Pensavo di scriverti versi d’amore...
ad ogni incontro mi regali una rosa rossa
come se il cuore avesse sempre lo stesso colore.
Pensavo di perdermi tra tinte e trasparenze,
nelle tue mani sporche di luce,
dove anche il silenzio sa parlare
e mi chiami piano, per nome.
Pensavo di raccontarti
una fiaba fatta di attese e respiri,
ma ogni parola si scioglieva sulle labbra,
diventando desiderio.
Pensavo di modellare il tempo
per noi
e farne un bacio in rilievo,
da sfiorare ancora..
Pensavo di essere la tua tela,
lasciarmi attraversare dal colore,
sentire ogni carezza farsi segno,
ogni sguardo diventare fuoco.
E quella rosa rossa,
stretta tra le dita,
non era più un dono
ma una promessa che brucia piano.
Pensavo…
ma non penso più:
ti vivo,
come arte che prende corpo,
dove brucia il rosso.
B.🌹
(A te, senza rumore, ma ovunque.)

RispondiEliminaQuesta poesia non parla del rosso: lo diventa: " incandescente"
Non racconta l’amore: lo incarna.
Non descrive un incontro: lo trasfigura in un luogo dove il corpo diventa linguaggio e il linguaggio diventa pelle.
Ogni “pensavo” è una soglia, un tentativo di contenere ciò che invece trabocca.
E quando la rosa smette di essere un dono e diventa una promessa che brucia, lì la poesia cambia temperatura: non è più contemplazione, è combustione.
Brunetta fai una cosa rara: trasforma la delicatezza in ardore senza perdere la grazia.
Il rosso non è violento, è inevitabile.
Non divora: accende.
Non ferisce: rivela.
Una poesia che non si legge: si attraversa.
Tu generi il fuoco.
la poesia disegna la fiamma.
Petra.
Ringrazio 🙏🏻🌹
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