venerdì 4 febbraio 2022

I sognatori come me

 Mi piace pensare 

che esiste qualcosa 

che non abbia nulla di sbagliato, 

che non sia reale, 

che esiste solo nei sogni, 

che abita nei cuori. 

Mi piace pensare che esistono ancora persone stupide come me, 

che credono nei sogni e che guardano il cielo... 

Perché sulla terra per gli stupidi

come me 

è rimasto ben poco da guardare, 

poco da sognare, poco da sperare.

Solo 

gli stupidi come me 

credono ancora che esiste l'amore. 🌹




Oggi vi parlo

 


Buongiorno a tutti voi. Oggi vi parlo di: Elizabeth Dorothea Cole Bowen, è stata una scrittrice irlandese di romanzi e racconti. Educata alla Downe House. Dopo qualche tempo trascorso alla 'Scuola d'Arte di Londra decise che il suo talento era la scrittura. Entrò a far parte del "Bloomsbury Group", diventando amica di Rose Macaulay che l'aiutò a trovare un editore per il suo primo libro; Encounters. Durante la Seconda guerra mondiale lavorò per il Ministero Britannico dell'Informazione riportando le opinioni irlandesi, specialmente per quanto riguardava la neutralità dell'Irlanda. Nel 1952 suo marito si ritirò in pensione e i due decisero di trasferirsi nella Bowen's Court, dove Alan Cameron morì pochi mesi dopo. Per anni Elizabeth lottò per salvare la casa, insegnando negli Stati Uniti d'America per guadagnare soldi. Nel 1959 la casa venne venduta e demolita. Elizabeth ricevette un riconoscimento per il suo lavoro, ricevendo due Lauree in Letteratura, una dal Trinity College e l'altra dall'Università di Oxford. Dopo aver passato alcuni anni senza una fissa dimora, Elizabeth si stabilì ad Hythe, dove morì di cancro nel 1973 all'età di 73 anni. E ora veniamo al suo pensiero riguardo alla scrittura: "Sì, scrivere un romanzo, ragazzo mio, è come portare dei maiali al mercato - ne hai uno che fa un balzo lungo la corsia sbagliata; un altro non supererà lo stile giusto. Le difficoltà meccaniche con il linguaggio sono il risultato di difficoltà interne con il pensiero. Le illusioni sono arte, per la persona che sente, ed è per arte che viviamo, se lo facciamo. Certi libri vengono a incontrarmi, così come le persone. I personaggi non sono creati dagli scrittori. Preesistono e devono essere trovati. Entrare nella storia significa essere subito liberi, essere in libertà tra le persone. Il difetto più eclatante del lavoro di romanzieri giovani o principianti, sottoposto a critiche, è irrilevante, dovuto all'infatuazione o all'indecisione. Indirizzare l'attenzione di un tale autore sull'imperativo della rilevanza è sicuramente il più utile - e forse l'unico - aiuto che si possa dare. Il dialogo nella finzione è ciò che i personaggi si fanno l'un l'altro. Lo scrittore, a differenza del suo amico adulto che non scrive, non ha prospettive predisposte; raramente osserva deliberatamente. Vede ciò che non intendeva vedere; ricorda ciò che non sembra del tutto possibile. Studente disattento nell'aula della vita, mantiene alcune facoltà libere di virare e vagare. Il suo è l'occhio vagabondo. Sebbene non tutti i bambini che leggono crescano per diventare scrittori, presumo che la maggior parte degli scrittori creativi ai loro tempi abbia letto i bambini."




