giovedì 30 aprile 2026

Sul ripiano

 

più alto

prese il vecchio libro

La polvere

via 

in un gesto di ghiaccio

Lo aprì a caso

Tra due pagine 

pose una lettera

Richiuse

Ripose

al suo posto

Poi nulla

Il libro 

un sussulto

uno starnuto

La lettera cadde

Una fanciulla passò

la raccolse

La tenne 

tra le dita

un istante in più.

B.🌹




2 commenti:

  1. Brunetta, come spesso accade, usi la semplicità per far scattare un meccanismo più grande: quello della memoria che si muove da sola, come se avesse una volontà propria.

    Tutto comincia con un’azione precisa, quasi rituale:

    prendere il libro, soffiare la polvere, aprirlo a caso, inserire una lettera, richiuderlo.

    È un gesto che sembra voler custodire qualcosa, o forse seppellirlo.

    Un gesto “di ghiaccio”: controllato, trattenuto, senza calore.

    Poi accade ciò che l’essere umano non può governare:

    il libro “sussulta”, “starnutisce”.

    È un’immagine ironica e tenera, ma anche rivelatrice:

    gli oggetti, nella tua poesia Brunetta, non sono mai inerti.

    Hanno un respiro, un carattere, una memoria che scalpita.

    La lettera cade.

    Ciò che si voleva nascondere, ritorna alla luce.

    Ed ecco la svolta: una fanciulla passa, raccoglie la lettera,

    la tiene “un istante in più”.

    Quel “di più” è il cuore della poesia.

    È il tempo supplementare in cui qualcosa cambia destino.

    È l’attimo in cui un segreto, un ricordo, un frammento di vita

    passa da una mano all’altra e trova un nuovo custode.

    La tua poesia racconta, con la grazia di un soffio,

    che nulla resta davvero dove lo mettiamo.

    Ciò che crediamo archiviato può riemergere.

    Ciò che vogliamo trattenere può cadere.

    E ciò che cade può essere raccolto da chi non avevamo previsto.

    È una piccola parabola sulla fragilità del controllo.

    La parola che attribuisco è:

    “Rivelazione”.

    Perché tutto avviene in un lampo, senza rumore,

    eppure qualcosa si svela:

    non il contenuto della lettera, ma il suo destino.

    Mandi Petra

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