Non per gloria.
Per gentilezza.
Lascio una fetta d'anguria sul muro,
una cantilena nell'acqua,
un fiammifero acceso nel buio.
Perché chi verrà dopo
possa dire:
"Anch'io ho sentito così.
Anch'io non ero sola."
B.🌹
Scrivo per ascoltare ciò che il silenzio racconta. Le parole, per me, non sono mai solo suono: sono respiri, gesti, memorie che cercano casa. Questo spazio è il mio luogo di sosta, una finestra aperta sull’anima, dove i versi possono camminare leggeri e, a volte, trovare qualcuno che li riconosce. Scrivere è il mio modo di toccare il mondo con gentilezza. Writing is my way of touching the world with gentleness.
RispondiEliminaBrunetta non scrivi per elevarti, né per essere vista: scrivi per lasciare un segno che non ferisce, un dono che non pretende. È una scelta morale prima che estetica.
Conosco personalmente la tua gentilezza: gesto poetico.
I tuoi scritti sono doni lasciati lungo il cammino, come segnalibri dell’esistenza.
Non sono gesti grandiosi: sono tracce di presenza.
La poesia dice: chi verrà dopo troverà qualcosa che parla di me, ma non di me soltanto.
La scrittura come eredità emotiva
Il verso finale è la chiave:
Anch’io ho sentito così. Anch’io non ero sola.
Qui la poesia smette di essere monologo e diventa ponte.
La scrittura non consola chi scrive: consola chi legge.
È un atto di compagnia, un modo di dire: la tua emozione non è un’isola.
Anche in queste righe il tono: una delicatezza che non si nasconde.
Brunetta non usi metafore ardite, non cerchi effetti.
La tua voce è quella di chi posa un oggetto sul davanzale e se ne va piano, lasciando che sia la luce a completare il gesto.
La poesia è un piccolo rito di umiltà:
scrivere non per essere ricordati, ma per permettere a qualcuno di riconoscersi.
Qui la parola è un soffio, un fiammifero che non vuole incendiare, ma illuminare un attimo.
È la tua estetica: la misura che non si impone, la gentilezza che non si vanta.
Questa poesia è proprio questo:
una traccia lasciata sul muro, nell’acqua, nel buio e nel cuore di chi legge.
Mandi Petra.