il passo lento del ritorno,
raccolgono nei campi la luce rimasta,
la piegano come spighe tra le mani.
L'aria sa di frutta matura e di sera,
di promesse che la luna custodisce.
E il tempo, paziente,
cuce settembre ai bordi del cielo,
senza fretta,
come chi conosce già la nostalgia.
B.🌹

RispondiEliminaLa poesia nasce da un silenzio improvviso: «Anche l’ultima cicala tace» . È un attacco che non fa rumore, ma apre una soglia. Quando la cicala tace, l’estate smette di essere festa e diventa memoria: ciò che era pieno comincia a svanire.
Subito dopo, l’eco si mette in cammino «cercando altri suoni» : è un’immagine che non descrive solo la natura, ma l’anima. Quando una stagione finisce, anche dentro di noi qualcosa cerca un nuovo appoggio, un nuovo ritmo.
Cara poetessa sciogli l’estate «tra folate di malinconia» : malinconia non come peso, ma come miele... infatti «scivola nel miele il riflesso del sole» . Qui il tono diventa raccolto: i giorni non corrono più, «portano il passo lento del ritorno» . È un ritorno che non è geografico, ma interiore: si piega la luce come si piegano le spighe, con le mani, con cura.
Bellissima la frase: «L’aria sa di frutta matura e di sera, di promesse che la luna custodisce» . Qui la poesia si fa quasi sacramentale: la sera non è solo un’ora, è un grembo che conserva ciò che ancora non è accaduto.
E poi arriva la cucitura: «E il tempo, paziente, cuce settembre ai bordi del cielo» . È l’immagine più alta del testo. Il tempo non strappa, non divide: unisce. Settembre non arriva come un taglio, ma come un bordo cucito con calma. È la stagione che si avvicina senza fretta, come chi conosce già la nostalgia.
La poesia è un passaggio di soglia: l’estate che si ritira, la malinconia che non ferisce, il tempo che non cancella ma ricuce. È un testo che respira piano, come una stoffa che viene ripiegata per essere custodita.
Brunetta hai il dono di trasformare il mutare delle stagioni in un gesto umano: cucire, piegare, raccogliere. E fa risuonare quel gesto nella terra friulana, dove ogni passaggio di luce è sempre anche un passaggio dell’anima.
Mandi Petra.