mercoledì 2 febbraio 2022

Oggi vi parlo

  Buongiorno a tutti voi. Oggi vi parlo di: Judith Ann, una scrittrice americana di romanzi di mistero. Ha scritto tre serie di romanzi incentrati sul detective del dipartimento di polizia di Seattle in pensione JP Beaumont, lo sceriffo della contea dell'Arizona Joanna Brady e l'ex conduttrice di notizie di Los Angeles diventata risolutore di misteri Ali Reynolds. Le serie Beaumont e Brady si intersecano nel romanzo Partner in Crime, che è sia il sedicesimo mistero di Beaumount che il decimo mistero di Brady. Prima di diventare un'autrice, ha lavorato come bibliotecaria scolastica in una riserva di nativi americani e come insegnante e agente assicurativo. Nel luglio del 2018, Strand Magazine ha assegnato a Jance il premio alla carriera, per riconoscere i suoi contributi nel campo della narrativa poliziesca. Jance usa le sue iniziali per il suo pseudonimo perché un editore le ha detto che rivelare il suo sesso sarebbe stata una responsabilità per un libro su un detective maschio. Al momento della firma, Jance chiese alle librerie di donare una percentuale dei loro guadagni dalle sue apparizioni a varie cause. Negli ultimi 10 anni ha raccolto più di $ 250.000 in beneficenza. E ora veniamo al suo pensiero riguardo la scrittura: " Quando ho iniziato a scrivere, le parole che mi hanno ispirato erano queste: Uno scrittore è qualcuno che ha scritto oggi. Se vuoi essere uno scrittore, cosa ti ferma? Ora posso essere sicura che, una volta che avrò iniziato a scrivere un libro, sarò in grado di finirlo. Sono anche diventata più sicura della mia "voce" di scrittore e di essere in grado di mantenere i personaggi fedeli a se stessi. Quando hai una storia importante da raccontare, le parole di cui hai bisogno sembrano venire da sole."



Inutile

 


 Inutile, 
conoscere tutte le posizioni 
per fare l'amore, 
se poi, 
non sai tenere 
stretta la sua mano quando ne ha bisogno.



Forse


 Forse, sono già morta...

Forse, 

tutto il dolore che mi ha attraversato 

era il fuoco della purificazione...

Forse, 

la fredda nebbia che mi avvolge ora

 è attesa di me,  

in me. 

Mi chiedo, 

in mio soccorso chi verrà? 

Dubito di tutto.. 

interrogo la mia Fede, 

è servito attendere, sperare, amare? 


Anna By. 

martedì 1 febbraio 2022

L' Amore che non usi

  Non ho mai capito dove finisce

l’amore che non usi.

Vorrei, usarne gli avanzi per le polpette, concimarci le piante. 

Rimpastarlo, venderlo di seconda mano, placarlo, darlo al gatto, alle galline.

A pensare che finisca così in niente, non so, mi mette freddo dentro.

