sabato 29 agosto 2026

 




DIO È NEL CASSONETTO


Non sto scherzando.


E finché continuiamo a pensare che non ci sia, possiamo differenziare la plastica per i prossimi trecento anni con lo stesso trasporto emotivo con cui paghiamo il bollo auto, e non cambierà niente.


Perché non abbiamo un problema ambientale. Abbiamo un problema di racconto.


Il modo in cui trattiamo la natura non nasce dall'ignoranza. Nasce da una storia. Vecchia di millenni. Che ti hanno raccontato anche se non sei credente, anche se non metti piede in una chiesa da quando ti hanno cresimato controvoglia. Se vivi in questa società, quella storia ti ha formato lo sguardo. Non serve crederci per esserne dentro.


La storia è questa. A un certo punto abbiamo preso il divino e lo abbiamo tolto dalle cose. Lo abbiamo spostato in alto, lontano, in un cielo separato. Seduto. Su un trono. Possibilmente con la barba, possibilmente parecchio contrariato.


E il mondo, svuotato, è diventato roba. Materiale. Risorsa. Un enorme magazzino con dentro delle cose che si muovono.


Prima non era così.


Nelle forme di spiritualità più antiche il sacro stava dentro ogni cosa. Nella ghianda. Nel filo d'erba. Nel piccione che ti attraversa la strada con quella dignità immotivata che hanno solo i piccioni. Nel mare, nel tavolo su cui poggi le mani adesso. Talete diceva che tutte le cose sono piene di dèi. Platone descriveva il cosmo come un vivente dotato di anima. Non era gente sprovveduta, e non stavano facendo poesia.


Prova a sentire la differenza, davvero, per un secondo.


Se il divino è nell'albero, tagliarlo è un atto che ti riguarda. Se l'albero è legname, tagliarlo è un'operazione.


Non è cambiata la natura. È cambiata la storia. E le storie non sono decorazioni, sono infrastrutture. Ci passa dentro tutto quello che facciamo.


E qui arriva la parte che mi interessa di più.


Hillman lo dice con una frase che ribalta il tavolo: non è l'anima a stare dentro di te, sei tu a stare dentro l'anima del mondo. Non sei un soggetto che osserva un oggetto. Sei dentro qualcosa di vivo che hai imparato a considerare morto.


E Bateson, cinquant'anni fa, ha chiuso il cerchio con una lucidità che fa un po' paura: se avveleni un lago, dimentichi che quel lago fa parte del tuo stesso sistema mentale. Se il lago impazzisce, la sua follia entra nel tuo pensiero e nella tua esperienza.


Non è misticismo. È cibernetica.


E adesso capisci perché questo post sta esattamente dove stanno tutti gli altri che scrivo.


Perché la narrazione che ti separa dalla natura è la stessa che ti separa da te. È lo stesso identico meccanismo che ti fa dire non ce la farò mai, non è per me, io sono fatto così, alla mia età ormai. Una storia che non hai scelto, che hai ereditato, e che continua a produrre la realtà in cui vivi finché non ti siedi e la riscrivi.


Il mondo là fuori inquinato e il mondo qui dentro inquinato non sono due problemi diversi. Sono lo stesso problema visto da due lati.


E si cambiano nello stesso modo.


Non con la colpa. La colpa non ha mai fatto crescere niente, se non altra colpa.


Cambiando la storia.

Francesca Guidi👁️

Nessun commento:

Posta un commento