più alto
prese il vecchio libro
La polvere
via
in un gesto di ghiaccio
Lo aprì a caso
Tra due pagine
pose una lettera
Richiuse
Ripose
al suo posto
Poi nulla
Il libro
un sussulto
uno starnuto
La lettera cadde
Una fanciulla passò
la raccolse
La tenne
tra le dita
un istante in più.
B.🌹

Brunetta, come spesso accade, usi la semplicità per far scattare un meccanismo più grande: quello della memoria che si muove da sola, come se avesse una volontà propria.
RispondiEliminaTutto comincia con un’azione precisa, quasi rituale:
prendere il libro, soffiare la polvere, aprirlo a caso, inserire una lettera, richiuderlo.
È un gesto che sembra voler custodire qualcosa, o forse seppellirlo.
Un gesto “di ghiaccio”: controllato, trattenuto, senza calore.
Poi accade ciò che l’essere umano non può governare:
il libro “sussulta”, “starnutisce”.
È un’immagine ironica e tenera, ma anche rivelatrice:
gli oggetti, nella tua poesia Brunetta, non sono mai inerti.
Hanno un respiro, un carattere, una memoria che scalpita.
La lettera cade.
Ciò che si voleva nascondere, ritorna alla luce.
Ed ecco la svolta: una fanciulla passa, raccoglie la lettera,
la tiene “un istante in più”.
Quel “di più” è il cuore della poesia.
È il tempo supplementare in cui qualcosa cambia destino.
È l’attimo in cui un segreto, un ricordo, un frammento di vita
passa da una mano all’altra e trova un nuovo custode.
La tua poesia racconta, con la grazia di un soffio,
che nulla resta davvero dove lo mettiamo.
Ciò che crediamo archiviato può riemergere.
Ciò che vogliamo trattenere può cadere.
E ciò che cade può essere raccolto da chi non avevamo previsto.
È una piccola parabola sulla fragilità del controllo.
La parola che attribuisco è:
“Rivelazione”.
Perché tutto avviene in un lampo, senza rumore,
eppure qualcosa si svela:
non il contenuto della lettera, ma il suo destino.
Mandi Petra
Ringrazio con riconoscenza 🌹
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