Se non si può buttare il pane, figurati l’amore.❤




Marco Gusmaroli 

Oggi vi parlo

  Buongiorno a tutti voi. Oggi vi parlo di: Saffo, una poetessa greca antica originaria di Eresos, città dell'isola di Lesbo nell'Egeo; le notizie riguardanti la sua vita sono state tramandate dal lessico Suda e da vari riferimenti di autori latini come Cicerone e Ovidio. Ciò che sappiamo di Saffo è stato dedotto dalle liriche e frammenti a lei attribuiti, o riportato da storici dell'antichità le cui fonti erano di dubbia attendibilità. Gli antichi furono concordi nell'ammirare la sua maestria: Solone, suo contemporaneo, dopo aver ascoltato in vecchiaia un carme della poetessa, disse che a quel punto desiderava due sole cose, ossia impararlo a memoria e morire. In età imperiale, Strabone la definì "una creatura meravigliosa", e una lode simile si trova anche in un epigramma attribuito a Platone: «Alcuni dicono che le Muse siano nove; che distratti! Guarda qua: c'è anche Saffo di Lesbo, la decima.» Già nell'antichità Saffo, a causa della bellezza dei suoi componimenti poetici e della conseguente notorietà acquisita presso gli ambienti letterari dell'epoca, fu oggetto di vere e proprie leggende, poi riprese e amplificate nei secoli a venire, specie nel momento in cui, a partire dal XIX secolo, la sua poesia divenne paradigma dell'amore omosessuale femminile, dando origine al termine "saffico" Fu il poeta Anacreonte, vissuto una generazione dopo Saffo (metà del VI secolo a.C.), ad accreditare la tesi che la poetessa nutrisse per le fanciulle, che nel tiaso educava alla musica, alla danza e alla poesia, un amore omosessuale: secondo la tradizione, fra l'insegnante e le fanciulle nascevano rapporti di grande familiarità, talora anche sessuale. La poetica di Saffo s'incentrava sulla passione e sull'amore per vari personaggi e per tutti i generi. Le voci narranti di molte delle sue poesie parlano di infatuazioni e di amore per vari personaggi femminili, ma le descrizioni di atti fisici tra donne sono poche. Dedicò a una delle sue allieve la poesia "A me pare uguale agli dei". Saffo compose degli epitalami, struggenti canti d'amore per le sue allieve destinate a nozze e questo ha lasciato supporre un innamoramento anche con componenti sessuali. In realtà è presumibile che Saffo, comunque affezionata alle sue allieve, li abbia scritti poiché le vedeva destinate ad un triste destino: lasciavano infatti l'isola dove si trovavano, dove erano accudite e felici, per andare nella casa dei loro mariti, da cui non sarebbero uscite quasi mai; lì sarebbero state in pratica rinchiuse a vita, come voleva la tradizione greca. Gli studiosi della biblioteca di Alessandria suddivisero l'opera della poetessa in otto o forse nove libri, organizzati secondo criteri metrici: il primo libro, ad esempio, comprendeva i carmi composti in strofe saffiche, ed era composto da circa 1320 versi. La sua poesia, nitida ed elegante, si espresse in diverse forme metriche tutte tipiche della lirica monodica, fra cui un nuovo modello di strofe, dette "saffiche", composte di quattro versi ciascuna, tre endecasillabi saffici e un adonio finale. Tale forma metrica fu ripresa da molti poeti, fino alla "metrica barbara" di Carducci. Si narra che si sia gettata da una rupe sull'isola di Lefkada, vicino alla spiaggia di Porto Katsiki, per l'amore non corrisposto verso il giovane battelliere Faone, che in realtà è un personaggio mitologico. Tale versione è stata ripresa anche da Ovidio, nelle Eroidi, e da Giacomo Leopardi nell'Ultimo canto di Saffo. Alla poetessa greca, inoltre, è stato dedicato un asteroide, battezzato 80 Sappho. ora veniamo al suo pensiero: "Scuote l'anima mia Eros, come vento sul monte che irrompe entro le querce; e scioglie le membra e le agita, dolce amaro indomabile serpente. Sei venuto, hai fatto bene, io ti desideravo. Hai sollevato il mio animo che arde d'amore. Nuovamente Eros di sotto alle palpebre languido mi guarda coi suoi occhi di mare; con oscure dolcezze mi spinge nelle reti di Cipride inestricabili. Verginità, m'abbandoni, dove vai? Non verrò più, non verrò più, cara sposa, più da te. Ascoltami: se proprio mi vuoi bene portati a letto una donna più giovane di me. Ti giuro, non ce la farei a vivere con te. Sono troppo vecchia. Quando guardo te un momento, non ho più modo di parlare, ma la mia lingua resta muta, e di colpo una fiamma delicata scorre sotto la mia pelle, e con i miei occhi non vedo nulla, e le mie orecchie ronzano, e un sudore umido mi bagna, e un tremore mi prende dappertutto."



Mole di dolcezza

  … forse non abbiamo più niente da dirci,

ma porta i tuoi occhi, 

io porterò i miei, 

ci penseranno loro .


Una magica sera

 Non vestire con il buio della notte i sogni,

ma avvolgili

nel morbido velluto

di una magica sera!

Ora, è ora di riposare.

Non dormire 

ma carezza la tua anima,

con attenzione maniacale vesti i tuoi sogni.

L'alba non è distante

e il sole darà Luce 

ad ogni tua nuova  consapevolezza,

attrezzata dai tuoi sogni...



Arturo Tricarico