domenica 9 agosto 2026

Scrivo (Estratto da "Lettera al dopo").




Non per gloria.  

Per gentilezza.

Lascio una fetta d'anguria sul muro,  

una cantilena nell'acqua,  

un fiammifero acceso nel buio.


Perché chi verrà dopo  

possa dire:  

"Anch'io ho sentito così.  

Anch'io non ero sola."

B.🌹

1 commento:



  1. Brunetta non scrivi per elevarti, né per essere vista: scrivi per lasciare un segno che non ferisce, un dono che non pretende. È una scelta morale prima che estetica.

    Conosco personalmente la tua gentilezza: gesto poetico.

    I tuoi scritti sono doni lasciati lungo il cammino, come segnalibri dell’esistenza.

    Non sono gesti grandiosi: sono tracce di presenza.

    La poesia dice: chi verrà dopo troverà qualcosa che parla di me, ma non di me soltanto.

    La scrittura come eredità emotiva

    Il verso finale è la chiave:

    Anch’io ho sentito così. Anch’io non ero sola.

    Qui la poesia smette di essere monologo e diventa ponte.

    La scrittura non consola chi scrive: consola chi legge.

    È un atto di compagnia, un modo di dire: la tua emozione non è un’isola.

    Anche in queste righe il tono: una delicatezza che non si nasconde.

    Brunetta non usi metafore ardite, non cerchi effetti.

    La tua voce è quella di chi posa un oggetto sul davanzale e se ne va piano, lasciando che sia la luce a completare il gesto.

    La poesia è un piccolo rito di umiltà:

    scrivere non per essere ricordati, ma per permettere a qualcuno di riconoscersi.

    Qui la parola è un soffio, un fiammifero che non vuole incendiare, ma illuminare un attimo.

    È la tua estetica: la misura che non si impone, la gentilezza che non si vanta.

    Questa poesia è proprio questo:

    una traccia lasciata sul muro, nell’acqua, nel buio e nel cuore di chi legge.

    Mandi Petra.

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