martedì 16 giugno 2026

Avevano fame





Non di pane, non di amore, nemmeno di compagnia.

Di eco.

Ogni loro parola doveva tornare indietro ingrandita, lucidata, restituita come una reliquia.

B.🌹



2 commenti:


  1. Questi versi sono un piccolo bisturi psicologico: aprono senza ferire, ma mostrano l’interno. La “fame” nominata non è biologica né affettiva: è una fame più sottile, più moderna, più inquieta ,la fame di rispecchiamento. Non cercano pane, né amore, né presenza: cercano eco, cioè il ritorno amplificato della propria voce.

    È una fame che non nutre: consuma.

    Perché l’eco non dà sostanza, dà solo volume.

    Cara poetessa cogli un tratto umano diffusissimo: il bisogno di sentirsi confermati non nella verità, ma nello splendore. La parola che torna indietro ingrandita, lucidata, restituita come una reliquia, è un’immagine potentissima: dice il desiderio di essere non ascoltati, ma venerati. Non compresi, ma riflessi.

    In due righe, Brunetta descrivi una forma di solitudine travestita da ricerca di attenzione: chi ha fame di eco non vuole l’altro, vuole sé stesso moltiplicato.

    Il tono è sobrio, ma l’affondo è netto: una diagnosi morale senza moralismo, un ritratto umano senza giudizio, una verità detta con la delicatezza di chi osserva, non accusa.

    Questa poesia è:

    Rivelatrice.

    Perché svela ciò che spesso si nasconde dietro i bisogni più rumorosi.



    Mandi Petra.

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  2. Molto profonda la tua interpretazione. Ringrazio 🌹

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