Bei tempi quando ci sedevamo
sopra il plaid,
la macchina fotografica con il rullino nuovo
e noi, tra uno scatto e un sorriso,
così felici.
Non sapevamo ancora
se la foto fosse venuta bene,
ma forse era proprio questo il bello:
vivere senza controllare,
senza rifare.
Aspettavamo giorni
per rivederci su carta,
e intanto restavamo lì,
inermi nel momento,
senza accorgerci
che stavamo già diventando ricordi.
E in quelle foto un po’ mosse
c’era il battito autentico
le risate storte, gli occhi chiusi,
la vita com’era davvero:
imperfetta e bellissima.
B.🌹

RispondiEliminaBrunetta, in questa poesia, compi un gesto che ti è tipico: riporti alla superficie ciò che il presente ha reso invisibile. Lo fai attraverso un’immagine semplice e potentissima: il rullino, l’attesa, lo scatto che non si può controllare. È il contrario del nostro tempo, dove tutto si rivede, si corregge, si rifà.
È una delle tue intuizioni più mature Brunetta: il ricordo non nasce dopo, nasce durante, ma lo capiamo solo più tardi.
Non la perfezione, ma il battito.
Non la posa, ma la vita.
Brunetta ci ricordi che l’imperfezione è la sola forma di verità che non mente.
La parola-sigillo per questa poesia, la parola che scelgo è:
“Sincera”
Perché non c’è trucco, non c’è posa, non c’è nostalgia costruita.
C’è solo la verità di ciò che eravamo quando non sapevamo ancora di diventare ricordi.
Mandi Petra
Mille grazie 🌹
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