Stasera mi vado cercando,
non mi incontro da tempo,
mi sono persa tra le pagine di un libro.
Arditamente lo apro,
sfoglio decisa le pagine,
ferire l'illusione che mi imprigiona é il mio scopo.
Ho spento le luci,
ho affilato il silenzio
l'emergenza preme...
Mentre chiamo il mio nome,
scivola la mano tra una riga
dell'ultimo capitolo,
ecco dove mi sono impigliata,
nel fondo pagina,
nel limite di una parola come collante.
Voce mia,
lavami da ogni inganno,
istruiscimi,
come quando donna non ero.
Sei vibrazione che solleva,
cantami la libertà!
Brunetta Sacchet🌹
25/04/2025

RispondiEliminaLa poesia si apre come un autoritratto in movimento: non un’immagine fissa, ma una ricerca che pulsa. Brunetta metti in scena un io che si è smarrito non nel mondo, ma tra le pagine di un libro, come se la lettura fosse diventata un labirinto interiore. Il gesto di “sfogliare decisa” è già un atto di coraggio: non è curiosità, è volontà di ferire l’illusione che imprigiona.
Il silenzio “affilato” è un’immagine potente: non quiete, ma lama. È il momento in cui la coscienza si stringe, si concentra, si prepara a un’urgenza che preme.
Il punto di svolta arriva quando la mano scivola “nel fondo pagina”, nel limite di una parola. Lì cara poetessa ti scopri impigliata: non in un evento, non in un ricordo, ma in un confine linguistico, come se una sola parola potesse trattenere o liberare. È un’immagine rara, quasi metafisica: l’identità che inciampa nel linguaggio.
Poi la voce interiore diventa invocazione:
una voce che lava, che istruisce, che ricorda l’infanzia spirituale, quando “donna non ero”. È un ritorno alla sorgente, alla vibrazione originaria che solleva e canta la libertà.
La poesia, nel suo insieme, è un rito di ricongiungimento:
un io che si cerca, si ritrova, si sgrava dagli inganni e si rialza attraverso la propria voce.
È un testo che non racconta una storia: compie un attraversamento.
“Riemergente”.
Mandi Petra.
Ti ringrazio moltissimo 🙏🏻
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