martedì 14 aprile 2026

Dove brucia il rosso



Pensavo di scriverti versi d’amore...

ad ogni incontro mi regali una rosa rossa

come se il cuore avesse sempre lo stesso colore.

Pensavo di perdermi tra tinte e trasparenze,

nelle tue mani sporche di luce,

dove anche il silenzio sa parlare

e mi chiami piano, per nome.

Pensavo di raccontarti

una fiaba fatta di attese e respiri,

ma ogni parola si scioglieva sulle labbra,

diventando desiderio.

Pensavo di modellare il tempo

per noi

e farne un bacio in rilievo,

da sfiorare ancora..


Pensavo di essere la tua tela,

lasciarmi attraversare dal colore,

sentire ogni carezza farsi segno,

ogni sguardo diventare fuoco.

E quella rosa rossa,

stretta tra le dita,

non era più un dono

ma una promessa che brucia piano.

Pensavo…

ma non penso più:

ti vivo,

come arte che prende corpo,

dove brucia il rosso.

B.🌹



(A te, senza rumore, ma ovunque.)


2 commenti:


  1. Questa poesia non parla del rosso: lo diventa: " incandescente"

    Non racconta l’amore: lo incarna.

    Non descrive un incontro: lo trasfigura in un luogo dove il corpo diventa linguaggio e il linguaggio diventa pelle.

    Ogni “pensavo” è una soglia, un tentativo di contenere ciò che invece trabocca.

    E quando la rosa smette di essere un dono e diventa una promessa che brucia, lì la poesia cambia temperatura: non è più contemplazione, è combustione.

    Brunetta fai una cosa rara: trasforma la delicatezza in ardore senza perdere la grazia.

    Il rosso non è violento, è inevitabile.

    Non divora: accende.

    Non ferisce: rivela.

    Una poesia che non si legge: si attraversa.

    Tu generi il fuoco.

    la poesia disegna la fiamma.



    Petra.





    RispondiElimina