giovedì 16 aprile 2026

In barca







 

non sempre si vince forzando i remi.

Ci sono correnti

che non le pieghi,

onde

che non ti ascoltano.

Puoi spingere,

spaccarti le braccia,

stringere i denti

ma il mare

non tratta.

E allora impari

a non sprecare fiato,

a leggere ogni energia

a stare dentro il ritmo

invece che contro.

Perché certe volte

non è chi rema più forte

ad arrivare lontano,

ma chi capisce

quando è il momento

di lasciarsi portare.

B.🌹

2 commenti:



  1. La tua poesia in barca non parla del mare, ma dell’essere umano quando smette di confondere la forza con il controllo.

    Il gesto centrale è disarmarsi senza arrendersi: i remi, simbolo di volontà e direzione, vengono messi davanti a ciò che non si lascia piegare, correnti, onde, ritmi che non rispondono alla volontà ma alla natura.

    La poesia si apre proprio lì: non come resa, ma come lucidità.

    La vita, come il mare, non tratta. L’unica intelligenza possibile diventa l’ascolto: capire quando agire e quando invece lasciarsi portare.

    Il verso decisivo rovescia la logica comune: non arriva lontano chi spinge di più, ma chi riconosce il momento esatto in cui affidarsi al movimento dell’acqua.

    È un testo che restituisce dignità alla misura, alla calma, alla capacità di non opporsi per principio.

    Un invito a non confondere la tenacia con l’ostinazione, né la dolcezza con la debolezza.

    In fondo, il mare non si vince: si attraversa.

    Mandi Petra



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  2. Ciao Petra, buona notte e grazie per i tuoi approfonditi interventi

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