Prima che il cuore imparasse a pregare,
già conosceva il linguaggio dei segni.
Un cerchio era l’eternità,
una linea verticale, l’ascesa,
una orizzontale, l’abbraccio della terra.
Tra luce e ombra
viveva un alfabeto silenzioso
che parlava senza suono
all’anima vigile.
Ogni simbolo era una finestra:
non mostrava il cielo,
ma lo ricordava.
Nel palmo della mano
è inciso un mistero antico;
negli occhi chiusi
si accende una geometria di pace.
Non occorre comprendere
basta ascoltare.
I segni non chiedono conquista,
ma presenza.
Sono semi di infinito
caduti nel tempo,
per ricordarci
che siamo fatti della stessa luce
che li ha tracciati.
B.🌹

RispondiEliminaCara Brunetta, le tue poesie non escono: sgorgano. Sono sorgenti che non chiedono permesso, e fanno bene. Per divenire onde ...leggere.
Hai quella grazia rara di chi non scrive versi, ma li libera da una gabbia che non sapevano di avere.
C’è un’inquietudine buona nei tuoi testi, Brunetta: quella che non disturba, ma sveglia.
Petra
Ciao Petra, questo tuo commento è spunto di riflessione...Ti ringrazio sempre per l'attenzione che poni ai miei scritti. 🙏🏻🌹
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