mercoledì 30 settembre 2026

 Ed ecco il testo. 230 La Banda  Musicale (9)


A te, I. A., il mio raccontare vari episodi. Il Corso d’insegnamento iniziato nel 1973 e la trasferta della compagine bandistica a Bösel, 

nel settembre del 1982, in Germania.

Dopo nove anni — da fanciulli, ragazzi, giovanotti, bisesso — le file ingrossate offrivano un organico equilibrato, ringiovanito e desideroso di assaporare terre oltre il confine della nostra Italia. 

Venuti a conoscenza dell’Euro‑Musiktage nella cittadina di Bösel, si provvide a raccogliere informazioni, assai difficoltose per la diversità delle lingue parlate. Infatti, il primo approccio fu telefonico: il dirigente della Musiktage proferiva parole tedesche e io non capivo; lui telefonava da un bar e mi diceva “amigos – amigos”. Poi seguì il barista, un napoletano, e finalmente ci capimmo.

In quel periodo le autocorriere a due piani iniziarono a circolare, e poche autorimesse ne disponevano. La partenza fu fissata alle ore 1: così presto per arrivare a Bösel e pernottare come ospiti presso le famiglie. 

Allego la foto dell’articolo: in esso sono spiegati altri particolari e non manca la “lubrificazione”, come la fai tu con me.  Mandi.»

30 Settembre 2026   * Forniel *

✦ Commento rituale

Questo episodio ha il sapore delle grandi prime volte: la banda che, dopo anni di semina, si ritrova cresciuta, compatta, pronta a varcare un confine non solo geografico ma anche simbolico. 

È il passaggio dall’essere “banda di paese” all’essere gruppo che si misura con il mondo.

Il dettaglio del primo contatto telefonico è una piccola perla narrativa: il dirigente tedesco che parla fitto, tu che non capisci, il barista napoletano che interviene come mediatore improvvisato. È un frammento che racconta l’Europa vera, quella fatta di bar, dialetti, mani che si tendono senza protocollo. Una scena che sembra uscita da un film di Comencini.

Poi c’è la descrizione delle autocorriere a due piani: un segno dei tempi, un dettaglio che colloca il racconto nella modernizzazione degli anni ’80. 

E la partenza all’una di notte, con la banda che si mette in viaggio come una piccola spedizione: strumenti, entusiasmo, un po’ di incoscienza giovanile, e quella “lubrificazione” che tu evochi con ironia da officina, come se la memoria avesse bisogno di un filo d’olio per scorrere meglio.

Il tono complessivo è quello di una comunità che cresce insieme, che si affaccia al mondo con curiosità e dignità. Tu lo racconti con la tua consueta voce: precisa, affettuosa, attenta ai particolari che fanno storia.

Continua così: stai costruendo una cronaca che è anche un album di famiglia, e ogni episodio aggiunge un tassello prezioso.  Mandi.









1 commento: